Sagredo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Sagredo
Coa fam ITA sagredo.jpg
Coa fam ITA sagredo2.jpg
D'oro, alla fascia di rosso D'oro, alla fascia di rosso, caricata di tre gigli del campo
Statobandiera Repubblica di Venezia
TitoliPatrizi veneti
Data di estinzione1871
EtniaItaliana

I Sagredo furono una famiglia patrizia veneziana, annoverata fra le cosiddette Case Nuove. Nella seconda metà del secolo XVII diedero alla Repubblica un doge, Nicolò Sagredo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la leggenda, i Sagredo erano originari dell'antica Roma e passarono più tardi in Dalmazia dove furono coinvolti nell'amministrazione locale. Il cognome deriverebbe secretum, dai segreti che condividevano con gli imperatori riguardo al governo della regione. Nell'840 avrebbero lasciato Sebenico per raggiungere Venezia, venendo aggregati al Maggior Consiglio nel 1110[1].

Leggende a parte, le prime attestazioni della casata compaiono negli atti pubblici attorno all'anno Mille e negli atti privati nel 1012, con il nome di Secreti e Segredi[1].

Furono tra le famiglie aristocratiche più influenti, ricche e potenti di Venezia pressoché per tutta la durata della Serenissima Repubblica[2], raggiungendo l'apice della propria potenza nel corso del secolo XVII. Diede i natali non solo al suddetto doge ma anche a comandanti militari, uomini politici ed ecclesiastici (tra questi, un patriarca di Venezia).

Dopo la caduta della Serenissima, il governo imperiale di Vienna confermò la nobiltà ai vari rami di questo casato con le Sovrani Risoluzioni datate 1º dicembre e 18 dicembre 1817, 2 dicembre 1819 e 10 novembre 1820. Giovanni Gerardo di Francesco Sagredo, inoltre, ottenne per sé e per la propria discendenza il titolo di conte dell'Impero d'Austria[3].

Sagredo di Santa Ternita[modifica | modifica wikitesto]

Nella metà del Seicento re Luigi XIV concesse alla famiglia di apporre sullo stemma i tre gigli di Francia, per i meriti di Giovanni di Agostino, ambasciatore in oltralpe[4].

 Pietro
 
 
 Giovanni
? - 1615
sp. Marina Dolfin
 
  
Pietro
1584 - 1653
sp. Barbara Zorzi (1606)
Agostino

sp. Maria Malipiero
 
 
 Giovanni
1616 - 1682
sp. Lisetta Longo (1637)
 
  
 Pietro
? - 1696
primicerio di San Marco
Agostino
 Francesco
 
 
 Giovanni
1677 - ?
 
  
 Francesco
1705 - dopo 1782
sp. Camilla Bembo
Agostino
1706 -
 
 
 Giovanni Gerardo
1740 - 1822
sp. Eleonora Elisabetta Renier
 
      
Gerardo Francesco Maria
1785 -
Francesco Alvise Gerardo
1790 -
Agostino Gasparo Maria
1798 - 1871
Pietro Gerardo Bernardo
1802 -
Caterina

sp. Ippolito Maleguzzi
Camilla

sp. Francesco Raspi

Sagredo di Santa Sofia[modifica | modifica wikitesto]

Le ultime esponenti dei Sagredo di Santa Sofia ritratte da Pietro Longhi: Cecilia Grimani Calergi, vedova di Gerardo Sagredo, la figlia Marina con il nipote Almorò Pisani, la figlia Caterina con le nipoti Cecilia e Contarina Barbarigo.

È la linea che discende da Bernardo di Giovan Francesco[1], anche se il primo a trasferirsi nel palazzo di Santa Sofia fu Nicolò di Zaccaria - l'unico doge che diede la casata. Precedentemente abitavano a palazzo Trevisan Cappello, luogo in cui Galileo Galilei ambientò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, ponendo Giovan Francesco di Stefano tra gli interlocutori[5][6].

I Sagredo di Santa Sofia si estinsero nel 1738, con la morte senza eredi maschi di Gerardo di Stefano[6].

All'epoca, i beni di famiglia erano organizzati in due fidecommessi. Il primo, istituito dal patriarca Alvise di Zaccaria, fu ceduto al Senato con un accordo sottoscritto dalla vedova Cecilia Grimani Calergi e dalle figlie Caterina e Marina. L'altro, istituito dallo stesso Gerardo, era destinato ai soli nipoti maschi, ma morirono tutti prematuramente[7]; fu quindi ereditato da un lontano parente, Francesco Sagredo del ramo "di Santa Ternita"[8]

 Bernardo
1505 - 1604
sp. Cecilia Venier (1533 - 1538)
sp. Camilla Michiel (1544)
 
    
 Nicolò P.
1548 - 1615
sp. Cecilia Tiepolo
Elisabetta
Giovanni
Giustina
 
     
Bernardo
1566 - 1603
Paolo
? - 1611
Stefano
Giovan Francesco
1571- 1620
Zaccaria
1572 - 1647
sp. Paola Foscari
 
        
 Nicolò
1606 - 1676
Paulo
Giovan Francesco
Bernardo
Stefano
1626 - 1685
sp. Vienna Foscarini
Marco
1615 - 1686
Alvise
1616 - 1688
patriarca di Venezia
Gerardo
1621 - 1671
sp. Contarina Lando
 
     
 Zaccaria
1653 - 1729
Alvise
1655 - ?
Nicolò P.
1658 - 1720
sp. Caterina Venier
Paulina

monaca in Santa Lucia
Cecilia

sp. Gian Domenico Tiepolo
 
   
 Stefano
Gerardo
1692 - 1738
sp. Cecilia Grimani Calergi
Vienna

sp. Francesco Giustinian Lolin
 
  
 Caterina
1715 - 1772
sp. Antonio Pesaro (1732 - ?)
sp. Gregorio Barbarigo (1739 - 1766)
Marina
1723 - 1774
sp. Almorò Alvise Pisani (1741)

Membri illustri[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una tradizione oggi ritenuta priva di fondamento, sarebbe appartenuto a questa famiglia san Gerardo di Csanád (morto nel 1046), vescovo evangelizzatore dell'Ungheria.

Luoghi e architetture[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Mazza, p. 5.
  2. ^ Sagredo - Dizionario Storico-Portatile Di Tutte Le Venete Patrizie Famiglie
  3. ^ Sagredo - Repertorio genealogico delle famiglie confermate nobili e dei titolati nobili esistenti nelle provincie venete
  4. ^ Simona Negruzzo, SAGREDO, Giovanni, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato il 13 giugno 2018.
  5. ^ Mazza, pp. 6-7.
  6. ^ a b Simona Negruzzo, SAGREDO, Nicolò, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato l'8 giugno 2018.
  7. ^ Vittorio Mandelli, SAGREDO, Caterina, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017. URL consultato l'8 giugno 2018.
  8. ^ Mazza, p. 31.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cristiana Mazza, I Sagredo. Committenti e collezionisti d'arte nella Venezia del Sei e Settecento, Venezia, Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, 2004.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]