Bernardo Strozzi

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Bernardo Strozzi, La Cuoca, ca. 1625, Galleria di Palazzo Rosso, Genova.

Bernardo Strozzi, detto il Cappuccino o il Prete genovese (Genova, 1581Venezia, 2 agosto 1644), è stato un pittore e religioso italiano del Seicento.[1] È considerato uno dei più importanti e prolifici esponenti della pittura barocca italiana.

La sua opera si è ispirata inizialmente alla scuola pittorica toscana per risentire, successivamente, delle influenze di artisti lombardi e fiamminghi, sia pure restituite in una matrice comune reinterpretata con personale visione. La sua cifra stilistica è stata caratterizzata inizialmente dall'uso di colori intensi tesi a costituire un elemento strutturale ben definito rispetto alla rappresentazione pittorica.[2]

Ne La verità pittoresca di Giovanni Battista Volpato, del 1685, viene evidenziata la sua abilità nell'àmbito del cosiddetto pittoresco, assimilabile a quella di artisti come Palma il Giovane e Francesco Maffei.

Nella sua carriera, Strozzi operò anche a Venezia - città nella quale morì - e sulla laguna seppe raccogliere le nuove influenze artistiche, derivate prevalentemente dall'opera di Paolo Veronese, in grado di meglio focalizzare l'aspetto di pura scenografia dei lavori che andava realizzando.

Compianto sul Cristo morto, Accademia ligustica

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Non risulta che Strozzi fosse imparentato con l'omonima famiglia fiorentina. Il suo primo maestro fu il modesto manierista genovese Cesare Corte. Successivamente Strozzi si trasferì presso la bottega di Pietro Sorri, pittore senese presente a Genova fra il 1595 e il 1598. Agli inizi della sua carriera si dedicò a piccole opere di devozione privata oggi difficilmente rintracciabili, ancora legate al tardo manierismo.

Nel 1598, all'età di diciassette anni, aderì all'Ordine dei frati minori Cappuccini che poi lasciò nel 1608 alla morte del padre per mantenere la madre con il proprio lavoro di pittore. Gli resterà, come soprannome, quello de il Cappuccino.

Tobia cura la cecità di suo padre, New York, Metropolitan Museum of Art

Una parte notevole del suo corpus artistico ha riguardato soggetti di carattere religioso e a sfondo biblico e le sue prime opere furono influenzate da insegnanti francescani. È il caso dell'Adorazione dei pastori del 1615[3], oggi conservata 1615 a Baltimora nel Walters Art Museum. Il dipinto mostra i colori brillanti, cristallini e delicati tipici del tardo manierismo senese di Ventura Salimbeni e una rappresentazione di immediata lettura in ossequio ai dettami della controriforma che prescrivevano la realizzazione di opere di facile comprensione anche per le classi meno agiate. Le stesse caratteristiche si possono ritrovare nel Compianto sul Cristo morto conservato nell'Accademia Ligustica dipinto negli stessi anni, caratterizzato dal contrasto fra il bianco acceso del lenzuolo e del corpo di Cristo e l'oscurità dello sfondo, dal quale emergono le figure. Fra i principali riferimenti del pittore agli esordi è Federico Barocci, di cui era presente a Genova la celebre Crocefissione nella cattedrale dal 1596, che influenzò Strozzi particolarmente nel colorismo[4].

Vocazione di san Matteo, Worcester Art Museum

Successivamente lo stile del pittore si allontanò progressivamente dal manierismo avvicinandosi alla corrente naturalistica tipica di Caravaggio. Mentre taluni critici ipotizzano un viaggio a Roma del pittore, è possibile che si sia basato sulle copie delle opere di Caravaggio, oltre che sui pittori caravaggeschi presenti a Genova quali Orazio Gentileschi. Di questa fase sono notevoli esempi l'Incredulità di San Tommaso (1621 ca)[5] e la Madonna col Bambino e San Giovannino di Palazzo Rosso, così come la Vocazione di san Matteo del Worcester Art Museum. Nella composizione degli episodi evangelici, così come nella canestra di frutta della Madonna col bambino, la citazione Caravaggesca è quasi letterale, anche se la resa pittorica morbida e delicata ed i colori scintillanti richiamano maggiormente Rubens e Van Dyck presenti a Genova in quegli anni[4].

Nel 1625 fu accusato di pratica illegale della pittura e quando sua madre morì, intorno al 1630, Strozzi fu costretto da un'ordinanza giudiziaria, dopo un breve periodo di reclusione, a rientrare nell'ordine dei Cappuccini.[6] Per evitare il confino in monastero[7], decise così di trovare asilo nella Repubblica di Venezia, dove venne soprannominato il Prete genovese.

Ritratto del compositore Claudio Monteverdi, 1640, Venezia, Galleria dell'Accademia

Ma già nella seconda decade del Seicento, quando si trova a Venezia, Strozzi inizia a sintetizzare un proprio stile personale che fonde disparate influenze, incluse quelle derivate da Rubens e da Veronese.

L'influenza dell'arte veneziana derivata dai caravaggisti (come Jan Lys, morto nel 1629 e Domenico Fetti, morto nel 1623) è maggiormente ravvisabile nei successivi lavori contrassegnati da uno stile più morbido e apprezzato dai mecenati veneti. In particolare, appartengono al periodo, i dipinti Parabola del convitato a nozze (1630)[8],Cristo consegna le chiavi del Paradiso a San Pietro (stesso anno),[9] Carità di San Lorenzo (Venezia, chiesa di San Nicola da Tolentino)[10] e la Personificazione della Fama (1635-1636)[11].

Strozzi - che fu anche influenzato nella sua tecnica pittorica da Diego Velázquez, in visita a Genova fra il 1629 e il 1630 - vide consolidare la sua notorietà dopo che gli venne commissionato un ritratto del compositore Claudio Monteverdi. Da allora diversi furono i dipinti da lui realizzati raffiguranti notabili veneziani (Giovanni Grimani, il cardinale Federico Correr, il doge Francesco Erizzo, ecc.).

Suoi discepoli sono stati, negli anni Genovesi, Giovanni Andrea de Ferrari (1598-1669) ed Antonio Travi (1609-1665), e negli anni Veneziani, Ermanno Stroiffi (la sua tela Bacco ed Arianna si trova nel Museo civico Amedeo Lia a La Spezia) e altri ignoti.

Opere di Strozzi sono conservate, oltre che alla Galleria di Palazzo Rosso di Genova e in chiese e musei di Venezia, in musei di tutto il mondo, fra cui l'Ermitage di San Pietroburgo, il museo di Belle Arti di Chambéry, l'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il museo Magyar Szépmüvészeti di Budapest, la National Gallery a Londra. In Spagna si trovano, in particolare, La Veronica e Tobia cura il padre cieco, custoditi al Museo del Prado,[12] e Santa Cecilia, custodito al Museo Thyssen-Bornemisza.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La data di nascita non è certa e viene generalmente indicata fra il 1581 e il 1582.
  2. ^ Fonte: Palazzoducale.it.
  3. ^ Adorazione dei pastori, Walters Art Museum, Baltimora
  4. ^ a b Bernardo Strozzi, Il Barocco a Genova di Federico Giannini, su finestresullarte.info.
  5. ^ Incredulità di San Tommaso Archiviato il 3 marzo 2016 in Internet Archive., Compton Verney Museum
  6. ^ Stephane Loire, Bernardo Strozzi, in The Burlington Magazine, 1995, pp. 477-479.
  7. ^ Melania G. Mazzucco, Jacomo Tintoretto & i suoi figli: storia di una famiglia veneziana, Rizzoli, 2009, p. 754, ISBN 9788817030380. URL consultato il 30 gennaio 2018.
  8. ^ Parabola del convitato a nozze Archiviato il 21 agosto 2006 in Internet Archive., National Gallery, Australia
  9. ^ Cristo consegna le chiavi del Paradiso a San Pietro Archiviato il 10 dicembre 2007 in Internet Archive., Galleria dell'Università del Wisconsin
  10. ^ Carità di San Lorenzo
  11. ^ Personificazione della Fama Archiviato il 8 dicembre 2007 in Internet Archive., National Gallery di Londra
  12. ^ Tobia cura il padre cieco, Museo del Prado.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Camillo Manzitti, Bernardo Strozzi, Torino 2012
  • Ezia Gavazza e altri autori, Bernardo Strozzi, Genova 1581/82-Venezia 1644, catalogo della mostra a Palazzo Ducale di Genova, Milano 1995
  • J. Spicer, Bernardo Strozzi: Master Painter of the Italian Baroque, catalogo della mostra alla Walters Art Museum di Baltimora, Baltimora 1995
  • A. Pallucchini, La pittura veneziana del Seicento, Milano 1993
  • C. Krawietz, Bernardo Strozzi, in The Dictionary of Art, ed. Jan Shoaf Turner, Londra 1996
  • M.S. Hansen e J. Spicer, Masterpieces of Italian Painting, The Walters Art Museum, Londra 2005, n. 43
  • Camillo Manzitti, Gioacchino Assereto: tangenze giovanili con Bernardo Strozzi e nuove testimonianze figurative, in Paragone, n. 663, maggio 2005.
  • Rudolf Wittkower, Pelican History of Art, Art and Architecture Italy, 1600-1750, Penguim 1980
  • Davide Sallustio,"Ritratti di Cavalieri-Il Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta attraverso la pittura", Edizioni Eracle, Napoli, 2014

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