Filofrosine (astronomia)

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Filofrosine
(Giove LVIII)
Satellite diGiove
Scoperta6 febbraio 2003
ScopritoreScott S. Sheppard, David Jewitt, Jan Kleyna, Yanga R. Fernández
Parametri orbitali
Semiasse maggiore22627000 km
Periodo orbitale689,77 giorni
Inclinazione rispetto
all'equat. di Giove
146,501°
Eccentricità0,1910
Dati fisici
Diametro medio~2 km
Massa
~1,5×1013 kg
Densità media~2,6×103 kg/m³?
Acceleraz. di gravità in superficie~0,00081 -m/s2
Albedo~0,04
Dati osservativi
Magnitudine app.23,5

Filofrosine, o Giove LVIII, è un satellite naturale irregolare del pianeta Giove.

Scoperta[modifica | modifica wikitesto]

È stato scoperto nel 2003 da una squadra di astronomi dell'Università delle Hawaii guidato da Scott S. Sheppard,[1][2] ma considerato poi perduto.[3][4][5][6]

Denominazione[modifica | modifica wikitesto]

Al momento della scoperta gli fu assegnata la designazione provvisoria S/2003 J 15. Il satellite fu riscoperto nel 2017,[7][8] e nel 2019 l'Unione Astronomica Internazionale (IAU) gli ha assegnato la denominazione ufficiale[9] che fa riferimento a Filofrosine (Φιλοφροσύνη), nella mitologia greca figlia di Efesto e Aglaia, considerata personificazione della gentilezza, amicizia e benevolenza. Il nome fu scelto dopo un concorso pubblico lanciato su Twitter che riscosse molto successo.[10][11][12]

Parametri orbitali[modifica | modifica wikitesto]

Il satellite è caratterizzato da un movimento retrogrado, ed appartiene al gruppo di Pasifae, composto da satelliti retrogradi ed irregolari che orbitano attorno a Giove ad una distanza compresa fra 19,3 e 22,7 milioni di chilometri, con inclinazione orbitale comprese tra 150° e 155°.

Filofrosine ha un diametro di circa 2 km. Orbita attorno a Giove in 699.676 giorni, a una distanza media di 22,721 milioni di km, con un'inclinazione di 141,813° rispetto all'eclittica (141,776° rispetto al piano equatoriale di Giove), con un'eccentricità di 0,0932.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ IAUC 8116: Satellites of Jupiter and Saturn (archiviato dall'url originale il 5 maggio 2006). 2003 April (scoperta)
  2. ^ MPEC 2003-G17: S/2003 J 15. 2003 April (scoperta e efemeridi)
  3. ^ Kelly Beatty, Outer-Planet Moons Found — and Lost, su skyandtelescope.com, Sky & Telescope, 4 aprile 2012. URL consultato il 27 giugno 2017.
  4. ^ Marina Brozović e Robert A. Jacobson, The Orbits of Jupiter's Irregular Satellites, in The Astronomical Journal, vol. 153, n. 4, 9 marzo 2017, pp. 147, Bibcode:2017AJ....153..147B, DOI:10.3847/1538-3881/aa5e4d.
  5. ^ B. Jacobson, M. Brozović, B. Gladman, M. Alexandersen, P. D. Nicholson e C. Veillet, Irregular Satellites of the Outer Planets: Orbital Uncertainties and Astrometric Recoveries in 2009–2011, in The Astronomical Journal, vol. 144, n. 5, 28 settembre 2012, pp. 132, Bibcode:2012AJ....144..132J, DOI:10.1088/0004-6256/144/5/132.
  6. ^ Scott S. Sheppard, New Moons of Jupiter Announced in 2017, su home.dtm.ciw.edu, 2017. URL consultato il 27 giugno 2017.
    «We likely have all of the lost moons in our new observations from 2017, but to link them back to the remaining lost 2003 objects requires more observations a year later to confirm the linkages, which will not happen until early 2018. ... There are likely a few more new moons as well in our 2017 observations, but we need to reobserve them in 2018 to determine which of the discoveries are new and which are lost 2003 moons.»
  7. ^ New Satellites Moons of Jupiter 2017, su home.dtm.ciw.edu. URL consultato il 27 gennaio 2019.
  8. ^ (EN) Scott S. Sheppard - JupiterMoons, su sites.google.com. URL consultato il 27 gennaio 2019.
  9. ^ Scott S. Sheppard, Jupiter's Known Satellites, su home.dtm.ciw.edu, 2017. URL consultato il 10 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 18 marzo 2015).
  10. ^ Planet and Satellite Names and Discoverers, in USGS Astrogeology Science Center. URL consultato il 27 agosto 2019.
  11. ^ Naming Contest for Newly-discovered Moons of Jupiter, su iau.org. URL consultato il 27 agosto 2019.
  12. ^ Public Contest Successfully Finds Names For Jupiter's New Moons, su iau.org. URL consultato il 27 agosto 2019.
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