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Aglaia

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Disambiguazione – Se stai cercando il nome proprio, vedi Aglaia (nome).
Aglaia
Aglaia
Nome orig.Ἀγλαία (Aglaίa)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
Epiteto"La lucente"
Speciedivinità
Sessofemmina
Professionedea dello splendore, della bellezza e dell'ornamento.

Aglaia (in greco antico Ἀγλαία?, Aglaίa) o Aglea (in greco antico Ἀγλέη?, Agléē) è un personaggio della mitologia greca. Fu una delle tre Cariti, successivamente note come Grazie. Nella mitologia romana corrisponde a Pasitea.

Il nome Aglaia deriva dall'aggettivo greco antico ἀγλαός (aglaós), che significa "brillante", "splendente" o "magnifico". Il nome ha quindi il valore semantico di "colei che possiede splendore" o "la lucente", identificando la divinità come la personificazione della bellezza estetica, della lucentezza e dell'ornamento che suscita ammirazione.[1]

Figlia di Zeus[2][3][4] e di Eurinome,[2][5][4] sposò Efesto[6] che, nella successiva tradizione orfica, la rese madre di Eucleia (la buona fama), Eufemia (il buon augurio), Eutenia (la prosperità) e Filofrosine (la benevolenza)[7] anche conosciute come le Cariti giovani.

Nella tradizione mitologica arcaica, Aglaia è la più giovane delle Cariti[6] e condivide con le sorelle Eufrosine[2] e Talia[2] il ruolo di accompagnatrice delle divinità maggiori, in particolare di Afrodite, dea dell'amore e della bellezza estetica. All'interno della corte di Afrodite, Aglaia non rappresenta solo la bellezza statica, ma la personificazione dello splendore attivo, della gloria visibile e dell'ornamento sontuoso. In alcune tradizioni letterarie tardive, la dea assume anche il ruolo specifico di messaggera e fidata assistente di Afrodite stessa.[8][9]

L'elemento centrale del mito di Aglaia, che la distingue dalle altre Cariti, è il matrimonio con Efesto, l'artigiano degli dei, unione che avviene successivamente alla separazione di quest'ultimo da Afrodite.[6] Questo legame, ampiamente documentato a partire da Esiodo, racchiude un profondo valore allegorico all'interno del pensiero greco, poiché se il precedente matrimonio di Efesto con Afrodite era instabile e basato su una passione non corrisposta, l'unione con Aglaia (la "Lucente") rappresenta la definitiva pacificazione del dio della forgia con il consesso olimpico.

Dal punto di vista filosofico e sociale, il legame stabili tra il dio del lavoro manuale e della tecnica (τέχνη, téchnē) e la dea dello splendore simboleggia la nobilitazione dell'artigianato: l'opera nata dalla fatica e dal fuoco di Efesto riceve da Aglaia il valore estetico assoluto, la lucentezza e la gloria. Questo significato si riflette pienamente nelle quattro figlie nate dalla loro unione (le Cariti giovani), i cui nomi incarnano le massime virtù della vita civile e sociale della polis greca: la buona fama (Eucleia), il discorso lodevole (Eufemia), la prosperità economica (Eutenea) e l'ospitalità (Filofrosine).[7]

In alcune tradizioni letterarie tardive, Aglaia viene inclusa nel terzetto delle "danzatrici di Orcomeno" (antico centro del culto delle Cariti)[10] insieme a Pasitea e Peito. In un episodio in cui Afrodite tenta per gelosia di rivaleggiare con Atena nell'arte della tessitura, Aglaia assiste direttamente la dea dell'amore porgendole il filato durante la lavorazione.[11]

Secondo Pindaro, Aglaia e le sue sorelle furono create per dispensare all'umanità i momenti più piacevoli e la benevolenza, fungendo da costanti dispensatrici di armonia nelle relazioni umane e divine.[10]

  1. Ezio Pellizer, Aglaia (PDF), in Dizionario Etimologico della Mitologia Greca, 2013, pp. 217. URL consultato il 24 maggio 2026 (archiviato dall'url originale il 28 aprile 2018).
  2. 1 2 3 4 (EN) Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia, Libro IX, 35.5, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  3. (EN) Esiodo, Teogonia, 886 e seguenti, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  4. 1 2 (EN) Apollodoro, Biblioteca, I, 3.1, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  5. (EN) Esiodo, Teogonia, 907, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  6. 1 2 3 Esiodo, Teogonia, v. 945: «Ἀγλαΐην δ' Ἥφαιστος ἀγακλυτὸς Ἀμφιγυήεις / ὁπλοτάτην Χαρίτων θαλερὴν ποιήσατ' ἄκοιτιν» ("Aglaia, la più giovane delle Cariti, il glorioso zoppo Efesto fece sua fiorente sposa"). Testo originale greco e traduzione inglese consultabili su (EN) Hesiod, Theogony, 945, su ToposText. URL consultato il 2 giugno 2026..
  7. 1 2 Orfismo greco, dai frammenti delle Rapsodie
  8. (EN) Nonno di Panopoli, Dionysiaca 33.13, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  9. (EN) Nonno di Panopoli, Dionysiaca 33.51, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.
  10. 1 2 (EN) Pindaro, Olimpiche, Libro XIV, 1, su topostext.org. URL consultato l'8 giugno 2026.
  11. (EN) Nonno di Panopoli, Dionysiaca 24.254, su topostext.org. URL consultato il 10 giugno 2026.

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