Enrico Giachino

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Errico "Erich" Giachino (Torino, 10 marzo 1916Torino, 5 aprile 1944) è stato un partigiano italiano. Sottotenente di complemento, Medaglia d'argento e medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

La vita[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi diplomato al Regio Istituto Tecnico di Torino "Germano Sommeiller", Enrico Giachino, già impiegato alla Fiat, si iscrisse alla facoltà di economia e commercio dell'Università di Torino.

Nel 1941 fu chiamato alle armi e divenne sottotenente di complemento nel 15° Reggimento Autieri, al momento dell'armistizio dell'8 settembre 1943 decise di non arrendersi ai tedeschi ed entrò nella resistenza dandosi alla macchia nella zona di Viù nelle Valli di Lanzo.

Con il nome di battaglia di "Erich" organizzò le prime bande armate, costituite soprattutto da ex militari sbandati. Fece parte del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese (CMRP) come rappresentate delle Brigate Matteotti.

Il 31 marzo 1944 fu catturato da membri della Federazione dei Fasci Repubblicani nella sacrestia della chiesa di San Giovanni a Torino, assieme ai compagni, mentre si teneva una riunione clandestina del CMRP.

Incarcerato e processato a Torino dal Tribunale speciale per la sicurezza dello Stato nei giorni 2 e 3 aprile, venne condannato a morte e fucilato il 5 aprile 1944 nel Poligono Nazionale del Martinetto di Torino da un plotone della Guardia Nazionale Repubblicana insieme a Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti.

Gli fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria. È sepolto nel Cimitero monumentale di Torino.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare alla memoria - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare alla memoria
«Magnifico esempio di eroismo, dalla data dell’armistizio a quella del martirio, assolveva senza sosta importanti e pericolosi incarichi per il potenziamento delle formazioni partigiane. Arrestato ed invitato a collaborare con il nemico in cambio della vita e della libertà, rifiutava sdegnosamente resistendo anche allo strazio della madre presente all’interrogatorio. Processato e condannato a morte affrontava con fiero stoicismo il plotone di esecuzione e al grido di "Viva l’Italia!" offriva la propria vita in olocausto alla rinascita della Patria.»
— Torino, 5 aprile 1944[1]

Riconoscimenti e dediche[modifica | modifica wikitesto]

  • Roma e Torino hanno intitolato vie a Enrico Giachino.
  • Torino ha intitolato una scuola elementare a Enrico Giachino in via Campobasso.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]