Duomo di Sansepolcro

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Basilica Concattedrale di San Giovanni Evangelista
Duomo di Sansepolcro .jpg
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Sansepolcro
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare San Giovanni apostolo ed evangelista e San Romualdo di Camaldoli
Diocesi Arezzo-Cortona-Sansepolcro dal 1986; Diocesi di Sansepolcro dal 1520 al 1986; Diocesi di Città di Castello dal 1012 al 1520
Stile architettonico romanico, gotico
Inizio costruzione 1012
Completamento 1049

Coordinate: 43°34′14.62″N 12°08′29.65″E / 43.570728°N 12.141569°E43.570728; 12.141569

Il duomo di Sansepolcro (o anche basilica concattedrale di San Giovanni Evangelista) è la chiesa cattolica più importante della città di Sansepolcro, già cattedrale dell'omonima diocesi fino al 1986, quando divenne concattedrale della nuova diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'attuale concattedrale, un tempo chiesa abbaziale e successivamente cattedrale (dal 1520 al 1986), sorge approssimativamente sul luogo ove nel X secolo fu fondato il primo monastero benedettino, passato alla congregazione camaldolese nel corso del XII secolo.

L'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Arcano da Sansepolcro ed Egidio da Sansepolcro.

Tra il 1012 e il 1049 si costruì la chiesa, dedicandola inizialmente ai Quattro Evangelisti e al Santo Sepolcro, le cui reliquie, secondo la tradizione, furono portate dalla Terra santa dai due pellegrini Egidio e Arcano.

La prima chiesa è stata edificata tra il 1012 e il 1049 circa e presumibilmente aveva un orientamento solstiziale, basato sulla posizione del sorgere del sole al solstizio d'inverno. In alcuni documenti degli anni 1013-1022 l'imperatore Enrico II parla di sé come del fondatore del monastero. Nel 1100 l'abate Rodolfo avvia lavori di ampliamento del monastero, che affianca la chiesa nel lato meridionale. Nel 1148 papa Eugenio III concede all'abate l'uso delle insegne pontificali.

L'abbazia, che tra 1137 e 1180 entra a far parte della congregazione camaldolese e che nel 1163 riceve privilegi da parte di Rainaldo di Dassel e di Federico Barbarossa, fu ricostruita nel tardo Duecento secondo un disegno grandioso. In particolare, l'allineamento delle colonne che spartiscono le navate presenta un andamento convergente verso la parte absidale con uno scarto di circa 120 cm: in tal modo si crea in chi entra un effetto visivo che esalta le proporzioni dell'edificio facendole percepire come più grandi di quanto siano realmente (al contrario, in chi guarda la chiesa dando le spalle all'altare maggiore l'effetto visivo accorcia le dimensioni). Nei primi quattro decenni del XIV secolo l'edificio subisce un ulteriore ampliamento, fino a raggiungere sostanzialmente le forme attuali, ma che in origine avrebbe dovuto ingrandire l'edificio fino a fargli raggiungere i 67 metri di lunghezza (dietro l'attuale, rimangono i resti dell'abside pentagonale trecentesca, mai terminata). Nel terremoto del 25 dicembre 1352 crolla il campanile – poi ricostruito nelle forme attuali – e anche il sisma del 1358 causa danni all'edificio. Pochi anni dopo, il 21 dicembre 1363, l'abate sottoscrive una transazione nella lotta che lo oppone al vescovo di Città di Castello per la giurisdizione sul monastero stesso e sull'intero Borgo Sansepolcro. Pur mantenendo l'abate taluni privilegi, la questione si risolve in netto favore del vescovo, che alcuni giorni dopo scrive agli abitanti di Sansepolcro esortandoli a vivere nella pace e invitandoli a prestar obbedienza a lui e al suo vicario[1]. Una profonda azione di ristrutturazione di chiesa e monastero è portata avanti dall'abate Simone Graziani tra 1480 e 1509, con la ricostruzione del chiostro secondo una nuova impostazione a pianta rettangolare e con pareti affrescate con scene della vita di san Benedetto, e successivamente dall'abate Galeotto Graziani tra 1509 e 1520[2].

Nel XV secolo della comunità monastica fanno parte anche i monaci Giuliano Amidei, collaboratore di Piero della Francesca nel celebre Polittico della Misericordia, e il fratello dell'artista, Francesco[3].

Cronotassi degli abati[modifica | modifica wikitesto]

Sulla lapide al piano terra del Palazzo Vescovile, antico monastero, è riportata la seguente cronotassi degli abati di Sansepolcro[4]:

  • 1. Roderico , 1013 – 1034
  • 2. Felice, 1038
  • 3. Rodolfo, 1047
  • 4. Felice, 1057 – 1058
  • 5. Franciano, 1071
  • 6. Felice , 1077
  • 7. Rodolfo, 1082 – 1084
  • 8. Pietro, 1102
  • 9. Gerardo, 1106
  • 10. Tebaldo, 1124 – 1137
  • 11. Rolando, 1152
  • 12. Ugo, 1157
  • 13. Franciano, 1163 – 1179
  • 14. Filippo, 1180
  • 15. Gregorio, 1185
  • 16. Pietro, 1187
  • 17. Bartolomeo, 1190 – 1198
  • 18. Pietro, 1203 – 1207
  • 19. Rolando, 1211
  • 20. Graziano, 1213 – 1223
  • 21. Brando, 1226
  • 22. Omodeo, 1226 – 1253
  • 23. Buono , 1254 – 1263
  • 24. Paolo, 1263
  • 25. Braimano, 1266 – 1276
  • 26. Pietro, 1277 – 1280
  • 27. Zeno, 1281 – 1285
  • 28. Pietro, 1285 – 1293
  • 29. Bindo, 1294
  • 30. Giovanni, 1296 – 1300
  • 31. Francesco, 1301
  • 32. Giovanni,1301– 1302
  • 33. Bartolomeo, 1302
  • 34. Angelo da Perugia, 1307 – 1312
  • 35. Giovanni,1312 – 1320
  • 36. Luca, 1320
  • 37. Angelo da Perugia, 1324 – 1338
    • Dal 24 luglio al 27 agosto 1338 è commissario del monastero Giovanni, abate di San Michele in Borgo di Pisa[5]
  • 38. Francesco da Bibbiena, 1338 – 1350[6]
  • 39. Bartolomeo da Gubbio, 1350 – 1358
  • 40. Giovanni da Sansepolcro, 1358 – 1370
  • 41. Bartolomeo da Sansepolcro, 1370 – 1408[7]
  • 42. Pietro di Niccolò da Sansepolcro, 1410 – 1415
  • 43. Giovanni, 1417
  • 44. Pietro, 1419 – 1420
  • 45. Gregorio da Sansepolcro, 1420 – 1430
  • 46. Pascasio, 1430 – 1453
  • 47. Girolamo Grifoni da Poppi, 1454 – 1480
  • 48. Simone Graziani da Sansepolcro, 1480 – 1509
  • 49. Galeotto Graziani da Sansepolcro, 1509 – 1520
Vista laterale della chiesa di San Francesco dal campanile della cattedrale

Membri manuali e suffraganei dell'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

La presenza camaldolese nelle diocesi dell'Umbria medievale è caratterizzata dall'esistenza di una rete monastica facente capo all'abbazia di Sansepolcro, che quando entra nella congregazione si presenta già come un centro monastico consolidato, ricco di beni e dipendenze e forte di diritti e prerogative[8]. Come altri grandi monasteri benedettini, l'abbazia è a capo di una serie di dipendenze non del tutto esenti dalla giurisdizione vescovile; acquisendo l'abbazia, quindi, la congregazione incorpora anche i vari priorati e chiese da essa dipendenti: nel 1252 vengono elencati tra le pertinenze camaldolesi i priorati di Sant'Agnese nel castello di Sant'Enea, nel contado e diocesi di Perugia, di Sant'Angelo di Rosciano, nel contado di Perugia e diocesi di Assisi, e la chiesa di San Donato di Castelleone presso Deruta, in contado e diocesi di Perugia. Nella stessa città il priorato di San Severo, in un primo tempo cella dipendente da Sant'Apollinare in Classe, è collegato all'abbazia di Sansepolcro, che pare così esercitare un ruolo centripeta per molti dei luoghi camaldolesi minori dell'area umbra settentrionale. Sfuggono le motivazioni del passaggio di afferenza, ma la presenza del monastero della Santissima Trinità poco fuori Perugia apre la domanda sul perché della mancanza di una relazione istituzionale fra i due enti, entrambi camaldolesi. In diocesi di Assisi appartiene all'abbazia di Sansepolcro anche la chiesa di San Cristoforo «in Rusciano», confermata agli abati dai papi Pasquale II nel 1106 e Adriano IV nel 1157.

A Sansepolcro è membro manuale dell'abbazia anche il priorato di San Niccolò; nel distretto lo sono la chiesa di San Lorenzo dell'omonimo borghetto e le chiese rurali di Sant'Angelo di Casaprati, di Santa Fiora, di San Michele Arcangelo, di San Paterniano (o Patrignano) presso il Tevere e di Santo Stefano di Farneto.

A Città di Castello è membro manuale dell'abbazia il priorato di San Pietro della Scatorbia; nel resto della diocesi appartengono al monastero le chiese di Santa Croce di Valle Perello, nella provincia della Massa Trabaria, sulla quale l'abate esercita diritti di elezione del rettore, e di San Martino di Petriolo, nella curia di Citerna.

L'area geografica nella quale sorgono le dipendenze dell'abbazia burgense è costituita da un nucleo centrale rappresentato dall'Alta Valle del Tevere – dove le proprietà abbaziali sono concentrate nelle zone della valle del torrente Afra e della pianura del Tevere a sud-ovest dell'abbazia –, e da due diramazioni verso l'area Montefeltro-Massa Trabaria l'una e la media valle del Tevere l'altra (Perugia e Rosciano). Si tratta di dipendenze rurali, fuorché nei casi di San Pietro della Scatorbia a Città di Castello e San Severo a Perugia; in genere sono piccoli priorati, per i quali non si conosce la consistenza numerica.

La documentazione duecentesca mette in luce alcuni aspetti dei rapporti fra l'abate e i suffraganei e delle modalità di esercizio della giurisdizione abbaziale attraverso l'elezione dei priori da parte dell'abate e del suo capitolo e il diritto di visitatio e correctio nei monasteri maschili e femminili. In questi ultimi l'abate esercita anche il diritto di conferma dell'elezione della badessa e la confessio delle monache. I rettori delle chiese suffraganee (o manuali) fanno parte del capitolo dell'abbazia e intervengono in alcune decisioni. Talvolta rettori di chiese manuali possono anche diventare abati, come nel 1285 con Pietro, priore di Sant'Agnese di Perugia, eletto abate di Sansepolcro. I rettori delle chiese manuali fanno pienamente parte del capitolo abbaziale e possono anche essere eletti abate; in conseguenza di ciò è l'abate di Sansepolcro che rappresenta anche i suffraganei. A sua volta, il capitolo dell'abbazia interviene anche ad approvare atti particolarmente significativi, come nel caso di quelli patrimoniali, presi dai vari priori. Di ciò siamo informati per il XIV secolo, ma il quadro d'insieme induce a ritenere tale prassi già in vigore precedentemente. La prassi di capitoli locali è nota ancora nel XIV secolo inoltrato[9].

La cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1520, con la creazione della Diocesi di Sansepolcro da parte di papa Leone X, l'abbazia divenne cattedrale di San Giovanni Evangelista, patrono della città e da allora anche della diocesi (dal 1520 a oggi si sono succeduti 37 vescovi). L'ottenimento della sede vescovile e del rango cittadino (con il titolo di città), fortemente propugnato dal gruppo dirigente locale fra '400 e '500, viene solennizzato con l'introduzione di una festa cittadina il 23 settembre, giorno in cui viene data notizia dell'erezione della diocesi avvenuta il 17 settembre 1520; in tale circostanza si disputa un torneo con la balestra. Primo vescovo fu il camaldolese Galeotto Graziani. Il territorio della nuova diocesi fu scorporato da quella di Città di Castello, della quale fino a quel momento Sansepolcro aveva fatto parte, aggiungendo anche l'abbazia di Santa Maria Assunta in Bagno di Romagna, con tutto il suo territorio nell'Appennino cesenate.

I primi quaranta anni dall'elevazione a cattedrale non presentano interventi architettonici di rilievo e l'assetto interno della chiesa vede crescere la presenza di altari, che passano dai tredici del 1524 ai venti del 1563. Dopo il Concilio di Trento e durante il lungo episcopato di Niccolò Tornabuoni la cattedrale subisce profonde trasformazioni: nel 1560 il vescovo stabilisce delle direttive per l'adeguamento della chiesa alle nuove norme liturgiche, basate sull'abbattimento della transenna interna che in precedenza separava lo spazio dei monaci da quello dei laici, la valorizzazione del tabernacolo dell'altare maggiore (dove si trovava già dal 1549 per iniziativa del vescovo Alfonso Tornabuoni), la realizzazione di un crocifisso per l'altare maggiore da parte di Romano Alberti nel 1563, la valorizzazione dell'organo, che nel 1566 viene dotato di una nuova cassa e nel 1583 è spostato sopra la porta del chiostro, e la collocazione del coro dietro l'altare maggiore (lavoro coordinato da Cosimo Alberti nel 1571 e che prevedeva anche la realizzazione della cattedra vescovile ancora oggi in uso)[10].

Nel 1619 il vescovo Giovanni Gualtieri scrive una relazione dalla quale risulta che la chiesa cattedrale è chiusa da tre anni perché «ruinosa», essendo crollata la navata centrale con le pareti sopra le colonne di sinistra. Il vescovo ha iniziato subito i lavori di riparazione per costruire di nuovo le pareti crollati e anche i fornici delle navate laterali, una delle quali ha sette archi, coprire il tetto di laterizi e inserire catene di ferro per edificare una struttura bella e robustissima[11].

Tra 1934 e 1943, su iniziativa del vescovo Pompeo Ghezzi, vengono promossi radicali lavori di restauro secondo la linea "purista" allora in voga: se furono distrutti quasi tutti gli elementi barocchi e tolte le epigrafi (in gran parte ricollocate nell'attiguo chiostro nel 2012), è pur vero che fu possibile recuperare l'originaria fisionomia architettonica romanico-gotica e alcuni affreschi di scuola riminese e di Bartolomeo della Gatta dei secoli XIV-XV, in precedenza ricoperti dalle sovrastrutture dei secoli XVII-XVIII. Inoltre, venne realizzata la Cappella del SS. Sacramento, nella quale fu collocato il Volto Santo, in precedenza posto sull'altare maggiore. Nel 1957 vi è stato sepolto il vescovo Pompeo Ghezzi e nel 1994 è stata esclusivamente dedicata al Volto Santo, con la ricollocazione delle altre opere lungo la navata sinistra.

Nel 1962 il beato papa Giovanni XXIII, accogliendo la richiesta del vescovo Domenico Bornigia, elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore;[12] la celebrazione per il conferimento del titolo fu presieduta dal cardinale Eugène Tisserant, decano del sacro collegio. Tra 1966 e 1967 il vescovo Abele Conigli, padre conciliare, promosse i lavori di adeguamento del presbiterio alla riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II, con la collocazione dell'altare al centro del presbiterio e la realizzazione del nuovo coro dei canonici all'interno del catino absidale, con al centro la cattedra vescovile. Nel 1979 questa sistemazione venne ulteriormente modificata con la ricollocazione del Polittico della Resurrezione (Niccolò di Segna, 1348 circa) tra l'altare e il coro dei canonici. Nel 1986, a seguito della piena unione della diocesi di Sansepolcro con le diocesi di Arezzo e di Cortona, assunse il titolo di concattedrale. A motivo del profondo legame con la Terra santa, la basilica è stata visitata dai patriarchi di Gerusalemme Michel Sabbah, il 26 febbraio 2006, e Fouad Twal, il 26 settembre 2010.

Cronotassi degli arcipreti[modifica | modifica wikitesto]

Con l'istituzione della Diocesi di Sansepolcro nel 1520 la cura d'anime, secondo il diritto del tempo, passò al capitolo dei canonici e, per esso, al canonico arciprete. Nel 1966 il vescovo Abele Conigli, in forza dei decreti di attuazione del Concilio Vaticano II soppresse questa consuetudine e da allora il parroco è scelto liberamente dal vescovo tra il clero diocesano. Il parroco continua a usare il titolo di arciprete e a fare parte del capitolo. Questo l'elenco degli arcipreti, contenuto in una lapide all'ingresso del Palazzo Vescovile:

  • 1. Melchiorre Schifardini 1515 -1547
  • 2. Zaccaria Venanzi c. 1557-1564
  • 3. Sebastiano Tondoli 1566-1586
  • 4. Guidobaldo Ducci 1586-1598
  • 5. Vincenzo Bagelli 1599-1625
  • 6. Guido Bilancetti 1625-c.1632
  • 7. Bartolomeo Cescherini c. 1635-c. 1642
  • 8. Giov. Francesco Bilancetti c. 1644-1669
  • 9. Filippo Zagri 1670-1688
  • 10. Scipione Folli 1690-1694
  • 11. Giuseppe Folli 1695-1703
  • 12. Anton Maria Carsughi 1703-1716
  • 13. Niccolò Pichi 1717-1754
  • 14. Girolamo Mercati 1754-1768
  • 15. Francesco M. Giovagnoli 1768-1815
  • 16. Giov. Battista Nefetti 1815-1834
  • 17. Giov. Battista Rigi 1837-1864
  • 18. Giustino Puletti 1865-1875
  • 19. Giuseppe Boninsegni 1875-1881
  • 20. Giulio Cantimorri 1881-1918
  • 21. Giov. Battista Ravarelli 1919-1950
  • 22. Giovanni Panichi 1950-1966
  • 23. Giacomo Babini 1966-1987
  • 24. Giovacchino Dallara 1987-2002
  • 25. Alberto Gallorini 2002-2014
  • 26. Giancarlo Rapaccini 2014

La celebrazione del millenario (2012)[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno 2012 è stato celebrato solennemente il millenario di fondazione della basilica, prendendo come riferimento i più antichi documenti noti, risalenti all'anno 1012. L'iniziativa ha coinvolto la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, il Comune di Sansepolcro e la Parrocchia della Cattedrale. L'8 gennaio 2012 è stata inaugurata la nuova copertura del fonte battesimale - realizzato al tempo del vescovo Niccolò Tornabuoni (1560-1598) - eseguita dall'argentiere Francesco Puletti di Sansepolcro. Domenica 13 maggio 2012, in occasione del millenario dalla fondazione della chiesa papa Benedetto XVI ha fatto visita alla cattedrale, sostando in preghiera di fronte all'icona del Volto Santo. Il papa, accompagnato anche dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo metropolita di Firenze è stato accolto dai canonici e dal vescovo diocesano, Riccardo Fontana; presenti anche i vescovi Giacomo Babini e Domenico Cancian. Nella circostanza il Papa ha donato alla cattedrale un calice e ha ricevuto in dono una riproduzione in argento del Volto Santo. Successivamente, il giorno 1º settembre, il cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio, ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nell'anniversario della dedicazione della basilica; alla liturgia hanno preso parte anche gli arcivescovi Riccardo Fontana e Gualtiero Bassetti e i vescovi Giacomo Babini, Domenico Cancian e Luciano Giovannetti (vescovo). Per l'occasione il vescovo diocesano ha donato alla Cattedrale un'artistica lampada in argento del XIX secolo che è stata collocata all'interno della Cappella del Volto Santo[13]. Infine, domenica 21 ottobre ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nella basilica il patriarca di Gerusalemme, mons. Fouad Twal, Gran Priore dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

A ricordo della visita di papa Benedetto XVI il 12 maggio 2013 sono state collocate le seguenti epigrafi su marmo: Nella cappella del Volto Santo nella Basilica Cattedrale, sulla parete destra:

V POST SAECULA A CLEMENTE V
PER COMMUNITATEM NOSTRAM
IN BONONIAM ITER FACIENTEM
FAUSTA DIE XIII MENSIS MAII MMXII
BENEDICTUS PAPA XVI
A CLERO ET POPULO BURGENSI FELICITER ARCESSITUS
A CIVITATE CONDITA MILLE POST ANNOS
FELICITER CONVENIENS
ANCTE SANCTUM CHRISTI VULTUM HIC GENUFLEXUS
PIISSIME ORAVIT

Sulla facciata del Palazzo Vescovile prospiciente Piazza Torre di Berta:

IN QUESTA STORICA PIAZZA
IL 13 MAGGIO 2012
S.S. BENEDETTO XVI
TESTIMONIÒ AFFETTO E STIMA
AL POPOLO DI SANSEPOLCRO IN FESTA
NEL MILLENARIO DI FONDAZIONE DELLA CITTÀ
L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE
GRATA PER TANTO ONORE
Q.M.P.

Interno
Perugino, Ascensione
Monumento funebre a Simone Graziani
Raffaellino del Colle, Resurrezione di Cristo

Personalità che si sono recate in pellegrinaggio o in visita alla Cattedrale[modifica | modifica wikitesto]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ancora oggi la chiesa conserva, eccetto che nella parte absidale, la struttura e la forma trecentesca con la pianta basilicale a tre navate. L'edificio denuncia caratteri ancora romanici nella foggia degli archi a tutto sesto, nei capitelli depressi (ma anche dalla plastica vigorosa) e nelle proporzioni generali.

Aperture alla nuova corrente gotica sono più avvertibili nella facciata, soprattutto nel portale centrale strombato e sormontato da una cuspide triangolare e più ancora nella finestra circolare soprastante, mentre il rosone è opera di ripristino su frammenti originali rinvenuti nel 1937. Mai terminato fu il progettato prolungamento della chiesa con un'abside poligonale gotica, interrotto nella navata destra dalla robusta torre campanaria costruita secondo un modello di ispirazione umbra giunto a Sansepolcro mediante la costruzione della chiesa di San Francesco.

Lungo la scalinata di accesso alla cella campanaria si apre una sala decorata da un fregio affrescato con stemmi abbaziali e della congregazione camaldolese (inizio XVI sec.), forse usata per un certo periodo come sala capitolare.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è a tre navate su colonne di cui quella mediana con soffitto a capriate e le due minori a volta.

All'interno vi sono attualmente l'altare maggiore (sec. XIV) e sei altari laterali, quattro sistemati lungo le navate laterali (due per navata) e risalente al sec. XIX; uno, del sec. XVII, al termine della navata destra e uno, del sec. XX, dentro la Cappella del Volto Santo che conclude la navata sinistra nell'area presbiteriale. La navata centrale è impreziosita da una soffittatura a capriate realizzata nel corso dei restauri degli anni 1934-1943, mentre le navate laterali sono voltate a crociera. Al centro del presbiterio, davanti all'altare maggiore, vi è il sepolcreto dei vescovi, che contiene le tombe di quattro presuli deceduti tra 1818 e 1963; lungo la navata centrale si trova invece il sepolcreto dei proposti del capitolo della cattedrale.

Opere d'arte presenti
  • A sinistra di chi entra dall'ingresso principale, fonte battesimale della seconda metà del XVI secolo (collocabile tra 1568 e 1590), con copertura in argento realizzata tra 2011 e 2012 in occasione del millenario della Basilica Cattedrale dall'argentiere Francesco Puletti di Sansepolcro.
  • Sulla controfacciata sono collocate due sculture in terracotta invetriata di scuola robbiana del XVI secolo raffiguranti i santi Benedetto abate e Biagio vescovo.
  • All'inizio della navata destra, Madonna con Bambino (1385), affresco di scuola romagnola.
  • Al primo altare a destra, Incredulità di San Tommaso di Santi di Tito (1576-77).
  • Segue l'affresco raffigurante la Crocifissione di Bartolomeo della Gatta (1486)
  • Al secondo altare a destra, Adorazione dei pastori di Durante Alberti.
  • L'altare di fondo della navata destra è l'unico rimasto di quelli in stile barocco; si apre sulla parte superiore entro il campanile dal quale prende luce mediante una piccola cupola decorata in stucco con la gloria di san Pio V. All'interno, Madonna della Misericordia, di Raffaello Schiaminossi (sec. XVII).
  • Sull'altar maggiore è collocato il polittico della Resurrezione, opera senese del XIV secolo realizzata da Niccolò di Segna attorno al 1348.
  • Sul lato sinistro del presbiterio, sotto la cassa che regge le canne dell'organo, è collocato un paliotto in legno del XVI secolo raffigurante i Misteri del Rosario.
  • Particolare interesse riveste il cosiddetto Volto Santo, conservato nella cappella sinistra del presbiterio, crocifisso ligneo forse di età carolingia, con policromia del XII secolo, di provenienza orientale, oggetto di particolare venerazione.
  • Nella cappella del Volto Santo si conserva inoltre la tomba del vescovo Pompeo Ghezzi, chiusa da un'artistica lastra in marmo realizzata nel 1982.
  • Presso la porta della sacrestia è collocato un tabernacolo di scuola robbiana del XVI secolo, attribuito dalla critica ad Andrea della Robbia.
  • Lungo la navata sinistra, Ascensione di Cristo di Pietro Vannucci detto il Perugino
  • Monumento sepolcrale dell'abate Simone Graziani, degli inizi del XVI sec. (post 1509.
  • Resurrezione di Gesù, di Raffaellino dal Colle (XVI secolo).
  • All'ultimo altare uscendo, Crocifissione con santi, di Romano Alberti (XVII secolo).

Opere conservate in sacrestia:

  • Crocifisso, in legno policromo del sec. XVI attribuito all'ambito degli Alberti di Sansepolcro;
  • Strage degli innocenti, olio su tela di Federico Zoi, del XVII secolo;
  • San Romualdo, attribuito ad Antonio Zoi, del XVII secolo, proveniente dall'Orfanotrofio Schianteschi;
  • lunette con i santi Egidio e Arcano, copia di originale seicentesco eseguita da Corrado Comanducci nel 1915.
Opere d'arte non più presenti
  • Battesimo di Cristo di Piero della Francesca, venduto nel 1858 e oggi a Londra (National Gallery).
  • Madonna di prete Martino, celebre raffigurazione della Sedes Sapientiae risalente all'anno 1199 e oggetto di una diffusa devozione nel medioevo; ancora esposta alla pubblica venerazione nel 1629, nel 1887 si trova sul mercato antiquario e attualmente si trova al Bode Museum di Berlino[14].
  • Crocifisso del secolo XII, individuato da Alessio Monciatti in una collezione privata di Roma nel 2007 e messo in relazione con quello del Monastero di Santa Maria a Rosano.[15].
  • Trinità e santi Andrea Apostolo, Maria Maddalena e Cristina, di Durante Alberti; attualmente a Firenze in una collezione privata, è stata esposta nella Cattedrale in occasione delle celebrazioni del millenario nell'anno 2012.
  • Deposizione, copia della più celebre opera di Rosso Fiorentino, attualmente collocata nella chiesa cittadina di San Lorenzo dove si conserva anche l'originale.
  • Crocifissione, olio su tavola di Vincenzo Chialli del 1828, oggi collocata nella chiesa cittadina di San Lorenzo.
  • Statuette raffiguranti i santi Egidio e Arcano, trafugate dalla cappella di San Leonardo nel 1971.

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Più organi a canne si sono susseguiti nel corso dei secoli. Abbiamo notizie sull'esistenza di un primo strumento sulla cantoria sinistra (dove attualmente si trova il corpo del Grand'Organo dell'organo Tamburini), successivamente un nuovo strumento fu costruito e posizionato su di una balaustra, o cantoria, sopra al portone centrale, sprovvista di coro. Vi si accedeva tramite una scala a chiocciola, visibile ancor'oggi dalla sua antica porta di ingresso dietro al portone della navata sinistra. Dalla collaborazione con Benedetto Schiaminosse, appartenente a una famiglia di organari di Sansepolcro, la cui attività si svolgeva prevalentemente fra lo Stato della Chiesa, il Granducato di Toscana, i Ducati di Ferrara e di Urbino, e il Regno di Napoli, l'organaro ferrarese Baldassarre Malamini nel biennio 1565-67 realizzò l'organo del Duomo.

Dal 1942 sulle due cantorie contrapposte ai lati del presbiterio, si trova l'organo a canne Tamburini opus 241. Le due facciate dei corpi d'organo sono in stile ceciliano. La realizzazione del nuovo organo della Cattedrale fu voluta fortemente da mons. Pompeo Ghezzi, beneamato Vescovo di Sansepolcro.

Lo strumento è a trasmissione elettro-pneumatica, con consolle indipendente avente due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note; le singole canne sono circa 2550, distribuite tra 29 registri.

Dopo anni di mancati lavori manutentivi, l'organo della Cattedrale è stato sottoposto, nei primi mesi del 2015, ad un massiccio intervento conservativo, ad opera della Ditta Claudio Anselmi Tamburini, sotto la guida dell'organista Lorenzo Tosi.

Dal 2012 organista titolare dell'organo monumentale della basilica cattedrale di San Giovanni Evangelista è Lorenzo Tosi.

Di seguito, la sua disposizione fonica:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno grave 3 file
Ripieno acuto 5 file
Flauto 8'
Dulciana 8'
Tromba 8'
Voce umana 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Eufonio 8'
Bordone 8'
Salicionale 8'
Gamba 8'
Fugara 4'
Flauto 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Ripieno 5 file
Oboe 8'
Voce corale 8'
Concerto di Viole 4 file
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Subbasso 16'
Basso 8'
Bordone 8'
Violoncello 8'
Ottava 4'
Tromba 16'

Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile a base quadrata, che oggi domina la vallata, è il risultato della ricostruzione della prima torre campanaria crollata a causa del terremoto del 25 dicembre 1352. La struttura nella sua interezza misura 40 metri circa in altezza (23 i metri di corda). La cella campanaria accoglie 5 campane, in ordine:

I. Campanone (Sol3), dedicata a San Giovanni Evangelista, a cui è intitolata la Cattedrale, fusa nel 1455. Ha un diametro di 97,7 cm e uno spessore di 7,6 cm. Pesa circa 12 quintali.

II. Ventitré (Sib3), è stata fusa più volte, la prima nel 1610, poi nel 1630 ed infine nel 1732. Ha un diametro di 81 cm e uno spessore di 5,8 cm. Pesa 3,93 quintali.

III. Mortina (Si3 calante - La#3), deve il suo nome al fatto che è suonata per i funerali; fusa nel 1695. Ha un diametro di 75,6 cm e uno spessore di 5,7 cm. Pesa 3,47 quintali.

IV. Ave Maria (Do4), il suo nome è ripreso dal momento in cui suonata, nell'ora dell'Ave Maria, la sera; fusa nel 1302. Ha un diametro di 75,6 cm e uno spessore di 5,4 cm. Pesa 2,83 quintali.

V. Cennino (Re4),si chiama così perché è suonata come ultimo richiamo per la messa; fusa nel 1619. Ha un diametro di 64 cm circa e uno spessore di 5 cm. Pesa 2 quintali e mezzo circa.

Il campanile è visitabile e l'Associazione dei Campanari di Sansepolcro suona le campane quotidianamente e in occasione delle Messe celebrate in Cattedrale; nelle solennità le campane vengono suonate "a doppio", con il Campanone "a bicchiere" e la Ventitré e l'Ave Maria, ad accordo direttamente dalla cella campanaria

Il Palazzo Vescovile[modifica | modifica wikitesto]

A fianco della Basilica Cattedrale sorge il Palazzo Vescovile, antica abbazia. Al piano terreno, interessanti gli affreschi del chiostro (inizi sec. XVI), con scene della vita di san Benedetto. Nel vano d'ingresso sono state collocate nell'anno 2008 tre epigrafi con i nomi degli abati di Sansepolcro (1013-1520), dei vescovi di Sansepolcro (1520-1986) e dei vescovi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro (dal 1986). Nel chiostro si apre anche la cappella detta "Monacato", che contiene la sepoltura di Piero della Francesca (morto il 12 ottobre 1492). Al primo piano, oltre agli uffici della Curia Vescovile e dell'Istituto Diocesano Sostentamento Clero, hanno sede l'Archivio Vescovile (con documenti dei secoli XI-XX) e la Biblioteca Vescovile, ricca di oltre 20.000 volumi, il cui allestimento si deve a mons. Ercole Agnoletti, che lo curò personalmente e lo completò nel 1991. L'archivio raccoglie i documenti dell'antica abbazia camaldolese (secc. XI-XVI), quelli della diocesi di Sansepolcro (secc. XVI-XX) e del capitolo della Cattedrale (secc. XVI-XX), delle abbazie di Bagno di Romagna e di Galeata (secc. XVI-XVIII) e dell'arcipretura di Sestino (secc. XVI-XVIII).

Nel salone - riammodernato nel 2012 - si conservano i ritratti di alcuni vescovi di Sansepolcro, tra i quali quelli di Galeotto Graziani (1520-1523), Roberto Costaguti (1778-1818), Pompeo Ghezzi (1912-1953), Domenico Bornigia (1954-1963) e Giovanni D'Ascenzi (1983-1986). L'11 dicembre 1966 si riunì nel salone del Palazzo Vescovile il primo consiglio pastorale diocesano di Sansepolcro, tra i primi organismi di partecipazione laicale alla vita diocesana creati in Italia dopo il Concilio Vaticano II.

Tra la quadreria si segnalano anche il ritratto del concittadino Antonio Maria Graziani, vescovo di Amelia e letterato (secc. XVI-XVII), una Madonna con il Bambino e san Giovannino della cerchia di Raffaellino del Colle (sec. XVI) e una Madonna in trono con il Bambino e santi di Vincenzo Chialli (sec. XIX).

Il Lapidario[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 marzo 2012 è stato inaugurato il Lapidario, collocato nella parte terminale del corridoio settentrionale del chiostro, verso Via delle Campane, nel quale è stato esposto il materiale lapideo raccolto una ventina di anni prima per iniziativa di mons. Ercole Agnoletti. Questi i materiali raccolti, di seguito disposti secondo l'ordine cronologico:

  • Secolo XVI: iscrizione sepolcrale di Pietro Gallo eremita (1520?), già murata nel corridoio tra la cattedrale e il chiostro, presso l'ingresso laterale della chiesa a sinistra di basso di chi entra; iscrizione commemorativa della visita di papa Clemente VII al monastero di Santa Chiara fuori le mura, già detto di Santa Maria della Strada (1532 novembre 28); lapide riportante la consacrazione della nuova chiesa di Santa Chiara entro le mura (1578 aprile 6); iscrizione onoraria di Luigi Graziani, viaggiatore in Europa, Africa e Asia.
  • Secolo XVII: iscrizione sepolcrale dei fratelli Francesco (m. 1596) e Bernardino (m. 1601) Pichi, del 1610; iscrizione onoraria di Alessandro Borghi vescovo di Sansepolcro (1598-1605), del 1621; iscrizione sepolcrale di Francesco di Alberto (m. 1646), ingegnere militare e cugino dei più noti pittori Giovanni e Cherubino Alberti; iscrizione sepolcrale di Remiglio Migliorati (m. 1650), medico e filosofo, del 1652; iscrizione sepolcrale di Laura Carsughi (1673), moglie di Pompeo Sergiuliani.
  • Secolo XVIII: iscrizione memoriale della donazione di Gerolamo Leoni e di Giovanni Battista Franceschini per l'erezione del seminario diocesano, del 1710.
  • Secolo XIX: iscrizione onoraria di Annibale Tommasi vescovo di Sansepolcro (1820-1845), del 1820; iscrizione memoriale della traslazione dei resti mortali del venerabile Ippolito Betti (1727-1801) dalla soppressa chiesa dei Minori Osservanti alla cappella di San Leonardo, del 1900.

Inoltre, sono esposti vari materiali lapidei provenienti dalla cattedrale, tra cui un frammento del fonte battesimale trecentesco, rinvenuto nel 1980 in occasione dei lavori di collocazione del battistero ove attualmente si trova, e frammenti di capitelli e altre decorazioni di varie epoche tra i secoli XI e XVI[16].

Lo stesso giorno, inoltre, presso il pozzo del chiostro del vescovado è stata scoperta la seguente epigrafe commemorativa del millenario:

LA TRADIZIONE VUOLE
CHE L'ACQUA DI QUESTO POZZO
DISSETASSE I SANTI PELLEGRINI
ARCANO ED EGIDIO
E CHE QUI SI MANIFESTASSE LORO
IL DISEGNO DIVINO DA CUI EBBE ORIGINE
LA CHIESA E LA CITTÀ
ANNO DEL MILLENARIO 2012
IL COMITATO PER LE CELEBRAZIONI

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/buccio_(Dizionario-Biografico)/ URL consultato il 18-01-2015
  2. ^ A. Pincelli, La chiesa di San Giovanni Evangelista, da Abbazia a Cattedrale di Sansepolcro: vicende costruttive dalle origini al 1770, in Il duomo di Sansepolcro, 1012-2012: una storia millenaria di arte e fede, a cura di L. Fornasari, Sansepolcro, Aboca, 2012, pp. 37-57
  3. ^ Cfr. J. R. Banker, The Culture of San Sepolcro during the Youth of Piero della Francesca, An Arbor, The University of Michigan Press, 2003
  4. ^ Cfr. anche E. Agnoletti, Sansepolcro nel periodo degli abati (1012-1521), Città di Castello, AC Grafiche, 1976.
  5. ^ Archivio di Stato di Firenze, Camaldoli Appendice, 24, cc. 274r e 277rv.
  6. ^ Nominato dal commissario del monastero e vicario generale del priore di Camaldoli il 12 agosto 1338, entra in carica il 27 agosto 1338 (Firenze, Archivio di Stato, Camaldoli Appendice, 24, cc.276v-277r).
  7. ^ Firenze, Archivio di Stato, Notarile antecosimiano, 7130, c. 5082r.
  8. ^ Il concetto è stato evidenziato da A. Czortek, La presenza camaldolese in Umbria nei secoli XII-XIII, in Camaldoli e l'ordine camaldolese dalle origini alla fine del XV secolo. Atti del convegno (Camaldoli 2012), a cura di C. Caby - P. Licciardello, Cesena, Centro Storico Benedettino Italiano, 2014, pp. 313-350, in rete all'indirizzo https://www.academia.edu/13146113/La_presenza_camaldolese_in_Umbria_nei_secoli_XII-XIII_in_Camaldoli_e_lordine_camaldolese_dalle_origini_alla_fine_del_XV_secolo._Atti_del_convegno_Camaldoli_2012_a_cura_di_C._Caby_-_P._Licciardello_Cesena_Centro_Storico_Benedettino_Italiano_2014_pp._313-350.
  9. ^ A. Czortek, Chiese e monasteri dipendenti dall'abbazia di Sansepolcro (repertorio per i secoli XI-XIV), in Monastica et humanistica. Scritti in onore di Gregorio Penco O.S.B., a cura di F. G. B. Trolese, Cesena, Badia di Santa Maria del Monte, 2003, I, pp. 95-125
  10. ^ A. Pincelli, La chiesa di San Giovanni Evangelista, da Abbazia a Cattedrale di Sansepolcro: vicende costruttive dalle origini al 1770, in Il duomo di Sansepolcro, 1012-2012: una storia millenaria di arte e fede, a cura di L. Fornasari, Sansepolcro, Aboca, 2012, pp. 58-66.
  11. ^ Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, Congregazione del Concilio, Relationes Diocesium, 158A, cc. 36r-39v Relazione del vescovo Giovanni Gualtieri del 13 gennaio 1619.
  12. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  13. ^ Toscana Oggi URL consultato il 05-09-2012
  14. ^ , S. Nocentini, La Madonna di prete Martino. Una partenza senza ritorno: da Sansepolcro a Berlino, in Mater Amabilis. Madonne medievali delle Diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro, Firenze, Maschietto Editore, p. 21.
  15. ^ A. Monciatti,Vestigia per la più antica storia pittorica dell'abbazia di Sansepolcro, in Una Gerusalemme sul Tevere. L'abbazia e il "Burgus Santi Sepulcri" (secoli X-XV). Atti del convegno (Sansepolcro 2012), a cura di M. Bassetti – A. Czortek – E. Menestò, Spoleto, CISAM, 2013, pp. 323-348
  16. ^ A. Czortek, Il Lapidario della Cattedrale di Sansepolcro, in «Pagine altotiberine», 47, 2012, pp. 196-198.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • P. Licciardello, Le visite pastorali all'abbazia di Sansepolcro nel Duecento, in «Archivio Storico Italiano», 171/1, 2013, pp. 35–82.
  • Una Gerusalemme sul Tevere. L'abbazia e il «Burgus Sancti Sepulcri» (secoli X-XV). Atti del convegno storico internazionale di studio (Sansepolcro 2012), a cura di M. Bassetti – A. Czortek – E. Menestò, Spoleto, Cisam, 2013.
  • A. Di Lorenzo - C. Martelli - M Mazzalupi, La Badia di Sansepolcro nel Quattrocento, Selci-Lama, Editrice Pliniana, 2012.
  • Il duomo di Sansepolcro, 1012-2012: una storia millenaria di arte e fede, a cura di L. Fornasari, Sansepolcro, Aboca, 2012.
  • A. Czortek, Un'abbazia, un comune: Sansepolcro nei secoli XI-XIII, Città di Castello, Tibergraph Editrice, 1997.
  • E. Agnoletti, La Cattedrale di Sansepolcro illustrata, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1976.
  • E. Agnoletti, I Vescovi di Sansepolcro (note di archivio), I-IV, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1972-1975.
  • V. Carini, Breve guida storico-artistica della Cattedrale di S. Sepolcro, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1943.
  • I. Ricci, L'abbazia camaldolese e la cattedrale di S. Sepolcro, Sansepolcro, Tipografia Boncompagni, 1943.
  • M. Salmi, Il Duomo di Sansepolcro, in «Atti e memorie della R. Accademia Petrarca», 32-33, 1942.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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