Cirsium erisithales

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Cardo zampa d'Orso
Cirsium erisithales ENBLA01.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Cirsium
Specie C. erisithales
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Cirsium erisithales
(Jacq.) Scop., 1769
Nomi comuni

Cardo montano
Cirsio giallo
Scardaccione
Cirsio vischioso

Il cardo zampa d'orso (nome scientifico Cirsium erisithales (Jacq.) Giovanni Antonio Scopoli 1769) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Cirsium) deriva dalla parola greca kirsos = varice; da questa radice deriva poi la denominazione Kirsion, un vocabolo che sembra servisse ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia. Da kirsion in tempi moderni il botanico francese Tournefort (1656 - 708) derivò il nome Cirsium dell'attuale genere.[1][2]
Il nome italiano “cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente da Nikolaus Joseph von Jacquin (1727 - 1817)) medico, chimico e botanico olandese, perfezionato successivamente dal medico e naturalista italiano Giovanni Antonio Scopoli (Cavalese, 3 giugno 1723 – Pavia, 8 maggio 1788) nella pubblicazione ”Anni Historico-Naturales” del 1769.[3]
Il nome specifico (erisithales) può derivare dal greco ”Erithales” dato a una pianta indicata da Plinio, ma probabilmente non la stessa che ora indichiamo noi; oppure deriva dal verbo ”eryomai” (= difendere).[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Gli individui di questa specie si distinguono bene nel loro ambiente in quanto sono molto alti (da 50 a 180 cm e oltre) e quindi dominano le altre forme arboree. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo e con fusto allungato ed eretto con poche foglie (non cespuglioso).

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Radici secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: la parte sottoterra del fusto consiste in un rizoma strisciante.
  • Parte epigea: la parte aerea è slanciata, scarsamente ramosa e termina in un caratteristico capolino pendulo; il fusto è striato e irto di peli patenti e nella parte terminale è quasi nudo (privo di foglie) e lievemente glutinoso.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie sono profondamente divise (pennatopartite o pennatosette) in circa 10-14 segmenti appuntiti (dentato – lobati) per lato e leggermente spinosi o cigliato – spinulosi sul margine. La disposizione delle foglie lungo il fusto è alterna e opposta. La consistenza della lamina è soffice ed è colorata di verde pallido. Le foglie cauline sono amplessicauli. Dimensione delle foglie: quelle basali sono lunghe da 3 a 5 dm, i segmenti sono larghi 2 cm e lunghi 5 – 7 cm; quelle superiori sono progressivamente più ridotte.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'infiorescenza si presenta con uno o più capolini (da 1 a 4) terminali e penduli (reclinati verso il basso e nutanti) su un lungo peduncolo. L'involucro è piriforme ed è circondato da squame: quelle inferiori sono lanceolate; quelle superiori lineari. Le squame non sono spinose. Dimensione dei capolini: diametro 2 – 3 cm. Dimensione dell'involucro: 18 mm di diametro per 15 mm di lunghezza. Dimensioni delle squame inferiori: 2 – 2,5 mm di larghezza per 6 – 7 mm di lunghezza. Dimensione delle squame superiori: 1,5 mm di larghezza per 15 – 18 mm di lunghezza;

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (con quattro verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: la corolla è di colore giallo paglierino. Dimensione della corolla 15 mm. Dimensioni medie delle varie parti della corolla: lunghezza del tubo 6 mm; lunghezza della gola 4 mm; lunghezza dei lobi 5 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e papillosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta).
  • Gineceo l'ovario è infero; gli stigmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla). La superficie stigmatica è posta all'interno degli stigmi.[6]
  • Fioritura: da (giugno) luglio ad agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

Il frutto è un achenio sormontato da un pappo. Il pappo è formato da molte file di peli barbosi tutti uniti alla base. Dimensione del pappo piumoso 15 cm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama). Gli insetti sono del tipo farfalle diurne e notturne (lepidotteri, falene e coleotteri) e api.
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[3])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[3]

Formazione : delle comunità delle macro- e megaforbie terrestri
Classe : Mulgedio-Aconitetea
Ordine : Calamagrostietalia villosae
Alleanza : Arunco-Petasition

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Cirsium erisithales (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[8] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[9]). Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
Il genere Cirsium spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate scabre).
Il genere Cirsium appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae.[10].
Il numero cromosomico di C. erisithales è: 2n = 34.[11]
Il basionimo della specie è: Carduus erisithales Jacq., 1762.[3]

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

La vasta diffusione della pianta è la frequentazione degli stessi habitat con altre specie dello stesso genere dà luogo a diverse ibridazioni. Ibridi frequenti si possono individuare con la specie (abbastanza simile) Cirsium oleraceum e con la specie Cirsium spinosissimum; ma anche con altre specie come: Cirsium palustre, Cirsium acaule, Cirsium pannonicum, Cirsium heterophyllum, Cirsium alsophilum, Cirsium carniolicum.[4]
Di seguito un elenco degli ibridi del “Cardo zampa d'Orso” (l'elenco può non essere completo):[12]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Carduus erisithales Jacq.
  • Carduus hybridus Steud.
  • Cirsium glutinosum Lam. (1779)
  • Cirsium ochroleucum DC. in Lam. & DC. (1805)
  • Cirsium scopolianum Sch.Bip. ex Nyman
  • Cnicus divaricatus Kit. ex Jáv. (1926)
  • Cnicus ochroleucus (All.) Schleich.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

I Cirsium con infiorescenza gialla o giallastra, presenti sul territorio italiano, sono in tutto cinque. A parte il Cirsium spinosissimum, qui vengono descritti gli altri quattro:[4]

  • Cirsium bertolonii Sprengel - Cardo di Bertoloni: è una pianta alta 2 – 5 dm; tutta la pianta è fortemente spinosa per spine rigide e robuste; l'infiorescenza si compone di diversi capolini in disposizione lassa; le foglie bratteali non sono superate dei capolini; in Italia si trova solo al centro degli Appennini dai 1200 ai 2000 m s.l.m..
  • Cirsium carniolicum Scop. - Cardo della Carniola: è una pianta alta 6 – 12 dm; le foglie non sono lobate in modo vistoso; le spine sono molli o poco pungenti (solo le squame esterne dell'involucro sono spinose); nella parte alta del fusto sono presenti dei peli rossastri; è presente soprattutto nelle Alpi del nord-est.
  • Cirsium spinosissimus (L.) Scop. - Cardo spinosissimo: è una pianta alta 2 – 5 dm; tutta la pianta è fortemente spinosa per spine rigide e robuste; l'infiorescenza si compone di capolini in fascetti terminali superati dalle foglie bratteali; le foglie sono ben lobate con forti spine pungenti; è presente solo al nord dell'Italia.
  • Cirsium oleraceum (L.) Scop. - Cardo giallastro: è una pianta alta 5 – 15 dm; le foglie hanno i lobi ben distanziati; le infiorescenze si compongono di due o più capolini avvolti da una foglia bratteale ovata di colore verde-giallastro; è presente al nord e al centro dell'Italia.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Cardo zampa d'orso in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Klebrige Kratzdistel
  • (FR) Cirse érisithalès
  • (EN) Yellow thistle

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 26 febbraio 2012.
  2. ^ Motta 1960, Vol. 1 - pag. 617.
  3. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 584.
  4. ^ a b c Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 161.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  6. ^ Judd 2007, pag. 523.
  7. ^ Conti et al. 2005, pag. 78.
  8. ^ Judd 2007, pag. 520.
  9. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  10. ^ Funk Susanna 2009.
  11. ^ Tropicos Database, su tropicos.org. URL consultato il 22 marzo 2012.
  12. ^ Index synonymique de la flore de France, su www2.dijon.inra.fr. URL consultato il 19 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 1º luglio 2011).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 132, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, p. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, p. 161, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 584.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 78, ISBN 88-7621-458-5.

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