Cirsium pannonicum

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Cardo serretta
Cirsium pannonicum ENBLA01.jpg
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Genere Cirsium
Specie C. pannonicum
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Carduoideae
Tribù Cardueae
Sottotribù Carduinae
Nomenclatura binomiale
Cirsium pannonicum
(L.f.) Link, 1822
Nomi comuni

Cirsio pannonico

Il cardo sarretta (nome scientifico Cirsium pannonicum (L.f.) Link, 1822) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (cirsium) deriva dalla parola greca kirsos = varice; da questa radice deriva poi la denominazione Kirsion, un vocabolo che sembra servisse ad identificare una pianta usata per curare questo tipo di malattia. Da kirsion in tempi moderni il botanico francese Tournefort (1656 - 708) derivò il nome Cirsium dell'attuale genere.[1][2]
Il nome italiano “cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante. Tra i generi che vengono chiamati direttamente “cardo”, oppure hanno una o più specie che comunemente si chiamano con questo nome citiamo: Carduus, Carduncellus, Carlina, Centaurea, Cnicus, Cynara, Echinops, Galactites, Jurinea, Onopordum, Scolymus, Silybum, Tyrimnus, tutti della famiglia delle Asteraceae. Ma anche in altre famiglie abbiamo dei generi con delle specie che volgarmente vengono chiamate “cardi” : il genere Eryngium della famiglia delle Apiaceae o il genere Dipsacus della famiglia delle Dipsacaceae.
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente dal naturalista svedese Carl von Linné jr. (20 gennaio 1741 – 1º novembre 1783) e perfezionato successivamente dal biologo, botanico e naturalista tedesco Johann Heinrich Friedrich Link (Hildesheim, 2 febbraio 1767 – Berlino, 1º gennaio 1851) nella pubblicazione ”Enumeratio plantarum horti regii botanici Berolinensis altera. Berlin” del 1822.[3]
Il nome specifico (pannonicum = dalla Pannonia) deriva dalle zone dei primi ritrovamenti di questo fiore.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La pianta è del tipo erbaceo - perenne e può raggiungere un'altezza di 40 – 80 cm. La forma biologica della specie è emicriptofita scaposa (H scap); sono piante perennanti per mezzo di gemme poste al suolo e con fusto allungato ed eretto con poche foglie (non cespuglioso).

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

  • Parte ipogea: è del tipo a rizoma obliquo.
  • Parte epigea: consiste in un fusto eretto, a sezione angolosa e ragnateloso nella parte alta (più o meno glabrescente).

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Foglia
Località: Villa Prima, Limana (BL), 350 m s.l.m. – 23/05/2009

Praticamente sono presenti solo foglie basali a forma lineare - spatolata con la base decorrente lungo il fusto per 1 – 2 cm; il margine fogliare è finemente dentellato, mentre la superficie superiore è provvista di setole mentre quella inferiore ha una pelosità grigio - tomentosa. Quelle cauline sono molto ridotte e spesso assenti; terminano comunque con un apice acuminato. Dimensione delle foglie: quelle basali sono larghe 2 cm e lunghe 15 – 18 cm; quelle cauline sono larghe 0,7 cm e lunghe 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

Involucro con le squame
Località: Villa Prima, Limana (BL), 350 m s.l.m. – 23/05/2009

L'infiorescenza è composta da capolini isolati al termine di lunghi rami afilli (nudi senza foglie). I fiori sono racchiusi in un involucro a forma ovale ricoperti da squame (quelle superiori terminano assottigliate in una punta acuta). Dimensione del capolino : 8 – 30 mm di diametro; dimensione dell'involucro: larghezza 8 mm; lunghezza 13 mm. Dimensioni delle squame: quelle inferiori sono larghe 2 mm e lunghe 3 mm; quelle superiori sono larghe 1,5 mm e lunghe 12 mm. All'interno dell'involucro un ricettacolo fa da base ai fiori.

Fiori[modifica | modifica wikitesto]

Capolino con fiori tubulosi

I fiori del capolino sono tutti tubulosi (il tipo ligulato, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono inoltre ermafroditi, tetraciclici (calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi).

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[5]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti al minimo (una coroncina di scaglie).
  • Corolla: il colore della corolla è rosso vinoso; è lunga 14 – 20 mm; ha la forma tubolare con 5 lobi. Dimensioni medie delle varie parti della corolla: lunghezza del tubo 6 – 9 mm; lunghezza della gola 5 – 7 mm; lunghezza dei lobi 3 – 5 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 ed hanno dei filamenti liberi e papillosi che possiedono la particolarità di compiere dei movimenti per liberare il polline. Le antere sono caudate alla base (hanno una coda corta).
  • Gineceo: l'ovario è infero; gli stigmi sono glabri (hanno un ciuffo di peli solo all'apice dello stilo che sporge rispetto alla corolla). La superficie stigmatica è posta all'interno degli stigmi.[6]
  • Fioritura: da maggio ad agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono dei brevi acheni sormontati da un pappo composto da setole piumose disposte in più file riunite alla base. Lunghezza del pappo: 12 mm.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[7] – Distribuzione alpina[8])

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[8]

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe: Festuco-Brometea
Ordine: Festucetalia valesiacae
Alleanza: Cirsio-Brachypodion

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza del Cirsium pannonicum (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[9] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[10]). Al genere Cirsium sono assegnate numerose specie (da 100 a 200 secondo i vari autori), una quarantina delle quali appartengono alla flora spontanea italiana.
Il genere Cirsium spesso viene botanicamente “confuso” con altri generi come quello del Carduus o Cnicus (e di altri ancora). Le specie del primo genere ad esempio sono molto simili a quelle del Cirsium, anche se una certa distinzione è possibile servendosi dell'aspetto del pappo (in Cirsium è formato da setole piumose; mentre in Carduus è composto da pagliette denticolate scabre).
Il genere Cirsium appartiene alla tribù delle Cardueae (da alcuni autori indicata come Cynareae), tribù che il Sistema Cronquist assegna alla sottofamiglia Cichorioideae e che invece la classificazione APG colloca nella sottofamiglia Carduoideae.[11].
Il numero cromosomico di Cirsium pannonicum è 2n=34.[12]
Il basionimo per questa specie è: Carduus pannonicus L.f., 1782
Sandro Pignatti nella sua ”Flora d'Italia” segnala una varietà nel modenese e nelle Marche: Cirsium pannonicum var. glomeratum (l'infiorescenza è formata da 2 – 5 capolini riuniti all'apice del fusto). Varietà che però non è più stata confermata in seguito e inserita nelle più recenti checklist della flora spontanea italiana.

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'elenco seguente sono indicati alcuni ibridi interspecifici:[3]

  • Cirsium × smirnovii Gubanov - Ibrido con Cirsium heterophyllum (L.) Hill
  • Cirsium × kornhuberi Heimerl, 1885 - Ibrido con Cirsium rivulare (Jacq.) All.
  • Cirsium pannonicumi × oleraceum L.

Foto ibrido pannonicum x eleraceum[modifica | modifica wikitesto]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

La specie “Cardo sarretta”, in altri testi, può essere chiamata con nomi diversi. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[13]

  • Carduus pannonicus L.f., 1782
  • Carduus serratuloides Jacq.
  • Cirsium canum subsp. pannonicum (L. f.) Stoj. & Stef.
  • Cirsium dollinerii Sch.Bip. ex Hausm.
  • Cirsium pseudo-canum Schur
  • Cirsium serratuloides Scop.
  • Cirsium subsagittatum Schur
  • Cirsium pseudo-oleraceum Schur
  • Cirsium zugazae Losa & P.Monts.
  • Cnicus pannonicus (L.f.) Vest
  • Cnicus pannonicus Host

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

  • Cirsium heterophyllus (L.) Hill - Cirsio falso elenio: è un po' meno alto con capolini più grandi e piriformi, le foglie non sono decorrenti e le spine sono nulle o deboli.
  • Cirsium canum (L.) All., 1785 - Cirsio canuto: solo le foglie inferiori sono decorrenti; la lamina è più o meno lobata; le squame dell'involucro all'apice sono allungate; le fibre radicali sono ingrossate a fuso.
  • Cirsium monspessulanum (L.) Hill - Cirsio di Montpellier: la lamina delle foglie è intera con bordi vistosamente dentati e provvisti di lunghe spine e superficie glabra. L'infiorescenza si presenta con capolini isolati e nudi.
  • Cirsium arvense (L.) Scop. - Cirsio dei campi: il portamento è più ramoso con molto capolini più piccoli. La corolla è violaceo-pallida e il lembo (parte del fiore tubuloso corrispondente grossomodo alle fauci più le 5 lacinie terminali) è più lungo del tubo basale.

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Cirsio pannonico in altre lingue viene chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Ungarische Kratzdistel
  • (FR) Cirse de Hongrie

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 26 febbraio 2012.
  2. ^ Motta 1960, Vol. 1 - pag. 617.
  3. ^ a b The International Plant Names Index, su ipni.org. URL consultato il 18 febbraio 2012.
  4. ^ Botanical names, su calflora.net. URL consultato il 18 febbraio 2012.
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica, su dipbot.unict.it. URL consultato il 20 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 14 maggio 2011).
  6. ^ Judd 2007, pag. 523.
  7. ^ Conti et al. 2005, pag. 78.
  8. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 588.
  9. ^ Judd 2007, pag. 520.
  10. ^ Strasburger 2007, pag. 858.
  11. ^ Funk Susanna 2009.
  12. ^ Bureš P. et al, Pollen viability and natural hybridization of Central European species of Cirsium (PDF), in Preslia 2010; 82: 391–422.
  13. ^ Global Compositae Checklist, su compositae.landcareresearch.co.nz. URL consultato il 18 febbraio 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae (PDF), in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 132, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 1, 1960, p. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, p. 160, ISBN 88-506-2449-2.
  • D.Aeschimann, K.Lauber, D.M.Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 588.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F.Conti, G. Abbate, A.Alessandrini, C.Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, p. 78, ISBN 88-7621-458-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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