Chiese scomparse di Palmi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'attuale Chiesa di Sant'Elia che sorge sulla sommità del Monte Sant'Elia di Palmi, vedi Chiesa di Sant'Elia (Palmi).

1leftarrow blue.svgVoce principale: Palmi.

Nel passato a Palmi, nel centro urbano e "fuori le mura", sorgevano luoghi di culto cattolici dei quali oggi non ne rimangono più gli edifici, ma vi è la traccia nelle memorie storiche e nei verbali delle Sante Visite dei Vescovi o dei parroci del tempo.

Chiesa di San Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giorgio, con annesso romitorio, sorgeva probabilmente sull'omonima collina[1], ubicata a sud-est di Palmi. La poco estesa contrada, detta appunto di San Giorgio, veniva attraversata dalla strada che anticamente collegava Palmi a Seminara, ed era la più frequentata per il transito tra i due centri abitati. Della "chiesa di San Giorgio di Palmi" («San Georgium de Palmis cum pertinentiis et terris suis»)[2] ne fa notizia Ruggero I di Sicilia, divenuto nel 1081 conte di Calabria, che la donò con i fondi appartenuti alla distrutta Tauriana alla Chiesa di Santa Maria e dei XII apostoli di Bagnara Calabra, fondata nello stesso anno in cui divenne conte. Tra l'altro il documento è il più antico atto ufficiale nel quale viene citata e menzionata la città di Palmi. Venne citata, tra le chiese "fuori le mura", da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3].

Chiesa di San Michele[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Michele di Vitica, con annesso romitorio, doveva essere collocata alle pendici del monte Sant'Elia, poiché attualmente li vi sorge una contrada denominata Sambiceli (termine dialettale che corrisponde al nome di San Michele) ed è contigua ad un'altra contrada, più estesa e più interna, chiamata appunto Vitica[1]. La chiesa è menzionata da Ruggero I di Sicilia, divenuto nel 1081 conte di Calabria, che dispose fin dallo stesso anno la fondazione a Bagnara Calabra della Chiesa di Santa Maria e dei XII apostoli, alla quale donò fondi appartenenti alla distrutta Tauriana e la chiesa di "San Michele di Vitica" («S. Michaelem de Bitica cum terris et pertinentiis suis»)[2].

[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Giovanni Teologo sorgeva, nel XV secolo, nei pressi dell'odierna Taureana di Palmi. Notizie della chiesa riportano che fosse amministrata da un abate dipendente dal papa[4] e che, nel 1431, papa Eugenio IV concesse al rettore della chiesa la rendita della vicina chiesa di san Fantino, caduta in abbandono[5], ed unificò il titolo delle due chiese[4] dando alla chiesa di San Giovanni Teologo il titolo di «chiesa dei SS. Fantino e Giovanni Teologo»[4]. In seguito, a causa della distruzione ad opera dei saraceni, venne lasciata in stato d'abbandono anche la chiesa di san Giovanni[4].

Chiesa del Santissimo Salvatore[modifica | modifica wikitesto]

La Chiesa di Jesu Christi Salvatoris destò meraviglia per la sua imponenza a monsignor Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, nella sua visita ex limina, del 25 ottobre 1586, ai luoghi di culto della città. Tale chiesa, ben arredata, sorgeva nel rione omonimo il quale «era contiguo alle mura di Palme» e, al suo interno, aveva sede una Confraternita del Santissimo Salvatore[6]. Nel verbale della Santa Visita del vescovo la chiesa[7] figurava interamente dipinta e decorata con scene del Vecchio Testamento e del Nuovo Testamento[8]. Oltre all'altare maggiore, sul quale vi era un grande quadro in tavola con l'immagine del Salvatore, della Madonna e di San Giovanni Battista[9], vi erano gli altari dedicati a Santa Lucia[10] ed alla Madonna con i misteri del rosario[11], a cura dell'omonima congregazione, con sede anch'essa all'interno della chiesa. Difatti a Palmi la "Confraternita del Salterio o della Corona", sotto l'invocazione della Beata Maria Vergine del Rosario, fu istituita nella chiesa del Santo Salvatore, approvata da Roma e confermata nell'anno 1580[12].

Chiesa di Sant'Elia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Elia e di Santa Maria della Pietà[13], sorgeva nella zona in cui, a tutt'oggi, vi è una strada che ne porta lo stesso nome, cioè la via Sant'Elia. Di questa chiesa resta pure la documentazione negli atti della Cassa Sacra, nelle deliberazioni comunali e nelle stampe dell'epoca. Venne citata da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3]. Fu ricostruita, dopo la distruzione del terremoto del 1783, nel 1785 dal maestro Giuseppe Repace e precisamente nell'orto chiamato la Bazzea (o Abbazzea), che corrisponde al quartiere cittadino che si estende dai pressi dell'edificio scolastico del Liceo Classico "Nicola Pizi" fino ai Canali. Alterne vicende subì la chiesa, poiché nel tempo fu anche adibita a teatro, nonostante le proibizioni deliberate dal comune di Palmi e dalla Sottoprefettura a tutela del luogo sacro. Tuttavia la stampa del tempo illustrò e recensì gli spettacoli, prosa e lirica, che vi si tenevano. Anche per la precarietà dei locali, la stessa stampa del tempo auspicò la costruzione di un autentico teatro, aspirazione poi realizzata nel 1893 con l'inaugurazione del teatro comunale "Nicola Antonio Manfroce". La chiesa, realizzata in pietra e calce, era lunga circa 20,80 metri, larga 7,80 metri ed alta 6,24 metri. Inoltre, come era in uso nel passato, al suo interno vi erano sepolture.

Chiesa di San Sebastiano[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Sebastiano era ubicata nella zona sud di piazza dei Canali, odierna piazza Lo Sardo, accostata alle mura del palazzo della famiglia Grassi che ivi sorgeva fino al XVIII secolo. Anche la chiesetta dedicata a San Sebastiano era di proprietà della stessa famiglia Grassi. Al suo interno vi era un'ampia tomba, ricoperta da una lapide con lo stemma di famiglia e una iscrizione. Questa lapide in seguito fu spostata, dal padre spirituale canonico Cotronei, nel pavimento della Chiesa Oratorio della Congregazione del Santo Rosario[14]. La chiesa, non consacrata, fu visitata nel 1586 da monsignor Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, il quale annotò che aveva un atrio che dava all'esterno, che era pavimentata in pietra, che aveva un solo altare ed era poveramente arredata. Sotto il pavimento vi erano altre sepolture oltre a quella della famiglia proprietaria. Venne citata, tra le chiese "dentro le mura", da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3].

Chiesetta dello Spirito Santo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta dello Spirito Santo sorgeva nei pressi della collina, a tutt'oggi, porta lo stesso nome. Venne ispezionata, durante una Santa Visita, nel 1707 dal vescovo della Diocesi di Mileto monsignor Domenico Antonio Bernardini, il quale ne redasse un verbale. Venne citata, tra le chiese "fuori le mura", da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3].

Chiesa del Purgatorio[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa del Purgatorio sorgeva, nel XVIII secolo, dentro le mura cittadine. Venne citata da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3]. Fu distrutta probabilmente dal terremoto del 1783.

Chiesa di San Leonardo[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Leonardo è citata nella visita ex limina a Palmi di monsignor Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, del 26 ottobre 1586[15], in quanto lo stesso ebbe modo di elencare tutte gli edifici di culto e le congreghe presenti in quel momento storico in città[16]. Venne citata, tra le chiese "fuori le mura", anche da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3]. Fino agli anni quaranta del XX secolo, ancora esisteva la piccola cappella dedicata a San Leonardo[non chiaro], nell'omonima contrada posta lungo la Strada statale 18 Tirrena Inferiore ed i binari delle Ferrovie della Calabria. Oggi non rimane, a testimonianza del luogo di culto, che una piccola icona nel prospetto della casetta di quella che fu l'antica cappella.

Chiesa di Santa Maria dell'Uccellatore[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santa Maria dell'Uccellatore.

La chiesa di Santa Maria dell'Uccellatore, chiamata anche chiesa di Santa Maria di Ceratolli, era ubicata nella zona cittadina denominata Santa Maria o Affaccio.[17] Sorse probabilmente nel XVI secolo e, distrutta dal terremoto del 1783, fu visibile nelle sue rovine fino alla fine del XIX secolo.[18]

Chiesetta di San Filippo Neri[modifica | modifica wikitesto]

La chiesetta di San Filippo Neri sorgeva, nel XVIII secolo, dentro le mura cittadine. Venne citata da don Bruno Trifiletti, arciprete della parrocchia di San Nicola, in un memoriale del 1740 redatto per l'elevazione della chiesa Madre a Collegiata[3]. Nella metà del XIX secolo, risulta che veniva regolarmente celebrata, ogni anno il 26 maggio, una festa dedicata a San Filippo Neri[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Antonio De Salvo, "Notizie su Metauria e Tauriana" pag. 99.
  2. ^ a b De Salvo, pag. 24.
  3. ^ a b c d e f g De Salvo, pag. 237.
  4. ^ a b c d De Salvo, pagg. 148-149.
  5. ^ Nel XV secolo, per l'esiguo numero di monaci basiliani che vi vivevano, il convento di San Fantino cadde in abbandono. Difatti lo stato di abbandono in cui versava il convento in quel tempo, è attestato in una relazione di Attanasio Calceopulo sulla sua visita ai monasteri greci di Calabria, compiuta nel 1457-1458. Nella relazione Attanasio Calceopulo riportò di aver visitato il monastero di Sancti Infantini, che era circondato di spine e ridotto in rovine. Il rettore della chiesa di san Giovanni si rivolse a papa Martino V chiedendo l'abolizione del convento di San Fantino e la rendita di quest'ultima.
  6. ^ I procuratori della confraternita, che nell'altare maggiore aveva la propria sede, da una bolla concessa nell'anno 1502 avevano l'obbligo di pagare ogni anno mezzo rotolo di cera al vescovo di Mileto.
  7. ^ Retta dal sacerdote Cesare Lazaro, con entrate annuali di 7,80 ducati da sei censi su due case, tre vigne ed un lascito non specificato. Nella chiesa, pavimentata, c'erano le sepolture, l'acquasantiera, le campane «sonanti» e le serrature con le relative chiavi.
  8. ^ Era «tutta intempiata figurata pintata et dipinta con il testamento vecchio et nuovo attorno a detta intempiatura».
  9. ^ Sull'altare maggiore, anch'esso consacrato, stava «un quadro in tavola grande con l'Imagine del Salvatore della Mad(onna) S(antissi)ma et di San Gio(vanne) batt(ist)a». L'altare era ornato con tre tovaglie, due candelieri, e l'avantaltare di damasco incarnato figurato. La messa era officiata ogni mercoledì ed ogni domenica. L'arredamento sacro comprendeva nove tovaglie d'altare, un calice con la coppa e la patena d'argento dorato, due avantaltare rossi, uno di damasco ed uno di panno, una croce di legno dorata col velo di damasco rosso, due pianete di tela ed una gialla di damasco con la croce di raso rosso, due camici con gli amitti ed i cingoli, due stole e due manipoli e due campanelle.
  10. ^ «con l'Imagine pinta al muro» della santa. Tre tovaglie, i candelieri, e l'avantaltare di damasco rosso formavano il corredo di quest'altare, nel quale si celebrava ogni lunedì e venerdì la messa con i 3,00 ducati del legato testamentario della defunta donna Fiorenza e donna Perna Laporta.
  11. ^ vi era «un quadro della Madonna S(antissi)ma con li misterij del Rosario con colonne a(c)canto fatte di stucco pintate». L'altare, non consacrato, era ornato con tre tovaglie e due candelieri, due angeli di legno dorati, ed un avantaltare di damasco bianco. I sacri arredi comprendevano undici tovaglie d'altare, due candelieri grandi ed un lamiere di bronzo, una pianeta di damasco bianco ed un'altra di tela, due camici con gli amitti ed i cingoli e le stole ed i manipoli, un velo per coprire il quadro, ed un messale vecchio. La rendita era di 4,70 ducati provenienti da tre censi che corrispondevano a tre terreni.
  12. ^ De Salvo, pag. 200.
  13. ^ Nome completo: Chiesa economale di Sant'Elia e di Santa Maria della Pietà di questa Città di Palme.
  14. ^ De Salvo, pag. 231.
  15. ^ Le chiese di Palmi nel 1586, Antonio Tripodi Archiviato il 17 settembre 2013 in Internet Archive.
  16. ^ La chiesa era «fuori alle vigne alla via di Gioija», e non era consacrata oltre ad essere sprovvista sia di rendite che di beni stabili oltreché di arredi sacri. La officiava «per ordine della bona memoria del vescovo Gianmario d'Alexandris» il sacerdote Scipione Solano di Palmi. Il vescovo Del Tufo ordinò di arredare, entro un mese, l'altare della chiesa.
  17. ^ De Salvo, pag. 151.
  18. ^ De Salvo, pag. 230.
  19. ^ Guardata, pag. 36.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • Domenico Guardata, Memorie sulla Città e territorio di Palme 1850-1858, Palmi, 1858.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]