Storia di Palmi

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1leftarrow.pngVoce principale: Palmi.

Palmi
Popolo fondatore Tauriani
Anno fondazione 951 d.C.
Stati Impero Bizantino (951-1061)

Ducato di Calabria (1061-1130)
Regno di Sicilia (1130-1302)
Regno di Napoli (1302-1646)
Repubblica Napoletana (1646-1947)
Regno di Napoli (1647-1799)
Repubblica Partenopea (1799)
Regno di Napoli (1799-1815)
Regno delle Due Sicilie (1815-1860)
Regno d'Italia (1860-1946)
Repubblica Italiana (dal 1946 ad oggi)

« Colà, fra gelsi, gli olivi, ed altri alberi fruttiferi, e hortaglie divien vaga Palmi, con la piazza in quadro perfetto, colma di botteghe, col Teatro per le Comedie »
(abate Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, 1693[1])

Prima della metà del X secolo Palmi non esisteva, ma è da ritenersi che alcune case coloniche, appartenenti alla vicina città di Tauriana, si dovessero trovare sparse per l'allora contrada De Palmis, così chiamata a causa delle numerose palme che ivi crescevano spontaneamente[2].

Non è da escludere, però, che già in precedenza la città di Palmi potesse esistere in quanto, nel VI secolo, Cassiodoro in una lettera indirizzata ad Anastasio ("cancellaro" della Bruzia e della Lucania), elogiò un vino chiamato «Palmaziano» ed argomentò che questo nome derivasse da quello di un territorio anche se, successivamente, i glossatori ritennero che fosse riferito non ad un territorio, ma alla sua eccellente superiorità[3].

Il territorio prima di Palmi[modifica | modifica sorgente]

Età del Bronzo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grotta della Pietrosa e Parco Archeologico dei Tauriani.

Il territorio comunale fu abitato fin dall'Età del bronzo, come testimoniato dai rinvenimenti ottenuti negli scavi condotti, dal 1991, nella Grotta della Pietrosa.[4] Difatti i reperti rinvenuti sono ceramiche, principalmente della fase tarda dell'età del Bronzo, che provano di come la zona fosse abitata in quel periodo. Altri reperti invece sono interpretabili come importazioni dell'area egea. Ciò porta a pensare che le coste tirreniche calabresi rientrassero nelle rotte del commercio miceneo.[4] Sempre dell'Età del Bronzo sono databili anche i resti delle capanne di un villaggio, attivo per circa mille anni, e localizzati a Taureana di Palmi.[5]

Tauriana[modifica | modifica sorgente]

Una strada romana che collegava Tauriana con la via Popilia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tauriana e Diocesi di Tauriana.

In epoca antica, nel territorio comunale di Palmi sorgeva una città chiamata Tauriana, che costituiva l'estremo nord della chora di Rhegion.[6] Sulla fondazione della città, alcune leggende narrano di una possibile colonizzazione achea dell'area.[7] La città è segnalata anche in atti ufficiali di età successiva, quando Tito Livio asserisce che, nel 212 a.C., in occasione della guerra annibalica, «in Bruttiis» vi fu il passaggio dei Taureani, unitamente ai Cosentini, «sotto la protezione di Roma».[8] Anche Catone narra dell'esistenza del popolo dei Tauriani, dando un'indicazione della zona in cui vi era il loro territorio. Il confine con quello di Rhegion era dato dal fiume "Pecoli"[9] e, secondo alcuni archeologi, questo passo catoniano darebbe una base storica alla leggenda sui legami di Tauriana con gli achei.[10]

Tabula Peutingeriana: Segmentum VI; rappresentazione dell'estremità meridionale della Calabria e dello Stretto, con evidenziata Tauriana

Di una «città dei Tauriani» scrivono inoltre Pomponio Mela[11] e Plinio il Vecchio[12] nel I secolo d.C.. Quest'ultimo la definisce come «Tauroentum oppidum». L'Anonimo Ravennate cita, per l'età tardo antica, Tauriana tra le città collocate «vicino lo stretto che divide la Sicilia e l'Italia».[13] Anche la Tavola Peutingeriana, nel segmento VI, riporta l'esistenza della città di Tauriana in età imperiale.

Attorno al III-IV secolo la città divenne sede vescovile.[14] In età bizantina, all'interno del Thema di Calabria, Tauriana ricadeva nell'area della "Turma delle Saline".[15]

Negli anni intorno al 590, Tauriana fu preda di scorrerie longobarde provenienti dal ducato di Benevento[16] e, nei secoli successivi, si verificarono scorrerie saracene. Tra il VII secolo e l'VIII secolo Tauriana risultò già gravemente danneggiata o dai saraceni d'Africa o dai longobardi.[17] Oltre questo, sono le poche le notizie che ci sono pervenute sulla vita della città. Quel poco che sappiamo è dovuto al bios della vita di san Fantino il Vecchio, nativo di Tauriana, scritto nell'VIII secolo da Pietro, vescovo della diocesi.[18]

Il resto del territorio in età antica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto Oreste e Grotte di Pignarelle.

Nella zona di Tauriana, tra l'altro, vi era più a sud un luogo frequentato e molto noto fin dal primo secolo dell'era cristiana, anch'esso citato da Plinio il Vecchio, che lo chiama con il nome di Portus Orestis.[19] Gabriele Barrio lo riconobbe nella zona di Rovaglioso, però non vi furono ruderi ne altro che potessero attestare l'esistenza di una città in tempi remoti. Pertanto, nei primi secoli dell'era cristiana, non dovette esistere che qualche villaggio il quale, forse transitoriamente tra il V secolo ed il VI secolo, godette di una residenza vescovile.[20] Difatti vi sono storiografi che affermano che la città di Porto Oreste fosse un'antichissima sede vescovile.

Inoltre, nel periodo compreso tra il VI secolo e l'VIII secolo, quando numerosi monaci bizantini scelsero la Calabria in conseguenza delle persecuzioni iconoclaste proclamate da papa Leone III e dall'occupazione della Sicilia da parte dei saraceni, venne realizzato, nell'attuale contrada Pignarelle, un insediamento rupestre di impronta monastica bizantina. Le grotte furono costruite dagli stessi monaci scavando nell'arenaria[21] e sono rappresentate da alcune cavità, delle quali quella situata al centro di tutto il complesso è denominata "basilica".

Altre notizie riguardano il monte Sant'Elia, allora chiamato Salinas.[22][23] Difatti, già da prima del X secolo, la montagna era rinomata per l'esistenza di alcuni conventi di monaci basiliani.[24] Uno di questi venne fondato, nell'anno 884, da Elia di Enna e le cronache riportano che nella chiesa del monastero vi venne sepolto in seguito anche san Filarete, che passò nel convento gran parte della sua vita.[25]

La nascita di Palmi[modifica | modifica sorgente]

La distruzione di Tauriana[modifica | modifica sorgente]

Nel 951 l'emiro di Palermo Abū l-Qāsim al-Hasan, per il mancato tributo dovutogli dai bizantini a cui apparteneva la parte estrema dell'Italia meridionale, spedì agguerrite milizie decise ad occupare la Calabria. Chiesto aiuto al califfo d'Africa, questi mandò prontamente Farag Mohadded con un esercito di agareni ed una numerosa armata. Pertanto espugnata Reggio Calabria, l'esercito percorse tutto il versante meridionale della Calabria apportando ovunque devastazioni, saccheggi ed eccidi. I taurianensi intanto, saputo della venuta dei saraceni, pensarono di salvarsi altrove poiché nella loro città non potevano apprestarsi ad una valida difesa essendo la stessa sguarnita di mura, scarsa di popolazione ed in gran parte ancora rovinata dalle precedenti incursioni. Per questo furono costretti a rifugiarsi nei più vicini castelli e forti ed abbandonare la nativa Tauriana. La quale fu, infatti, assalita da una turba di agareni, mori e cartaginesi che, non trovando abbondante bottino, la distrussero interamente devastando tutto il territorio circostante.[26] La parte dei taurianensi dedita ai traffici ed alle arti marinaresche, trovandosi a disagio nei paesi interni, prescelse a stabile dimora il luogo eminente della parte alta della costiera, tra il monte Aulinas ed il fiume Metaurus, cioè sulle alture di Porto Oreste nella contrada De Palmis. Per tradizione, il villaggio che vi edificarono, si suppone che corrisponda all'odierno rione Cittadella.[27]

XI secolo[modifica | modifica sorgente]

Ruggero I

Nell'XI secolo Seminara era rimasta la sola città a sorgere non lontano dal mare, pertanto cominciò ad esercitare la sua giurisdizione su vaste e spopolate contrade, tra le quali quelle che andavano formandosi nel territorio dell'antica Tauriana; perciò il villaggio De Palmis dipese da essa.[28]

Nel 1061 Ruggero I di Sicilia divenne conte di Calabria e dispose, fin dallo stesso anno, la fondazione a Vagnara della "Chiesa di Santa Maria e dei XII apostoli", alla quale donò i fondi appartenenti alla distrutta Tauriana, oltre alle chiese di San Michele di Vitica[29] e di San Giorgio di Palmi[30]. Nel 1081 il conte istituì il vescovado di Mileto trasferendovi quello della distrutta Vibona e, nell'anno 1086, le aggiunse il territorio della distrutta ed abbandonata diocesi di Tauriana, essendone rimasta vuota la sede.[31] Le aggregazioni di Vibona e Tauriana alla sede di Mileto furono convalidate da papa Urbano II nel 1093 con la bolla Potestas ligandi e, dal quel momento, il territorio palmese fece parte della diocesi di Mileto[32].

XII secolo[modifica | modifica sorgente]

Anche se l'aggregazione nel 1086 della diocesi di Tauriana a quella di Mileto venne giustificata con il fatto che la città fosse stata devastata un secolo prima, e che la cattedra vescovile fosse vacante da lungo tempo, ciò non sembra corrispondere esattamente al vero, poiché risulterebbe che si officiava regolarmente nella cattedrale di Tauriana ancora negli anni 1112-1113.[33]

Nel XII secolo alcuni monaci basiliani ricostruirono le abbazie di Sant'Elia lo Juniore, sul monte Aulinas, e di San Fantino, vicino all'antica Tauriana. Ruggero II di Sicilia sottopose i due luoghi di culto, nel 1134, all'archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina. Nel monastero del monte Aulinas si narra che vi erano custodite le spoglie di Elia di Enna.[34]

Nell'anno 1169 un terribile terremoto cagionò immense rovine ed un grande numero di morti in Calabria, ma non quanti ne provocò quello del 1184.[35]

XIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Dai primi tempi della dominazione normanna, fino al principio del XIII secolo, non vi sono altre notizie pervenute sulla città, ma solamente notizie sulle vicende che accompagnarono conventi di Sant'Elia lo Juniore e di San Fantino.[36] Si presume però che, come il villaggio di Palmae prese incremento, ciò ebbe a destare l'ambizione su di essa dei feudatari dei castelli o delle terre vicine; per questo al tempo della dominazione angioina, la città cominciò ad essere soggetta a qualche feudatario.

Il 5 aprile del 1230 vi fu un gran terremoto che distrusse in parte Reggio Calabria e tutte le terre vicine ad essa.[35]

XIV secolo[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1310 ed il 1311 alcuni documenti riportano l'esistenza a Palmae di una chiesa di San Nicola, della quale era cappellano un certo presbitero di nome Bartolomeo.[37] Le dimensioni dell'abitato nel Trecento dovevano essere contenute, dato che la chiesa di San Nicola era l'unica esistente. Inoltre il villaggio non era munito di mura difensive, poiché all'epoca non era usato l'appellativo di castrum o castellum. La mancanza del toponimo motta inoltre fa presupporre che si estendeva in piano.[37]

Nel 1333, nella lista dei baroni di Calabria, figurò un certo Jacobus De Roto di Seminara come utile signore della città. Pare che, tale De Roto, non solo esercitasse il dominio di utile signore ma che avesse, dal governo angioino, l'incarico di stare con gente armata in guardia per le costiere da eventuali approdi nemici.

XV secolo[modifica | modifica sorgente]

Ferdinando II di Aragona

Palmae, che verso la fine del XV secolo era diventato invece un villaggio piuttosto notevole, seguì certamente le sorti di Seminara, di cui era casale con Sant'Anna, Strangi[38], Sant'Opolo[39] e Pesolo.[40] Già nel 1466 il paesaggio circostante l'abitato era caratterizzato da olivi, e le notizie risalenti all'epoca riportano di come l'economia cittadina fosse legata alla produzione dell'olio, oltreché di citragnulj (arance amare), orti e vigne. Non vi sono disegni o dipinti della Palmae del XV secolo, ma la storia della Calabria dell'epoca lascia presupporre che l'abitato fosse costituito dalle case con la chiesa che dominava il borgo medievale. Attorno al centro sorgevano mulini e sul mare la tonnara per la pesca del pesce spada.[37]

In questo secolo, per l'esiguo numero di monaci basiliani che vi vivevano, il convento di San Fantino cadde in abbandono e pertanto le sue rendite passarono, tramite concessione fatta da papa Eugenio IV nel 1431, alla vicina chiesa di San Giovanni Teologo che cambiò titolo in «chiesa dei SS. Fantino e Giovanni Teologo». In seguito, a causa della distruzione ad opera dei saraceni, anche quest'ultima venne lasciata in stato d'abbandono.

Si rifugiò a Palmae, nel 1495, il re Ferdinando II di Aragona dopo aver subito una sconfitta a Seminara contro le truppe del generale Robert Stuart d'Aubigny. Lo stesso re, per opporsi al tentativo francese di annessione del Regno di Napoli, aveva organizzato una guerra contro le suddette truppe inviando, nel 1494, Gonzalo Fernández de Córdoba che si era distinto in precedenza nella presa di Granada.[41]

Sempre nel 1495 Carlo Spinelli, altre volte detto Jacopo, divenne conte della città di Seminara e quindi feudatario anche di Palmae.[42]

XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

L'ascesa di Palmi[modifica | modifica sorgente]

Agli inizi del secolo la città, che veniva chiamata Parma[43] o Palma[44], pur essendo soggetta ancora a Seminara, incrementò la sua importanza attirando tutti i traffici marittimi che si esercitavano lungo la riviera da Scyllaeum e Vagnara a Nicotra, utilizzando come scali la Marina di Pietrenere e la Marina di Palmi. Gli abitanti di Palma, quasi tutti marinai, con le loro feluche tenevano i commerci che arrivarono fino a Napoli ed in pochi anni i suoi territori, fertili di ogni prodotto, giunsero ad esportare in notevole abbondanza olio d'oliva, vino, cereali, seta ed in minor quantità lana, pelli, cera, miele ed altri prodotti. Lo sviluppo del commercio e delle industrie permise alla popolazione di godere di un periodo di benessere e di ricchezza. Per questo, dai monti e dai paesi vicini, immigrarono a Palma molte persone. Pertanto la terra di Seminara, nel periodo di Carlo Spinelli, contava sia una ricca e popolosa città[45] sia la città più commerciale e più importante del litorale[46]. Poiché il feudatario Carlo Spinelli comprese subito che Palma, per la salubrità dell'aria, la fertilità del territorio e, ancor di più, per la sua vicinanza al mare, era capace di divenire un importante centro per l'industria e commercio, si dedicò perché diventasse emporio commerciale di tutta la regione e le accordò la sua «speciale protezione»[42].

Nel 1509 Palma, come tutta quanta la Calabria, fu colpita da violenti terremoti. Tant'è che le cronache del tempo riportano che la città di Reggio Calabria andò totalmente distrutta[47].

In quegli anni il benessere delle coste calabresi attirò spesso i pirati turchi e algerini che, fin dall'inizio del XVI secolo, invasero e saccheggiarono le terre del versante occidentale della Calabria. Nel caso di Palma, i pirati arrivavano nottetempo fin sotto il Monte Sant'Elia e si nascondevano negli anfratti rocciosi restando in attesa, fino alle prime luci dell'alba, per attaccare i navigatori depredandoli e uccidendoli. Nonostante ciò il traffico non diminuì, ma si svolse per mezzo di piccole barche, sempre di giorno, e dopo aver cautamente esplorato le coste[48].

Il 20 luglio 1533 passò alla storia cittadina in quanto, durante i festeggiamenti della Madonna del Soccorso, avvenne un evento definito come «il miracolo di Palmi».[49]

Nel 1548, alla morte di Carlo Spinelli, divenne feudatario di Palma il figlio Pietro Antonio Spinelli, che succedette alla guida della contea di Seminara.[42]

La distruzione e riedificazione[modifica | modifica sorgente]

Raffigurazione dell'ammiraglio turco Dragut.

Nel 1549 avvenne la distruzione di Palma ad opera del corsaro turco Dragut Rais. Il romitorio di basiliani dedicato a sant'Elia profeta, che sorgeva sopra il monte Salinas, fu l'unica chiesa che scampò alle rovine delle incursioni saracene[50]. Nel 1552 il conte Pietro Antonio Spinelli fece riedificare la chiesa di San Fantino, dedicandola a Maria Santissima dell'Alto Mare ed istituendola quale jus patronato della sua famiglia, in forza della bolla del 29 settembre 1542 pubblicata da papa Paolo III[42].

A seguito di tale devastazione, il duca di Seminara Carlo II Spinelli, che era diventato feudatario della città nel 1555[42] alla morte del padre Pietro Antonio, decise di riedificare la terra di Palma e di fortificarla costituendole, con Gioja, l'emporio di ogni commercio. La città, ricostruita nello stesso luogo ove era ubicata prima della devastazione di Dragut, assunse una forma rettangolare e fu circondata da mura (ben alte) ai cui estremi sorsero quattro imponenti torri anch'esse quadrate e attaccate alle mura di cinta[51]. Risale anche a questo periodo la costruzione delle due torri di guardia costiera. Di esse, una fu detta "Torre di San Francesco" ed era ubicata in località ancora oggi detta appunto "Torre"; l'altra, costruita presso la Chiesa di San Fantino, fu detta "Torre di Pietrenere" dal nome della marina sottostante. La data impressa sulla Torre di Pietrenere (1565), è da ritenersi quale data probabile della riedificazione di Palma, ad opera del duca Spinelli, e dell'istituzione del fedecommesso per il suo casato.

A seguito della ricostruzione fortificata dalla città, lo Spinelli coniò una medaglia commemorativa dell'evento. Questa medaglia rappresenta la più antica iconografia di Palmi[52]. Inoltre i cittadini chiamarono la città fortificata con il nome di "Carlopoli", in segno di riconoscenza per il feudatario. Pertanto, dal 1567, sono evidenziabili, nella toponomastica cittadina, il termine oppidum (cioè "fortificata") ed il nome di "Palma nunc Carlopolis". Quest'ultimo termine fa pensare che la nuova città fortificata di Carlopoli sorse accanto al vecchio centro abitato di Palma[53].

La medaglia di fondazione di Carlopoli. Nel recto il profilo di Carlo Spinelli, nel verso il rilievo della città in prospettiva.

Negli anni seguenti gli abitanti della città, stimati in 508 famiglie, erano già tornati alla vita ordinaria, tanto che avvenne l'immigrazione di popolazione dai due centri vicini di Seminara e Gioja.

Anche dopo la fortificazione della città continuarono le scorrerie dei turchi sulla costa palmese. In una di queste, sbarcando nuovamente i pirati alla Marina di Palmi, i corsari si accamparono in gran numero per il gran caldo presso la Fontana dell'acqua degli ulivi. Disarmati, furono assaltati dai cittadini di Palma che, con molto impeto, ne uccisero un gran numero e quei pochi che trovarono salvezza ripresero di nuovo la strada del mare. Il loro capo cadde al suolo ferito ed i cittadini lo raggiunsero e lo uccisero sdraiato su di una pietra. Troncatogli il capo, lo portarono in trionfo nel paese sulla punta di un'asta. Fino al XIX secolo era ancora visibile la pietra su cui venne ucciso, che fu chiamata la "pietra del drago" (abbreviazione di Dragut). Difatti i cittadini di Palma, nell'uccidere il capo di quella tornata di pirati turchi, credettero di aver ucciso il famoso e feroce Dragut Rais[54].

Alla morte di Carlo II, nel 1572, divenne feudatario di Palma il suo primogenito Scipione Spinelli, che gli succedette nell'eredità del ducato di Seminara[42].

La donazione del Sacro Capello[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacro Capello e Varia di Palmi.

Nel giugno del 1575 scoppiò a Messina un'epidemia di peste che durò circa trent'anni anni, procurando la morte di oltre 40.000 persone. Il morbo fu portato da levante dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571) ed in breve tempo si propagò anche a Reggio Calabria e nelle altre coste della Calabria[55], tra cui Palma (anche se in modo minore). I cittadini di Palma accolsero quanti fuggirono dalla città peloritana ed inoltre, tramite i suoi marinai, mandarono aiuti tramite generi di vitto e olio[56]. Superata la calamità la città di Messina, in segno di riconoscenza verso la cittadina calabrese, con delibera del Senato cittadino volle donare alle autorità ecclesiali di Palma uno dei capelli della Madonna che furono portati nella città siciliana nell'anno 42 unitamente ad una lettera di benedizione e di protezione da parte della madre di Cristo[57]. Da quel momento, anche nel popolo palmese, cominciò la venerazione verso la Madonna appellata col titolo "della Sacra Lettera". Inoltre, sul modello di Messina, si realizzò un enorme carro votivo per rappresentare e festeggiare l'Assunzione di Maria[58].

Il riscatto dal dominio feudale[modifica | modifica sorgente]

Feudatari di Palmi

Di seguito viene proposto l'elenco cronologico dei feudatari di Palmi a partire dal XVI secolo:

Palmi casale di Seminara

Palmi Universitas libera

In quegli anni il feudatario Scipione Spinelli, per le sue intemperanze e per le prodigalità usate, si caricò di tanti debiti e, per soddisfarli, non bastarono le sue rendite. Pertanto nel 1578 trattò per vendere l'intero feudo (formato dalla terra di Seminara con i casali di Palma e Sant'Anna) al Principe di Scilla e duca di Bagnara Calabra don Fabrizio Ruffo per 100.000 ducati. Appena venuti a conoscenza del fatto, gli abitanti dei tre centri s'indignarono dell'accaduto svolto a loro insaputa (reputando di essendo stati trattati come abbietti vassalli) e, contrari al passaggio ad un ulteriore feudatario noto per le sue prepotenze, si riunirono in parlamento presso la chiesa di San Marco a Seminara per decidere di far valere il diritto di prelazione e riscattarsi con 100.000 ducati per «servire al pagamento dei debiti del duca Scipione Spinelli». In tale parlamento, i più facoltosi offrirono una tantum fino al raggiungimento della cifra che serviva per passare al Demanio regio (l'universitas di Seminara e Sant'Anna per 75.000 ducati e l'universitas di Palmi per 25.000 ducati). Pertanto Seminara ed i suoi casali chiesero la protezione e la ottennero, ed il prezzo pagato fu depositato presso i pubblici banchieri Calamazza e Pontecorbi[59]. Seminara ed i suoi casali, sottrattisi al dominio feudale e ritornati sotto il Demanio regio, vennero retti da un governatore di regia nomina[60].

Intanto, al vecchio toponimo di Palma, si andava sostituendo il nuovo nome di Palme[61].

Particolarmente importante fu la visita ex limina a Palme di mons. Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, nel 1586, in quanto ebbe modo di elencare tutte gli edifici di culto e le congreghe presenti in quel momento storico in città. Tra le chiese visitate vi erano la parrocchiale di San Nicola e le chiese di San Rocco, di Santa Maria di Loreto (fuori della terra di Palme), del Santissimo Salvatore, di San Sebastiano, della Madonna del Soccorso e di San Leonardo. Tra le congreghe vi erano quella dedicate al Santissimo Salvatore, a San Nicola, Madonna del Rosario ed a San Rocco[62].

Nel censimento del 1595, la popolazione di Palme contava 617 famiglie[63].

XVII secolo[modifica | modifica sorgente]

Il 3 febbraio 1624 in Calabria vi fu un violento terremoto, che si ripeté nell'aprile del 1626[64].

L'indipendenza da Seminara[modifica | modifica sorgente]

Verso l'inizio del XVII secolo, si notò nel casale di Palme un ulteriore aumento cospicuo delle industrie e dei commerci. Il benessere che si godeva nel paese aveva inoltre attirato molta gente che dai paesi vicini veniva a stabilirsi a Palme. La terra di Seminara, che mal sopportava l'incremento del suo casale, cercò con ogni mezzo di ostacolarne lo sviluppo e continuò la vendita dei beni feudali degli Spinelli avuti con il passaggio al Demanio regio. Nel 1592, per tale compera, nella liquidazione fatta dalla Regia Camera della Sommaria circa i debiti che la terra di Seminara aveva per causa del demanio (90.250 ducati), l'universitas di Palme fu posta espressamente in collazione per il pagamento e dovette assegnare le sue gabelle, le quali venivano affittate ogni anno per 3.478 ducati. Tali gabelle furono impiegate per un periodo di 36 anni (dal 1592 al 1628) quando essendosi formato lo "Stato di Palme" dal reggente Tappia, rapportandosi le rendite di dette gabelle, ascese a 3.630 ducati, si disse che in quell'anno erano state restituite alla universitas, che prima stavano assegnate per l'estinzione del debito del demanio. E inoltre, avendo i cittadini corrisposto ducati 20.000 in supplemento del prezzo del demanio, quelli non furono solamente corrisposti da cittadini di Seminara, come l'universitas ha assunto, ma da duecento cittadini tanto di Seminara che dei casali, come fu dichiarato dai loro Procuratori nel 1578 in Regia Camera della Sommaria[65].

Per questo, gli abitanti di Palme, tennero parlamento nel 1632 e decisero di domandare la separazione da Seminara, con il risarcimento dei danni e degli interessi subiti per i beni feudatali venduti, e richiedettero di passare alle dipendenze principe di Cariati[66].

La reazione di Seminara fu dura, perché oltre a perdere la supremazia e la giurisdizione sul territorio di Palme, tale scelta avrebbe creato un danno economico. La decisione del popolo di Palme rimase ferma e, per troncare la controversia, Seminara cedette nel 1634, con pubblico istrumento, la sua giurisdizione alla Regia Corte, cioè in beneficio del serenissimo re Filippo IV di Spagna seppur con molte riserve e condizioni. I corpi giurisdizionali che Palme si riserbò di sua appartenenza, e che le furono concessi da Filippo IV (definitivamente nell'anno 1636), furono quelli di balivo, dogana e caiapania[67].

L'avvento del marchese Andrea Concublet[modifica | modifica sorgente]

Dopo molte vicissitudini della città, ed avendo il Regio erario difficoltà economiche, nel 1636 la terra di Palme fu venduta dalla Regia Corte, per 28.000 ducati, alla famiglia Concublet, marchesi di Arena. Il nuovo feudatario di Palme Francesco Concublet[42], invece di esercitare il diritto di "utile signore", incrementò il commercio e le industrie e, per questo, la città divenne una delle migliori terre della provincia[68].

L'ampliamento della città oltre le mura, a partire dal XVII secolo

Verso la fine di gennaio del 1638, avvennero nella zona alcuni terremoti, però di minore forza rispetto a quello dello che vi fu il 27 marzo dello stesso anno, che ridusse in rovine la Calabria. Tali scosse durarono fino a giugno, rovinando 180 città e causando circa 19.000 morti. L'anno seguente seguirono altri terremoti, ma più leggeri, fino a registrare un altro terremoto violento il 19 giugno 1640[69].

Alla morte del marchese Francesco Concublet, avvenuta nel 1648, gli subentrò Domenico Concublet che restò marchese di Arena e feudatario di Palme fino al 1661[42]. In quell'anno divenne marchese di Arena e nuovo feudatario della città di Palme Andrea Conclublet[42].

La città di Palme, fino ad oltre la metà del XVII secolo, era ancora circondata di mura ed il marchese di Arena Andrea Concublet teneva ancora le torri munite con alcuni cannoni. Però la città continuò ad aumentare di popolazione e pertanto, trovandosi in uno spazio troppo angusto, una parte di essa fu costretta a edificare le proprie abitazioni al di fuori delle mura. Fu lateralmente alle due porte di levante, e nei luoghi vicini ad esse, che l'abitato prese a estendersi. Per questo, sotto l'assenso del feudatario, questa parte delle mura di cinta fu diroccata, e da qui la città si estese notevolmente, tanto che in breve tempo si formarono i rioni "Lo Salvatore"[70], "La Murarella" (o più comunemente chiamato "Li Canali"[71] e "San Nicola".[72].

In questo periodo vi furono delle controversie tra il marchese Andrea Concublet e Scipione II, principe di Cariati e duca di Seminara, a causa dei confini non determinati tra il territorio di Palme e quello Seminara. La popolazione di Palme, per difendere il marchese a cui era devota, difese il proprio territorio «con l'arma in mano, e più di una volta con sangue e strage»[73].

Lo sviluppo commerciale[modifica | modifica sorgente]

All'epidemia di peste, che avvenne del 1656, seguirono anni di carestia ed in ogni luogo venne fatta incetta di cereali e altri generi alimentari a prezzi elevati e, per questo, andò crescendo l'importanza economica di Palme, dato che il marchese di Arena aveva costruito grandi magazzini di deposito e di rivendita di grano, cereali ed altri prodotti. Con il mercato, che si teneva tutti i lunedì, giovedì e venerdì, venivano richiamati un gran numero di forestieri. Man mano il mercato diventò giornaliero, commerciando non solo grano ma anche altre mercanzie, però il commercio avveniva solamente tra palmesi e forestieri e non tra forestieri stessi, in quanto tali scambi avrebbero costituito una "fiera ossia mercato", cioè un privilegio che toccava alla sola Seminara, avendolo ottenuto nel 1420 dalla regina Giovanna II di Napoli[74].

Andrea Concublet istituì, nel 1662, pure in Palme l'uso della "fiera ossia mercato", cercando di avvilire le industrie di Seminara e creando concorrenza sui prezzi e derrate. I mercanti che venivano a vendere grani, erano di Monteleone, Nicotera, Mileto, Pizzo e Rosarno e per arrivare dovevano percorrere la strada che conduceva al passo del Petrace (zona "Ponte vecchio" da cui poi la strada si biforcava per Seminara o per Palme) ed in quel luogo, il marchese di Arena, li faceva attendere da gente incaricata di offrire prezzi vantaggiosi ai mercanti, in modo che questi ultimi venissero a Palme anziché a Seminara. In tal modo la città divenne l'emporio di tutta la parte occidentale della Calabria Ulteriore e, per questo, il marchese introdusse la franchigia del mercato ogni giorno. Gli affari con l'estero erano dati da grosse spedizioni di olio d'oliva, vini e seterie che partivano da Pietrenere per mezzo di feluche. In conseguenza di questi avvenimenti la città di Seminara, avendo il proprio mercato in stato d'abbandono, ricorse al governo vicereale contro il feudatario Concublet accusandolo dell'usurpazione della "fiera ossia mercato". Il 3 gennaio 1664, l'universitas di Palme tenne un parlamento e costituì Bruno Lupari quale suo procuratore. Gli arbitri della contesa furono don Fabrizio Ruffo, priore di Bagnara Calabra, e don Giovan Battista Caracciolo. Questi ultimi stabilirono, il 13 aprile 1668, che la "fiera ossia mercato" non competesse alla città costiera. Tale decisione comportò l'ordinanza di divieto del viceré Pietro Antonio d'Aragona. In dissenso da tale ordinanza, anche se la fiera tra forestieri era apparentemente soppressa, i cittadini di Palme si presentavano dai forestieri a fare acquisti per conto di altri forestieri aggirando pertanto il divieto[75].

In quegli anni, e precisamente nel 1667, si ha notizia dell'esistenza a Palme di una struttura ospedaliera. Difatti vi era un "Ospitio Ecc.mi D.ni Marchionis Arenae", poiché avviato grazie al feudatario Andrea Concublet. Successivamente, fu sempre chiamato "Hospitio publico" oppure "diversorio"[76].

In città inoltre mancava un luogo adatto per contenere il sempre crescente numero di compratori e venditori. Per questo il marchese di Arena chiese a Carlo Antonio Spinelli di vendergli il suo ricco giardino, che si estendeva tra la collina dello "Spirito Santo" ed il rione "Lo Salvatore", poiché era luogo ideale per la costruzione di una vasta piazza. Nonostante il marchese avesse offerto una cospicua cifra, il principe Spinelli respinse la proposta. Fu così che il popolo palmese, guidato dal marchese, occupò con forza il giardino nel 1669. Gli alberi furono abbattuti, il terreno riassestato e nel centro del grande appezzamento fu disegnata una piazza quadrata (la tradizione vuole che il tutto fu espletato in una notte). Il marchese fece innalzare poi nella piazza una bella fontana detta "della Palma" o "del Mercato" e tutto intorno fece costruire baracche e banchi, installò bilance e misure e tutto quanto era indispensabile al mercato ed alla fiera[77].

Nel censimento del 1669, voluto da Pietro d'Aragona viceré del Regno di Napoli, Palme contava 519 famiglie[78].

Nel 1673 il marchese istituì, con il filosofo Giovanni Alfonso Borelli, in città un «accademia di scienziati che trattavano discipline alle lettere ed alle scienze naturali pertinenti»[79]. Dell'accademia facevano parte alcune personalità provenienti dalla Calabria, dalla Puglia e dalla Sicilia, tra le quali il vescovo di Patti. Vi era anche il padre del medico locale Gioacchino Poeta.

Alla morte del marchese Andrea Concublet, avvenuta nel 1675, subentrò come feudatario di Palme e marchese di Arena suo figlio Riccardo di soli sette anni. Quest'ultimo, poiché malaticcio, morì tre anni dopo, nel 1678. Il marchesato di Arena passò in quell'anno, pertanto, alla famiglia Acquaviva, nella persona del duca d'Atri Giosia, che fu erede essendo figlio della sorella di Andrea Concublet, e divenne feudatario di Palme[42].

Il nuovo feudatario Giosia Acquaviva, forse per evitare contrasti con il feudo confinante o forse perché non aveva interesse della zona, vendette la terra di Palme, nel 1684, al principe di Cariati e duca di Seminara Carlo Filippo Antonio Spinelli che divenne il nuovo feudatario della città[42].

Carlo Filippo Antonio Spinelli conosceva molto bene il progresso di Palme nel campo della marcatura, e specialmente nella produzione di seta e dei manufatti di seta. Ritenendo ciò pregiudizievole per Seminara, il feudatario pose delle restrizioni, aumentò i balzelli e fece distruggere la mezzarola eretta in piazza del Mercato, che aveva la funzione di unità di misura, oltre ad essere un monumento del mercato franco e libero[42].

Nel 1693, a partire dall'11 gennaio, la Calabria fu scossa e danneggiata da violenti terremoti[80].

XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Carlo III di Spagna

Carlo Filippo Antonio Spinelli morì nel 1725, senza lasciare figli maschi. Pertanto il feudo di Palme passò al nipote Scipione III Spinelli Savelli, figlio di Giovambattista I e di Giovanna Caracciolo, che divenne nuovo principe di Cariati e duca di Seminara[42].

Il 30 maggio 1733, con la morte dell'arciprete della parrocchia di San Nicola, don Antonino Soriano, il vescovo di Mileto mons. Ercole Michele Ajerbi d'Aragona eresse la chiesa di Maria Santissima del Soccorso e la chiesa di Maria Santissima del Rosario a seconda e terza parrocchia cittadina. Alla prima fu assegnato il rione Cittadella mentre alla seconda i rioni "Lo Salvatore" e "Li Canali". Alla parrocchia di San Nicola rimase l'omonimo rione[81].

Sempre nel 1733 la Sacra Congregazione dei Riti, con Decreto del 12 settembre 1733, confermò l'elezione fatta dal clero e dal popolo della Madonna della Lettera a patrona principale della città, fissando l'Ufficio Divino e la Santa messa nell'ultima domenica di agosto[82].

Uno degli avvenimenti cittadini più importanti della prima metà del XVIII secolo fu la visita a Palme, il 5 marzo 1735, del re Carlo III di Spagna in viaggio per Palermo, dove sarebbe stato incoronato re di Napoli e Sicilia. Il suo soggiorno in città, prima di partire per Messina dalla Marina di Palme, durò 12 giorni. Il re, in ringraziamento degli onori ricevuti, concesse alla città il privilegio del suo antico mercato "dell'arte della seta e della lana" (datato 1636). Inoltre, nei giorni che trascorse a Palme, il re volle spesso andare a caccia nelle campagne poste tra la contrada di San Filippo e quella di Pietrenere. Tali campagne, in suo onore, furono chiamate "Lo Terzo" o "Lo Re", ed infine Monteterzo (nome attuale della zona)[83].

Il Monte di Pietà

Il Monte di Pietà di Palmi venne istituito tra il 1749 ed 1756, per disposizione testamentaria lasciata da Gregorio Rossi il 9 novembre 1737, a beneficio dei soli abitanti della città. Nel suddetto testamento il Rossi voleva ed ordinava, nel caso di mancanza di eredi, che fosse eretto a Palmi un Monte di Pietà. Pertanto morta la figlia Anna Maria e morte anche le nipoti in minore età, l'eredita andò alla sorella Antonia usufruttuaria dei beni e si doveva aspettare anche la morte di quest'ultima per installare il detto Monte. Ma Antonia Rossi, per assecondare la volontà del fratello, con pubblico istrumento del 19 febbraio 1749 rinunciò all'eredità erigendo il Monte e riserbandosi alcuni beni durante la sua vita. L'ente fu distrutto dal terremoto del 1783 e poi, al tempo della dominazione dei francesi, fu derubato dai briganti nel 1807 e 1809. In conseguenza di decreti degli anni 1810 e 1812 l'opera pia passò sotto il pieno controllo del governo del Regno di Napoli. Il ripristino delle operazioni di pegno e spegno avvennero con decreto reale del 14 marzo 1831 assegnando per capitale iniziale 700 ducati. Dal novembre del 1877, non fu più osservata l'usanza di beneficiare i soli cittadini di Palmi, ciò in virtù del nuovo Statuto Organico che fu approvato.

Il 25 agosto 1741, il vescovo di Mileto Marcello Filomarini, procedette alla elevazione della chiesa matrice di San Nicola a collegiata insigne, avendone ottenuta da papa Benedetto XIII la concessione con bolla dell'agosto 1741[42].

Il 20 febbraio 1743 un forte terremoto avvenne nella Calabria Ulteriore.

Scipione III in quegli anni aumentò il commercio e, nel 1756, benché la popolazione avesse pieno diritto della bagliva, dogana e catapania, decise di donargli parti delle sue entrate, in qualità di utile signore, e di lasciare sette parti all'universitas[84].

Nell'anno 1766 Scipione III Spinelli Savelli morì avvelenato e, nei diritti sui suoi molti feudi, gli succedette suo figlio Giovan Battista II Spinelli, che divenne feudatario di Palme, principe di Cariati e duca di Seminara[42]. Quest'ultimo si dimostrò molto prepotente verso la popolazione e continuò ad esigere i tre decimi che la cittadinanza concesse al suo predecessore. Nonostante avesse eretto fabbriche ancora migliori di quelle che già vi erano, l'odio della popolazione aumentò a seguito di tasse sul commercio e affitti forzosi.

Disegno di Antonio Minasi, del 1779, intitolato "Prospetto del Faro di Messina, riviera di Scilla-Costiera di Parma, e spiaggia di Gioia".

Il feudatario Giovan Battista II, fu costretto dalle più potenti famiglie di Seminara a stare lontano da questa città. Pertanto il duca ritenne che sarebbe stato umiliante, per Seminara, privarla del suo seggio ducale per stabilirlo a Palme. E in effetti lo collocò nella chiesa matrice di San Nicola, tenendo sotto il suo comando una squadra baronale composta dai centocinquanta ai duecento armigeri, che risiedevano nella parte centrale dell'abitato, presso la piazza del Mercato[85].

Nel 1770 il feudatario, poiché «mosso dalla pietà cristiana per consentire di assolvere al precetto festivo ai numerosi negozianti e marinai che sbarcavano e frequentavano lo scalo della Marina delle Pietre negre»[86], costruì a Pietrenere una cappella rurale dedicata alle "Anime abbandonate del Purgatorio". Difatti a Pietrenere, sul finire del XVIII secolo, era presente uno "scaricatoio" dal quale si commerciava l'olio ed il suo porto era uno dei più fiorenti del mezzogiorno settecentesco[87].

Nel 1773, il re Ferdinando IV riaccordò i privilegi concessi alla città, nel 1735, da Carlo III di Spagna. Sempre il re Ferdinando IV, nel 1777, concesse il suo "regio assenso" alle attuali confraternite cittadine, e cioè alla "Nobile Congrega di Maria Santissima del Carmelo" (2 giugno), alla "Venerabile Congrega di Maria Santissima Immacolata e del glorioso San Rocco" (18 novembre) ed alla " Congrega del Santissimo Sacramento e di Maria Santissima del Soccorso" (24 novembre). La "Congrega di Maria Santissima del Rosario di Pompei" aveva già ricevuto il regio assenso il 30 settembre 1766.

Il "Flagello" del 1783[modifica | modifica sorgente]

Terremoti della storia

Di seguito viene proposto un elenco dei principali terremoti avvenuti nella storia cittadina. L'elenco comprende, pertanto, solo gli eventi al di sopra della "soglia del danno"[88] ed i dati della scala Mercalli (MCS) sono riferiti al centro abitato di Palmi (o ad un centro vicino) mentre i dati della scala Richter sono riferiti all'epicentro del terremoto:

  • 11 gennaio 1693: VI-VII grado MCS[89] - 7,41 scala Richter;
  • 20 febbraio 1743: VII grado MCS[90] - 6,90 scala Richter;
  • 5 febbraio 1783: X-XI grado MCS - 6,91 scala Richter;
  • 13 ottobre 1791: VI grado MCS - 5,92 scala Richter;
  • 12 marzo 1828[91]: VII grado MCS - 5,33 scala Richter;
  • 16 novembre 1894: VIII grado MCS - 6,05 scala Richter;
  • 8 settembre 1905: VII-VIII grado MCS - 7,06 scala Richter;
  • 28 dicembre 1908: VIII-IX grado MCS - 7,24 scala Richter;

Il 5 febbraio 1783, alle ore 19.15, nella Calabria Ulteriore vi fu un violento terremoto, il quale in circa due minuti colpì 190 città creando 32.000 morti. Le scosse furono ripetute il 7 febbraio ed il 28 marzo. L'evento del 5 febbraio provocò a Palme 1.400 morti e la città, fino ad allora graziosa, venne totalmente distrutta. Oltre ai suddetti morti, il terremoto provocò febbre popolare tramite l'aria contaminata, le acque inquinate e la nutrizione con cibi andati perduti. Pertanto dei 4.900 abitanti che la città aveva prima del terremoto, ne rimasero in vita circa la metà.

Andarono perdute anche le officine di seta e lana che il principe di Cariati aveva istituito. Il danno arrecato fu stimato, per la sola Palme, in 500.000 ducati. Lo storico palmese Domenico Guardata, raccontò che di tutto ciò che vi era edificato prima del terremoto «rimase illesa la sola Fontana della Palma nella piazza del Mercato, mentre il vicino Monte Sant'Elia franò di continuo nella vetta, trascinando con sé uomini ed animali[92]». I tributi dovuti dalla città al suo utile signore furono sospesi, come in tutta la Calabria. Così descrive Palme, dopo l'evento, Giovanni Vivenzio:

« è quasi incredibile lo stato lagrimevole di questa città che era una delle più floride e commercianti della provincia. Non scorgendosi ora che un confuso ammasso di pietre e di legni frantumati. Si perderono sotto le rovine quasi tutti gli olj, ed il vino, che formava gran traffico di cittadini i quali erano anche addetti a lavori della seta, avendosi il principe di Cariati, padrone di essa, erette delle fabbriche di stoffe e di cammellotti (calidori) per la manifattura dei quali, nutriva buona quantità di capre d'Angora.[92] »

Questa è invece la descrizione del cardinale Antonio Despuig y Dameto, che visitò la città il 13 febbraio:

« La ricca e industriosa città di Palme offrì ai miei occhi la scena più orribile; la funerea espressione di quegli infelici, preda da tanti giorni delle lacrime e della fame, insieme al terrore che suscitava la vista di tanti cadaveri sfigurati estratti da sotto le macerie, resero quel giorno il più doloroso della mia vita »

Il politico tedesco Johann Heinrich Bartels diede questa descrizione[93]:

« Attraversammo di corsa Palme ridotta ad un piccolo cumulo di rovine. Tutti gli opifici di lana e di seta, coi quali il Principe di Cariati aveva cercato di promuovere il benessere della sua regione, erano andati distrutti »
Ritratto di William Hamilton.

Una descrizione maggiore, dei mesi seguenti, è fornita dall'archeologo inglese William Hamilton[94]. In città, nella quale si svolgeva «un gran commercio di olio» e al momento del disastro vi era la presenza di più di 4 000 botti. I vasi che contenevano il prezioso prodotto erano andati in malora e la sua fuoriuscita era venuta a formare addirittura un fiume, finito conseguentemente in mare. L’olio peraltro, mescolatosi con i grani contenuti nei magazzini e la corruzione dei cadaveri cagionò una «sensibilissima alterazione dell’aria». La popolazione superstite viveva in baracche vicino alla città.

In città «ove non era rimasta pietra sopra pietra[92]», a non tutti i superstiti riusciva di poter delimitare i confini delle loro proprietà, e ciò comportò un dissenso fra i cittadini, circa il sito, dove avrebbero dovuto far sorgere la nuova Palme. Alcuni furono dell'avviso che la città dovesse essere rifatta sul cosiddetto "Piano della Torre", cioè a ponente della città distrutta dal terremoto (tra il vecchio rione Carlopoli, ed il ciglione della riviera). Altri prescelsero l'altipiano, sulla collina, che circondava Palme verso oriente. Altri ancora, che erano la maggioranza, vollero che la città risorgesse sul medesimo posto di prima, poiché dissero che bisognava prendere come «favorevole augurio» il fatto che la Fontana del Mercato fosse rimasta in piedi, malgrado che «i terremoti la facessero dimenare come l'albero di una nave in tempesta». L'incaricato di riprogettare la città fu affidato all'ing. Giovambattista De Cosiron[92].

Nel 1785, il Governo di Ferdinando IV, prescrisse che le tasse arretrate dovute ai feudatari fossero soddisfatte alla Cassa sacra e non alle Universitas, in quanto queste ultime erano estremamente impoverite. Di conseguenza il principe di Cariati sollecitamente manifestò le sue pretese e, per tale motivo, tra i superstiti cittadini di Palme ed il loro feudatario nacque un litigio che venne portato davanti alla "Giunta Suprema", tribunale creato allora in sostituzione della Regia Camera della Sommaria[95].

Gli anni post terremoto[modifica | modifica sorgente]

Il Piano Regolatore della città, a seguito del terremoto del 1783

Nel marzo del 1786, per il ripartimento della Piana, il Vicario generale riferì era stata quasi interamente riedificata la città di Palme con la sua chiesa cattedrale[92]. Nella nuova pianificazione urbanistica della città affiora il rigore illuministico tipico della seconda metà del settecento[96]. Pertanto Palme risorse con una pianta regolare a scacchiera[97].

Il 12 ottobre 1791 avvenne un ulteriore terremoto. La terra tremò per circa 50 secondi e, nel suolo, furono aperte ampie voragini. Anche i più solidi edifici si sfasciarono. Nella notte altre scosse si susseguirono tanto che, all'alba, le città furono un nuovo teatro di rovine e di vittime. La terra tremò sino al 24 ottobre[98].

I cittadini di Palme che, a causa del "Flagello" e delle emigrazioni avvenute erano diminuiti di popolazione, non poterono porre ostacolo al dispotismo del duca di Seminara, anche perché fra i cittadini vi erano molti suoi partigiani, impiegati nei suoi abbandonati setifici e lanifici o agenti e dipendenti che nel paese avevano influenza. Quest'ultimi si impegnavano per distogliere i cittadini da ogni proponimento di ribellione contro il loro padrone. Il quale era iniquo con la popolazione ma, con i suoi dipendenti, era molto generoso. Difatti alcuni di loro ebbero in dono case e terreni che il feudatario aveva, in tutto o in parte, usurpato prepotentemente all'universitas e a persone private. In città, quella fiorente attività in diverse industrie e nel commercio era venuta meno a seguito del "Flagello", e non si fabbricavano più quei drappi di seta e di lana tanto ricercati. Non venivano nemmeno più esportate quelle frequenti e abbondanti quantità di olio d'oliva, vini e di grani, e quel continuo mercato tanto frequentato dai forestieri e sempre ricco di derrate, si era ridotto ad essere tenuto solamente in due giorni alla settimana e per prodotti limitati ai bisogni locali. Pertanto a Palme, come in altre terre della Calabria, regnò certamente lo scontento e l'odio contro il principe di Cariati, che alla immane sventura del terremoto, aggiunse insulti e prepotenze sul popolo palmese[99].

La popolazione, non potendo più soffrire di essere tenuta in vassallaggio, incominciò ad agitarsi stando compatta contro i partigiani dell'"utile signore" e la gente straniera, che pure continuava a stabilirsi a Palme. Pertanto vi si accesero due fazioni: una fu detta dei "Verdonelli", che erano i partigiani del principe, e l'altra dei "Gialinelli", che erano i partigiani della città (o della universitas). I naturali del luogo riuscirono inoltre a costituire fra di loro un'associazione, che venne chiamata "La Campana di Legno" e che rievocava consuetudini antiche, cioè l'essere ospitali e benefici con i forestieri ma non permettere che alcuno di essi venisse a domiciliarsi a Palme senza il loro consenso. Da tale unione i cittadini trovarono effetti favorevoli, con frequenti ed insistite rimostranze, presso le regie autorità, sulle angherie subite da parte del loro feudatario.

Giovan Battista Spinelli II morì il 22 febbraio 1792 all'età di settantadue anni. Alla sua morte il feudo di Palme andò in eredità al nipote Scipione Spinelli, figlio del fratello Antonio morto nel 1790, che divenne nuovo principe di Cariati e duca di Seminara[42]. Scipione morì nel novembre del 1797 e gli successe, come feudatario di Palme, il suo fratello secondogenito Gaetano Spinelli. Quest'ultimo, venuto anch'esso a morte dopo breve tempo, fu succeduto alla guida del feudo di Palme, nel 1797, dal fratello Ferdinando Spinelli[42] il quale fu l'unico superstite dei discendenti di Giovan Battista e, pertanto, con esso si venne ad estinguere la primogenitura maschile.

In Palme fu costituita, fra alcuni benestanti, una loggia di liberal-muratori la quale era in relazione con i massoni di Reggio Calabria ma, nel resto della piana, non vi furono propagati come a Palme i principi di libertà che seguirono in tutta Europa la Rivoluzione francese. Nel 1798, nella calabria Ulteriore, per paura di moti rivoluzionari furono arrestate 75 persone tra cui 7 palmesi.

A seguito della proclamazione della Repubblica Napoletana, il 23 gennaio 1799, nel nuovo ordinamento amministrativo della repubblica, voluto da Jean Étienne Championnet, l'universitas di Palme venne compresa nel Dipartimento della Sagra (ente amministrativo di I livello) e nel cantone di Seminara (ente amministrativo di II livello)[100]. La Repubblica Napoletana cessò l'8 luglio 1799 e venne proclamato nuovamente il Regno di Napoli.

XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Gioacchino Murat

Alla morte di Ferdinando Spinelli, nel 1801, subentrò nei diritti del feudo di Palme Cristina Spinelli[42], figlia di Scipione IV Spinelli e Margherita Doria. Cristina Spinelli continuò a serbare il titolo di Principessa di Cariati, compiacendosi pure del titolo di baronessa di Palme, fin oltre all'agosto dell'anno 1806, quando Giuseppe Bonaparte abolì il feudalesimo per legge, anche se fu sotto Gioacchino Murat (1810) che venne soppresso di fatto.

Per la legge del 19 gennaio 1807, i francesi fecero di Palme una sede di "governo" comprendente i "luoghi" di Seminara e di Sant'Anna[101]. In quel periodo i francesi progettarono, in località Pietrenere, un "fortino"[102] che doveva essere collegato ad una batteria di cannoni collocati vicino ad una torre. La struttura non venne mai completata in quanto i borboni ripresero il comando del Regno di Napoli.

Nel successivo riordino del regno, predisposto dal decreto n. 922 del 4 maggio 1811, Palme rientrò nella Provincia di Calabria Ultra, distretto di Reggio Calabria, e venne posta a capo di un circondario comprendente i comuni di Pietrenere, Seminara (con le sue frazioni Sant'Anna e Ceramida), Gioja e Melicuccà[103].

Il distretto di Palmi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Distretto di Palmi.

Nel 1816 Palme passò dal Regno di Napoli al neonato Regno delle Due Sicilie ed il re Ferdinando VII di Spagna, nella riorganizzazione delle circoscrizioni amministrative del nuovo regno, all'interno della provincia borbonica della Calabria Ulteriore Prima stabilì che Palme venisse posta a capoluogo di distretto, poiché contava 6.100 abitanti ed era annoverata tra i comuni di I classe. In questo modo la città fu elevata a capoluogo con la legge n. 360 del 1º maggio 1816 (in attuazione dal 1º gennaio 1817) con sede di sottointendenza di III classe. Nella legge venne specificato che lo stabilimento della sottointendenza di distretto dovesse venire realizzato nel locale che servirono per uso di ospedale militare sotto la dominazione francese[104]. Il Distretto di Palme venne suddiviso a sua volta nei seguenti circondari[105]: Casalnuovo, Cinquefrondi, Laureana, Oppido, Palme (Palme e Gioja), Polistena, Seminara e Sinopoli Superiore.

La fiorente attività commerciale che partiva dal borgo marinaro di Pietrenere vi fu anche agli inizi del XIX secolo[106], tanto che il re Ferdinando II nella "legge organica delle dogane" del 19 giugno 1826 inseriva la dogana di Palmi e Pietrenere tra le dogane di II classe[107]. Negli anni seguenti però, poiché l'interramento della zona avanzava, il vicario generale di Calabria del Regno di Napoli sostituì il porto del borgo marinaro palmese con quello di Gioia Tauro, dove fabbricò un primo magazzino di deposito per il commercio dell'olio[108]. Anche in funzione di ciò, il re Ferdinando II declassò il 16 gennaio 1834 la dogana di Palmi e Pietrenere dalla II alla III classe in quanto erano cessate da anni le esportazioni per l'estero di generi locali soggetti a "dazi doganali di estrazione"[109].

Nei primi decenni del XIX secolo le amministrazioni cittadine previdero la nuova realizzazione, o ricostruzione, del teatro, del carcere, delle fontane e di molti luoghi pubblici. In un periodo compreso tra il 1817 ed il 1845 venne costruito il cimitero monumentale di Palmi[110].

Nel settembre del 1837 in città si propagò una febbre colerica che, in soli 18 giorni, portò alla morte di 325 persone su una popolazione di 8.700 abitanti. Quando la malattia smise di provocare morte, gli abitanti di Palme entusiasti ritennero che ciò fosse dovuto ad un miracolo operato da San Rocco[111].

Nel 1857 a Taureana di Palmi venne ricostruito, grazie all'opera dell'abate Pietro Militano[112], il Tempio di San Fantino, distrutto anch'esso nel 1783[112].

Lo sbarco dei Mille[modifica | modifica sorgente]

Dipinto che raffigura lo sbarco dei Mille a Palmi, il 22 agosto 1860

Il 22 agosto 1860, provenendo da Bagnara Calabra, in una fontana vicino Palme sostò e si dissetò Giuseppe Garibaldi, che era alla guida della "spedizione dei Mille", impegnata nella unificazione dell'Italia. Garibaldi attese in quel luogo il sindaco barone Filippo Oliva ed una delegazione del consiglio comunale. Dopo i saluti il corteo si avviò in città passando dalla contrada Vitica. L'"Eroe dei due mondi", tenne un discorso dal balcone di casa Piria, e subito dopo inviò dalla Torre di San Francesco, dov'era posto un telegrafo, il seguente messaggio:

« Le truppe nemiche si sbandano, la nostra marcia è un trionfo... »

Assieme a Giuseppe Garibaldi vi erano la giornalista inglese Jesse White con il marito Alberto Mario. La felicità della popolazione di Palme, per l'arrivo delle truppe garibaldine, fu annotata anche in una pagina del diario di una camicia rossa. Tale annotazione recitava:

« Ar­rivammo a Palme, dove l'entusia­smo fu al colmo, e l'affetto dimo­strato alle nostre truppe non era minore di quello per Garibaldi. Dei volontari ci si offrivano da ogni lato. Al domani all'alba si ripartiva[113]»

Garibaldi restò in città fino al 26 agosto, quindi s'imbarcò della Marinella[114]. Dai registri dei decurioni risultò che il Comune di Palme sostenne, per 29 ducati, le spese per alcuni festeggiamenti e contrasse un prestito di 4.000 ducati per far fronte alle spese che oc­corsero per viveri, foraggi, tra­sporti, ed altro per le truppe del generale Giuseppe Garibaldi. Il comune pagò inoltre alcuni contadini per accompagnare le truppe fino a Napoli, e li rimborsò del valore delle carrette che furono requisite dai garibaldini[113].

L'Unità d'Italia[modifica | modifica sorgente]

Con l'unità d'Italia e con la proclamazione del nuovo Regno d'Italia, il nome della città venne stabilito definitivamente in Palmi[115].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Circondario di Palmi.

Con il nuovo regno, il Distretto di Palmi venne abrogato e la provincia della Calabria Ulteriore Prima divenne la nuova Provincia di Reggio Calabria, nella quale Palmi fu posta a capo dell'omonimo circondario. Tale ente venne istituito con Regio decreto legge n. 3702 del 23 ottobre 1859 e, all'interno di esso, ricadevano i 33 comuni appartenenti geograficamente alla Piana di Palmi.

Il 25 settembre 1862, con Regio Decreto n. 837, fu istituito il Tribunale di Palmi ed il relativo circondario giudiziario[116]. Ciò anche grazie all'interessamento del magistrato palmese Vincenzo Cosentino.

Nella seconda metà del XIX secolo si progettò la realizzazione di un giardino pubblico. L'idea venne in seguito alla formazione di un terrapieno quale discarica delle macerie dei fabbricati rasi al suolo dopo il terremoto del 1783[57]. Perciò si rese necessaria la costruzione di un grande muro di mattoni, sostenuto da imponenti arcate[57] e, per tale motivo, prima ancora che il manufatto venisse ultimato il luogo venne chiamato dalla popolazione come "Piano delle Muraglie"[57]. Per la sua realizzazione contribuirono diverse amministrazioni comunali, tra le quali quella guidata da Casimiro Coscinà e, nel 1871, ne avvenne l'ultimazione[57].

Sempre nel 1870 venne finanziata dall'amministrazione comunale, con un mutuo di 425.000 lire, la costruzione di alcune opere pubbliche tra le quali il nuovo teatro cittadino[117]. L'edificio, progettato dall'ing. D. Mezzatesta, fu inaugurato il 26 aprile 1893[118] con un'opera diretta da Francesco Cilea[118] e preceduta dalla esecuzione della sinfonia "L'Alzira", realizzata nel XVIII secolo da Nicola Antonio Manfroce. A quest'ultimo artista venne intitolato il nuovo teatro[118].

Nel 1872 venne abolito il trasporto della Varia di Palmi, che durava dal XVI secolo, con un decreto che definì la manifestazione «barbara ed incivile». Il decreto ebbe seguito al fatto che, nelle ultime edizioni, erano avvenuti alcuni incidenti abbastanza seri. La giunta municipale, con verbale n. 2 del 3 luglio 1871, soppresse il trasporto e confermò la scelta con l'atto n. 24 del 3 febbraio 1872[119].

Il 31 dicembre 1888 venne inaugurato il tratto ferrioviario Bagnara Calabra-Palmi (10 km), all'interno dei lavori di costruzione della linea ferroviaria tirrenica, da Reggio Calabria ad Eboli, operati nel 1873 dalla Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo. Il tronco ferroviario Palmi-Gioia Tauro, invece, fu diviso in due tratte di cui la prima (nel comune di Palmi) fu consegnata il 3 febbraio 1889[120].

Venne istituita, nel 1890[121], la biblioteca comunale per volontà di alcune personalità, tra le quali l'on. Rocco De Zerbi.

Il 2 aprile 1887, con lo scopo di «favorire, per mezzo del credito, l'agricoltura, le industrie ed il commercio», venne istituita la Banca Agricola Industriale di Palmi. L'ente operava nel settore settore agricolo, in quanto la superficie coltivata ad olivo aumentò continuamente nel corso del XIX secolo. La banca fu presieduta inizialmente dal marchese Ferdinando Nunziante, e continuò il proprio sviluppo anche dopo la nascita della Banca Popolare Cooperativa di Palmi[122]. Il continuo sviluppo della coltivazione dell'olivo portò, nel febbraio del 1889, all'istituzione a Palmi di un oleificio sperimentale denominato "Regio Frantoio Sperimentale". Lo scopo dell'istituzione era quella di svolgere ricerche e studi sulla produzione dell'olio di oliva. Il 31 gennaio 1899 il Regio frantoio venne trasferito a Cosenza[123]. Tutto ciò fu confermato in una dettagliata relazione del ministro dei Lavori Pubblici Stefano Jacini, che descrisse la situazione dell'olivicoltura nella zona, dalla coltivazione all'estrazione. Nella relazione espose di come «gli oliveti sono la principale coltura della provincia. Questa pianta forma la coltivazione speciale del Circondario di Palmi, tanto da imprimergli un aspetto caratteristico ed interessante[113]».

Il 28 luglio 1889 il re Umberto I, con regio decreto n. 6321, istituì a Palmi un regio ginnasio. La nuova scuola rappresentò il riconoscimento ufficiale di una preesistente scuola non governativa, intitolata al poeta Giuseppe Parini e fondata quattro anni prima da Vincenzo Graziani[124]. Tra l'altro, l'anno precedente, era stata aperta una scuola comunale di disegno[125].

Il terremoto del 1894[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto del 1894 e Miracolo della Madonna del Carmine di Palmi.

Il 16 novembre 1894 un violento evento sismico colpì la Calabria meridionale, alle ore 18.52, con l'epicentro storicamente individuato nella città di Palmi[126]. L'intensità del sisma, che rientrò nel IX grado della scala Mercalli[127], comportò anche un violento maremoto che interessò perfino le coste campane, con maggiori danni che vi furono da Capo Pezzo verso Palmi[128]. In Palmi, la scossa delle ore 18.52, fu preceduta e seguita da rombi, che durarono tutta la notte ed il giorno successivo: furono contati 20 movimenti del suolo per circa 20 secondi[129]. Malgrado tanta potenza delle scosse e le grandi rovine che produsse, il numero dei morti fu solamente di 9 ed i feriti 300. Ciò fu dovuto ad una circostanza singolare, che ebbe del miracoloso. La statua della Madonna del Carmine, la quale venne asserito che nei giorni precedenti avesse mosso gli occhi, fu portata fuori in processione. Si ripeté il miracolo del movimento degli occhi dell'immagine e, quando quasi tutta la popolazione che seguiva la statua giunse in luogo aperto, avvenne il terremoto, e così la quasi totalità degli abitanti di Palmi rimase illesa[129]. Nei giorni seguenti Palmi divenne centro delle operazioni di soccorso. Giunsero contingenti dell'Esercito che prestarono aiuto alla popolazione e puntellarono le abitazioni danneggiate.

Gli anni post terremoto[modifica | modifica sorgente]

Successivamente all'evento si costruirono numerose baracche e si puntellarono circa 1.600 case. Perciò parecchie strade furono trasformate in selve di pali e travi. Anche un anno dopo (settembre 1895) vi erano poche case abitate, e molte baracche[129].

Verso la fine del XIX secolo, avvennero i primi rinvenimenti archeologici fortuiti nell'area dell'antica Tauriana e fu redatta una carta topografica, da parte dello storico palmese Antonio De Salvo, che ricordava i ruderi ancora visibili a quel tempo. Tutto ciò portò all'inizio di un interesse storico-archeologico verso quel pianoro, dove fino all'anno 951, sorgeva l'antica città bruzia e poi romana di Tauriana[130].

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Vista della città, dal monte sant'Elia, prima del terremoto del 1908.

Nel 1900 la città riprese la tradizionale manifestazione della Varia di Palmi, dopo quasi 30 anni dalla soppressione, grazie a Giuseppe Militano che ideò una "Varia Meccanica", simile a quella antica, che riusciva però a camminare senza le ruote poiché non veniva più trasportata sulle spalle dei portatori, ma scivolata a spinta sulle lastre di granito del corso Giuseppe Garibaldi.

L'8 settembre 1905 la città fu colpita, alle 2.45 del mattino, da un terremoto che ebbe il suo epicentro a Nicastro, ma che fu avvertito anche in tutti i centri della Piana, dove arrecò anche dei danni. A Palmi rimase fortemente danneggiata una parte delle vecchie carceri giudiziarie ed il giornale "L'Ora" di Palermo riportò di come in città «non vi fosse casa che non avesse un muro o pareti cadute o lesionate». Un ulteriore terremoto vi fu il 23 ottobre 1907 ma, dalle cronache del tempo, Palmi non risultò tra i centri danneggiati dall'evento[131].

Il terremoto del 1908[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto del 1908.

Il 28 dicembre 1908 la città di Palmi venne quasi totalmente distrutta dal violento terremoto che si abbatté, nella notte, sulla Sicilia e sulla Calabria. Alle ore 5.30 del mattino si avvertì una scossa di terremoto di lunga durata e di forte intensità. Lo scenario che seguì l'evento sismico era formato da valanghe di macerie, tetti scoperchiati, muraglie polverizzate, caverne dischiuse repentinamente attraverso le vie ed i palazzi mozzi con i cornicioni spenzolanti sul vuoto e le botteghe ostruite dalle macerie dei piani superiori[132]. Prima dell'evento la città contava quasi 14.000 abitanti ed oltre 2.200 edifici. Il sisma provocò la morte di circa 700 persone[133], un migliaio di feriti e, come detto, la distruzione o il danneggiamento di quasi tutto il patrimonio abitativo e di tutte le più importanti chiese, del municipio, del ginnasio e del teatro[134]. Accorsero, il giorno dopo l'evento, per prestare aiuti il 48º Reggimento fanteria "Ferrara"[133][135] e la Croce Rossa Italiana[133][136]. Il 2 gennaio fece visita alla città il duca Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta[133][137]. A Palmi, in quei giorni, accorse anche Luigi Orione che, assieme alle autorità ecclesiastiche, fu in prima fila con il vescovo della diocesi di Mileto mons. Giuseppe Morabito, aiutando tanti bambini rimasti orfani a trovare un asilo[138][139]. Il 7 gennaio la città venne inserita nell'elenco dei comuni maggiormente danneggiati[133] mentre l'8 gennaio venne allestito un grande magazzino «di concentramento e spedizione materiali» che serviva per tutta la regione Calabria[133]. Per il ripristino dell'illuminazione pubblica, per quanto concerne quella a gas acetilene, bisognò aspettare il 22 gennaio, mentre per quella elettrica trascorsero altri giorni ancora[133]. Nei giorni di gennaio e febbraio vi furono altre scosse[140]. Venne nominato Commissario Regio per la ricostruzione del Circondario di Palmi[141], il senatore Cesare Tarditi[142] e la città divenne il centro operativo per la ricostruzione di tutta la piana[143].

Nei primi anni post terremoto, furono realizzati sedici quartieri baraccatti per alloggiare la popolazione rimasta senza abitazione, in conseguenza del terremoto. L'ubicazione dei quartieri baraccati circondò il centro urbano, con un'intensificazione in direzione nord-est, saturando le aree sgombre tra i diversi quartieri. I rioni baraccati presero i seguenti nomi: Marchese Alfieri, Dietro Correa, Cittadella, Monaci, Croce Rossa, Vina, Regina Elena, Stati Uniti, Bompiani, Impiombato, Tarditi, Prenestini, Ciccolini, Santa Maria, Pizzi ed Ajossa[144].

L'evento provocò un arretramento anche dal punto di vista della qualità della vita e del tessuto culturale della città. Molti furono gli emigrati a causa del terremoto[145], senza contare i molti superstiti che vennero direttamente trasportati in altre regioni per essere aiutati o curati. Vi fu un sorta di diaspora, che divise le famiglie al di là della decimazione provocata dal sisma.

Nel 1909 nacque la Colonia Agricola, con il contributo di 250.000 dollari della Croce rossa americana. L'ente fu in seguito trasformato in scuola tecnica agraria "Luigi Razza", fino al 1953, quando divenne l'attuale istituto agrario "Luigi Ferraris".

La città venne ricostruita con il Piano Regolatore Generale del 1911, redatto dall'ing. Pucci, che prevedeva lo sventramento del tessuto storico, con l'uso di uno schema geometrico che frantumava il tessuto e dilatava gli spazi. Venne comunque riconfermata la scelta di una pianta della città regolare a scacchiera[97]. Alcuni vecchi rioni, denominati Borgo e San Nicola, sparirono definitivamente.

Il primo dopoguerra ed il periodo fascista[modifica | modifica sorgente]

Nel 1914 la Giunta Comunale decise la costruzione di una "Torre dell'Orologio" per evidenziare «l'assoluta necessità di dotare la cittadinanza dell'essenziale servizio del pubblico orologio». La Torre, costruita a cura della ditta Repaci con macchina fornita dalla ditta Fontana Cesare di Milano, fu realizzata sopra il muraglione di contenimento della collinetta del rione Spirito Santo[146].

Il 18 gennaio 1917 venne completato ed inaugurato, all'interno dei lavori della tratta ferroviaria Gioia Tauro-Palmi-Sinopoli delle Ferrovie Calabro Lucane, il tracciato Gioia Tauro-Palmi-Seminara (13 km), con le stazioni di San Fantino e Palmi[147].

Il Circondario di Palmi venne soppresso nel 1927, con Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio.

La biblioteca comunale venne ricostruita nel 1927, quando venne nominato direttore Luigi Lacquaniti[121]. Il nuovo direttore chiese, ad alcuni intellettuali dell'epoca, di contribuire alla ricostruzione della biblioteca donandole dei volumi. Tale appello venne accolto da Francesco Cilea, Benedetto Croce, Francesco Pentimalli e Leonida Repaci[148].

La concattadrale di San Nicola
Palazzo San Nicola, sede comunale

Nel periodo tra le due guerre, nell'ambito della ricostruzione della città dopo il terremoto del 1908, furono progettati ed inaugurati nuovi monumenti pubblici. Il 15 ottobre 1922 venne inaugurata la nuova Fontana della Palma, progettata dall'architetto Jommi e costruita dal Prof. Giovanni Sutera, con una cerimonia inaugurale a cui partecipò il gerarca fascista Michele Bianchi[149].In seguito, a quest'ultimo verrà dedicata l'attuale Viale Bruno Buozzi. Il 10 giugno 1932 venne invece inaugurato il Monumento ai Caduti, opera realizzata dallo scultore Michele Guerrisi e commissionata da parte dell'amministrazione del Commissario prefettizio Giuseppe Sigillò. Presenziarono la cerimonia i Principi di Piemonte Umberto di Savoia e consorte Maria José del Belgio[150].

Il 1932 è anche l'anno in cui vennero inaugurati i due nuovi edifici principali della città, da un punto di vista politico e religioso. Difatti furono completati il nuovo Palazzo San Nicola[151], sede municipale, e la nuova Chiesa madre di San Nicola[150].

Anche gli altri edifici, pubblici e privati, vennero ricostruiti secondo uno stile neoclassico e del razionalismo italiano. Tra i primi vi furono il nuovo "Palazzo degli Uffici"[150] ed il "Palazzo della Caserma dei Carabinieri"[152] mentre tra i secondi il "Palazzo Ambesi Impiombato"[151] ed il "Palazzo della Banca Popolare", entrambi progettati da Marcello Piacentini.

Il 9 marzo 1935 vennero riconosciuti, e trascritti nel libro araldico degli enti morali, lo stemma attuale della città ed il gonfalone comunale[153].

La seconda Guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Durante la seconda guerra mondiale, precisamente nella notte tra il 25 e 26 luglio del 1943, al largo delle coste di Palmi venne affondata la Motonave Viminale da parte di un'unità alleata[154]. Il transatlatico di lusso, che faceva rotta anche nei porti del Giappone, durante il conflitto mondiale era stato sequestrato dalla Regia Marina per scopi militari. Dopo l'affondamento, a largo della spiaggia di Pietrenere, il transatlantico ebbe la fama di "Titanic italiano"[155].

Durante il conflitto, le grotte di Pignarelle furono usate dalla popolazione di Palmi come rifugio dai bombardamenti aeronavali[156].

Il secondo dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Casa della cultura, Mausoleo di Francesco Cilea e Ospedale civile Francesco Pentimalli.

Dal 2 giugno 1946 la città appartiene alla Repubblica Italiana.

Il 21 giugno del 1948, di ritorno da un viaggio apostolico a Catania, soggiornarono in città San Josemaría Escrivá de Balaguer ed il suo assistente Álvaro del Portillo.[157]

Dopo la demolizione del vecchio teatro cittadino, avvenuta nel 1938, nel 1950 l'imprenditore Rocco Sciarrone decise di costruire una nuova struttura teatrale. La nuova struttura, chiamata Cinema Teatro Sciarrone dal nome del suo costruttore, era all'avanguardia essendo l'unica in Calabria dove si potessero montare scenografie mobili e rotanti.[57]

Il 1º novembre 1952 venne istituita la quarta parrocchia cittadina, nella frazione di Taureana di Palmi, intitolandola a San Fantino e, sempre in quell'anno, nella zona della tempio dedicato al santo iniziarono degli scavi archeologici che portarono a far scoprire, in maniera del tutto fortuita, la cripta nella quale probabilmente era sepolto il santo.[158]

Gli anni cinquanta e sessanta videro la nascita di numerose nuove istituzioni cittadine. Nel periodo 1955-1962 il palazzo comunale venne arricchito dall'allestimento di tre nuovi musei. Nel 1955 venne fondato il museo di etnografia e folklore su iniziativa, tra gli altri, di Antonino Basile e la struttura venne in seguito dichiarata di importanza internazionale dall'UNESCO.[150] Nel 1960 venne invece fondata la gipsoteca che ospitava principalmente le opere di Michele Guerrisi.[159] Nel 1962 fu invece realizzato il museo musicale "Francesco Cilea e Nicola Manfroce".[160] Per quanto riguarda l'istruzione, vennero istituite alcune scuole medie secondarie, tra le quali il liceo scientifico "Guglielmo Marconi" nel 1960,[161] l'Istituto tecnico commerciale "Luigi Einaudi" nel 1961,[162] l'Istituto magistrale "Corrado Alvaro" nel 1962,[163] l'Istituto d'arte "Michele Guerrisi" nel 1968,[164] e l'Istituto professionale. Invece nel settore degli uffici statali, nel 1960 venne istituita la "sottosezione di Palmi" dell'Archivio di Stato di Reggio Calabria. L'ufficio divenne "sezione" il 1º maggio 1965.[165]

Dopo la morte dell'artista Francesco Cilea, fu realizzato da Michele Guerrisi e dall'architetto Nino Bagalà un mausoleo, dove venne traslata la salma dell'artista. L'opera fu inaugurata nel 1962.[150] Nel 1968 iniziarono invece i lavori per la costruzione del complesso museale della Casa della cultura, per volontà dell'amministrazione comunale del tempo e dell'onorevole Giacomo Mancini, allora ministro dei Lavori Pubblici. L'edificio fu inaugurato il 17 gennaio 1982.[166] La sua costruzione venne finanziata dall'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Calabria[150] ed al suo interno la struttura ospitò, oltre alla biblioteca ed ai musei di Palazzo San Nicola, la pinacoteca "Leonida ed Albertina Repaci", una delle più importanti pinacoteche d'arte moderna e contemporanea dell'Italia Meridionale[167] e l'antiquarium "Nicola De Rosa".[150]

Il 10 luglio 1969[168], venne inaugurato il nuovo nosocomio cittadino "Francesco Pentimalli", dotato di tutti i principali reparti ospedalieri.

Il 10 giugno 1979, in forza del decreto «Quo aptius» della Congregazione per i Vescovi, che ridisegnava i confini delle diocesi della Calabria, il comune di Palmi passò dalla giurisdizione della Diocesi di Mileto a quella di Oppido Mamertina, con cambio di denominazione in Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.[169] Pertanto la chiesa madre di San Nicola assunse il titolo di concattedrale della diocesi. Il 29 maggio 1994 venne istituita la quinta parrocchia cittadina, intitolata alla Santa Famiglia, per volere di mons. Domenico Crusco vescovo della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. La scelta del nome della nuova parrocchia volle celebrare l'«Anno internazionale della famiglia» stabilito da papa Giovanni Paolo II.

Nel periodo 1993-1995 aumentarono gli scavi archeologici nelle aree attorno al tempio di San Fantino e alla Torre Saracena. Gli scavi furono condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, in collaborazione con università italiane e straniere[170], e portarono alla luce i resti di assi stradali, strutture abitative, piani pavimentali, tutti riconducibili all'antica città di Tauriana. Sono dello stesso periodo anche gli scavi condotti all'interno della Grotta della Pietrosa (sui livelli dell'età del bronzo), a cura dell'Istituto Italiano di Archeologia Sperimentale di Genova, per conto della Soprintendenza Archeologica della Calabria[4].

Nel 1995 venne istituito il Premio Letterario Città di Palmi, riconoscimento annuale di narrativa, saggistica, poesia e giornalismo. La manifestazione è una delle principali del suo genere in Calabria[171].

Nel 1998, con delibera n. 83 del 18 novembre, il consiglio provinciale della Provincia di Reggio Calabria istituì il circondario della Piana, con sede a Palmi. All'interno del circondario ricaddero i 33 comuni appartenenti geograficamente alla Piana di Palmi.

XXI secolo[modifica | modifica sorgente]

Palmi attuale vista dal Monte Sant'Elia

Le principali opere pubbliche statali, nel territorio comunale, all'inizio del XXI secolo furono la realizzazione del Porto di Palmi e l'ammodernamento dell'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria. Il porto venne realizzato nel periodo 2002-2008, concretizzando la progettazione di un porto turistico e per la pesca, in località Lido di Palmi, iniziata nel 1947 con la redazione del Piano Regolatore Portuale. Il 19 gennaio 2009 venne effettuato il collaudo tecnico amministrativo della struttura[172] ed iniziò la sua utilizzazione. Nell'aprile 2007 invece iniziarono i lavori di ammodernamento dell'Autostrada A3 nel comune di Palmi e riguardarono, tra l'altro, il rifacimento dello svincolo autostradale cittadino, dei viadotti e delle gallerie.

Il primo decennio del nuovo secolo, politicamente, vide lo svolgimento di tre elezioni comunali ed in tutti e tre i casi la consiliatura non durò i 5 anni stabiliti dalla legge, e venne sostituita da un commissario prefettizio. Nel 2001 vinse il candidato della Casa delle Libertà,[173] nel 2003 la coalizione di centrosinistra,[174] e nel 2007 il candidato di Alleanza Nazionale e liste civiche.[175]

Il 16 ottobre 2008, la Provincia di Reggio Calabria stabilì la modifica della denominazione del Circondario della Piana in Circondario di Palmi.[176] Nel 2011 il circondario venne rinominato in "Servizio Multifunzione decentrato di Palmi".[177]

ll 17 settembre 2011 venne inaugurato a Taureana il Parco Archeologico dei Tauriani "Antonio De Salvo", realizzato con un finanziamento APQ del Ministero dei Beni Culturali e Regione Calabria, del Ministero dell'Economia e della Provincia di Reggio Calabria,[178] nel luogo in cui vi sono i ruderi dell'antica Tauriana.

Il 4 dicembre 2013, durante l'VIII sessione dell'UNESCO tenuta a Baku, in Azerbaijan, la Varia di Palmi ottenne un riconoscimento internazionale venendo inserita, all'interno della Rete delle grandi macchine a spalla italiane della quale fa parte, nella lista del patrimonio orale e immateriale dell'umanità.[179]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 27 - Marzo 2012 Pag. 26-7
  2. ^ De Salvo, op. cit., pp. 3-4
  3. ^ De Salvo, op. cit., p. 4
  4. ^ a b c Tiné, op. cit., pag. 127
  5. ^ http://parcoarcheologicodeitauriani.blogspot.it/p/villaggio-protostorico.html. URL consultato il 2 maggio 2013.
  6. ^ Settis, op. cit., pag. 67
  7. ^ Settis, op. cit., pag. 66
  8. ^ Agostino, op. cit., pag. 18
  9. ^ Originum reliquiae, fr. 71 Peter, p. 75 Probus, ad Verg. Buc.
  10. ^ Settis, op. cit., pag. 67
  11. ^ De Chor., II 4, 67-68
  12. ^ Naturalis historia, XIII, 5, 10
  13. ^ Cosmogr., IV 32
  14. ^ Mazza, op. cit., pag. 18
  15. ^ Guillou, op. cit., pagg. 315-330
  16. ^ Storia della Calabria vol. 2, pag. 3
  17. ^ G. Minasi "Lo Speleota ovvero Sant'Elia di Reggio Calabria" Napoli 1893
  18. ^ Saletta, op. cit., Vincenzo Saletta, 1963
  19. ^ Naturalis historia, XIII, 5, 10
  20. ^ Antonio De Salvo "Notizie su Metauria e Tauriana" p. 78
  21. ^ De Minicis, op. cit., pag. 276
  22. ^ Leopardi, op. cit., pag. 65
  23. ^ Il nome derivava dal toponimo dato all'attuale Piana di Palmi, cioè Turma delle Saline. La Turma delle Saline era una suddivisione, in quel tempo, del thema di Calabria, cioè la suddivisione amministrativa dell'Impero Bizantino istituita al tempo dell'imperatore Eraclio I
  24. ^ De Salvo, op. cit., pag. 10
  25. ^ Storia di san Filarete. URL consultato il 5 maggio 2013.
  26. ^ De Salvo, op. cit., pp. 11-12
  27. ^ De Salvo, op. cit., p. 15
  28. ^ De Salvo, op. cit., p. 22
  29. ^ «S. Michaelem de Bitica cum terris et pertinentiis suis»
  30. ^ «San Georgium che cum pertinentiis et terris suis»
  31. ^ De Salvo, op. cit., p. 24
  32. ^ Fino al 1979, quando venne istituita la Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi
  33. ^ Minuto, op. cit., p. 324
  34. ^ Leopardi, op. cit., pag. 67
  35. ^ a b De Salvo, op. cit., pp. 26, 28
  36. ^ Soprattutto controversie tra proprietari ed i pretendenti feudatari, principi o prelati
  37. ^ a b c Agostino, op. cit., pagg. 229-230
  38. ^ Quartiere popolare della Seminara del tempo.
  39. ^ Odierna Barritteri.
  40. ^ De Salvo, op. cit., p. 85
  41. ^ De Salvo, op. cit., p. 99
  42. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r Leopardi, op. cit., pag. 124
  43. ^ Gabriele Barrio, De Antiquitate et situ Calabriae, Romae, 1571, Hb. II cap. XVIII
  44. ^ Frà Lando Alberti, Descrizione di tutta Italia, Venezia 1596, v. Calabria, pag. 201
  45. ^ Seminara era la città più importante della provincia dopo Reggio Calabria
  46. ^ De Salvo, op. cit., pp. 132-133
  47. ^ De Salvo, op. cit., p. 134
  48. ^ De Salvo, op. cit., p. 144
  49. ^ Fiore Da Cropani, op. cit., p. 266
  50. ^ De Salvo, op. cit., pag. 150
  51. ^ De Salvo, op. cit., pp. 157-159
  52. ^ Agostino, op. cit., pag. 233
  53. ^ Agostino, op. cit., pag. 231
  54. ^ De Salvo, op. cit., pp. 161-163
  55. ^ L.A. Muratori, "Annali d'Italia" 1570-1571
  56. ^ Lovecchio, op. cit., pag. 27
  57. ^ a b c d e f Lovecchio, op. cit., pag. 28
  58. ^ Lovecchio, op. cit., pag. 28
  59. ^ De Salvo, op. cit., pp. 179-180
  60. ^ De Salvo, op. cit., p. 181
  61. ^ Thomae Aceti, Annotationes de antiquitate et situ Colabriae, Roma, 1737 Hb. II, cap. XVIII
  62. ^ A. Tripodi. Le chiese di Palmi nel 1586, in "Calabria Letteraria" XLV 1997, 4-6, pp. 62-64
  63. ^ De Salvo, op. cit., p. 177
  64. ^ De Salvo, op. cit., p. 1861
  65. ^ De Salvo, op. cit., pp. 187-189
  66. ^ De Salvo, op. cit., p. 189
  67. ^ De Salvo, op. cit., p. 190
  68. ^ De Salvo, op. cit., pp. 190-191
  69. ^ De Salvo, op. cit., p. 192
  70. ^ Contiguo alle mura e così chiamato poiché da molti anni vi era la chiesa Jesu Christi Salvatoris nella quale esisteva la cappella della Madonna del SS. Rosario
  71. ^ a causa delle fonti che vi erano
  72. ^ De Salvo, op. cit., pagg. 200-201
  73. ^ Giovanni Da Fiore, tomo I, "Della Calabria abitata" p. 149
  74. ^ De Salvo, op. cit., pp. 202-204
  75. ^ De Salvo, op. cit., pp. 204-210
  76. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 18 giugno 2010 pag. 18
  77. ^ De Salvo, op. cit., pp. 210-212
  78. ^ De Salvo, op. cit., pp. 213-214
  79. ^ Camillo Minieri Riccio, "Notizia delle accademie istituite nelle provincie napolitane", 1878
  80. ^ De Salvo, op. cit., p. 216
  81. ^ De Salvo, op. cit., p. 232
  82. ^ Lovecchio, op. cit., pag. 31
  83. ^ De Salvo, op. cit., pp. 225-229
  84. ^ De Salvo, op. cit., p. 230
  85. ^ De Salvo, op. cit., p. 293
  86. ^ Notizie Storiche
  87. ^ Galanti, op. cit., p. 224
  88. ^ La "soglia del danno" è uguale o superiore al VII grado della scala Mercalli e/o al 5.5 grado della scala Richter
  89. ^ Rilevazione del terremoto riferita al centro abitato di Seminara
  90. ^ Rilevazione del terremoto riferita al centro abitato di San Giorgio Morgeto
  91. ^ Epicentro individuato a Palmi
  92. ^ a b c d e De Salvo, op. cit., pp. 273-285
  93. ^ "Lettera dalla Calabria e dalla Sicilia", edito tra il 1787 e 1791
  94. ^ inviò alla Società Reale di Londra una sua "Relazione dell’ultimo terremoto della Calabria e della Sicilia"
  95. ^ De Salvo, op. cit., pp. 287-288
  96. ^ Guida Touring 1999, op. cit., pag. 629
  97. ^ a b Guida Touring 2003, op. cit., pag. 629
  98. ^ De Salvo, op. cit., pp. 288-289
  99. ^ De Salvo, op. cit., pp. 294-295
  100. ^ L'amministrazione francese nel 1799
  101. ^ Palmi sede di Governo
  102. ^ P.T.C.P. 2010 della Prov. di Reggio Calabria - "Allegato IX Repertorio dei Vincoli Architettonici e culturali", pag. 4
  103. ^ Bullettino delle leggi del Regno di Napoli, Volume 1811,Edizione 1 pag. 237
  104. ^ De Salvo, op. cit., pp. 304-305
  105. ^ Attilio Zuccagni-Orlandini, XXII. §.1, §.6 in Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole, corredata di un atlante, di mappe geografiche e topografiche, e di altre tavole illustrative, supplemento al volume XI, Firenze, All'insegna di Clio, 1845, pp. 230, 269–278.
  106. ^ Relazione Illustrativa pag. 4, del Piano Comunale di Spiaggia 2011
  107. ^ Leggi del Regno di Napoli, op. cit., pag. 26
  108. ^ ArcheoCalabriaVirtual - "Il mare di Taureana". URL consultato il 27 maggio 2013.
  109. ^ Leggi del Regno di Napoli, op. cit., pag. 26
  110. ^ Agostino, op. cit., pag. 238
  111. ^ Lovecchio, op. cit., pag. 70
  112. ^ a b Il Tempio Di San Fantino. URL consultato il 6 maggio 2013.
  113. ^ a b c Periodico "Madre Terra News" n. 19 - Luglio 2011 Pag. 17
  114. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 4 - Aprile 2010 Pag. 20
  115. ^ De Salvo, op. cit., p. 23
  116. ^ Data istituzione Tribunale di Palmi
  117. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 19 - Luglio 2011 Pag. 16
  118. ^ a b c Biografia di Francesco Cilea. URL consultato il 20 febbraio 2013.
  119. ^ Lovecchio, op. cit., pagg. 54-55
  120. ^ Storia della tratta ferroviaria Palmi-Gioia Tauro
  121. ^ a b Storia e descrizione della Biblioteca Comunale "D. Topa". URL consultato il 13 marzo 2013.
  122. ^ Storia della banca Agricola Industriale di Palmi
  123. ^ Storia del Regio Frantoio Sperimentale
  124. ^ Storia dell'"Istituto Nicola Pizi". URL consultato il 7 febbraio 2013.
  125. ^ Leopardi, op. cit., pag. 143
  126. ^ I terremoti in Calabria
  127. ^ Attività sismica in Calabria, Univ. della Calabria, pag. 263
  128. ^ Tsunami in Italia dal 1600 ad oggi
  129. ^ a b c Annibale Riccò, op. cit., pag. 33
  130. ^ Pannello esplicativo all’interno del Parco Archeologico dei Tauriani. URL consultato il 6 maggio 2013.
  131. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 33 - Settembre 2012 Pag. 30
  132. ^ Corriere della Sera, Milano, 30 dicembre 1908
  133. ^ a b c d e f g LO SCONVOLGIMENTO TELLURICO DEL 1908 A PALMI NEI DISPACCI DELL’AGENZIA STEFANI
  134. ^ Il 31 dicembre la Gazzetta riporta, per Palmi, quanto segue: «Le notizie dalle regioni calabresi o sicule confermano sempre più che il disastro è immane, sorpassante ogni immaginazione. Palmi per due terzi è distrutta e la parte rimasta è inabitabile. è impossibile calcolare il numero delle vittime, che in gran parte si trovano sotto le macerie. Gli edifici pubblici sono tutti danneggiati, comprese le carceri giudiziarie, di cui oggi sarà ultimato lo sgombero inviando i detenuti al penitenziario di Catanzaro»
  135. ^ Una compagnia del battaglione venne inviata a Seminara. A Palmi, sede della terza zona di soccorso, arrivò con la fanteria anche il generale Fortunato Marazzi ed una compagnia del Genio.
  136. ^ «Con due stazione di rifornimento a Palmi ed a Messina fornite di tende, medicine e quant'altro occorra»
  137. ^ La gazzetta scrisse sulla visita:«Gli ispettori generali Massea e Muffone salirono sul suo scompartimento per dargli le più ampie notizie sul disastro. Partirono poscia per la stazione di Palmi, dove si trovavano il sindaco di Palmi, il deputato Bovi, il maggiore e il capitano delle truppe e molti cittadini, che salirono tosto al paese. Erano a ricevere il Duca il sottoprefetto e una deputazione di cittadini che fece al Duca una affettuosa dimostrazione seguendolo nella pietosa visita di tutto il paese. Sempre accompagnato dagli stessi ispettori generali, S.A.R. il Duca d’Aosta salì in vettura col vescovo, mons. Morabito, e si recò nel comune di Seminara che è anche più fortemente colpito di Palmi»»
  138. ^ Racconto del terremoto del 1908. URL consultato il 30 aprile 2013.
  139. ^ Il vescovo scrisse, in quelle ore, al Corriere d'Italia dicendo: «Sono giunto a Palmi, dove si trovano la rovina, la desolazione e la morte. I danni sono incalcolabili. Le intemperie che imperversano senza tregua accrescono la gravità del disastro. Si contano già parecchie centinaia di morti, ma in maggior parte dei cadaveri sono ancora sotto le rovine.»
  140. ^ 7 gennaio alle ore 17,00; 23 gennaio alle ore 19,24; 27 febbraio alle ore 01,50 ed alle ore 10,00 (VII grado scala mercalli).
  141. ^ Il 17 gennaio, con l'obiettivo della costruzione delle baracche, l'ing. Simonetti aprì un ufficio centrale a Messina ed altri locali a Messina, Reggio e Palmi
  142. ^ Scheda del Senatore Cesare Tarditi. URL consultato il 30 aprile 2013.
  143. ^ Il ministro della guerra Severino Casana, in visita a Palmi, inviò ai soldati dislocati nelle località terremotate gli ordini del giorno
  144. ^ Agostino, op. cit., pagg. 240-241
  145. ^ Tra i quali si ricorda lo scrittore Leonida Repaci
  146. ^ Storia della Torre dell'orologio. URL consultato il 2 maggio 2013.
  147. ^ Storia della Ferrovia Calabro Lucana. URL consultato il 2 maggio 2013.
  148. ^ La biblioteca comunale di Palmi "Domenico Topa" di Domenico Ferraro. URL consultato il 13 marzo 2013.
  149. ^ Periodico "Madre Terra News" n. 21 - Settembre 2011 Pag. 4
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  151. ^ a b Notizie sui principali palazzi di Palmi. URL consultato il 25 luglio 2011.
  152. ^ Scheda della Caserma dei Carabinieri di Palmi. URL consultato l'11 febbraio 2013.
  153. ^ art. 4 comma 1 dello Statuto comunale di Palmi
  154. ^ Storia della Motonave "Viminale". URL consultato il 2 maggio 2013.
  155. ^ Racconto del "Titanic italiano" affondato a Palmi. URL consultato il 2 maggio 2013.
  156. ^ F. Costabile, 2006, op. cit.
  157. ^ Per non dimenticare quando Sant'Escrivá soggiornò a Palmi. URL consultato il 21 gennaio 2014.
  158. ^ Scheda sul Tempio di San Fantino. URL consultato il 14 aprile 2013.
  159. ^ Ministero per i Beni e la Attività Culturali, "I luoghi della cultura". URL consultato il 22 marzo 2013.
  160. ^ Guida Touring, op. cit., pag. 629
  161. ^ Storia del Liceo "Guglielmo Marconi". URL consultato il 2 maggio 2013.
  162. ^ Storia dell'I.T.C. "Luigi Einaudi". URL consultato il 2 maggio 2013.
  163. ^ Storia dell'Istituto Magistrale "Corrado Alvaro". URL consultato il 2 maggio 2013.
  164. ^ Storia dell'Istituto d'arte "Michele Guerrisi". URL consultato il 2 maggio 2013.
  165. ^ Storia Archivio di Stato di Palmi. URL consultato il 2 maggio 2013.
  166. ^ Notizie sulla Casa della Cultura. URL consultato il 2 maggio 2013.
  167. ^ importanza nazionale della Pinacoteca Repaci. URL consultato il 2 maggio 2013.
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  170. ^ Pannello esplicativo all'interno del Parco Archeologico dei Tauriani. URL consultato il 2 maggio 2013.
  171. ^ Uno degli articoli, sul Premio Palmi, del "Corriere della Sera". URL consultato il 19 aprile 2013.
  172. ^ Dati tratti dall'Ordinanza n. 3/2012 dell'Autorità Portuale di Gioia Tauro
  173. ^ il Tribunale di Palmi, con sentenza del 2001 stesso, accolse il ricorso presentato da alcuni cittadini dichiarando la nullità delle elezioni.
  174. ^ Gazzetta Ufficiale, scioglimento del C.C. a seguito di mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, approvata con delibera n. 1 del 23 gennaio 2007, da 12 consiglieri su 20. URL consultato il 14 aprile 2013.
  175. ^ Gazzetta Ufficiale, scioglimento del C.C. a seguito di mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, approvata con delibera n. 26 del 22 agosto 2011, da 12 consiglieri su 20. URL consultato il 14 aprile 2013.
  176. ^ Delibera della Giunta Provinciale n. 273 del 16 ottobre 2008.
  177. ^ Provincia di Reggio Calabria, scheda sul "Servizio Multifunzione decentrato di Palmi". URL consultato il 14 aprile 2013.
  178. ^ Parco Archeologico dei Tauriani, scheda di Italia Nostra. URL consultato il 14 aprile 2013.
  179. ^ Adnkronos "Da Santa Rosa a Varia di Palmi, 'macchine a spalla' patrimonio dell'umanità". URL consultato il 7 dicembre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]