Chiesa del Santissimo Crocifisso (Palmi)

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Chiesa del Santissimo Crocifisso[1]
Chiesa del Crocifisso di Palmi.jpg
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPalmi-Stemma.png Palmi[1]
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSantissimo Crocifisso[2]
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi
Stile architettonicoNeoromanico
Inizio costruzione1537 (prima chiesa di cui si abbia documentazione)[3]
Completamento1798 (chiesa attuale)[1]
Sito webSito ufficiale della parrocchia

Coordinate: 38°21′26.21″N 15°50′37.68″E / 38.35728°N 15.8438°E38.35728; 15.8438

La chiesa del Santissimo Crocifisso è un luogo di culto cattolico di Palmi. È ubicata nel rione Cittadella e prospetta sulla piazzetta dell'Annunziata. Chiamata anche chiesa dei Monaci,[4] è sede del sacrario diocesano della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, che conserva numerose reliquie di santi. Al suo interno è custodito e venerato un pregevole Crocifisso ligneo risalente al XVII secolo,[5] segnalato nell'Inventario degli Oggetti d'Arte d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1537 venne eretto, da un certo frate Antonio, un piccolo monastero di religiosi dell'ordine dei Frati Minori Osservanti, chiamato La Annunziata, e contiguo alla congregazione laicale di Santa Maria De Caravellis.[3] Con ogni probabilità il luogo di culto del monastero venne edificato sulle rovine di una preesistente chiesa.[6][7]

Nel 1621 il convento dell'Annunziata passò all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini[3] e, nel 1638, la chiesa venne eretta a "provincia religiosa".[8] Nel periodo feudale, la chiesa fu adibita a parlamento cittadino e in essa, il 22 dicembre 1635, il popolo chiamato in parlamento dal suono della campana, espresse la volontà di distaccarsi da Seminara e far divenire Palmi universitas autonoma.

Il 21 aprile 1652, con la riforma papale di Papa Innocenzo X,[9] il convento dell'Annunziata di Palmi venne soppresso.[10] La chiesa venne citata, nel 1693, dall'abate Giovan Battista Pacichelli nell'opera Il Regno di Napoli in Prospettiva.[11]

Dipinto della chiesa e del convento annesso, XIX secolo.

Nel 1704 il convento venne demolito e ricostruito, e la chiesa fu abbellita.[12][13] In occasione della visita del 1707, effettuata dal vescovo della diocesi di Mileto Domenicantonio Bernardini, venne evidenziata la presenza nella chiesa di una confraternita del Santissimo Crocifisso.

Pianta della chiesa e del convento di monaci annesso alla fine del XIX secolo.

La chiesa ed il convento subirono gravi danni a seguito del terremoto del 1783.[14] La chiesa inoltre fu il luogo di seppellimento di tutte le vittime cittadine provocate dal sisma[15] e venne riaperta al culto nel 1798, con i lavori effettuati tramite l'obolo dei fedeli.[1]

Le leggi francesi soppressero il convento il 7 agosto 1809, ma lo stesso venne ripristinato nel 1822.[16]

Il convento fu nuovamente soppresso il 7 luglio 1866, quando il governo del Regno d'Italia decretò la soppressione di tutti gli ordini religiosi.[8][17] L'anno seguente lo stato italiano donò l'edificio al Comune di Palmi,[1] che in un primo tempo si adoperò affinché continuasse ad essere officiato,[18] anche se, negli anni seguenti, venne adibito a seggio elettorale, ad aula di tribunale, a sala per comizi ed altro.[8]

Nel 1875, a seguito della proposta di istituzione della nuova diocesi di Palmi, la chiesa fu ipotizzata come sede della cattedrale e del vescovado.[19] Nel maggio del 1883 la popolazione, con il supporto del reverendo Lopresti, insorse contro la giunta municipale del tempo, che aveva deciso l'abbattimento del monumento religioso per far posto ad un battaglione di soldati.

La chiesa fu uno dei pochi luoghi di culto cittadini che non riportarono danni a seguito del terremoto del 1894, che colpì la città di Palmi la sera del 16 novembre.[20]

Nemmeno il terremoto del 1908 distrusse l'edificio, a differenza del monastero che non venne mai più ricostruito.[1]

Fino al 1918 i riti vennero ancora officiati dai Frati Minori Riformati, ridotti allo stato secolare e, nel 1933, il podestà Vincenzo Silipigni concesse la chiesa alla diocesi di Mileto.[1]

La seconda guerra mondiale recò gravi danni alla copertura dell'edificio[1] e, nel periodo 1970-1984, vennero eseguiti dei lavori di restauro per l'interno (tra i quali l'altare maggiore e quelli laterali).[1]

Il 10 giugno del 1979 la chiesa passò, come tutta la città di Palmi, dalla giurisdizione della diocesi di Mileto (alla quale era stata soggetta fin dalla fondazione), alla nuova diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.[21]

Nel 1992 fu effettuato un nuovo restauro dell'edificio, da parte della Soprintendenza di Reggio Calabria e di Vincenza Posterino Bagalà, riguardante la copertura, l'abside e la facciata, con cerimonia di riapertura al culto il 3 luglio 1993.[1]

Nel 2008 venne effettuato il trasferimento di proprietà della chiesa dal Comune di Palmi alla diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa.

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa, a capanna, ha un unico portale d'ingresso incorniciato da due lesene corinzie che sorreggono un timpano curvilineo spezzato. Ai lati del portale sono invece collocate delle paraste che sorreggono a loro volta un frontone triangolare che chiude dalla parte superiore il prospetto, alla cui sommità è posta una croce in ferro.[1] Tra il portale ed il frontone è collocata una monofora semicircolare. La facciata si innalza da sopra una base in marmo, che si sviluppa per tutta la larghezza della stessa.

Le facciate laterali e quella tergale non presentano alcun tipo di elemento architettonico, eccezion fatta per una serie di monofore. Le monofore corrispondenti al transetto interno sono semicircolari.

La copertura dell'edificio è a doppia falda, con manto in coppi e tegole.[1]

Il campanile è a vela, realizzato nella parte posteriore dell'edificio, sopra la copertura.[1]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno la chiesa è formata da una sola navata rettangolare,[2] che termina con un transetto e la successiva abside, anch'essi di forma rettangolare. L'aula corrisponde alla navata mentre il presbiterio, rialzato di tre gradini rispetto al resto dell'edificio, equivale al transetto e all'abside.[1]

Navata[modifica | modifica wikitesto]

Tela raffigurante la deposizione.
Nicchia contenente il manichino di Maria Santissima Addolorata.

La controfacciata presenta, ai lati dell'ingresso, due paraste e quattro cornici con dipinte altrettante Stazioni della Via Crucis, opera del pittore Saverio Ungheri.

Le pareti laterali sono suddivise in campate di diversa profondità, ricavate nello spessore dei muri perimetrali, tramite lesene composite alternate ad arcate a tutto sesto. Nella campate si alternano, tra gli altari secondari, due finestre per parete con vetrate artistiche rappresentanti i quattro santi evangelisti. Quasi al ridosso della copertura è presente una trabeazione. Tutti gli altari laterali sono realizzati ad opera di maestranze calabresi, in muratura intonacata e stucco modellato, dipinti e raffiguranti ornamenti vegetali, con tabernacolo in legno intagliato. Sulla parete di fondo della navata si apre centralmente il transetto.

Gli altari laterali della parete sinistra sono i seguenti:[5]

Gli altari laterali della parete destra sono invece i seguenti:[5]

Addossate alle pareti laterali della chiesa sono collocate due vare processionali in legno, una antica ed una di recente realizzazione, usate per trasportare a spalla in processione le due icone lignee del Crocifisso collocate sopra il presbiterio. Completano le opere d'arte delle pareti laterali tre dipinti della Via Crucis, realizzate del pittore Cristoforo Santanna di Rende,[25] le stazioni della Via Crucis, opera del pittore Saverio Ungheri, un dipinto raffigurante il Padreterno con Angeli, Gesù con la Croce e sopra di loro lo Spirito Santo,[25] ed un confessionale realizzato da artigiani locali.[25]

La navata dispone un soffitto formato da capriate in legno a vista.[1]

La pavimentazione della navata è formata da lastre di pietra granitica e presenta inoltre delle lastre di vetro trasparenti a protezione delle lapidi del XVII secolo e del XVIII secolo, che fungono da copertura delle fosse tombali sottostanti la chiesa.[1]

Transetto[modifica | modifica wikitesto]

L'altare laterale con il Santissimo Crocifisso del 1961.

Salendo sul presbiterio, in corrispondenza del transetto, al centro dello stesso è posta la mensa, oltre ad un ambone in legno, mentre alle due estremità, addossati alle pareti laterali, sono collocati due ulteriori altari laterali, sovrastati entrambi da una finestratura. I due altari, opera di maestranze locali e realizzati in muratura intonacata e stucco modellato e dipinti, sono i seguenti:

Il soffitto del transetto è formato da capriate in legno a vista, continuazione della copertura generale dell'edificio.[1]

La pavimentazione del transetto è invece formata da piastrelle in cotto e, davanti la mensa, è collocata una botola in ferro per l'accesso alla cripta sottostante.[1]

Abside[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore con il Santissimo Crocifisso del XVII secolo.

L'abside rettangolare conduce, tramite due porte posizionate nelle due pareti laterali, a due ambienti dei quali uno avente la funzione di sacrestia. Sulla parete di fondo, inaccessibile per la presenza di una inferriata, sono collocate due monofore.

Al centro dell'abside è collocato l'altare maggiore del Santissimo Crocifisso (XVIII secolo), anch'esso opera di maestranze locali e realizzato in muratura intonacata e stucco modellato e dipinti. Nella parte inferiore dell'altare è posizionato un paliotto in tessuto di seta bianco ricamato (XX secolo), manifattura dell'Italia meridionale,[45] sovrastato da un tabernacolo ligneo intagliato (XIX secolo) di scuola calabrese[46] e da una edicola che conserva al suo interno un Crocifisso ligneo del XVII secolo, [5] realizzato in legno scolpito e cartapesta modellata policromi,[47] opera di bottega dell'Italia meridionale ed attribuito a frate Umile da Petralia. L'opera è segnalata nell'Inventario degli Oggetti d'Arte d'Italia con la seguente descrizione:

«Statua in legno CROCIFISSO; figura intera eretta su croce, di proporzioni al naturale; opera forse monastica del sec. XVII-XVIII. La statua lignea è l'opera maggiore della chiesa, collocata alle spalle dell'altare maggiore, scolpito forse da Fra' Umile da Petralia, dallo stile scarno e dall'espressione calma e serena, da cui pur tuttavia promana una profonda sofferenza.[25]»

Ai lati della nicchia sono collocate quattro colonne corinzie, due per lato, che sorreggono una lunetta con raffigurato l'occhio della Provvidenza. Al suo interno la nicchia è rivestita di stoffa damascata rossa e l'icona è protetta da una cornice dorata con vetro. Completano l'altare due statue policrome di angeli reggicandelabro (XXI secolo), poste anch'esse ai lati dell'edicola, davanti le colonne.

Il soffitto e la pavimentazione dell'abside risultano essere, per tipologia e materiali, la continuazione di quelli presenti nel transetto.[1]

Cripta[modifica | modifica wikitesto]

Sottostante al transetto e all'abside è collocata una cripta, dove un tempo trovavano un tempo sepoltura i frati del convento annesso andato perduto, ed è raggiungibile tramite un botola che si apre al centro del presbiterio, dalla quale inizia una scala che conduce al luogo interrato. Attualmente la cripta è utilizzata come sacrario diocesano[48] e, nelle nicchie presenti nelle murature perimetrali (usate in passato come loculi per i frati), sono collocate alcune reliquie di santi. Tra le numerose reliquie ve ne è una di San Rocco.[49]

Festività e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

  • Festa del Santissimo Crocifisso (3 maggio, con processione per le vie cittadine);
  • Raduno della corporazione dei bovari della Varia (ultima domenica di agosto - evento legato al corteo storico della Varia di Palmi).[50]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Provvedimento di tutela tramite decreto della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, n. 1012 del 30 novembre 2011, della <<Chiesa del Santissimo Crocefisso>>, per vincolo architettonico e monumentale.[51]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Chiesa del Santissimo Crocifisso <Palmi>, su http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/. URL consultato il 22 maggio 20196.
  2. ^ a b La voce del Tirreno, 5 marzo 2009 anno 3 n. 3 (PDF), su lavocedeltirreno.it. URL consultato il 24 settembre 2016.
  3. ^ a b c De Salvo, pag. 151
  4. ^ Per l'antico monastero annesso alla stessa.
  5. ^ a b c d Guida Touring, pag. 629
  6. ^ Il Crocifisso dei Monaci in Palmi, su http://www.arteculturafotoin.it/. URL consultato il 12 dicembre 2014 (archiviato dall'url originale il 29 maggio 2014).
  7. ^ Questa ipotesi è dovuta all'esistenza di una cripta sotto il presbiterio, che gli archeologi suppongono possa aver fatto parte di una chiesa più antica del XVI secolo.
  8. ^ a b c I CROCIFISSI DI PALMI E TERRANOVA SAPPO MINULIO - Antonio Tripodi (PDF) [collegamento interrotto], su www.lalbadellapiana.it. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  9. ^ Bolla Instaurandae regularis disciplinae (15 agosto 1652) il pontefice rese noti i conventi destinati alla chiusura nella penisola italiana. Furono soppressi i conventi che ospitavano meno di sei monaci
  10. ^ De Salvo, pag. 152
  11. ^ L'abate osservò che: «i Riformati di San Francesco sono vi ben trattenuti». Di particolare rilievo viene citato che, nel grande convento annesso alla chiesa, vi era un professorio (cioè un seminario nel quale venivano educati i novizi per il sacerdozio), un ampio chiostro ed un vasto refettorio affrescato con la scena dell'Ultima Cena.
  12. ^ Status Provinciae Reformatorum Sanctorum Septem Martyrus, 6 gennaio 1724.
  13. ^ Nella ricognizione del 6 gennaio 1724, si attestò che il convento venne ricostruito data l'inadeguatezza di quello precedente, e che i lavori furono eseguiti con l'obolo dei fedeli e con la manovalanza dei frati stessi. Alla data della ricognizione il convento era formato da 22 celle, 2 sale delle quali una in comune (in quanto deposito), un'infermeria, ed una biblioteca in corso di realizzazione. Anche la sacrestia della chiesa non era stata completata e gli arredi sacri ed i paramenti erano risposti in una cella vicina al luogo di culto. Attorno al convento vi era un orto, con produzione di olio e di frutta per i religiosi, cinto da muri e per un'estensione di mezzo miglio. I religiosi vivevano esclusivamente grazie alle questue della cittadinanza ed ai 35 ducati donati dalla pubblica amministrazione. Le rendite che entravano al convento erano gestite da un "sindaco apostolico".
  14. ^ Entrambi gli edifici ebbero gravi lesioni. Furono demoliti il frontespizio della chiesa, il campanile (che non venne più ricostruito) ed il muro laterale est, poiché pericolanti. Fu ricostruito i dormitorio dei frati. Inoltre, negli anni seguenti, la Cassa Sacra spogliò la chiesa di tutte le opere d'arte che erano state realizzate con le rendite e con gli oboli dei fedeli.
  15. ^ Ferraro, pag. 58
  16. ^ Caldora, pag. 227
  17. ^ In data 4 febbraio 1867, la Sottoprefettura del Circondario di Palmi comunicò che tutti i frati avevano abbandonato il convento.
  18. ^ Per volontà dell'amministrazione comunale, la quale, il 28 novembre 1866 dichiarò che «la Chiesa annessa a tale Fabbricato si rende necessaria ed utile a quella parte di abitanti che dimorano in quel Quartiere, non essendovene altra vicina per adempiere essi agli servigi religiosi». Inoltre due anni dopo, il 12 ottobre 1868, l'amministrazione precisò che «la quale Chiesa come accessoria del Convento il Municipio potrà chiudere o tenere aperta al pubblico, avvertendo che in quest'ultimo caso saranno a suo carico le spese tutte relative, come altre sì dell'Ufficiatura. In la quale essendo prescelto un religioso della soppressa Congregazione, questi dovrà svestire l'abito monastico, e vestire invece quello di prete secolare».
  19. ^ Domenico Guardata riporta: «In Palmi esiste un vasto convento appartenente ai PR Riformati dispersi, al quale è annessa una vasta chiesa. Adesso Convento e Chiesa sono divenuti proprietà del Comune, il quale, eretto il Vescovado, è pronto a cederli per Episcopio e Seminario».
  20. ^ Calogero, pag. 10
  21. ^ pag. 1361 (PDF), su vatican.va. URL consultato il 4 marzo 2013.
  22. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare di Sant'Antonio
  23. ^ Bottega calabrese sec. XX, Sportello di tabernacolo con calice
  24. ^ Scuola calabrese sec. XIX, Sant'Antonio da Padova
  25. ^ a b c d e f g h i PIAR - Piano Integrato Area Rurale - Piana di Gioia Tauro Archiviato il 5 ottobre 2013 in Internet Archive.
  26. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare della Deposizione di Gesù
  27. ^ Bottega calabrese sec. XX, Sportello di tabernacolo ligneo dipinto
  28. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare della Madonna immacolata
  29. ^ Scuola dell'Italia meridionale sec. XVIII, Madonna Immacolata e Santi
  30. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare della Madonna assunta
  31. ^ Bottega calabrese sec. XX, Sportello di tabernacolo con cornice sagomata
  32. ^ Ambito calabrese sec. XIX, Madonna Assunta e Angeli
  33. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare della Madonna addolorata
  34. ^ Bottega calabrese sec. XX, Tabernacolo ligneo
  35. ^ Manifattura calabrese sec. XX, Paliotto ricamato
  36. ^ Bottega dell'Italia meridionale sec. XIX, Madonna Addolorata
  37. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare del Sacro Cuore di Gesù
  38. ^ Ambito calabrese sec. XX, Sacro Cuore di Gesù
  39. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare del Crocifisso
  40. ^ Manifattura calabrese sec. XX, Paliotto mobile
  41. ^ Ambito di Ortisei (1961), Crocifisso
  42. ^ Maestranze calabresi sec. XVIII, Altare della Madonna e santi
  43. ^ Bottega calabrese sec. XX, Tabernacolo
  44. ^ Scuola dell'Italia meridionale sec. XVIII, Madonna con Bambino e Santi
  45. ^ Manifattura dell'Italia merid. sec. XX, Paliotto dell'altare maggiore
  46. ^ Bottega calabrese sec. XIX, Tabernacolo
  47. ^ Bottega dell'Italia meridionale sec. XVII, Cristo crocifisso
  48. ^ a b S. Messa al Sacrario Diocesano - S. E. Rev.ma Mons. Francesco Milito Palmi (RC), su www.oppido-palmi.chiesacattolica.it. URL consultato il 4 gennaio 2015.
  49. ^ AA.VV., p. 38
  50. ^ Bovari, su http://www.mbuttaturidellavaria.it/. URL consultato il 22 novembre 2014.
  51. ^ DECRETO DI TUTELA PER LA CHIESA DEL SANTISSIMO CROCEFISSO, su comune.palmi.rc.it. URL consultato il 15 aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Guida d'Italia - Basilicata Calabria, Milano, Touring Editore, 1999, ISBN 88-365-3453-8.
  • AA. VV., San Rocco, Palmi, La Piana Edizioni, 2011, ISBN 978-88-903600-1-5.
  • Rocco Calogero, Dopo dieci anni: la Madonna del Carmine e il terremoto del 16 novembre 1894 in Palmi, Messina, Tipografia Crupi, 1904.
  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • Umberto Caldora, Calabria Napoleonica, Napoli, 1960.
  • Domenico Ferraro, La chiesa del Crocifisso dei monaci, Palmi, Banca Popolare Cooperativa di Palmi, 1994.
  • Domenico Ferraro, Palmi nella fede, Edizioni De Pasquale, 2002.
  • Domenico Guardata, Memorie sulla Città e territorio di Palme 1850-1858, Palmi, 1858.
  • Rocco Liberti, Le confraternite nella Piana di Gioia (diocesi di Oppido Mamertina-Palmi), in Incontri meridionali, Luigi Pellegrini Editore, 1985.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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