Chiesa di San Fantino

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Chiesa di San Fantino[1]
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPalmi-Stemma.png Palmi[1]
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Fantino[1]
Madonna dell'Alto Mare[2]
DiocesiOppido Mamertina-Palmi
Stile architettonicoArchitettura moderna
Inizio costruzioneVI secolo (prima chiesa di cui si abbia documentazione)[1]
Completamento1963 (chiesa attuale)[1]

Coordinate: 38°23′31.63″N 15°51′56.88″E / 38.39212°N 15.8658°E38.39212; 15.8658

La chiesa di San Fantino è un luogo di culto cattolico di Palmi. È ubicata nella frazione di Taureana di Palmi e prospetta sulla piazza San Fantino. È sede dell'omonima parrocchia del 1952. Al suo interno è custodita la venerata statua della Madonna dell'Alto Mare.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le antiche chiese[modifica | modifica wikitesto]

Nel 590, in una lettera di papa Gregorio Magno inviata al vescovo della diocesi di Tauriana Paolino, vengono citati una chiesa ed un monastero maschile dedicati a San Fantino.

Anche nel bios di San Fantino, scritto dal vescovo di Tauriana Pietro nell'VIII secolo, è menzionata una «basilica superiore», sopra la cripta, nella quale vi era la tomba del santo, collocata all'interno dell'altare.

Si suppone che dal IX secolo il vescovo della diocesi di Tauriana risiedesse nella chiesa di San Fantino, dando pertanto al luogo di culto il titolo di cattedrale.[3]

La basilica andò distrutta, assieme alla città di Tauriana, nel 951 per mano dei saraceni che costrinsero la popolazione a trovare rifugio nei centri vicini.[4]

Nell'XI secolo i monaci basiliani ricostruirono un'abbazia nel luogo dove sorgeva l'antica cattedrale, e la dedicarono sempre a San Fantino.[5] Nel 1080, la diocesi di Tauriana fu soppressa ed il suo territorio fu incorporato in quello della nuova diocesi di Mileto. Pertanto la chiesa di San Fantino passò sotto la giurisdizione di quest'ultima diocesi.

Anche se l'aggregazione dalla diocesi di Tauriana a quella di Mileto venne giustificata con il fatto che la città fosse stata devastata un secolo prima, e che la cattedra vescovile fosse vacante da lungo tempo, ciò non sembra corrispondere esattamente al vero, poiché risulterebbe che si officiasse regolarmente nella cattedrale di Tauriana ancora negli anni 1112-1113.[6]

Ruggero II di Sicilia sottopose l'abbazia[7], nel 1134, all'archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina.[8]

La chiesa è citata anche in alcuni atti del 1324 e del 1325.[9][10]

Nel XV secolo, per l'esiguo numero di monaci basiliani che vi vivevano, il convento di San Fantino cadde in abbandono.[9] Lo stato di abbandono in cui versava in quel periodo il convento è attestato in una relazione di Attanasio Calceopulo nella sua visita ai monasteri greci di Calabria, compiuta nel 1457-1458.[9][11] Poiché in quel periodo, nella zona di Taureana, vi era un altro luogo di culto dedicato a San Giovanni teologo,[12] il rettore della suddetta chiesa si rivolse a papa Martino V chiedendo l'abolizione del convento di San Fantino e la rendita di quest'ultima.[12] La concessione venne fatta dal successivo papa Eugenio IV nel 1431 che, inoltre, unificò il titolo delle due chiese intestando quella di San Giovanni teologo ai SS. Fantino e Giovanni Teologo.[12] La nuova chiesa fu amministrata da un abate dipendente dal papa ed in seguito, a causa di una nuova distruzione ad opera dei saraceni, venne anch'essa lasciata in stato d'abbandono.[12]

Nel 1552 la chiesa venne riedificata, con bolla rilasciata il 29 settembre 1542 da papa Paolo III,[12] dal conte di Seminara Pietro Antonio Spinelli, feudatario di Palmi.[12] Il luogo di culto, con annesso un convento di monache basiliane, fu dedicato a «SS. Maria dell'Alto Mare» e risultava jus patronato della famiglia Spinelli.[12] Le indicazioni di come fossero la chiesa ed il monastero sono contenute in una platea redatta nel 1645 dal notaio Marcantonio De Paola di Seminara.[9][13]

La chiesa è menzionata nel 1740, tra quelle «fuori le mure della città», nella deposizione dell'arciprete della parrocchia di San Nicola, per l'elevazione della chiesa Madre di Palmi a collegiata.[14] Il luogo di culto venne in seguito distrutto dal terremoto del 1783.[4]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tempio di San Fantino.

La chiesa fu ricostruita, nel 1857 dall'abate Pietro Militano.[4] Il luogo di culto venne riedificato con l'entrata rivolta a sud.[4]

Nel 1937 la chiesa di San Fantino passò sotto la guida spirituale dei frati minori conventuali della parrocchia del Rosario mentre, nel 1952, la chiesa di San Fantino venne eretta a parrocchia autonoma.

La nuova chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1963 venne inaugurato a Taureana un nuovo luogo di culto che, pertanto, fece chiudere e lasciare in stato di abbandono la vecchia chiesa (attualmente adibita a museo).

Per l'adeguamento liturgico, a seguito del Concilio Vaticano II, furono apportate modifiche al presbiterio nel 1965.[1]

Nel 1979 la chiesa passò, come tutto il territorio di Palmi, dalla giurisdizione della diocesi di Mileto (alla quale era stata soggetta fin dal 1080), alla nuova diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.[15]

Sul finire dello scorso secolo, nel 1993, venne sostituito il manto di copertura, mentre nel periodo 2015-2016 vi è stata la completa ristrutturazione (interna ed esterna) dell'edificio, ad opera dell'ingegner Paolo Martino.[1]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La nuova chiesa presenta una facciata a capanna lineare e semplice che prospetta su di un ampio sagrato. Una scalinata precede l'ingresso, sormontato da una grande vetrata, che si sviluppa verticale occupando una buona parte della facciata stessa.[1]

Il tetto è a due falde con manto di copertura in tegole canadesi.[1]

Il campanile, a pianta quadrata, è collocato a fianco della facciata, in posizione leggermente arretrata, e ripete le cornici del prospetto.[1]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Al suo interno la chiesa è formata da una sola navata rettangolare, che corrisponde sia all'aula che al presbiterio, rialzato di due gradini rispetto al resto dell'edificio.[1]

Nella controfacciata sono poste, rispettivamente a lato sinistro e destro dell'ingresso, una lapide marmorea a ricordo della ristrutturazione dell'edificio avvenuta nel 2015 e una mensola che sorregge una statua lignea di San Giuseppe con Gesù bambino (XX secolo). Sotto di essa è posizionato un confessionale in legno.

Le pareti laterali sono divise da una serie di pilastri che le suddividono in cinque campate rettangolari. Per ognuna di esse si aprono in alto coppie di piccole vetrate.[1]

Il soffitto è formato da un controsoffitto a doppia falda inclinata, con capriate in cemento armato.[1]

La pavimentazione è in piastrelle di graniglia di marmo per la navata e in liste di marmo disposte a giunti alternati per il presbiterio. Dello stesso tipo di marmo è la zoccolatura, che copre l'intero perimetro.[1]

Le opere d'arte custodite sulle pareti laterali della chiesa sono le seguenti:

La statua della Madonna dell'Alto Mare.

Sopra il presbiterio e l'altare maggiore vi sono invece le seguenti opere:

Festività e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n Chiesa di San Fantino <Palmi>, su http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/. URL consultato il 22 maggio 2019.
  2. ^ La voce del Tirreno, 5 marzo 2009 anno 3 n. 3 (PDF), su lavocedeltirreno.it. URL consultato il 24 settembre 2016.
  3. ^ Mazza, pag. 19
  4. ^ a b c d Il Tempio Di San Fantino, su arteculturafotoin.it. URL consultato il 6 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2013).
  5. ^ De Salvo, pagg. 25 e 26
  6. ^ Minuto, p. 324
  7. ^ Assieme alla abbazia di Sant'Elia di Enna sul monte Aulinas.
  8. ^ De Salvo, pagg. 25 e 26
  9. ^ a b c d Periodico "Madre Terra News" n. 24 - Dicembre 2011 Pagg. 12-13
  10. ^ Tra le informazioni contenute negli atti risulta che nell'abbazia di San Fantino vi vivevano due abati di nome Gelasio e Girasimus.
  11. ^ Nella relazione Attanasio Calceopulo riportò di aver visitato il monastero di Sancti Infantini, che era circondato di spine e ridotto in rovine.
  12. ^ a b c d e f g De Salvo, pagg. 148-149
  13. ^ Si trattava di una chiesa a croce greca con due archi di fabbrica, orientata verso nord ovest-sud est, con l'ingresso principale rivolto verso la torre di Pietrenere.
  14. ^ De Salvo, pag. 237
  15. ^ pag. 1361 (PDF), su vatican.va. URL consultato il 4 marzo 2013.
  16. ^ Palmi (RC) Festa della “Madonna dall’Alto mare e di San Fantino”, su costaviolaonline.it. URL consultato il 12 giugno 2013.
  17. ^ L'icona di san Fantino, su sanfantino.org. URL consultato il 30 giugno 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA. VV., Guida d'Italia - Basilicata Calabria, Milano, Touring Editore, 1999, ISBN 88-365-3453-8.
  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • Antonio De Salvo, Metauria e Tauriana, Napoli, 1886.
  • Domenico Guardata, Memorie sulla Città e territorio di Palme 1850-1858, Palmi, 1858.
  • Fulvio Mazza, Gioia Tauro: storia, cultura, economia, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2004.
  • Domenico Minuto, La Valle delle Saline, Polis.Studi interdisciplinari sul mondo antico, 2006, ISBN 88-8265-415-X.
  • Vincenzo Saletta, Storia archeologica di Taurianum, Grottaferrata, 1960.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]