Santuario di Maria Santissima del Carmelo

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Santuario di Maria Santissima del Carmelo[1]
38.35821x300px
15.84415
StatoItalia Italia
RegioneCalabria Calabria
LocalitàPalmi-Stemma.png Palmi[1]
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMadonna del Carmine[2]
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi
Consacrazione16 novembre 1944[1]
ArchitettoCarmelo Umberto Angiolini[1]
Vittorio Storchi (modifiche)[1]
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzione1540 (prima chiesa di cui si abbia documentazione)[3]
Completamento1930 (chiesa attuale)[1]
Sito webSito ufficiale dei carmelitani di Palmi

Coordinate: 38°21′33.48″N 15°50′56.33″E / 38.3593°N 15.84898°E38.3593; 15.84898

Il santuario di Maria Santissima del Carmelo è un luogo di culto cattolico di Palmi. È ubicato nel centro storico e prospetta sulla piazza del Carmine. È sede dell'omonima confraternita e di un convento di frati dell'ordine carmelitano. Al suo interno è custodita la miracolosa statua della Madonna del Carmine.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 1540 sorse a Palmi, ad opera del maestro provinciale Angiolo Emiliano, un angusto convento di carmelitani.[3] La chiesa accanto al convento, che era ubicato fuori le mura cittadine, fu inizialmente dedicata alla Madonna di Loreto, ed è citata nella visita ex limina a Palmi di mons. Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, effettuata il 25 ottobre 1586.[4][5] La chiesa, con bolla vescovile del 9 giugno 1609, venne concessa all'ordine Carmelitano.

Il 21 aprile 1652, con la riforma papale di Papa Innocenzo X,[6] il convento dei carmelitani venne soppresso.[7] Dopo la soppressione del convento, la rendita di 110 ducati che se ne ricavò venne assegnata dalla diocesi di Mileto ad un cappellano, con alcuni obblighi.[8] Ai padri carmelitani subentrarono quindi dei sacerdoti secolari che, con la collaborazione dei fedeli, istituirono intorno al 1689 la confraternita di "Nostra Signora del Carmine". Nell'antica chiesa, più piccola dell'attuale, in una cornice sopra l'altare maggiore era posta un'immagine su tela ad olio della Madonna del Carmine nell'atto di consegnare lo scapolare a San Simone Stock.[9][10]

La chiesa subì delle lesioni a seguito del terremoto del 1638, e venne in seguito riparata. Risulta poi menzionata nel 1740, nella deposizione dell'arciprete della parrocchia di San Nicola, per l'elevazione della chiesa Madre a collegiata, tra quelle «all'interno del recinto».[11]

L'antica chiesa del Carmine, danneggiata dai terremoti del 1783, 1894 e 1908.

Cadde invece rovinosamente a seguito del terremoto del 1783. Dopo tale evento, la congrega si accinse alla ricostruzione dell'edificio e ne completò l'opera rustica, abbellendola per il culto ed arredandola di scanni per i numerosi confratelli. La provvide di dipinti, tra cui due grandi pale d'altare alle pareti laterali della chiesa, pregevoli opere del maestro Carmelo La Scala, delle quali una raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e l'altra Santa Monica e Sant'Agostino.[12]

Una processione per le vie cittadine, della Madonna del Carmine, effettuata nel periodo del terremoto del 1894.

Il terremoto del 1894, che il 16 di novembre distrusse la città di Palmi, rovinò anche la chiesa del Carmine.[13] Durante questo evento sismico, e nei giorni che lo precedettero, si verificarono dei prodigi attribuiti alla statua della Madonna del Carmine, riconosciuti in seguito come veritieri dalla chiesa cattolica. Il 27 gennaio 1895, la congrega del Carmine deliberò che la chiesa fosse riaperta al culto.[14]

Ancora con il terremoto del 1908 la chiesa subì danni gravissimi, ma la congrega provvide alle riparazioni e ricostruzioni, che durarono dal 1918 al 1930, su progetto di padre Carmelo Umberto Angiolini, con successive modifiche dell'ing. Vittorio Storchi, ad opera di maestranze calabresi.[1] I Padri Carmelitani di Puglia, dopo un'assenza di circa tre secoli, il 1º luglio 1927 presero possesso del santuario ed il 6 ottobre fu canonicamente eretto il Terz'Ordine Carmelitano.[15] Il 16 novembre 1944, in occasione del 50º anniversario del miracolo del 1894, la chiesa venne consacrata.[16]

Nel secondo dopoguerra vennero realizzate l'attuale facciata (1947-1949),[1] un'ala del convento che guarda verso il mare, la parte orientale del convento con un piano superiore ed una scuola materna. Per l'adeguamento liturgico a seguito del Concilio Vaticano II furono apportate modifiche al presbiterio.[1]

Il 10 giugno del 1979 la chiesa passò, come tutta la città di Palmi, dalla giurisdizione della diocesi di Mileto (alla quale era stata soggetta fin dalla fondazione), alla nuova diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.[17]

Esternamente, nel 1983,[1] vennero collocati una statua in bronzo della Madonna del Carmine, due leoni anch'essi in bronzo ed infine fu data sistemazione definitiva all'antica colonna proveniente dai resti di Tauriana.[16] Nel 1988 vennero eseguiti alcuni lavori di restauro dell'intero complesso.[1]

Il 16 novembre 1994 la chiesa, con bolla vescovile, venne eretta a santuario.[1]

Nel 2007 e nel 2012 sono stati eseguiti lavori di restauro, gli ultimi a cura dell'arch. Santino Paladino,[1] alla chiesa e alla piazza del Carmine.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

Statua in bronzo della Madonna, collocata nella piazza del Carmine

La facciata del santuario, a capanna, risulta incorniciata da due coppie di lesene poste all'estremità della stessa, con ornamenti corinzi in travertino bianco. Le quattro lesene si innalzano da sopra una base in marmo, che si sviluppa per tutta la larghezza della facciata, e sopra di esse si trova un frontone triangolare con, all'interno, lo stemma in marmo dell'Ordine carmelitano. Centralmente, attorno all'unico ingresso del santuario, è collocato un piccolo portale composto da due colonne composite alla cui cima s'innalza un timpano spezzato. Sopra l'ingresso si trova l'altra apertura della facciata, una finestra centinata nei cui vetri, dal 2012, è riprodotta l'immagine della Madonna del Carmine. Sulle coppie di lesene sono collocati gli stemmi vescovili e papali, in bronzo, riferiti al 1894 e al momento di realizzazione degli stessi (mons. Antonio Maria de Lorenzo, mons. Benigno Luigi Papa, papa Leone XIII e papa Giovanni Paolo II). Ai lati del portale sono invece apposte due iscrizioni, anch'esse in bronzo. Alla sommità della facciata vi è una croce di Gerusalemme. La facciata è completata, ai due lati, dagli edifici che compongono il complesso del convento.

Le facciate laterali risultano libere solamente nella parte alta, poiché inglobate dal complesso del convento, e in esse sono collocate tre piccole finestre per entrambi i lati.

La copertura, con manto in tegole, è a doppia falda tranne per l'abside, nella quale risulta a padiglione.

Il campanile è a vela, realizzato nella parte posteriore dell'edificio.

Nel sagrato si trovano, ai lati del portone d'ingresso al santuario, due leoni in bronzo. I due leoni rappresentano l'allegoria rispettivamente del «terremoto» e de «la fiducia del popolo nella protezione da parte della Madonna».[16] Il 16 novembre 1944, cinquant'anni dopo miracolo della Madonna del Carmine di Palmi, l'amministrazione comunale intitolò la piazza antistante la chiesa come «Piazza Carmine nel 50° del miracolo».[16] Sempre nella suddetta piazza è collocato l'obelisco dedicato alla Madonna del Carmine. L'inaugurazione dell'obelisco avvenne l'8 maggio 1983, in concomitanza con il secondo centenario del terremoto del 1783. Il monumento è formato da un'alta stele di granito, sulla cui cima vi è collocata una statua in bronzo della Madonna del Carmine. L'opera fu realizzata dalla ditta Attilio De Luca di Napoli e la stele venne squadrata da maestri d'arte locali, guidati da Antonio Romeo.[16]

Interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del santuario.
La controfacciata del santuario.
Affresco sul soffitto, che rappresenta la Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock.
La statua di Maria Santissima del Carmelo.

Al suo interno il santuario è formato da una sola navata rettangolare,[2] che termina con un'abside curvilinea. La navata corrisponde all'aula, mentre il presbiterio, rialzato di due gradini rispetto al resto dell'edificio, è collocato all'interno dell'abside.[1]

Navata[modifica | modifica wikitesto]

Nella controfacciata è posta, in corrispondenza dell'ingresso, una bussola sovrastata da una cantoria, con diverse profondità e avente larghezza pari a tutta la controfacciata stessa.[18] Nel parapetto della cantoria sono disposti tre medaglioni a tempera su intonaco raffiguranti angeli musicanti (XX secolo), opera di Sebastiano Corti Consoli.[19][20] Ai lati della bussola sono collocate due cornici con dipinte altrettante Stazioni della Via Crucis (XX secolo), realizzate in legno intagliato e scolpito dall'artista Fortunato Messina, mentre alla sommità della parete è posto un medaglione raffigurante la Croce di Gerusalemme.

Le pareti laterali sono suddivise in cinque campate con arcate cieche, suddivise da capitelli corinzi addossati, nelle quali sono collocati gli altari laterali e, sopra di esse, si sviluppa una cornice aggettante che prosegue anche nella parete di fondo. Nella prima campata della parete di sinistra è collocata un porta che conduce ai locali dei confessionali, mentre in quella di destra si apre un porta che conduce ai locali della confraternita. Tutti gli altari laterali, progettati da padre Carmelo Umberto Angiolini, sono realizzati in marmo bianco scolpito e policromo intarsiato.

Gli altari laterali della parete sinistra, partendo dall'ingresso, sono i seguenti:[18]

Gli altari laterali della parete destra, partendo dall'ingresso, sono invece i seguenti:[18]

Completano le pareti laterali: le stazioni della Via Crucis (XX secolo), in legno intagliato e scolpito, collocate nei capitelli corinzi addossati e realizzate dell'artista Fortunato Messina; due lapidi in marmo bianco screziato inciso, commemorative degli eventi del 1894;[29] una statua della Madonna di Fátima.

Nella parete di fondo si apre, tramite un arco trionfale, l'abside. Nella chiave di volta dell'arco è collocato un rilievo in stucco raffigurante due angeli reggi stemma.

Il pavimento è formato da lastre di marmo bianco e grigio disposte in diagonale. Nella parte centrale sono invece disposte a scacchiera, con inserti che disegnano motivi geometrici.

Il soffitto è formato da una volta a botte, suddivisa in riquadri a stucco, nella quale vi sono le sei finestre delle pareti laterali. Il soffitto presenta dipinti murali a tempera raffiguranti coppie di angeli cherubini, realizzate nel periodo 1932-1936 da Sebastiano Conti Consoli. Gli Affreschi realizzati sono opere sempre del pittore Conti Consoli e raffigurano Maria Vergine e angeli (1932),[30] la Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock (1934),[31] l'Incoronazione della Vergine (1933)[32] e quattro medaglioni raffiguranti i santi carmelitani San Cirillo d'Alessandria,[33] San Battista Mantovano,[34] San Pietro Tommaso[35] e San Giovanni della Croce[36] (1933).

Tutte le pareti e il soffitto del santuario sono decorati in stile barocco, in oro a foglia su progetto dell'arch. Nino Bagalà.[18]

Abside[modifica | modifica wikitesto]

Nell'abside curvilineo è collocato l'altare maggiore (1777), in marmo bianco scolpito e policromo intarsiato, opera di Paolo Rechichi e Antonio Chitton[37] nel quale è posta un'edicola contenente al suo interno una statua lignea di Maria Santissima del Carmelo (1782),[18] realizzata dello scultore Domenico De Lorenzo.

Il soffitto della zona absidale è chiuso da una semi-cupola e nel catino absidale è raffigurato un Affresco rappresentante l'Esaltazione della Vergine del Carmelo (1933)[38] e della Navicella di Pietro (1936)[39], anch'essi realizzati da Sebastiano Conti Consoli.

Sempre dell'artista siciliano sono anche le due pitture dell'Annunciazione (1936)[40] e della Adorazione del Bambino(1936)[41], dono del sacerdote Gambacorta, che fanno da cerchio all'altare maggiore. Il candelabro pasquale è opera di Fortunato Messina. Ai lati dell'altare si aprono due porte che conducono alla sacrestia e ai locali del convento.

Festività e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Titoli[modifica | modifica wikitesto]

Inoltre il luogo di culto è, da sempre, la sede della Nobile congrega di Maria Santissima del Carmelo.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Provvedimento di tutela tramite decreto della Direzione Generale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, n. 363 del 12 novembre 2009, del <<Santuario di Maria Santissima del Carmine>>, per vincolo architettonico e monumentale.[42]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Santuario di Maria Santissima del Carmine <Palmi>, su http://www.chieseitaliane.chiesacattolica.it/. URL consultato il 18 settembre 2016.
  2. ^ a b La voce del Tirreno, 5 marzo 2009 anno 3 n. 3 (PDF), su lavocedeltirreno.it. URL consultato il 24 settembre 2016.
  3. ^ a b De Salvo, pag. 151
  4. ^ Le chiese di Palmi nel 1586, Antonio Tripodi in "Calabria Letteraria" XLV 1997, 4-6, pp. 62-64 Archiviato il 17 settembre 2013 in Internet Archive.
  5. ^ Nella chiesa, sprovvista di rendite, veniva celebrata una messa settimanale nell'altare maggiore che era ornato da tre tovaglie e quattro candelieri, e dall'avantaltare di damasco incarnato figurato. Sei tovaglie per l'altare, un calice con la coppa e la patena d'argento, una pianeta bianca di damasco ed un'altra di tela moresca, un camice con l'amitto ed il cingolo e la stola ed il manipolo costituivano l'arredamento. Il luogo di culto non aveva soffitto ne pavimento, l'acquasantiera era di marmo, le spallere «a modo di corretto» e vi erano due campane. La porta mancava di serratura. Le sue dimensioni erano di 25 x 58 palmi (6,592 x 15,294 metri) ed aveva due cappelle. L'altare della Madonna di Loreto era eretto nella chiesa del convento, ed era annesso all'altare maggiore di questa.
  6. ^ Bolla Instaurandae regularis disciplinae (15 agosto 1652) il pontefice rese noti i conventi destinati alla chiusura nella penisola italiana. Furono soppressi i conventi che ospitavano meno di sei monaci
  7. ^ De Salvo, pag. 152
  8. ^ Gli obblighi consistevano nel dover celebrare una messa quotidiana, eccetto un giorno per ogni settimana, di coadiuvare il parroco di San Nicola e di pagare 60 ducati annui ad un ospedale che avrebbe dovuto essere istituito in futuro, lasciando però l'arbitrio al cappellano di dare all'ospedale le case del convento.
  9. ^ La tela è oggi conservata nei locali del convento.
  10. ^ Toc - Palmi
  11. ^ De Salvo, pag. 237
  12. ^ Leopardi, pagg. 170-171
  13. ^ Difatti cadde la volta, la facciata, il campanile e si rovinarono i locali annessi. I preziosi stucchi dell'abside, opera dell'artista calabrese Francesco Morani di Polistena, non subirono invece alcun danno.
  14. ^ Leopardi, pagg. 171-172
  15. ^ Leopardi, pagg. 173-174
  16. ^ a b c d e Leopardi, pagg. 177-180
  17. ^ pag. 1361 (PDF), su vatican.va. URL consultato il 4 marzo 2013.
  18. ^ a b c d e Leopardi, pagg. 174-175
  19. ^ Conti Consoli S. (1932-1936), Angelo musicante con ghirlanda di fiori, su beweb.chiesacattolica.it.
  20. ^ Conti Consoli S. (1932-1936), Angelo musicante, su beweb.chiesacattolica.it.
  21. ^ Sgrò R. (1933), San Giuseppe col Bambino
  22. ^ Ambito di Ortisei sec. XX, Sacro Cuore di Gesù
  23. ^ Ambito di Ortisei sec. XX, Crocifisso ligneo
  24. ^ Ambito dell'Italia meridionale sec. XX, Paesaggio
  25. ^ Gambacorta A. (2002), Santa Lucia
  26. ^ Conti Consoli S. (1936), Santa Maria Maddalena dei Pazzi
  27. ^ Calì P. sec. XX, Sant'Elia profeta
  28. ^ Ambito dell'Italia merid. sec. XX, Santa Teresa d'Avila e Santa Teresa di Lisieux
  29. ^ Bottega calabrese (post 1894), Lapide commemorativa
  30. ^ Conti Consoli S. (1932), Maria Vergine e Angeli
  31. ^ Conti Consoli S. (1934), Madonna del Carmelo
  32. ^ Conti Consoli S. (1933), Incoronazione di Maria Vergine
  33. ^ Conti Consoli S. (1933), San Cirillo d'Alessandria
  34. ^ Conti Consoli S. (1933), San Battista Mantovano
  35. ^ Conti Consoli S. (1933), San Pietro Tomas
  36. ^ Conti Consoli S. (1933), San Giovanni della Croce
  37. ^ Rechichi P.- Chitton A. (1777), Altare della Madonna del Carmine
  38. ^ Conti Consoli S. (1933), Madonna del Carmelo
  39. ^ Conti Consoli S. (1932-1936), Navicella di Pietro
  40. ^ Conti Consoli S. (1936), Annunciazione
  41. ^ Conti Consoli S. (1936), Adorazione del Bambino
  42. ^ Regione Calabria Dipertimento Urbanistica - AGGIORNAMENTO QUADRO CONOSCITIVO QTRP, su burc.regione.calabria.it. URL consultato il 15 aprile 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • Domenico Ferraro, Palmi nella fede, Edizioni De Pasquale, 2002.
  • Domenico Guardata, Memorie sulla Città e territorio di Palme 1850-1858, Palmi, 1858.
  • Anselmo Cosimo Leopardi, Novembre 1894: il Carmine di Palmi al centro di un evento storico, Polistena, Tipografia Marafioti, 1987.
  • Mario Bagalà, San Rocco, Napoli, Fuori Registro, 1995.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]