Santuario di Maria Santissima del Carmelo

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Santuario di Maria Santissima del Carmelo
Facciata Santuario del Carmine di Palmi.jpg
Facciata del Santuario di Maria SS.ma del Carmelo
Stato Italia Italia
Regione Calabria Calabria
Località Palmi-Stemma.png Palmi
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Madonna del Carmine
Diocesi Oppido Mamertina-Palmi
Consacrazione 16 novembre 1944
Stile architettonico Architettura barocca
Inizio costruzione 1540 (prima chiesa di cui si abbia documentazioni)
Completamento 1927 (chiesa attuale)
Sito web Sito ufficiale

Coordinate: 38°21′29.56″N 15°50′38.94″E / 38.35821°N 15.84415°E38.35821; 15.84415

Il santuario di Maria Santissima del Carmelo è un luogo di culto cattolico di Palmi. È ubicato nel centro storico e prospetta sulla piazza del Carmine. L'edificio risulta tra i beni vincolati della Regione Calabria tramite Decreto Ministeriale 363 del 12 novembre 2009.[1] Il luogo di culto conserva al suo interno la miracolosa statua settecentesca della Madonna del Carmine. Annessi alla chiesa, ricadente nel territorio della parrocchia di san Nicola, vi sono un convento di frati dell'ordine carmelitano e la sede dell'omonima congrega.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Attorno al 1540 sorse a Palmi, ad opera del maestro provinciale Angiolo Emiliano, un angusto convento di carmelitani.[2] La chiesa accanto al convento, che era ubicato fuori le mura cittadine, fu inizialmente dedicata alla Madonna di Loreto, ed è citata nella visita ex limina a Palmi di mons. Marcantonio Del Tufo, vescovo della Diocesi di Mileto, effettuata il 25 ottobre 1586.[3][4] La chiesa, con bolla vescovile del 9 giugno 1609, venne concessa all'ordine Carmelitano.

Il 21 aprile 1652, con la riforma papale di Papa Innocenzo X, furono soppressi tutti i conventi di Palmi, tra i quali quello dei carmelitani.[5] Dopo la soppressione del convento, la rendita di 110 ducati che se ne ricavò venne assegnata dalla diocesi di Mileto ad un cappellano, con alcuni obblighi.[6] Ai padri carmelitani subentrarono quindi dei sacerdoti secolari che, con la collaborazione dei fedeli, istituirono intorno al 1689 la confraternita di "Nostra Signora del Carmine". Nell'antica chiesa, più piccola dell'attuale, in una cornice sopra l'altare maggiore era posta un'immagine su tela ad olio della Madonna del Carmine nell'atto di consegnare lo scapolare a San Simone Stock.[7][8] Inoltre, sempre alla fine del XVII secolo, la congrega dette inizio all'annuale festa della Madonna del Carmine del 16 luglio.[9] Nemmeno gli stucchi interni corroborati da contratto che vi fornii a suo tempo fu valido per dimostrare che gli stucchi furono eseguiti da Francesco Morani da Polistena, e che rimasero solo i due angeli e qualche capitello sull'arco maggiore contratto fatto da notaio. Ora non vi fornirò nemmeno i dati ed il Notaio e l'epoca che Morani vi lavorò.

La chiesa è menzionata anche nella deposizione dell'arciprete della parrocchia di San Nicola, nel 1740, per l'elevazione della chiesa Madre a collegiata.[10][11] Il 2 giugno 1777, il re Ferdinando IV dette il suo regio assenso alla Nobile congrega di Maria Santissima del Carmelo.[12]

L'antica chiesa del Carmine, danneggiata dai terremoti del 1783, 1894 e 1908.

L'antica chiesa, che era stata riparata dopo le lesioni subite dal terremoto del 1638, cadde rovinosamente a seguito del terremoto del 1783. Dopo tale evento, la congrega si accinse alla ricostruzione dell'edificio e ne completò l'opera rustica, abbellendola per il culto ed arredandola di scanni per i numerosi confratelli. La provvide di dipinti, tra cui due grandi pale d'altare alle pareti laterali della chiesa, pregevoli opere del maestro Carmelo La Scala, delle quali una raffigurante il Sacro Cuore di Gesù e l'altra Santa Monica e Sant'Agostino.[13]

Una processione per le vie cittadine, della Madonna del Carmine, effettuata nel periodo del terremoto del 1894.

Il terremoto del 1894, che il 16 di novembre distrusse la città di Palmi, rovinò anche la chiesa del Carmine.[14] Durante questo evento sismico, e nei giorni che lo precedettero, si verificarono dei prodigi attribuiti alla statua della Madonna del Carmine, riconosciuti in seguito come veritieri dalla chiesa cattolica. Il 27 gennaio 1895, la congrega del Carmine deliberò che la chiesa fosse riaperta al culto.[15]

Ancora con il terremoto del 1908 la chiesa subì danni gravissimi, ma la congrega provvide subito alle riparazioni e ricostruzioni, poiché già da qualche anno aveva in programma di cedere chiesa e proprietà nuovamente ai padri carmelitani. I Padri Carmelitani di Puglia, dopo un'assenza di circa tre secoli, il 1º luglio 1927 presero possesso del santuario ed il 6 ottobre fu canonicamente eretto il Terz'Ordine Carmelitano.[16] Il 16 novembre 1944, in occasione del 50º anniversario del miracolo del 1894, la chiesa venne consacrata.[17]

Nel dopoguerra venne realizzata un'ala del convento che guarda verso il mare, la parte orientale del convento con un piano superiore ed una scuola materna. Inoltre esternamente, nella piazza Carmine, venne collocata una statua in bronzo della Madonna del Carmine, due leoni anch'essi in bronzo ed infine fu data sistemazione definitiva all'antica colonna proveniente dai resti di Tauriana.[17]

Il 16 novembre 1994 la chiesa, con bolla vescovile, venne eretta a santuario.

Lavori di ristrutturazione della chiesa e della piazza del Carmine furono eseguiti nell'anno 2007 e nel 2012.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

L'interno del Santuario.

Esternamente la chiesa presenta una facciata a capanna, con ornamenti corinzi in travertino bianco composti da quattro lesene disposte in due file collocate alle estremità laterali della facciata stessa. Le quattro lesene si innalzano da sopra una base in marmo che si sviluppa per tutta la larghezza della facciata. Centralmente, attorno all'unico ingresso del santuario, è collocato un piccolo protiro sorretto da due colonne. Sopra di esso vi è una finestra sormontata da un frontone con, al suo interno, lo stemma in marmo dell'Ordine carmelitano. Alla sommità della facciata vi è una croce di Gerusalemme mentre a lato vi è il monogramma della Madonna. La facciata è completata, ai due lati, dagli edifici che compongono il complesso del convento. Completa esternamente la struttura un piccolo campanile a vela realizzato nella parte posteriore dell'edificio.

Un confessionale in legno di noce.
Affresco sul soffitto, che rappresenta la Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock.
La statua di Maria Santissima del Carmelo.

Al suo interno la chiesa è a navata unica e termina con un'abside, di forma circolare, che coincide con il presbiterio nel quale è anche collocato l'altare maggiore. La pavimentazione è in marmo e le pareti laterali sono composte da sei altari laterali, progettati dell'ing. padre Carmelo Angiolini,[18] delimitati tra di loro da pilastri con capitelli addossati, tre per lato, alle stesse pareti decorate e affrescate.[19] Tutte le pareti della chiesa, decorate in oro a foglia su progetto dell'arch. Nino Bagalà, sono completate nella parte alta da un cornicione.[19] Gli altari laterali sono formati da arcate cieche, con raffigurazione di angeli. Il soffitto del santuario è composto da una volta a botte, nella quale vi sono quattro finestre.[20]

Le opere d'arte presenti nelle pareti laterali della chiesa sono le seguenti:[19]

Nel soffitto vi sono le seguenti opere, realizzate tutte dal pittore Conti Consoli:

  • un affresco della Madonna Assunta;
  • un affresco della Madonna che consegna lo scapolare a San Simone Stock;
  • un affresco dell'Incoronazione della Vergine e i quattro medaglioni dei Santi Carmelitani.

Nell'abside invece vi sono:[19]

Infine nella controfacciata vi è disposta, nel bussolone della chiesa, una cantoria.[19]

Festività e ricorrenze[modifica | modifica wikitesto]

Piazza del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario prospetta, come detto, sulla piazza del Carmine. La piazza è formata da una area pedonale che corrisponde al sagrato della chiesa.

Statua in bronzo della Madonna, collocata nella piazza del Carmine

Nel sagrato si trovano, ai lati del portone d'ingresso al santuario, due leoni in bronzo. I due leoni rappresentano l'allegoria rispettivamente del «terremoto» e de «la fiducia del popolo nella protezione da parte della Madonna».[17]

Il 16 novembre 1944, cinquant'anni dopo miracolo della Madonna del Carmine di Palmi, l'amministrazione comunale intitolò la piazza come «Piazza Carmine nel 50° del miracolo».[17]

Dopo distante dal sagrato della piazza vi è una balconata con ringhiera e panchine dalla quale è possibile ammirare il mar Tirreno con, sullo sfondo, le isole Eolie e lo stretto di Messina. Sempre nella suddetta balconata vi è collocato l'obelisco dedicato alla Madonna del Carmine.

Obelisco alla Madonna del Carmine[modifica | modifica wikitesto]

L'inaugurazione dell'obelisco avvenne l'8 maggio 1983, in concomitanza con il secondo centenario del terremoto del 1783. Il monumento è formato da un'alta stele di granito, sulla cui cima vi è collocata una statua in bronzo della Madonna del Carmine. L'opera fu realizzata dalla ditta Attilio De Luca di Napoli e la stele venne squadrata da maestri d'arte locali, guidati da Antonio Romeo.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Beni Vincolati Calabria
  2. ^ De Salvo, pag. 151
  3. ^ Le chiese di Palmi nel 1586, Antonio Tripodi in "Calabria Letteraria" XLV 1997, 4-6, pp. 62-64
  4. ^ Nella chiesa, sprovvista di rendite, veniva celebrata una messa settimanale nell'altare maggiore che era ornato da tre tovaglie e quattro candelieri, e dall'avantaltare di damasco incarnato figurato. Sei tovaglie per l'altare, un calice con la coppa e la patena d'argento, una pianeta bianca di damasco ed un'altra di tela moresca, un camice con l'amitto ed il cingolo e la stola ed il manipolo costituivano l'arredamento. Il luogo di culto non aveva soffitto ne pavimento, l'acquasantiera era di marmo, le spallere «a modo di corretto» e vi erano due campane. La porta mancava di serratura. Le sue dimensioni erano di 25 x 58 palmi (6,592 x 15,294 metri) ed aveva due cappelle. L'altare della Madonna di Loreto era eretto nella chiesa del convento, ed era annesso all'altare maggiore di questa.
  5. ^ De Salvo, pag. 152
  6. ^ Gli obblighi consistevano nel dover celebrare una messa quotidiana, eccetto un giorno per ogni settimana, di coadiuvare il parroco di San Nicola e di pagare 60 ducati annui ad un ospedale che avrebbe dovuto essere istituito in futuro, lasciando però l'arbitrio al cappellano di dare all'ospedale le case del convento.
  7. ^ La tela è oggi conservata nei locali del convento.
  8. ^ Toc - Palmi
  9. ^ Leopardi, pag. 168
  10. ^ De Salvo, pag. 237
  11. ^ Lo stesso parroco riferisce che la Chiesa del Carmine era «all'interno del recinto».
  12. ^ De Salvo, pag. 257
  13. ^ Leopardi, pagg. 170-171
  14. ^ Difatti cadde la volta, la facciata, il campanile e si rovinarono i locali annessi. I preziosi stucchi dell'abside, opera dell'artista calabrese Francesco Morani di Polistena, non subirono invece alcun danno.
  15. ^ Leopardi, pagg. 171-172
  16. ^ Leopardi, pagg. 173-174
  17. ^ a b c d e Leopardi, pagg. 177-180
  18. ^ Il disegno venne modificato successivamente, in parte, dall'ing. cav. Vittorio Storchi.
  19. ^ a b c d e Leopardi, pagg. 174-175
  20. ^ Disposte due per lato sopra i cornicioni.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio De Salvo, Ricerche e studi storici intorno a Palmi, Seminara e Gioia Tauro, Napoli, Lopresti, 1889.
  • Anselmo Cosimo Leopardi, Novembre 1894: il Carmine di Palmi al centro di un evento storico, Polistena, Tipografia Marafioti, 1987.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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