Chiesa di Sant'Adriano al Foro Romano

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Chiesa di Sant'Adriano al Foro Romano
Achille Pinelli – Sant'Adriano.jpg
La chiesa in un acquarello di Achille Pinelli (1834)
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
LocalitàRoma-Stemma.pngRoma
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Diocesi Roma
ConsacrazioneVII secolo
ArchitettoMartino Longhi il Giovane

Coordinate: 41°53′34.44″N 12°29′07.44″E / 41.8929°N 12.4854°E41.8929; 12.4854

Facciata e pianta
Resti di affreschi

Sant'Adriano al Foro Romano è una chiesa sconsacrata di Roma, nel rione Campitelli, all'interno del Foro Romano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu costruita sull'edificio della Curia Iulia nel Foro Romano da papa Onorio I nel 630, come ricorda Anastasio bibliotecario: Fecit ecclesiam beato Hadriano martyri in Tribus Fatis, quam et dedicavit et dona multa obtulit; e papa Adriano I la intitolò al santo suo protettore, la dotò di molti benefici e la elevò al rango di diaconia (seconda metà dell'VIII secolo). Dai cataloghi antichi la chiesa era chiamata in tribus foris, perché al crocevia dei fori romani, o in tribus fatis, nome che deriva dal gruppo delle tre Parche le cui statue ornavano il foro.

La chiesa subì importanti restauri nel 1228 sotto Gregorio IX: il piano di calpestio dell'antico senato romano fu rialzato di tre metri; l'aula, finora a navata unica, fu trasformata in chiesa a tre navate con antiche colonne di spoglio; l'abside era rialzato, per l'edificazione, sotto l'altare maggiore, di una cripta a pianta semicircolare. In seguito l'edificio cadde in disuso, tanto che nel XVII secolo venne abbandonata ed adibita a stalla e casale rustico. Nel 1589 la chiesa e l'annesso convento furono concessi ai padri mercedari spagnoli, che restaurarono l'edificio l'anno seguente. Nel 1654-56 la chiesa fu di nuovo ammodernata da Martino Longhi il Giovane. Alla fine del XVII secolo in questa chiesa si raccoglieva la Compagnia detta degli Acquavitari eretta nel 1690, cui si aggiunse nel 1711 l'università dei tabaccai. Nel 1825 papa Leone XII la eresse a parrocchia.

Negli anni Trenta del XX secolo la chiesa - che già nel 1922 era passata dal collegio spagnolo al demanio italiano[1] - fu sconsacrata e, attraverso criteri archeologici discutibili, spogliata di tutte le strutture aggiuntesi nei secoli, per riportare alla luce l'antica Curia Iulia: scomparvero le tre navate, la cripta, l'abside, e buona parte degli arredi interni furono trasferiti nella chiesa di Santa Maria della Mercede e Sant'Adriano.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Esternamente la chiesa non aveva un aspetto molto diverso da come possiamo ammirare oggi: una facciata con timpano e tre grandi finestre; nel Seicento vi fu aggiunta una cupola, ad opera di Luca Berettini. In età medievale la facciata era preceduta da un portico, e v'era l'abitudine di seppellire i morti all'interno delle pareti esterne dell'edificio, come si evince dalla presenza di cavità oblunghe ai lati della porta d'ingresso.

L'interno, a partire dal XIII secolo, era a tre navate, con abside rialzato e cripta. Una cappella laterale era decorata con pitture dell'VIII secolo raffiguranti storie della vita di sant'Adriano. Sempre di quest'epoca erano le pitture che decoravano le nicchie all'interno della chiesa. La chiesa era ornata da due acquasantiere, rette da statue marmoree di angeli opera di Antonio Raggi. La pala dell'altare maggiore, raffigurante sant'Adriano e altri santi, era opera di Cesare Torelli. Altre tele ornavano gli altari laterali, tra cui opere di Carlo Veneziano e di allievi di Carlo Maratta.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ The Old Roman Curia (FROM OUR OWN CORRESPONDENT), The Times (London, England), July 8, 1922, Issue 43078, p.7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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