Centrale elettronucleare Super-Phénix
| Centrale elettronucleare Super-Phénix | |
|---|---|
| Informazioni generali | |
| Stato | |
| Località | Creys-Malville (Isère, Rhône-Alpes) |
| Coordinate | 45°45′30″N 5°28′20″E / 45.758333°N 5.472222°E |
| Situazione | chiusa |
| Proprietario | NERSA (51% EDF, 33% ENEL, 16% RWE) |
| Gestore | NERSA (51% EDF, 33% ENEL, 16% RWE) |
| Anno di costruzione | 1974 |
| Inizio produzione commerciale | 9/1985 - 1/1986 |
| Chiusura | 31 dicembre 1998 |
| Reattori | |
| Tipo | FBR |
| Spenti | 1 (1200 MW) |
| Produzione elettrica | |
| Nel 1997 | 3391 GWh |
| Totale | 3,4 TWh |
| Mappa di localizzazione | |
| Dati aggiornati al 20 marzo 2010 | |
Superphénix o SPX era una centrale elettrica nucleare francese sul fiume Rodano presso Creys-Malville, nel comune di Creys-Mépieu, a circa 60 km dal confine svizzero e 100 km dal confine italiano. Formata da un reattore nucleare veloce autofertilizzante (FBR) sperimentale, smise di produrre energia elettrica nel 1996 e l'impianto venne chiuso commercialmente nel 1997.
Indice
Costruzione[modifica | modifica wikitesto]
Il progetto della centrale iniziò nel 1968, nello stesso anno in cui cominciò la costruzione del reattore Phénix di potenza inferiore, dopo l'abbandono dei reattori gas-grafite. Si scelse un reattore autofertilizzante veloce per il timore di quegli anni di venire tagliati fuori dalle forniture energetiche: la cosiddetta "economia del plutonio" sembrava, stanti le condizioni di quegli anni, una alternativa plausibile, se i prezzi del petrolio fossero rimasti elevati e le forniture d'uranio si fossero ridotte. La costruzione venne approvata nel 1972 e durò dal 1974 al 1981, ma la produzione di energia non iniziò fino al 1985. I costi salirono rapidamente durante la costruzione. L'impianto fu condotto dal consorzio NERSA di cui la EDF deteneva il 51% ed ENEL il 33%.
Ci furono molte proteste popolari durante la costruzione: una marcia di 60.000 persone nel luglio 1977 fu dispersa dalle forze dell'ordine francesi con la morte di Vital Michalon e il ferimento di oltre un centinaio di partecipanti.
Episodio eco-terrorista: attacco con razzi[modifica | modifica wikitesto]
Rispetto ad uno sfondo di proteste e piccoli sabotaggi, nella notte del 18 gennaio 1982 venne effettuato un attacco con razzi contro la centrale non ancora completata da un gruppo "eco-pacifista". Cinque razzi vennero lanciati utilizzando un lanciatore di fabbricazione russa. L'edificio di contenimento non ancora completo venne danneggiato da due razzi, i quali per poco mancarono il nocciolo del reattore ancora vuoto.
L'8 maggio 2003, Chaïm Nissim, che nel 1985 venne eletto nel governo del cantone di Ginevra nel Partito Svizzero dei Verdi, ammise l'esecuzione dell'attacco. Affermò che le armi furono reperite da Carlos lo Sciacallo attraverso un'organizzazione terrorista belga ispirata al comunismo.[1]
Operatività[modifica | modifica wikitesto]
La potenza nominale della centrale era di 1,2 GW, sebbene nel corso degli anni la sua disponibilità fu tra lo zero e il 33 %. Con il passare del tempo, si generano altri problemi per un altro motivo: il sistema di raffreddamento del sodio liquido subì corrosioni e perdite. Questi problemi vennero finalmente risolti e nel dicembre 1996 la potenza raggiunse il 90% della potenza nominale.[2]
L'impianto fu chiuso temporaneamente nel settembre 1990: due precedenti incidenti in quell'anno erano culminati in un terzo che innescò uno spegnimento automatico del reattore, e tre mesi dopo, il 13 dicembre 1990, subì danni strutturali (crollo del tetto della sala macchine) in seguito ad una forte nevicata. La produzione non riprese fino al 1992, dopo una nuova autorizzazione governativa.[3]
La centrale venne collegata alla rete dell'EDF nel dicembre 1994 e produsse 4,3 TWh di elettricità, un valore di circa un miliardo di Franchi nel 1995, durante i successivi 10 mesi di funzionamento. Nel 1996 produsse 3,4 TWh del valore di 850 milioni di Franchi.[2]
Degli undici anni di vita, 5 anni (63 mesi) vennero impiegati nell'esercizio normale della centrale, la maggior parte del tempo a potenza ridotta; 2 anni (25 mesi) di fermo per risolvere problemi tecnici dovuti al prototipo e altri 5 anni (66 mesi) vennero persi per questioni politiche ed amministrative.[2]
Chiusura[modifica | modifica wikitesto]
Il Superphénix è stato un obiettivo primario per molti gruppi antinuclearisti, primo fra tutti il partito francese dei Verdi, fin dal suo progetto e costruzione. Dopo le lotte ecologiste contro il Superphénix nacque una rete nazionale chiamata Sortir du nucléaire che collegava insieme centinaia di organizzazioni: comitati locali, associazioni di ecologisti, movimenti di cittadini e partiti politici.
Nel 1996 la produzione di energia elettrica fu fermata per manutenzione ordinaria. Però il 28 febbraio 1997, in seguito a un caso giudiziario condotto dagli oppositori della centrale, il Consiglio di Stato francese stabilì che un decreto del 1994 che autorizzava la centrale ad operare era in realtà invalido: nel giugno 1997 una delle prime azioni di Lionel Jospin come nuovo Primo Ministro fu annunciare la chiusura dell'impianto "per i costi eccessivi". Il governo di Jospin comprendeva ministri dei Verdi: i critici argomentarono che la decisione di Jospin fosse dovuta più al desiderio di contentare i suoi alleati politici che a considerazioni razionali. Comunque, il reattore non produsse elettricità per parte del tempo per malfunzionamenti[4], e per molto più tempo per impedimenti di carattere politico ed amministrativo[2].
Il Superphénix è stato l'ultimo reattore autofertilizzante veloce in Europa per la produzione civile di energia elettrica. Secondo un rapporto[4] del 1996 della Corte dei Conti francese il costo totale dell'impianto è stato di 60 miliardi di franchi (9,1 miliardi di euro).
Le ultime delle 650 barre di combustibile furono rimosse dal reattore il 18 marzo 2003 e sono ora stoccate in vasche di raffreddamento. Per quanto riguarda il sodio di raffreddamento, devono essere costruite delle unità per il suo trattamento. Al momento, si tratta di 3000 tonnellate di sodio primario e 2500 tonnellate di sodio secondario o dei circuiti ausiliari[5]. Per la loro rimozione, il sodio viene mantenuto ad una temperatura di 180 °C perché sia liquido, e venga drenato verso l'impianto di trattamento chimico, chiamato TNA[5]. Una volta giuntovi, viene trasformato in soda caustica tramite un processo chimico ben collaudato, già provato a scala industriale nel 1993 a Cadarache (37 tonnellate di sodio) e nel reattore PFR di Dounreay (900 tonnellate di sodio); date le basse quantità di materiale in gioco, i pericoli di reazione sodio/acqua sono limitati[5]. L'impiego contemporaneo di due linee per il drenaggio, permetterà la rimozione di 5 tonnellate di metallo al giorno, cioè 1825 all'anno[5]. Per la stabilizzazione e la solidificazione della soda è stato anche costruito nella vecchia sala turbine un impianto di miscelazione del cemento, in cui verranno prodotti dei blocchi di calcestruzzo, classificati per la loro radioattività come VLLW ("very low-level waste")[5]. Alla fine delle operazioni, le 5500 tonnellate di sodio produrranno 24.000 m3 di soda che, miscelate con il cemento, produrranno 36.700 m3, circa 70 000 tonnellate, di calcestruzzo[5].
Secondo altre fonti si tratta di 1500 tonnellate di sodio del circuito secondario e di 4.000 tonnellate di sodio radioattivo del circuito primario che attualmente si trova ancora nel nucleo del reattore e che deve essere mantenuto a 180 °C di temperatura (con enormi consumi di elettricità)[6]
Elettrodotto Superphenix[modifica | modifica wikitesto]
A seguito della costruzione della centrale , è stato costruito un elettrodotto aereo ad altissima tensione da 380 Kv , per trasportare l'eccesso di energia elettrica prodotto verso l'Italia al nodo elettrico di Rondissone , Il progetto era stato contestato per motivi paesaggistici ed ambientali in quanto avrebbe attraversato zone incontaminate delle Alpi valdostane , in seguito alla chiusura della centrale atomica , il Consiglio Regionale della Valle d'Aosta ha richiesto lo smantellamento della linea , che non è stato eseguito[7].
Note[modifica | modifica wikitesto]
- ^ Sylvain Besson, Après vingt ans de silence, un ex-député avoue l'attaque à la roquette contre Creys-Malville, Sortir du nucléaire, agosto 2005
- ^ a b c d Thèse de style classique
- ^ Operating Experience History - SUPER*-PHENIX Archiviato l'11 marzo 2008 in Internet Archive.
- ^ a b Copia archiviata, su ccomptes.fr. URL consultato il 16 giugno 2002 (archiviato dall'url originale il 18 settembre 2004).
- ^ a b c d e f http://www.inspi.ufl.edu/global2009/program/abstracts/9117.pdf[collegamento interrotto]
- ^ Déconstruction de Superphénix: où en est-on ?
- ^ http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1992/09/08/Altro/AOSTA-LA-REGIONE-ORA-DICE-NO-AL-SUPERPHENIX_134700.php
Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]
Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]
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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]
- (EN) IAEA - Nuclear Power Reactors in the World, 2018 edition (PDF), su www-pub.iaea.org.
- (FR) Superphénix News, su dissident-media.org.
- (FR) Il était une fois... Superphénix, su senat.fr.
- (FR) Fiche pédagogique : Superphénix, su connaissancedesenergies.org.