Castello Cavour di Santena

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Castello Cavour di Santena
Santena-CastelloBensoCavour.jpg
Facciata secondaria di Villa Cavour (detta "Castello") in piazza Visconti Venosta. La Villa, con l'annesso parco, era la residenza estiva di caccia dei Benso di Cavour.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Piemonte Piemonte
Località Santena
Indirizzo Piazza Visconti Venosta, 2
Informazioni
Condizioni In uso
Realizzazione
Architetto Francesco Gallo[1]

Il Castello Cavour di Santena fu la casa della famiglia di Camillo Benso, conte di Cavour a Santena ed oggi è uno dei castelli più importanti del Piemonte soprattutto perché costituisce un unicum straordinario, ricco di memorie storiche, arredi, archivi e biblioteca[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In origine, sul terreno dove sorge l'attuale villa ed annessa chiesa, sorgeva un antico castello munito di torri e circondato da mura e fossati che faceva parte di una fortificazione gestita da più famiglie (nobili) e che rimase in quella forma fino ai primi anni del XVIII secolo[2].
Carlo Ottavio Benso (già conte di Santena), nel 1708 fece demolire questo castello per ricostruire al suo posto l'attuale villa (1712-1722) su progetto dell'architetto Francesco Gallo, già architetto di Vittorio Amedeo II di Savoia[2].
Poiché nel 1748 si estinse la linea maschile dei Benso di Santena (di cui Carlo Ottavio faceva parte)[3] e l'investutura del feudo fu concessa dal vescovo di Torino a Francesco Oddone Rovero di Pralormo (il nipote) vi fu una disputa tra questi e la famiglia dei Benso di Cavour (il ramo della famiglia di Camillo Benso, cioè il noto "Cavour") che si risolse nel 1760 con la cessione a loro favore di una parte del castello e nel 1777 con la totale cessione dell'intera proprietà[2].

Tra il 1760 ed il 1770 il castello fu oggetto di restauri e della la realizzazione degli stucchi del Salone delle cacce mentre tra gli anni 1780 e il 1790, furono applicati gli stucchi della Sala diplomatica[2].

Circa 50 anni più tadi (1816) le vecchie abitazioni poste davanti all'ingresso del castello furono demolite, ricavando così la piazzetta ad oggi esistente[2] e verso il 1840, per volontà del marchese Ainardo Benso (nipote di Camillo Benso), il castello fu ampliato e completamente ristrutturato alzandone il corpo centrale per collegare le due ali[2].
Fu l'architetto Melchiorre Pulciano a dirigere i lavori.

Alla morte di Ainardo Benso (1785), (figlio del marchese Gustavo Benso di Cavour, a sua volta fratello maggiore di Camillo Benso)[4], il castello passò in eredità al cugino francese Eugène De Roussy de Sales, ma grazie ad un accordo con questo nuovo proprietario, nel 1876 la marchesa Giuseppina Alfieri (ultima discendente della famiglia Benso di Cavour), riuscì a riottenere Santena che, dai suoi successori (la figlia Luisa Alfieri, sposa del marchese Emilio Visconti Venosta ed il figlio di questi, Giovanni Maria Visconti Venosta), ne fecero dono al Comune di Torino[5] ed in seguito la moglie di Giovanni Maria (Margherita Pallavicino Mossi), vi istituì la Fondazione "Camillo Cavour" ed il Centro di Studi Cavouriani "Giovanni e Margherita Visconti Venosta".

Descrizione delle sale del palazzo[modifica | modifica wikitesto]

Il castello era una residenza estiva, quindi di caccia (reale tra l'altro), cosicché se tra gli arredi spiccano i gusti in stile impero ed orientale, nello scenario pittorico vi sono spesso riproduzioni di animali e ritratti dei familiari e del casato.

Il salone della caccia[modifica | modifica wikitesto]

Nel castello si volle sottolineare questo privilegio così il suo salone, il cuore del castello, è adornato di stucchi di colore bianco che riproducono foglie, selvaggina ed armi rifiniti con l'aggiunta di decorazioni composte da vere corna di animali alpini esibite come trofei di caccia[6].
Al centro della sala c'è un tavolo rotondo ed in stile impero, un divano, alcune poltrone in tessuto badera, due paraventi settecenteschi di fattura cinese ed una coppa in porcellana di Sèvres, dono di Napoleone III a Camillo Benso in occasione del Congresso di Parigi del 1856[6].

Sala da pranzo e salotto cinese[modifica | modifica wikitesto]

Comunicanti tra loro attraverso una porta mimetizzata, nella prima sono conservate dodici tele riproducenti animali dipinte da Giovanni Crivelli, il pittore di fiducia di Filippo Juvarra[7].
Nel salotto, il gusto esotico della fine del settecento riveste con pannelli di seta dipinta ogni parete e sul soffito un lampadario in vetro di Murano risale alla stessa epoca[8].

Studio Visconti Venosta[modifica | modifica wikitesto]

Camillo Benso conte di Cavour ritratto da Francesco Hayez

Nella stanza è conservata una copia del ritratto di Cavour di Francesco Hayez appesa sulla boiserie in legno ed a sua volta adornata con dipinti che raffigurano i membri della casata Carron di San Tomaso e tele in cornice quadrata che ritraggono i bisnonni paterni di Cavour (Michele Antonio Benso e Felicita Agnese Doria di Ciriè) mentre lo stesso Emilio Visconti Venosta è ritratto in un grande dipinto di Vittorio Matteo Corcos.
Lo studio fu arredato nella seconda metà dell'Ottocento dallo stesso Venosta, che fu un diplomatico e politico italiano originario di una famiglia lombarda ed esule in Piemonte, il quale dal 1859 divenne un collaboratore di Cavour e soposò una sua pronipote nel 1876 (Luisa Alfieri di Sostegno, figlia di Giuseppina e Carlo Alfieri di Sostegno)[9].

Appartamento della marchesa Filippina di Sales[modifica | modifica wikitesto]

Anch'esso improntato allo stile orientale di fine Settecento, in esso prevalgono i rivestimenti in carte di riso decorate che rivestono le pareti ed un grande letto a baldacchino, a sua volta di seta dipinta. Sulle pareti vi sono i ritratti del barone Bernhard Otto von Rehbinder (maresciallo di campo presso l'esercito sabaudo) e di sua moglie Cristina Margherita di Piossasco di Feys. La camera è collegata ad una cappella (detta "il pregadio"), in cui vi è un inginocchiatoio, un altare ed una copia di un crocefisso seicentesco che appartenne a San Francesco di Sales, il più celebre antenato della marchesa.
La marchesa Filippina di Sales era la nonna paterna di Camillo Benso e moglie di Giuseppe Filippo Benso[10].

Camera Clermont-Tonnerre e biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima, detta anche "stanza del vescovo" poiché vi è una tela che raffigura il vescovo di Losanna nel 1144 (Sant'Amedeo di Clermont), l'arredamento è in stile impero e con suppellettili di pregio[11].

Degli oltre seimila volumi contenuti nella biblioteca, la maggior parte risale al diciannovesimo secolo ma non mancano libri appartenenti ai secoli precedenti e fino al quindicesimo. Gli argomenti trattati variano da religione, storia, letteratura ed arte e sono in lingua italiana e straniera[12].

Camere da letto[modifica | modifica wikitesto]

La camera da letto di Giovanni Visconti Venosta è un insieme di mobili di fatture piemontesi e francesi, vi è un orologio pregevole e nel camino una lastra di ghisa reca la data dell'inizio dei lavori di edificazione del castello (1792) e lo stemma della famiglia Benso[13].

I mobili della stanza di Camillo Benso sono gli stessi che furono al palazzo Cavour di Torino e sul lato sinistro della stanza vi sono i ricordi di Augusto Cavour, nipote di Camillo e caduto durante la battaglia di Goito[14].

La camera da letto di Adelaide Lascaris è un riallesimento dei mobili un tempo a Palazzo Benso di Cavour a Torino completato da un ritratto di Adelaide e con un acquerello di Francesco Gonin che ne raffigura la sua agonia[15].

La camera della marchesa Giuseppina Benso Alfieri di Sostegno è arredata in modo semplice ma con numerosi dipinti e due acquerelli di Francesco Gonin[16].

La Camera Verde, contenente una collezione di incisioni su rame di Giuseppe Pietro Bagetti acquarellate che rappresentano delle "Vedute del Piemonte e del Nizzardo", prende il nome dai colori del rivestimento in seta del letto e del baldacchino[17].

Sala del Consiglio[modifica | modifica wikitesto]

La Sala del Consiglio, di ampie dimensioni e dove Camillo Benso radunava i colleghi del Ministero, è congiunta al castello da un terrazzo ed è adorna di bassorilievi e stucchi.
Caratterizzata da un gusto ellenizzante contiene un busto di Cavour che fu dono dei patrioti toscani all'epoca del plebiscito e sul pavimento vi sono raffigurati gli stemmi dei Benso e dei Visconti Venosta in mosaico[18].

Il Castellazzo[modifica | modifica wikitesto]

Posto vicino alla sala del consiglio si trova il Castellazzo che consiste in un torrione merlato ed unico avanzo del primitivo castello.
Al primo piano si trova la Sala delle Corone (le corone che cento città italiane portarono in omaggio a Cavour nel venticinquesimo anniversario della sua morte) e contiene un camino che reca sulla cappa i dipinti dello stemma dei Benso e del loro motto "Gott will reicht". Nella sala adiacente ci sono altri cimeli giunti nel corso degli anni, un ramo d'ulivo inviato da Mussolini nel 1929 ed altre corone[19].

La tomba[modifica | modifica wikitesto]

La tomba del conte di Cavour

Dichiarata monumento nazionale nel 1911, in occasione del cinquantennio dell’Unità d’Italia sorge sul lato sinistro della chiesa. Costruita nel 1715 dal conte Carlo Ottavio Benso contiene le spoglie del conte Camillo Benso di Cavour e di molti del suo casato.
In origine la tomba della famiglia Benso si trovava nella chiesa di San Francesco a Chieri e quando l'esercito napoleonico distrusse la chiesa, i Benso costruirono una cripta mortuaria sotto la cappella del castello di Santena. La facciata della cappella è in ordine dorico, le pareti interne sono rivestite in marmo e l'altare è di bronzo[20].

Il Parco[modifica | modifica wikitesto]

Accanto al castello si estende un grande parco di 23 ettari voluto dal marchese Michele Benso di Cavour all'inizio del XIX secolo e progettato da Xavier Kurten. Si tratta di un tipico giardino all'inglese, con collinette e sentieri curvi, utili per fornire ad ogni passo una diversa visione prospettica del parco. Il parco, delimitato a sud dall'argine del torrente Banna, è ricco di piante secolari autoctone, tra cui faggi, olmi, roveri, abeti e platani di altezza importante (fino a 35 m)[21].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Castello Cavour di Santena, residenzereali.it. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  2. ^ a b c d e f Castello Cavour di Santena, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  3. ^ Hearder, Cavour, Bari, 2000, p. 3. Cfr. anche Romeo, Cavour e il suo tempo: 1810-1842, Bari, 1977, p. 3.
  4. ^ Romeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, pp. 526-527.
  5. ^ Romeo, Vita di Cavour, Bari, 2004, p. 527.
  6. ^ a b Il Salone delle Cacce, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  7. ^ Sala da pranzo, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  8. ^ Salotto cinese, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  9. ^ Studio Visconti Venosta, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  10. ^ Appartamento della marchesa Filippina di Sales, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  11. ^ Camera Clermont-Tonnerre, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  12. ^ La Biblioteca, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  13. ^ Camera da letto di Giovanni Visconti Venosta, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  14. ^ Camera da letto di Camillo Cavour, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  15. ^ Camera da letto di Adelaide Lascaris, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  16. ^ Camera della marchesa Giuseppina Benso Alfieri di Sostegno, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  17. ^ Camera verde, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  18. ^ Salone diplomatico, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  19. ^ La Torre, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  20. ^ La Tomba, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.
  21. ^ Il Parco, camillocavour.com. URL consultato il 2 ottobre 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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