Barclays

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Barclays Bank plc
StatoRegno Unito Regno Unito
Forma societariaPublic limited company
Borse valoriBorsa di Londra: BARC, NYSE: BCS
ISINGB0031348658
Fondazione1690 a Lombard Street
Sede principaleLondra
Persone chiaveBob Diamond (amministratore delegato), Matthew Barrett (presidente)
SettoreServizi finanziari
Prodottibanca e assicurazione
Fatturato6,065 miliardi (+32% 2009) GBP (2010)
Dipendenti129.400 (2016)
Slogan«become the go to bank»
Sito web

Barclays Bank plc è una banca internazionale britannica.

È presente in oltre cinquanta Paesi con oltre 129.400 dipendenti[1]. Ha introdotto il primo ATM a Londra nel 1975 e le prime carte revolving. Nel 1958 è stata la prima banca nel Regno Unito ad avere una direttrice donna, la sig.ra Harding. Nel 1966 ha lanciato la prima carta di credito nel Regno Unito.

Nel settembre 2008, acquisisce la statunitense Lehman Brothers, ad un prezzo di 1,75 miliardi di dollari. Le società del Gruppo Barclays sono:

  • Barclays, strutturata in cinque divisioni operative:
    • UK Banking
    • Global Retail and Commercial Banking
    • Barclays Capital - banca d'investimento
    • Barclays Global Investors - gestore di fondi comuni d'investimento per investitori istituzionali
    • Wealth Management
  • Barclaycard, la divisione carte di credito. Lancia la prima carta di credito in Europa nel 1966 e nel 1977 è tra i soci fondatori del circuito visa. Lancia sul mercato la carta di credito revolving.
  • Woolwich

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La filiale di Sutton, originariamente una filiale della London and Provincial

Le origini come banca privata[modifica | modifica wikitesto]

Le origini della Barclays vengono fatte risalire all'attività degli orefici e banchieri John Freame e Thomas Gould aprirono nel 1690 un banco in Londra. Il nome "Barclays" entrò nella ragione sociale nel 1736, quando James Barclay, genero di John Freame, divenne socio della banca[2]. Nel 1728 la banca si spostò al numero 54 di Lombard Street, all'insegna dell'aquila nera ad ali spiegate, che in seguito sarebbe diventata parte dell'identità visiva della banca[3].

Nel 1776 la ditta era diventata "Barclay, Bevan and Bening" e lo rimase fino al 1785, quando entrò un altro socio, John Tritton, che aveva sposato una Barclay, e la ditta divenne "Barclay, Bevan, Bening and Tritton"[4].

La Barclays and Co.[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1896 molte banche di Londra e della provincia inglese, fra cui la Backhouse's Bank di Darlington[5] e la Gurney's Bank di Norwich, si fusero sotto il nome di Barclays and Co., banca in forma di società per azioni[6].

L'acquisizione di piccole banche inglesi proseguì fino al 1916, estendendo la rete delle filiali. Nel 1919 fu acquistata la British Linen Bank, che in ogni modo continuò a fungere da banca di emissione[7].

Nel 1925 furono fuse la Colonial Bank, la National Bank of South Africa e la Anglo-Egyptian Bank per dar vita alla Barclays Bank (Dominion, Colonial and Overseas), mediante la quale la Barclays svolgeva le operazioni d'oltremare[8].

Nel 1938 la Barclays acquisì la più grossa banca indiana nel ramo del commercio estero, la Central Exchange Bank of India, che aveva aperto a Londra nel 1936[9].

La targa che ricorda l'installazione del primo sportello bancomat del mondo ad Enfield

Nel 1965 la Barclays fondò la prima controllata negli Stati Uniti, la Barclays Bank of California di San Francisco[10][11].

Il 27 giugno 1967 la Barclays inaugurò il primo sportello bancomat della storia, ad Enfield[12][13].

Nel 1969 la British Linen Bank fu venduta alla Bank of Scotland in cambio di una partecipazione del 25%. Nel 1971 la Barclays Bank (Dominion, Colonial and Overseas) mutò nome in Barclays Bank International[8].

Nel 1980 la Barclays Bank International rilevò la American Credit Corporation e la ribattezzò Barclays American Corporation[14].

La Barclays plc[modifica | modifica wikitesto]

L'anno successivo la Barclays Bank e la Barclays Bank International si fusero. Il gruppo Barclays fu riorganizzato sotto la holding Barclays plc, mentre la banca rete britannica divenne Barclays Bank PLC[8].

In 1986 la Barclays vendette la sua controllata sudafricana Barclays National Bank in seguito alle proteste per il coinvolgimento della banca nel regime dell'apartheid. nello stesso anno comprò la de Zoete & Bevan e la Wedd Durlacher (già Wedd Jefferson)[15] per formare la Barclays de Zoete Wedd (BZW), oggi Barclays Investment Bank per operare sulla Borsa di Londra[16].

Nel 1996 il gruppo Barclays comprò la Wells Fargo Nikko Investment Advisors e la fuse con la BZW Investment Management per formare la Barclays Global Investors[17].

Il 2000 vide l'acquisizione della Woolwich plc (già Woolwich Building Society).[18], facendola diventare la controllata specializzata in mutui ipotecari[19].

La filiale di Stratford-upon-Avon

Nel 2003 il gruppo si espanse con l'acquisizione del Banco Zaragozano, l'undicesima banca spagnola[20].

Nel 2005 il gruppo Barclays ha trasferito la sede dalla storica Lombard Street nella City a One Churchill Place, nel nuovo quartiere di Canary Wharf.

Sempre nel 2005 la Barclays ha scalato la Absa Group Limited, la maggior banca rete sudafricana, acquisendone il pacchetto di controllo[21].

Nel 2008 la Barclays rileva per 1,7 miliardi di dollari la banca d'affari Lehman Brothers, dopo il fallimento durante la crisi dei subprimes[22] [23].

Il gruppo ha sponsorizzato la Premier League dal 2001 al 2016 (dal 2001 al 2004 tramite il brand Barclaycard).[24]

Barclays in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Barclays è presente in Italia con una Succursale di cui fanno parte le Divisioni Investment Banking (“Banking” e “Markets”) e Corporate Banking, oltre a seguire le attività ex Barclays Non-Core (BNC) in Italia. A livello di Gruppo, la Succursale italiana fa parte della Divisione Barclays International.

Tra le operazioni di dismissione degli assets non-core nel periodo 2016-2017, il 30 Agosto 2016 Barclays ha dato notizia ufficiale del completamento delle operazioni di vendita della Divisione retail in Italia attraverso la cessione dell’intero ramo a CheBanca! del Gruppo Mediobanca[1].

Dal gennaio 2018 Enrico Chiapparoli ricopre la carica di Country Manager della Succursale italiana di Barclays, mantenendo la carica di Responsabile Banking per l’Italia e Responsabile Automotive per l’area EMEA[2].

A seguito del voto favorevole alla Brexit del 2016, Barclays ha intrapreso un percorso per mantenere la passaportazione comunitaria e continuare a offrire servizi in UE puntando sulla controllata Barclays Bank Ireland PLC a cui faranno capo le attività del Gruppo in Europa[3].


[1] https://home.barclays/news/2016/08/sale-of-italian-retail-banking-network-completes/#back=%2Fcontent%2Fhome-barclays%2Fen%2Fhome%2Fresults.html%3Fq%3Ditaly%26_charset_%3DUTF-8%26offset%3D0%26origin%3Dhelp.barclays.co.uk

[2] https://it.reuters.com/article/italianNews/idITL8N1OJ1BE

[3] https://home.barclays/who-we-are/our-strategy/preparing-for-brexit/#back=%2Fcontent%2Fhome-barclays%2Fen%2Fhome%2Fresults.html%3Fq%3Dbrexit%26_charset_%3DUTF-8%26offset%3D0%26origin%3Dhelp.barclays.co.uk

Note[modifica | modifica wikitesto]

Una filiale Londinese
  1. ^ La terza banca del Regno Unito, la settima in Europa per capitalizzazione con 71,1 miliardi di euro. Fonte: Reuters, dati de Il Sole 24 Ore di sabato 21 aprile 2007, pag. 4.
  2. ^ Company History, su Barclays Newsroom: Business History, Barclays. URL consultato il 30 gennaio 2007. vedi anche: Margaret Ackrill e Leslie Hannah, Barclays: The Business of Banking, 1690–1996, Cambridge UP, 2001, ISBN 0-521-79035-2
  3. ^ Company History, su Barclays.lk – About us: Our History | 1690–1972, Barclays. URL consultato l'11 maggio 2008.
  4. ^ Audrey Nona Gamble, A History of the Bevan Family, London, Headley Brothers, 1924, OCLC 18546896. pag. 46
  5. ^ Margaret Ackrill e Leslie Hannah, Barclays: The Business of Banking, 1690-1996, Cambridge University Press, 2001, p. 57, ISBN 978-0-521-79035-2.
  6. ^ The Gurney family and banking in Norwich[collegamento interrotto], Heritage City. URL consultato il 19 marzo 2016.
  7. ^ Bank and Agent's House, British Linen Bank, Stirling Archives. URL consultato il 19 marzo 2016.
  8. ^ a b c European Association for Banking History, Handbook on the history of European banks, a cura di Manfred Pohl e Sabine Freitag, Aldershot, E. Elgar, 1994, pp. 1198–1199, ISBN 978-1-78195-421-8. URL consultato il 10 ottobre 2014.
  9. ^ Raychaudhuri, Tappan, Irfan Habib, Dharma Kumar, (a cura di), The Cambridge Economic History of India: Volume 2, c.1751-c.1970, 1983, Vol. 2, p.782
  10. ^ Barclays, in Investors chronicle and stock exchange gazette, vol. 10, 5 dicembre 1969, p. 922.
  11. ^ Leith McGrandle, Barclays, in Accountancy, vol. 85, 5 dicembre 1969, p. 54.
  12. ^ Insert card here, CIO Magazine, luglio 1988. URL consultato il 4 maggio 2012.
  13. ^ Brian Milligan, The man who invented the cash machine, BBC News, 25 giugno 2007. URL consultato il 4 maggio 2012.
  14. ^ Barclays plc, su Funding Universe. URL consultato il 28 marzo 2009.
  15. ^ Abstract – SAS-Space, Sas-space.sas.ac.uk. URL consultato il 28 giugno 2012.
  16. ^ About BZW (Barclays de Zoete Wedd), LinkedIn. URL consultato il 23 agosto 2013.
  17. ^ Barclays may well soon buy Wells Fargo Nikko, in The New York Times, 19 giugno 1995. URL consultato il 18 aprile 2011.
  18. ^ Barclays buys rival Woolwich, BBC News, 11 agosto 2000. URL consultato il 18 aprile 2011.
  19. ^ Barclays plans rebrand of Woolwich, Mad.co.uk, 28 giugno 2006. URL consultato il 18 aprile 2011.
  20. ^ Heather Timmons, Barclays agrees to buy Spanish bank in cash deal, in The New York Times (SPAIN), 9 maggio 2003. URL consultato il 18 aprile 2011.
  21. ^ Barclays looks to buy Absa stake, BBC News, 23 settembre 2004. URL consultato il 18 aprile 2011.
  22. ^ Jill Treanor, Barclays to buy Lehman Brothers assets, in The Guardian (London), 16 aprile 2013.
  23. ^ news.bbc.co.uk, Judge approves $1.3bn Lehman deal, BBC News, 20 settembre2008. URL consultato il 18 aprile 2011 (archiviato il 12 maggio 2011).
  24. ^ (EN) Barclays is dropping the Premier League, su uk.businessinsider.com, 12 aprile 2016. URL consultato il 14 maggio 2017.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN146326270 · ISNI (EN0000 0001 1533 8731 · LCCN (ENn50065254 · GND (DE43587-9 · BNF (FRcb121680165 (data) · NLA (EN35823632
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