Burberry

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Burberry Limited
Logo
StatoRegno Unito Regno Unito
Forma societariaPublic company
Borse valoriBorsa di Londra: BRBY
ISINGB0031743007
Fondazione1856 a Basingstoke
Fondata daThomas Burberry
Sede principaleLondra
Persone chiave
SettoreModa
Prodotti
Fatturato2,7 miliardi £ (2017)
Utile netto294 milioni £ (2017)
Dipendenti5.460
Noteinsignita della Royal Warrant.
Sito web

Burberry è una casa di moda di lusso britannica che realizza vestiti, accessori e cosmetici. Caratteristico è il motivo a tartan che è spesso presente sui suoi prodotti e che è divenuto il suo simbolo più riconosciuto e imitato. Il nome iniziale del marchio era esattamente "Burberry's" o "Burberrys", poi destinato a cambiare dal 2000 in "Burberry of London". Tale scelta venne effettuata quando la casa produttrice, ormai conosciuta in tutto il mondo, volle identificare i capi prodotti esattamente nelle sedi di Londra da quelli prodotti, al contrario, in altri sedi. Entrambi i marchi dimostrano comunque autenticità.

L'azienda possiede negozi propri e in franchising in tutto il mondo, ma vende anche attraverso concessioni in negozi terzi. Sia Elisabetta II che il Principe Carlo hanno concesso all'azienda la Royal Warrant.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

1908 Burberry's advertisement[1]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Burberry venne fondata nel 1856 quando, l'allora ventunenne, Thomas Burberry, apprendista di un importante sarto, aprì il suo primo negozio a Basingstoke, nell'Hampshire in Inghilterra.[2] Nel 1870 Burberry si specializza in prodotti raffinati e di gusto, e apre nello stesso anno il suo primo emporio. Nel 1880 Burberry aggiunge ai suoi prodotti il gabardine, un materiale di fibre miste con cui si fanno cappotti e altri abiti pesanti.[2] Nel 1891, la Thomas Burberry & Sons apre il primo shop a Londra, nell'Haymarket. Questo edificio è ancora di proprietà di Burberry e fino a poco tempo fa ospitava la direzione generale, oggi situata in "Horseferry House", a Westminster (Londra), proprio dietro il Parlamento Britannico. Il primo nome era (ripreso poi tutt'oggi) Burberry, ma dopo la consuetudine dei clienti che chiamavano il marchio "Burberrys of London", la società cambiò marchio in Burberrys. Nel 1895 Burberry diventa produttore delle divise delle forze armate britanniche, durante la Seconda guerra boera, modificando lo stile del proprio cappotto.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Proprio nel 1901 compare il logo del Cavaliere Equestre, accompagnato dalla scritta latina "Prorsum" ("avanti"). Nel 1911 Burberry equipaggia il Capitano Roald Amundsen per la spedizione al Polo Sud. Amundsen sarà il primo uomo a raggiungere il Polo. Su commissione della Corona, Burberry adatta pantaloni e cappotti al combattimento. Nascono così alcuni dei suoi modelli.

Borsa da donna Burberry con il motivo tipico della casa.

Nel 1920 compare per la prima volta il Check. Divenuta popolare nel secondo dopoguerra con il famoso trench alla Humphrey Bogart (grazie anche al film classico Casablanca), Burberry è acquistata nel 1955 da Great Universal Stores (poi GUS plc), che possedeva i negozi londinesi di Argos (Negozi) e Homebase, scivolando in un lento declino.

Il logo "Cavaliere equestre" (1901-2018)

XXI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Solo nel 2000, alla guida di Rose Marie Bravo,[3], un'americana, l'azienda è ristrutturata e promossa, facendo ricorso alla top model Kate Moss e, dal 2001, al giovane stilista Christopher Bailey (ex Gucci). In questo modo la Bravo riesce a rivitalizzare il successo e le vendite di Burberry, entrando anche con la linea profumi in nuovi settori di mercato. Nel mercato americano le vendite addirittura raddoppiano, da 470 milioni a 1 miliardo di dollari, tanto che Rose Marie Bravo è inserita dal Wall Street Journal nella sua principale hall of fame del 2004 e dalla rivista Fortune al tredicesimo posto nella sua lista del 2004 e del 2005 delle 50 donne più potenti negli affari al di fuori degli Usa.

Nel dicembre 2005 Burberry Group plc è quotato alla Borsa di Londra, nel luglio 2006 Rose Marie Bravo lascia l'incarico ad un'altra americana, Angela Ahrendts (ex Liz Claiborne) che cerca di ridurre le perdite causate dalla contraffazione. Nel 2009 Christopher Bailey è nominato direttore creativo (chief creative officer), nel 2012 la Ahrendts risulta il manager più pagato del Regno Unito con 14,9 milioni di sterline:[4] è la prima donna ad esserlo. Lascia l'incarico nell'ottobre 2013 con le vendite dell'azienda salite oltre i 2 miliardi di sterline. Nell'aprile 2014 è sostituita nell'incarico da Bailey.

Nel luglio 2017 Marco Gobbetti è il nuovo CEO dell'azienda con il compito di portarla in una fascia più alta di mercato, Christopher Bailey, da 17 anni in azienda, rimane come direttore creativo.[5] Lascerà pochi mesi più tardi.

Dal 12 marzo 2018 nuovo direttore creativo è il designer italiano Riccardo Tisci che lascia dopo 12 anni la maison francese Givenchy. [6] Nel maggio 2018 acquisisce in Toscana, a Scandicci, la pelletteria CF&P di Carmen Paroni.[7] In luglio fa scalpore la notizia che l'azienda, al presunto scopo di difendere il marchio, ha mandato al macero prodotti invenduti per oltre 30 milioni di euro.[8] Sempre nel luglio 2018 cambio alla presidenza dell'azienda: lascia dopo 12 anni sir John Peace, al suo posto è nominato Gerry Murphy, presidente di Tate&Lyle e del braccio europeo di Blackstone.[9]

Marchi[modifica | modifica wikitesto]

Ci sono cinque brand di Burberry, ovvero cinque collezioni diverse con marchi a sé stanti:

  • Burberry: conosciuta per il classico stile tartan. È possibile trovare questa serie con due distinte etichette: Burberrys of London e Burberry; quest'ultima denominazione appartiene ai capi prodotti a partire dal 1999, in quanto in quella data l'azienda ha deciso di cambiare la propria denominazione da Burberrys of London ad un più internazionale Burberry. Sotto questo marchio rientrano la maggior parte dei prodotti Burberry conosciuti.
  • Burberry Prorsum: creata dallo stilista Christopher Bailey, che ha un tocco meno classico, più glamour: è la collezione che sfila sulla passerelle interpretata dalle più celebri supermodelle e che cambia ogni anno, non continuativa come invece l'altra (anche se a volte il motivo tartan si ritrova anche nella collezione Prorsum). Ad esempio il must del Trench Burberry è stato proposto anche nella collezione Prorsum ma rivisitato: da semplice è diventato borchiato.
  • Burberry Black Label: sviluppata in esclusiva per il Giappone dove il marchio ha un grande successo. Il tartan è quasi del tutto assente in favore di colori bigi, fumosi e spenti o, più raramente, tinte pastello molto dolci; occasionalmente fanno capolino anche capi e dettagli in denim. Inizialmente la collezione era esclusivamente maschile, ma la campagna pubblicitaria invitava anche il pubblico femminile a vestirsi con questi capi dato il loro taglio particolarmente e volontariamente androgino; successivamente è stata introdotta anche la collezione femminile, con le stesse caratteristiche di sobrietà di taglio e colore di quella maschile.
  • Burberry Sport: linea con uno stile più giovanile e sportivo.
  • Thomas Burberry: linea che riprende lo stile originale e si rinnova in collezioni private e d'alto livello.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ James Englefield, Dry-fly Fishing for Trout and Grayling by Red Quill, London, Horace Cox, 1908, endpieces.
  2. ^ a b Burberry History, Burberryplc.com. URL consultato il 4 gennaio 2011.
  3. ^ (EN) Rose Marie Bravo - Women in Fashion, su content.time.com. URL consultato il 23 gennaio 20118.
  4. ^ (EN) Top paid Ceo in UK is an American woman, su money.cnn.com. URL consultato il 23 gennaio 2018.
  5. ^ Burberry, da oggi inizia l'era Gobbetti, su pambianconews.com. URL consultato il 22 gennaio 2018.
  6. ^ Riccardo Tisci è il nuovo direttore creativo di Burberry, su vogue.it, 1º marzo 2018.
  7. ^ Burberry investe a Scandicci e acquisisce la pelletteria CF&P e crea un centro di eccellenza, su laconceria.it, 14 maggio 2018. URL consultato il 7 settembre 2018.
  8. ^ Burberry fa scalpore. Pur di difendere il marchio, brucia prodotti invenduti per oltre 30 milioni di euro, su repubblica.it, 20 luglio 2018. URL consultato il 7 settembre 2018.
  9. ^ (EN) Burberry hires fomer Kingfisher boss Gerry Murphy as chairman, su theguardian.com, 13 aprile 2018. URL consultato il 7 settembre 2018.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tony di Corcia, Burberry: storia di un'icona inglese, dalla Regina Vittoria a Kate Moss, Torino, Lindau, 2013. ISBN 9788867082087

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]