Trattato navale di Washington

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Rottamazione dei cannoni dei cannoni di navi da battaglia nel Philadelphia Navy Yard nel dicembre 1923. Sullo sfondo la USS South Carolina in corso di smantellamento

Il Trattato navale di Washington fu un trattato stipulato dalle cinque principali potenze vincitrici delle prima guerra mondiale, mediante il quale concordarono di prevenire una corsa agli armamenti limitando le costruzioni navali. Fu negoziato nel corso della Conferenza navale di Washington tenuta a Washington D.C. dal novembre 1921 al febbraio 1922 e firmato dai rappresentati degli Stati Uniti d'America, Impero Britannico, Giappone, Francia e Regno d'Italia a Washington, il 6 febbraio 1922. Il Senato degli Stati Uniti consigliò la sua ratifica il 29 marzo 1922; il presidente degli Stati Uniti lo ratificò il 9 giugno 1923; le ratifiche vennero depositate presso il Governo degli Stati Uniti il 17 agosto 1923 e proclamate il 21 agosto 1923.

Il trattato limitò la costruzione di navi da battaglia, incrociatori da battaglia e portaerei dei firmatari. Il numero di unità di altre categorie come incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini non fu limitato dal trattato, ma il loro dislocamento complessivo fu limitato a un dislocamento di 10 000 ton (10 161 t).

I termini del trattato vennero modificati dal Trattato navale di Londra del 1930 e dal Secondo trattato navale di Londra del 1936. Per la metà degli anni trenta il Giappone e l'Italia rinunciarono ai trattati, rendendo la limitazione degli armamenti navali una posizione sempre più insostenibile dagli altri firmatari. Le costruzioni navali della Germania erano invece controllate dal Trattato di Versailles, il trattato di pace che pose fine alla prima guerra mondiale.

Situazione[modifica | modifica sorgente]

Al termine della prima guerra mondiale l'Impero Britannico disponeva della più grande e potente marina militare, seguita da quella degli Stati Uniti e quindi più a distanza dal Giappone. Le tre nazioni erano state alleate durante la prima guerra mondiale, ma si prospettava una corsa agli armamenti[1]. Questa fu iniziata dagli Stati Uniti, l'amministrazione del presidente Woodrow Wilson annunciò i piani per un'espansione della U.S. Navy che prevedeva la costruzione di 50 navi da battaglia moderne nel periodo dal 1916 al 1919[2].

Il parlamento giapponese risposte autorizzando la costruzione delle navi da battaglia che avrebbero permesso alla Marina Imperiale Giapponese di raggiungere l'obbiettivo del suo programma per una flotta otto-otto, composta da otto navi da battaglia moderne e otto incrociatori da battaglia. A questo fine il Giappone iniziò la costruzione di quattro navi da battaglia e quattro incrociatori da battaglia, tutti più grandi e potenti delle navi precedenti[3]. Il governo britannico programmò nel 1921 la costruzione di quattro navi da battaglia e quattro incrociatori da battaglia, con altre quattro navi da battaglia che avrebbero dovuto seguire nel 1922[4].

L'opinione pubblica statunitense era fortemente contraria a questa nuova corsa agli armamenti. Il Congresso degli Stati Uniti disapprovava il piano di espansione navale di Wilson dl 1919 e durante la campagna delle elezioni presidenziali del 1920 i politici statunitensi tornarono alla politica isolazionista antecedente la prima guerra mondiale, con poco interesse per una continua espansione navale[5]. Il Regno Unito poteva difficilmente permettersi il riprendere della costruzione di navi da battaglia, dato il costo esorbitante delle costruzioni navali[6].

Alla fine del 1921 il governo statunitense venne a sapere che quello britannico stava programmando una conferenza per discutere la situazione strategica nel Pacifico e nell'Estremo Oriente. Per prevenire la conferenza e soddisfare la pressione domestica per una conferenza globale sul disarmo l'amministrazione Harding convocò la Conferenza navale di Washington nel novembre 1921[7].

Negoziati[modifica | modifica sorgente]

La prima sessione plenaria fu tenuta il 21 novembre 1921, il segretario di stato Charles Evans Hughes presentò le proposte degli Stati Uniti. Hughes iniziò drammaticamente con la risoluzione: «La via per il disarmo, è di disarmare»[8] L'ambizioso slogan ricevette un sostegno entusiastico da parte dell'opinione pubblica e probabilmente abbreviò la conferenza aiutando ad assicurare l'adozione delle proposte degli Stati Uniti. Successivamente proposte quanto segue:

  • Una pausa di dieci anni, una "vacanza", nella costruzione di capital ship (navi e incrociatori da battaglia), inclusa l'immediata sospensione della loro costruzione.
  • La rottamazione di quelle esistenti o programmate in modo tale a dare un rapporto di 5:5:3:1.75:1.75 nel dislocamento tra le flotte degli Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Francia e Italia.
  • Limiti sia sul dislocamento delle capital ship e sul dislocamento di vascelli secondari in rapporto 5:5:3.

Capital ship[modifica | modifica sorgente]

La proposte riguardanti le capital ship[9] furono largamente accettate dalla delegazione britannica, sebbene con controversie nell'opinione pubblica. Non sarebbe più stato possibile per il Regno Unito mantenere simultaneamente flotte adeguate nel mare del Nord, Mediterraneo ed Estremo Oriente. La Royal Navy ne fu oltraggiata ma comunque ci furono forti pressioni sul Regno Unito perché accettasse. Il rischio di una guerra con gli Stati Uniti era sempre più considerato come semplicemente teorico, c'erano poche differenze nelle politiche delle due nazioni e in nessuna delle due l'incremento delle spese navali era popolare. Inoltre il Regno Unito stava implementando drastiche tagli alle spese a causa della crisi economica causata dalla fine della guerra.[10].

La delegazione giapponese era divisa. La dottrina navale giapponese richiedeva il mantenimento di una flotta pari al 70% di quella degli Stati Uniti, ritenuta il minimo necessario per sconfiggerli in un'ipotetica guerra (i giapponesi teorizzavano due scontri separati scontri, prima contro la flotta del Pacifico, quindi contro la flotta Atlantica e calcolavano che un rapporto 7:5 nella prima battaglia avrebbe lasciato un margine di vittoria sufficiente a vincere il secondo scontro), per cui un rapporto 5:3, pari al 60%, era inaccettabile. Comunque il direttore della delegazione, Katō Tomosaburō, preferì accettare un rapporto del 60% contro la prospettiva di una corsa agli armamenti contro gli Stati Uniti, dato che questa sarebbe stata vinta dagli Stati Uniti, grazie alla loro maggior potenza industriale e avrebbe potuto essere la causa di un crisi economica in Giappone.

Il presidente del Naval Staff College Katō Kanji, che agiva come consigliere navale alla delegazione e rappresentava l'influente scuola di pensiero della "big navy" si oppose fortemente alla proposta. Questa scuola di pensiero sosteneva che in caso di guerra gli Stati Uniti sarebbero stati capace di costruire molte più navi da guerra, grazie alla loro potenza industriale e perciò il Giappone doveva essere più possibile preparato per l'inevitabile conflitto contro gli Stati Uniti. Katō Tomosaburō riuscì infine a convincere l'alto comando giapponese ad accettare le proposte di Hughes, ma i risultati del trattato furono causa di controversie nella marina giapponese negli anni futuri[11].

La delegazione francese inizialmente rispose infuriata all'idea di ridurre il dislocamento totale delle loro capital ship a 175 000 ton e richiesero un limite di 350 000 ton, lievemente superiore a quello del Giappone. Infine le concessioni riguardanti incrociatori e sottomarini convinsero la Francia ad accettare i limiti sulle capital ship[12].

Vi furono anche molte discussioni riguardo l'inclusione o esclusione di navi individuali. In particolare la delegazione giapponese era ansiosa di mantenere la loro nuova nave da battaglia Mutsu, che era stata finanziata con donazioni pubbliche, incluse quelle provenienti da scolaresche[13]. In conseguenza di ciò fu permesso agli Stati Uniti e al Regno Unito di costruire navi equivalenti.

Incrociatori e cacciatorpediniere[modifica | modifica sorgente]

Il segretario Hughes propose di limitare l'armamento delle navi secondarie (incrociatori e cacciatorpediniere) nella stessa proporzione delle capital ship. Comunque questo era inacettabile sia per i francesi che per i britannici. La controproposta britannica per cui il Regno Unito avrebbe avuto diritto a 450 000 ton (457 000 t) di incrociatori in virtù del loro impegno mondiale, ma che gli Stati Uniti e il Giappone avrebbero avuto a disposizione rispettivamente solo 300 000 ton (304 800 t) e 250 000 ton (254 000 t) fu ugualmente contestata. Perciò l'idea di limitare il numero totale o il dislocamento degli incrociatori fu rifiutata completamente[14].

I britannici proposero in alternativa un limite qualitativo sulle future costruzioni di incrociatori. Il limite proposto di un dislocamento di 10 0000 ton (10 160 t) e di un calibro massimo dei cannoni di in fu pensato per permettere al Regno Unito di mantenere la classe Hawkins di incrociatori, al momento in corso di costruzione. Questo coincideva con i requisiti degli Stati Uniti per gli incrociatori destinati a operazioni nel Pacifico e con i piani giapponesi per la classe Furutaka. Così il suggerimento fu adotato con poche discussioni[15].

Sottomarini[modifica | modifica sorgente]

Una delle principali richieste britanniche durante i negoziati fu l'abolizione completa dei sottomarini. Comunque questo fu impossibile, in particolare per l'opposizione francese, che proposero un limite di 90 000 ton (91 440 t)[16] e la conferenza terminò senza accordi o restrizioni sui sottomarini.

Basi nell'oceano Pacifico[modifica | modifica sorgente]

L'articolo XIX del trattato proibì anche al Regno Unito, al Giappone e agli Stati Uniti di costruire fortificazioni o basi navali nell'oceano Pacifico. Questa fu una vittoria significativa per il Giappone, dato che delle basi fortificate statunitensi o britanniche sarebbero state un serio problema per le loro forze nel caso di una guerra futura. Questa clausola del trattato garantì essenzialmente che il Giappone fu la potenza nominante nel Pacifico occidentale e fu cruciale nell'ottenere l'accettazione giapponese sul limite delle capital ship in costruzione[17].

Termini[modifica | modifica sorgente]

Dislocamento totale massimo
Stati Capital ship Portaerei
Impero Britannico 525 000 ton
(533 000 t)
135 000 ton
(137 000 t
Stati Uniti 525 000 ton
(533 000 t
135 000 ton
(137 000 t)
Giappone 315 000 ton
(320 000 t
81 000 ton
(82.000 t)
Francia 175 000 ton
(178 000 t
60 000 ton
(61 000 t
Italia 175 000 ton
(178 000 t
60 000 ton
(61 000 t

I limiti di dislocamento,[18] definiti dagli articoli IV e VII davano un rapporto di forza pari a circa 5:5:3:1.75:1.75 tra Regno Unito, Stati Uniti, Giappone, Italia e Francia. Il dislocamento è definito nel trattato come al netto del carburante e dell'acqua delle caldaie perché la Gran Bretagna argomentò che le sue attività globali richiedevano un consumo di carburante maggiore di quello delle altre nazioni e che non avrebbero dovuto essere penalizzate.

Furono imposti i seguenti limiti:

  • Capital ship (navi e incrociatori da battaglia): il dislocamento è limitato a 35 000 ton (35 560 t) con il divieto di montare cannoni di calibro superiore a 16 in (406 mm)[19].
  • Portaerei: il dislocamento è limitato a 27 000 ton (27 432 t) con il divieto di installare più di 10 cannoni pesanti, di calibro massimo di in (203 mm). Comunque ad ogni nazione firmataria fu concesso di convertire gli scafi di due navi esistenti in portaerei, con un dislocamento massimo di 33 000 ton (33 528 t) ognuna. (articoli IX e X). Ai fini del trattato una portaerei fu definita come una nave da guerra del dislocamento superiore a 10 000 ton (10 160 t) costruita esclusivamente per il lancio e l'atterraggio di aerei. Portaerei più leggere di 10 000 ton non rientravano nel conteggio del limite di dislocamento[20]. Comunque tutte le portaerei già in servizio o costruzione (cioè la HMS Argus, Furious e Hōshō) furono dicharate "sperimentali" e non conteggiate (articolo VIII).
  • Tutte le altre navi da guerra furono limitate a un dislocamento massimo di 10 000 ton (10 160 t}) con cannoni del calibro massimo di in (203 mm)[21].

Il trattato dettaglia nel Capitolo II quali navi individuali potevano essere conservate da ogni marina, incluso il permesso per gli Stati Uniti di completare due navi della classe West Virginia e per il Regno Unito di completare due nuove navi in accordo con i limiti del trattato. Il Capitolo II, parte 2, dettaglia cosa si deve fare per rendere una nave inutilizzabile per l'uso militare, oltre ad affondarla o rottamarla, un numero limitato di navi può essere convertito in navi bersaglio o da addestramento, purché l'armamento, la corazzatura e altre parti essenziali per il combattimento fossero state rimosse; alcune potevano essere convertite in portaerei.

Parte 3, sezione II del trattato specifica le navi da rottamare per soddisfare i termini del trattato e quando le navi rimanenti potevano essere rimpiazzate. Complessivamente gli Stati Uniti dovettero rottamare 30 capital ship esistenti o pianificate, il Regno Unito 23 e il Giappone 17.

Per quanto riguarda le fortificazioni e le basi navali, gli Stati Uniti, l'Impero Britannico e il Giappone convennero di mantenere lo status quo del momento della firma. Nessuna nuova fortificazione o base navale poteva essere stabilita e quelle esistenti e le loro difese non potevano essere migliorate nei territori e possedimenti specificati. In generale le aree specificate permettevano la costruzione sulle coste del terreno principale della nazione, ma non sulle isole più piccole. Per esempio gli Stati Uniti potevano costruire sulle coste delle Hawaii e dell'Alaska, ma non sulle Isole Aleutine. Le varie marine dell'Impero Britannico — che sotto il trattato venivano considerate come un'unica entità — furono trattate similarmente e gli impianti della Royal Australian Navy (che aveva dovuto rinunciare all'incrociatore da battaglia HMAS Australia) e la Royal New Zealand Navy potevano potenziare le basi dei loro rispettivi territori, ma non la base di Hong Kong. Il Giappone poteva costruire sulle isole patrie ma non a Formosa.

Effetti[modifica | modifica sorgente]

Gli effetti del trattato furono di arrestare la tendenza all'aumento delle dimensioni delle navi di battaglia e di arrestare la costruzione di nuove navi per più di una decade.

Il trattato di Washington segnò la fine dei un lungo periodo di aumento delle costruzioni di navi da battaglia. Molte navi in costruzione furono rottamate o convertite in portaerei. I limiti del trattato furono rispettati e quindi estesi dalla conferenza navale di Londra del 1930. Non fu fino a metà degli anni trenta che le marine ricominciarono a costruire navi da battaglia, di potere e dimensioni aumentati. Il secondo trattato navale di Londra del 1936 cercò di estendere la validità del trattato di Washington fino al 1942, ma la non partecipazione del Giappone e dell'Italia lo rese in gran parte inefficace.

Gli effetti sulla costruzione di incrociatori furono meno fortunati. Mentre il trattato imponeva un limite di 10 000 ton al dislocamento e di in al calibro dei cannoni di un incrociatore, l'effetto fu che queste divennero le dimensioni minime di ogni incrociatore che una marina fosse disposta a costruire. Il trattato diede il via alla corsa alla costruzione di incrociatori da 10 000 ton armati di cannoni da in che furono una nuova causa di preoccupazione[22]. I successivi trattati navali cercarono di indirizzare questo problema limitando il dislocamento di incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini.

I termini non ufficiali del trattato inclusero la fine dell'Alleanza anglo-giapponese. La cancellazione di questa alleanza da parte del Regno Unito non era parte ufficiale del trattato di Washington, ma la delegazione statunitense rese chiaro che non avrebbero accettato i termini del trattato a meno che il Regno Unito non terminasse la sua alleanza con i giapponesi[23].

In Europa il Trattato cambiò i piani di costruzione della maggior parte delle nazioni firmatarie. Il Regno Unito rinunciò alle nuove classi previste di navi da battaglia N3 e incrociatori da battaglia G3. Praticamente tutte le forze costruirono nuovi progetti della nuova classe "incrociatore pesante", ma allo stesso tempo vennero costruite poche nuove navi da battaglia, vennero invece iniziate conversioni estese alle navi da battaglia e incrociatori da battaglia esistenti con il risultato che le flotte della seconda guerra mondiale consistevano principalmente di navi impostate prima della prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti non costruirono alcuna nuova nave da battaglia fino al varo della North Carolina nell'ottobre 1937 — un intervallo di quasi 20 anni.

Furono fatti diversi esperimenti per costruire nuovi progetti di navi da battaglia entro le limitazioni del Trattato. Il bisogno di incrementare la corazzatura e la potenza di fuoco mantenendo il peso entro le limitazioni imposte portarono allo sviluppo di nuovi progetti sperimentali, come la classe Nelson britannica (basata in parte sulle progettate G3) e la nave da battaglia francese Richelieu.

In generale l'efficacia di una nave è legata alla velocità, corazzatura ed armamento. Il peso è rilevante alla lunghezza della nave, che permette velocità maggiori. Ogni nazione usò un approcciò differente per aggirare il trattato. Gli USA usarono caldaie migliori per ottenere velocità maggiori in navi più piccole. La Gran Bretagna progettò navi a cui poteva aggiungere corazzatura dopo l'inizio di una guerra e nel caso della Rodney e della Nelson usò "serbatoi di carburante" riempiti d'acqua come corazzatura. L'Italia semplicemente mentì sul tonnellaggio delle sue navi. L'Impero giapponese si ritirò dal trattato nel 1936 e continuò il programma di costruzioni precedentemente iniziato, incluso il piazzare cannoni da 18,1 in (460 mm) sulle corazzate classe Yamato.

Poche nazioni europee erano interessate ad operazioni militari distanti dal proprio territorio e pertanto non c'era molto interesse nella costruzione di portaerei. Germania, Francia ed Italia non si preoccuparono di esse fino all'incombere della seconda guerra mondiale, a quel punto tutte iniziarono a costruirne un piccolo numero. Alla Royal Navy, incaricata di operazioni a lungo raggio in tutto il mondo, chiaramente ne occorrevano e quindi ne continuò la costruzione. Tra il 1920 (prima del trattato) e l'inizio della seconda guerra mondiale la Gran Bretagna costruì sei nuove portaerei di varie classi. Gli USA possedevano sei portaerei all'inizio della guerra, escludendo la vecchia CV-1, Langley, dato che era stato convertita in una nave appoggio idrovolanti (AV-3) nel 1936 per permettere il completamento della Wasp. Al termine del trattato gli Stati Uniti impostarono sei nuove portaerei, a partire dalla Hornet (CV-8) (della vecchia classe Yorktown) e dalle nuove portaerei classe Essex. Per conformarsi al Trattato il Giappone convertì in portaerei le navi da battaglia Shinano, Kaga e l'incrociatore da battaglia Akagi che erano in fase di costruzione. Queste conversioni fornirono una grande esperienza che fu di grande aiuto nella costruzione delle future classi di portaerei. All'inizio della guerra, il Giappone possedeva 10 portaerei.

I francesi non furono contenti del trattato. Avevano argomentato che avrebbero dovuto avere una flotta maggiore di quella italiana, dato che la Francia ne doveva mantenere una sia nell'Atlantico che nel Mar Mediterraneo, mentre l'Italia doveva preoccuparsi del solo Mediterraneo. Il trattato ovviamente implicava che la flotta mediterranea italiana sarebbe stata più potente di quella francese. Nonostante ciò la Francia, parzialmente rassicurata dalla sua alleanza con il Regno Unito, firmò il trattato.

Gli effetti del Trattato sugli Stati Uniti non avrebbero potuto essere più differenti. Il Trattato accoppiato con l'attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 fu una delle cause principali della conversione della Marina degli Stati Uniti da una flotta basata su navi da battaglia ad una basata su portaerei.

Alla ratifica del trattato gli Stati Uniti si trovarono oltre al limite di navi capitali permesso e dovettero decommissionare o disarmare diversi vecchi vascelli in modo da soddisfarlo. Comunque la sola portaerei della flotta USA prima della firma del Trattato era la USS Langley (11 700 ton), una carboniera convertita. Non solo le portaerei avevano limitazioni separate, ma come vascello sperimentale la Langley non contava contro le restrizioni di dislocamento. Perciò la Marina USA ebbe via libera nel costruire porterei.

Negli anni venti il Dipartimento della Marina aveva una bassa opinione del concetto di aviazione navale, nonostante il successo di Billy Mitchell del 1921 di usare un bombardiere dell'esercito per affondare la nave da battaglia tedesca catturata Ostfriesland (o forse proprio a causa di esso). Comunque per soddisfare il Trattato avrebbe dovuto liberarsi dei due incrociatori da battaglia in corso di costruzione della classe Lexington, la Lexington (CC-1) e la Saratoga (CC-3) (43 500 ton, 44 200 t). Furono quindi convertiti nelle portaerei Lexington (CV-2) e Saratoga (CV-3)], del dislocamento di 33 000 ton (33 500 t), sebbene questa scelta fu preferita allo smantellamento solo di stretta misura. Furono comunque armati con otto cannoni da 8 pollici, il massimo concesso dal trattato per portaerei del dislocamento maggiore di 27 000 ton. Furono inoltre sottoposte a miracoli di "contabilità creativa" nel calcolo del loro dislocamento, che era più vicino alle 40 000 ton al momento dell'entrata in servizio. una piccola assicurazione nel caso che si fossero rivelati un fallimento come portaerei.

Nel 1931 gli Stati Uniti erano ancora al di sotto al limite sulle portaerei imposto dal Trattato. La USS Ranger (CV-4) (14 500 ton, 14 700 ) fu la prima porterei USA ad essere progettata come tale — nessun'altra classe di navi capitali poteva essere costruita — quindi la Marina iniziò ad incorporare le lezioni delle prime quattro portaerei nel progetto di altre due. Nel 1933, il Congresso passò il pacchetto legislativo del "New Deal" proposto da Franklin Roosevelt, che includeva quasi 40 milioni di dollari per due nuove portaerei: la Yorktown (CV-5) (19 800 ton, 20 100 t) e la Enterprise (CV-6) (19 800 ton, 20 100 t). Ancora limitati dal vincolo di 135 000 ton (137 000 t) fu iniziata la costruzione della chiglia dell'ultima portaerei USA antecedente la guerra, la Wasp (CV-7) (14 700 ton, 14 900 t), il 1º aprile 1936. La flotta di portaerei americana ora totalizzava 135 000 ton(137 000 t) e rimase a questo livello fino a che il trattato non venne terminato dal Giappone nel 1936.

Denuncia giapponese[modifica | modifica sorgente]

Denuncia giapponese del trattato navale di Washington, 29 dicembre 1934

Il trattato navale ebbe un profondo effetto sui giapponesi. Grazie alla superiore potenza industriale statunitense o britannica una lunga guerra sarebbe probabilmente terminata in una sconfitta giapponese. Perciò ottenere la parità sul livello strategico non era economicamente possibile.

Molti giapponesi consideravano il rapporto 5:5:3 della potenza marina un'altra maniera di essere snobbati dall'Occidente. Ciò contribuì ad alimentare discussioni negli alti ranghi dalla marina giapponese, tra gli ufficiali della "fazione del trattato" e quelli che si opponevano ad essa, che erano anche alleati con gli ultranazionalisti dell'esercito giapponese e di altre parti del governo giapponese. Per gli opponenti al trattato, questo era uno dei fattori che contribuì al deterioramento delle relazioni tra i governi degli Stati Uniti e del Giappone. L'ingiustizia percepita fu la causa della non partecipazione al Secondo trattato navale di Londra nel 1936. Isoroku Yamamoto, che più tardi progettò l'attacco di Pearl Harbor, sostenne che il Giappone avrebbe dovuto rimanere nel trattato e fu pertanto considerato da molti come un membro della fazione del trattato. La sua opinione era comunque più complessa, poiché durante il suo servizio presso l'ambasciata giapponese aveva avuto modo di visitare molte fabbriche, ed era convinto che gli Stati Uniti avrebbero potuto sorpassare la produzione industriale giapponese di un fattore molto maggiore del rapporto 5:3[24]. Pensava per equilibrare le probabilità del Giappone servivano metodi diversi, il che può aver contribuito al suo sostegno di un piano per l'attacco di Pearl Harbor. Comunque mancava di una sufficiente influenza presso il quartier generale della Marina o presso il governo.

Il 29 dicembre 1934 il governo giapponese comunicò formalmente che intendeva ritirarsi dal trattato. Le sue clausole rimasero in vigore fino alla fine del 1936 e non furono rinnovate. Il Giapone in effetti ignorò il trattato nel 1936.

Influenza della crittoanalisi sul trattato[modifica | modifica sorgente]

La Black Chamber (il servizio crittoanalitico dei servizi segreti statunitensi) al comando di Herbert Yardley spiò le comunicazioni delle delegazioni con i loro governi. In particolare i codici giapponesi furono completamente penetrati e gli statunitensi furono in grado di conoscere quale sarebbe statto l'accordo minimo che la delegazione giapponese avrebbe accettato, invece di rifiutare la firma del trattato.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Marriot 2005, p. 5
  2. ^ Potter 1981, p. 22
  3. ^ Evans e Peattie 1997, p 174
  4. ^ Marriot 2005, p. 9
  5. ^ Potter 1981, p. 233
  6. ^ Kennedy 1983, P. 274
  7. ^ Marriot 2005, p. 10
  8. ^ «The way to disarm, is to disarm» in Jones 1981 , op. cit., p. 119
  9. ^ Letteralmente "navi capitali" vedi Riccardo Busetto, Dizionario militare\editore=Zanichelli, 2004, p. 178, ISBN 978-88-08-08937-3.. Definite nel trattato come vascelli da guerra, diversi da una portaerei e con dislocamento maggiore di 10&nbps;000 ton (10 160 t)
  10. ^ Kennedy 1983, p. 275-276
  11. ^ Evans e Peattie 1997, p. 193-196
  12. ^ Marriot 2005, p. 197
  13. ^ Evans e Peattie 1997, p. 197
  14. ^ Marriot 2005, p. 11
  15. ^ Marriot 2005, p. 5
  16. ^ Marriot 2005, pp. 10-11
  17. ^ Evans e Peattie 1997, p. 199
  18. ^ Il dislocamento nel trattato era espresso in tonnellate lunghe pari a 1 016 , eccetto dove era specificate "tonnellate metriche", «The word "ton" in the . . . Treaty, except in the expression "metric tons", shall be understood to mean the ton of 2240 pounds (1016 kilos)»..
  19. ^ Articoli V e VI del trattato
  20. ^ Articolo XX del trattato, parte 4
  21. ^ Articoli XI e XII del trattato
  22. ^ Marriot, op. cit., 2005
  23. ^ howarth 1983, op. cit., p. 167
  24. ^ Yamamoto commentò dopo la firma del trattato «Chiunque abbia visto le fabbriche automatiche in Detroit e i campi di petrolio in Texas sa che al Giappone manca la potenza industriale per una corsa agli armamenti contro l'America» e più tardi aggiunse «Il rapporto funziona molto bene per il Giappone — è un trattato che limita gli altri firmatari», vedi Howarth 1983, op. cit., p. 152

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • David Evans e Mark Peattie, Kaigun: Strategy, Tactics and Technology in the Imperial Japanese Navy, 1887-1941, Annapolis, Naval Institute Press, 1997, ISBN 0-87021-192-7.
  • Paul Kennedy, The Rise and Fall of British Naval Mastery, London, Macmillan, 1983, ISBN 0-333-35094-4.
  • Leo Marriot, Treaty Cruisers: The nome International Warship Building Competition, Barnsley, Pen & Sword, 2005, ISBN 1-84415-188-3.
  • E. Potter (a cura di), Sea Power: A Naval History, 2ª ed., Annapolis, Naval Institute Press, 1981, ISBN 0-87021-607-4.
  • Howard Jones, Crucible of power: a history of US foreign relations since 1897, Rowman & Littlefield, 2001, ISBN 0-8420-2918-4.
  • Stephen Howarth, The Fighting Ships of the Rising Sun, Atheneum, 1983, ISBN 0-689-11402-8.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]