Trattato navale di Washington

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Il Trattato navale di Washington limitò le dimensioni delle flotte navali delle cinque nazioni firmatarie. Venne firmato dai rappresentati degli Stati Uniti d'America, Impero Britannico, Giappone, Francia e Regno d'Italia a Washington, il 6 febbraio 1922. Il Senato degli Stati Uniti consigliò la sua ratifica il 29 marzo 1922; il Presidente degli Stati Uniti lo ratificò il 9 giugno 1923; le ratifiche vennero depositate presso il Governo degli Stati Uniti il 17 agosto 1923 e proclamate il 21 agosto 1923.

I termini del trattato vennero modificati dal Trattato navale di Londra del 1930 e dal Secondo trattato navale di Londra del 1936, ma a questo punto il Giappone aveva dichiarato che non avrebbe più rispettato i termini del trattato e l'Italia lo stava segretamente ignorando. La Germania non era stata influenzata dai trattati navali di Londra o Washington, le sue costruzioni navali erano controllate dal Trattato di Versailles, il trattato di pace che pose fine alla prima guerra mondiale.

Situazione[modifica | modifica sorgente]

Al termine della prima guerra mondiale l'Impero Britannico disponeva della più grande e potente marina militare, seguito di stretta misura dagli Stati Uniti e quindi più a distanza dal Giappone. Tutte e tre le nazioni si imbarcarono nella costruzione di nuove navi capitali (navi da battaglia e incrociatori da battaglia). Negli anni venti gli Stati Uniti dichiararono che miravano a costruire una marina "seconda a nessuno" e avevano già impostato gli scafi di cinque navi da battaglia e quattro incrociatori da battaglia. Il Giappone era all'inizio di un programma 8:8 (otto navi da battaglia e otto incrociatori da battaglia). All'inizio del 1921 i britannici finalizzarono il progetto ed iniziarono la costruzione di quattro grandi incrociatori da battaglia, che sarebbero stati seguiti da quattro navi da battaglia. Questo incremento nella costruzione di navi da guerra accese la paura di una nuova corsa agli armamenti, simile alla corsa alla costruzione di navi da guerra tra Germania e Regno Unito che aveva preceduto la prima guerra mondiale.

All'epoca la potenza economica degli Stati Uniti era considerevolmente maggiore di quella dei suoi potenziali rivali. Il suo prodotto interno lordo era circa il triplo di quello del Regno Unito e il sestuplo di quello del Giappone. Ma anche se possedevano la potenza economica per superare in costruzioni navali le altre potenze marittime, scarseggiva il supporto politico interno per un piano così ambizioso, a causa dei crescenti sentimenti isolazionisti. La prospettiva di un trattato di limitazione agli armamenti offriva quindi al governo americano una possibilità di soddisfare i sentimenti isolazionisti domestici, pur offrendo ai governi giapponesi e britannici un equilibrio di potere più favorevole in confronto a quello che gli Stati Uniti avrebbero potuto raggiungere mediante la costruzione di nuove navi.

Termini[modifica | modifica sorgente]

Tonnellaggio totale massimo
long ton
Stati Principali navi da battaglia Portaerei
Impero Britannico 525 000 135 000
Stati Uniti 525 000 135 000
Giappone 315 000 81 000
Francia 175 000 60 000
Italia 175 000 60 000

Dopo aver specificato alcune eccezioni per le navi in uso corrente e sotto costruzione il trattato limitava il tonnellaggio,[1] totale delle cosiddette "capital ships" (ovvero quelle navi di dislocamento superiore a 10.000 tonnellate lunghe o con cannoni di calibro superiore a 203 mm, navi che venivano definite proprio da questo trattato nella sua parte III) di ogni nazione firmataria: la Marina degli Stati Uniti e la Royal Navy non potevano eccedere le 525.000 ton (533 400 t), la Marina Francese e Regia Marina le 175.000 ton (177 800 t), e la Marina Imperiale Giapponese le 315 000 ton (320.040 t). Nessuna singola nave poteva eccedere le 35.000 ton (35 560 t) e nessuna nave poteva montare cannoni di calibro superiore ai 16 pollici (406 mm).

Il tonnellaggio veniva definito nel trattato come al netto del carburante e dell'acqua delle caldaie perché la Gran Bretagna argomentò che le sue attività globali richiedevano un consumo di carburante maggiore di quello delle altre nazioni e che non avrebbero dovuto essere penalizzate.

Vennero indirizzate specificatamente le portaerei: il tonnellaggio totale delle portaerei per gli Stati Uniti e l'Impero Britannico fu limitato a 135.000 ton (137.160 t), per la Francia e l'Italia a 60.000 ton (69.600 t) e per il Giappone a 81.000 ton (82.296 t). Solo due portaerei per nazione potevano eccedere le 27.000 t (27.432 t) e comunque essere inferiori a 33 000 t (33 528 t) ognuna. Il numero e calibro dei cannoni installabile su di esse venne drasticamente limitato per impedire di mettere un piccolo aereo su una nave da battaglia e chiamarla portaerei.

Per quanto riguarda le fortificazioni e le basi navali, gli Stati Uniti, l'Impero Britannico ed il Giappone convennero di mantenere lo status quo del momento della firma. Nessuna nuova fortificazione o base navale poteva essere stabilita e quelle esistenti e le loro difese non potevano essere migliorate nei territori e possedimenti specificati. In generale le aree specificate permettevano la costruzione sulle coste del terreno principale della nazione, ma non sulle isole più piccole. Per esempio gli Stati Uniti potevano costruire sulle coste delle Hawaii e dell'Alaska, ma non sulle Isole Aleutine. Le varie marine dell'Impero Britannico — che sotto il trattato venivano considerate come un'unica entità — vennero trattate similarmente e gli impianti della Marina Reale Australiana (che aveva dovuto rinunciare all'incrociatore da battaglia HMAS Australia) e la Marina Reale della Nuova Zelanda potevano potenziare le basi dei loro rispettivi territori, ma non la base di Hong Kong. Il Giappone poteva costruire sulle isole patrie ma non a Formosa.

Il 29 dicembre 1934, il governo giapponese annunciò che intendeva terminare il trattato. I suoi articoli rimasero in vigore fino alla fine del 1936 e non venne rinnovato.

Effetti[modifica | modifica sorgente]

In Europa il Trattato cambiò i piani di costruzione della maggior parte delle nazioni firmatarie. Il Regno Unito rinunciò alle nuove classi previste di navi da battaglia N3 e incrociatori da battaglia G3. Praticamente tutte le forze costruirono nuovi progetti della nuova classe "incrociatore pesante", ma allo stesso tempo vennero costruite poche nuove navi da battaglia, vennero invece iniziate conversioni estese alle navi da battaglia e incrociatori da battaglia esistenti con il risultato che le flotte della seconda guerra mondiale consistevano principalmente di navi impostate prima della prima guerra mondiale. Gli Stati Uniti non costruirono alcuna nuova nave da battaglia fino al varo della North Carolina nell'ottobre 1937 — un intervallo di quasi 20 anni.

Vennero fatti diversi esperimenti per costruire nuovi progetti di navi da battaglia entro le limitazioni del Trattato. Il bisogno di incrementare la corazzatura e la potenza di fuoco mantenendo il peso entro le limitazioni imposte portarono allo sviluppo di nuovi progetti sperimentali, come la classe Nelson britannica (basata in parte sulle progettate G3) e la nave da battaglia francese Richelieu.

In generale l'efficacia di una nave è legata alla velocità, corazzatura ed armamento. Il peso è rilevante alla lunghezza della nave, che permette velocità maggiori. Ogni nazione usò un approcciò differente per aggirare il trattato. Gli USA usarono caldaie migliori per ottenere velocità maggiori in navi più piccole. La Germania usò acciai ad alta resistenza per una corazzatura migliore ed un peso inferiore. La Gran Bretagna progettò navi a cui poteva aggiungere corazzatura dopo l'inizio di una guerra e nel caso della Rodney e della Nelson usò "serbatoi di carburante" riempiti d'acqua come corazzatura. L'Italia semplicemente mentì sul tonnellaggio delle sue navi. L'Impero giapponese si ritirò dal trattato nel 1936 e continuò il programma di costruzioni precedentemente iniziato, incluso il piazzare cannoni da 18,1 pollici (460 mm) sulle corazzate classe Yamato.

Poche nazioni europee erano interessate ad operazioni militari distanti dal proprio territorio e pertanto non c'era molto interesse nella costruzione di portaerei. Germania, Francia ed Italia non si preoccuparono di esse fino all'incombere della seconda guerra mondiale, a quel punto tutte iniziarono a costruirne un piccolo numero. Alla Royal Navy, incaricata di operazioni a lungo raggio in tutto il mondo, chiaramente ne occorrevano e quindi ne continuò la costruzione. Tra il 1920 (prima del trattato) e l'inizio della seconda guerra mondiale la Gran Bretagna costruì sei nuove portaerei di varie classi. Gli USA possedevano sei portaerei all'inizio della guerra, escludendo la vecchia CV-1, Langley, dato che era stato convertita in una nave appoggio idrovolanti (AV-3) nel 1936 per permettere il completamento della Wasp. Al termine del trattato gli Stati Uniti impostarono sei nuove portaerei, a partire dalla Hornet (CV-8) (della vecchia classe Yorktown) e dalle nuove portaerei classe Essex. Per conformarsi al Trattato il Giappone convertì in portaerei le navi da battaglia Shinano, Kaga e l'incrociatore da battaglia Akagi che erano in fase di costruzione. Queste conversioni fornirono una grande esperienza che fu di grande aiuto nella costruzione delle future classi di portaerei. All'inizio della guerra, il Giappone possedeva 10 portaerei.

I francesi non furono contenti del trattato. Avevano argomentato che avrebbero dovuto avere una flotta maggiore di quella italiana, dato che la Francia ne doveva mantenere una sia nell'Atlantico che nel Mar Mediterraneo, mentre l'Italia doveva preoccuparsi del solo Mediterreno. Il trattato ovviamente implicava che la flotta mediterranea italiana sarebbe stata più potente di quella francese. Nonostante ciò la Francia, parzialmente rassicurata dalla sua alleanza con il Regno Unito, firmò il trattato.

Gli effetti del Trattato sugli Stati Uniti non avrebbero potuto essere più differenti. Il Trattato accoppiato con l'Attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 fu una delle cause principali della conversione della Marina degli Stati Uniti da una flotta basata su navi da battaglia ad una basata su portaerei.

Alla ratifica del trattato gli Stati Uniti si trovarono oltre al limite di navi capitali permesso e dovettero decommissionare o disarmare diversi vecchi vascelli in modo da soddisfarlo. Comunque la sola portaerei della flotta USA prima della firma del Trattato era la USS Langley (11 700 ton), una carboniera convertita. Non solo le portaerei avevano limitazioni separate, ma come vascello sperimentale la Langley non contava contro le restrizioni di tonnellaggio. Perciò la Marina USA ebbe via libera nel costruire porterei.

Negli anni venti il Dipartimento della Marina aveva una bassa opinione del concetto di aviazione navale, nonostante il successo di Billy Mitchell del 1921 di usare un bombardiere dell'esercito per affondare la nave da battaglia tedesca catturata Ostfriesland (o forse proprio a causa di esso). Comunque per soddisfare il Trattato avrebbe dovuto liberarsi dei due incrociatori da battaglia in corso di costruzione della classe Lexington, la Lexington (CC-1) e la Saratoga (CC-3) (43 500 ton, 44 200 t). Vennero quindi convertiti nelle portaerei Lexington (CV-2) e Saratoga (CV-3)], del dislocamento di 33.000 ton (33 500 t), sebbene questa scelta venne preferita allo smantellamento solo di stretta misura. Comunque vennero armati con otto cannoni da 8 pollici, il massimo concesso dal trattato per portaerei del dislocamento maggiore di 27 000 ton. Vennero inoltre sottoposte a miracoli di "contabilità creativa" nel calcolo del loro tonnellaggio, che era più vicino alle 40 000 ton al momento dell'entrata in servizio. una piccola assicurazione nel caso che si fossero rivelati un fallimento come portaerei.

Nel 1931 gli Stati Uniti erano ancora sotto al limite sulle portaerei imposto dal Trattato. La USS Ranger (CV-4) (14 500 ton, 14 700 t) fu la prima porterei USA ad essere progettata come tale — nessun'altra classe di navi capitali poteva essere costruita — quindi la Marina iniziò ad incorporare le lezioni delle prime quattro portaerei nel progetto di altre due. Nel 1933, il Congresso passò il pacchetto legislativo del "New Deal" proposto da Franklin Roosevelt, in questo erano inclusi quasi 40 milioni di dollari per due nuove portaerei: la Yorktown (CV-5) (19 800 ton, 20 100 t) e la Enterprise (CV-6) (19 800 ton, 20 100 t). Ancora limitati dal vincolo di 135 000 ton (137 000 t) venne iniziata la costruzione della chiglia dell'ultima portaerei USA antecendente la guerra, la Wasp (CV-7) (14 700 ton, 14 900 t), il 1º aprile 1936. La flotta di portaerei americata ora totalizzava 135 000 t (137 000 t) e rimase a questo livello fino a che il trattato non venne terminato dal Giappone nel 1936.

Il trattato navale ebbe un profondo effetto sul Giappone che vide nel rapporto 5:5:3 della potenza marina un'altra maniera di essere snobbato dall'occidente. Questo fu uno dei fattori che contribuì al deterioramento delle relazioni tra gli Stati Uniti e l'Impero Giapponese. L'ingiustizia del trattato, perlomeno agli occhi dei giapponesi, fu anche la causa del loro ritiro da esso nel 1936. Isoroku Yamamoto, che più tardi progettò l'attacco di Pearl Harbour, sostenne che il Giappone avrebbe dovuto rimanere nel trattato. Questo fu semplicemente perché riteneva che gli Stati Uniti avrebbero potuto sorpassare il Giappone di un fattore maggiore del rapporto 5:3, grazie alla loro maggiore potenza industriale. Ritenne che si sarebbero dovuti cercare altri metodi per riequilibrare le possibilità giapponesi.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il tonnellaggio nel trattato era espresso in tonnellate lunghe (1 016 kg), eccetto dove viene detto esplicitamente "tonnellate metriche", «The word "ton" in the . . . Treaty, except in the expression "metric tons", shall be understood to mean the ton of 2240 pounds (1016 kilos)»..

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