Storia del giornalismo inglese

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La storia del giornalismo inglese si sviluppa lungo vari secoli, a partire dall'apparizione delle prime gazzette, all'inizio del Seicento, fino ad oggi.

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il primo giornale inglese fu il Corante or Newes from Italy, Germany, Hungary, Spain and France, dello stampatore Nathaniel Butter (1621). Si trattava della traduzione di un giornale olandese, il Courante uyt Italien, Duytsland & C. di Amsterdam.
Il primo giornale redatto interamente in Inghilterra, e con pubblicazioni regolari, fu la Oxford Gazette (poi London Gazette), apparsa nel 1665.

Il XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Il Daily Courant

Nel 1702 nasce il primo quotidiano inglese. Si chiama Daily Courant ed è composto di un mezzo foglio stampato su una facciata; il primo numero esce l'11 marzo. Diretto da Samuel Buckley, il Daily Courant è il primo quotidiano moderno perché i suoi articoli rispondono al criterio delle cinque W, ovvero Who (chi), Where (dove), Why (perché), What (cosa), When (quando). Il quotidiano inoltre si presenta con il motto di "credibilità e imparzialità", e promuove la distinzione tra fatti e opinioni. Il Daily Courant sarà esponente di una categoria di giornali che mettono in prima fila la notizia e in seconda fila l'interpretazione.

Di corrente opposta invece il di poco successivo Spectator, che espone i temi di attualità interpretati e schierati. Si sviluppa,così, un’altra cultura dell’informazione che sottolinea il ruolo e la vocazione politica-educativa dell’informazione e il primo quotidiano che ne riporta le caratteristiche è il Daily Courant. Il modello cui si ispira è ancora quello ufficiale e prestigioso della London Gazette, che per effetto della nuova crescita della stampa periodica vede diminuire la propria tiratura. I canali informativi della Gazette sono quelli ufficiali dei circuiti diplomatici e immancabilmente si rivelano più lenti e incompleti degli agenti privati e commerciali, che invece rappresentano le fonti principali degli altri giornali.

Il Daily Courant è lontano dal dare tutte le informazioni relative ad un dato evento giornaliero. Esso è ancora ben lontano dal momento in cui il giornale quotidiano stabilisce il frame, l’arco di tempo delle 24 ore entro il quale viene valutata la novità o meno di un evento. Sul primo numero del Daily Courant il direttore Samuel Buckley, proclama la sua ferma volontà di distinguersi da altri quotidiani. Credibilità ed imparzialità, l'idea di Buckley, corrisponde alla prima formulazione di una deontologia professionale del giornalista che nel tempo è stata poi tradotta con la formula di senso comune "i fatti separati dalle opinioni". Almeno nelle promesse la linea editoriale del Daily Courant si rivolge al senso critico del lettore. Si evidenzia così una consapevolezza del mestiere giornalistico destinata a rimanere uno dei tratti caratterizzanti della storia della stampa inglese. Nasce così uno stile giornalistico più conciso ed esatto. Cominciano a delinearsi le fondamenta di una cultura della notizia ancorata alle cinque W: who (chi), where (dove), when (quando), what (cosa), why (perché). L’introduzione di tale regola, cerca di soddisfare, le esigenze informative del lettore. L’utilità di ogni articolo viene connesso alla precisione e alla tempestività con le quali si risponde alle cinque domande. Quindi, il giornale, diviene un’occasione di scrittura che impone all’autore una serie di scelte contenutistiche, che implicano una responsabilità nei confronti del pubblico di lettori cui si rivolge. L’esempio di Buckley viene seguito dal primo quotidiano londinese della sera, il The Evening Post.

Accanto a questa progressiva affermazione della cultura della notizia, la stampa inglese vive un secondo processo, il cosiddetto nuovo giornalismo che si ispira al genere del saggio culturale con intenzioni moralistiche e pedagogiche. Nel 1731 esistevano in Inghilterra 400 giornali.[1]

L'Età d'oro della stampa inglese[modifica | modifica sorgente]

Il quotidiano maggiormente rappresentativo della storia inglese è il «Times», fondato nel 1785 da John Walter, che conosce il periodo di maggior sviluppo negli anni fra il 1803 e il 1843, sotto la guida di John Walter II. Da citare in questo periodo anche il «Morning Post» (1772-1937), nato negli ambienti dell'aristocrazia inglese.

La libertà di stampa conosce momenti di grande precarietà in Inghilterra all'inizio del XIX secolo: gli oneri fiscali e le tasse vengono inasprite al punto da costringere gli stampatori ad alzare il prezzo dei giornali, con grave nocumento per le vendite. Molti stampatori chiudono i propri fogli di notizie e pubblicano nuovi giornali che contengono solamente opinioni invece di notizie, e quindi non rientrano nei casi previsti dalla legge.

Nel dicembre 1819, il Parlamento approva una norma (Newspaper and Stamp Duties Act) che include nella tassazione anche i giornali che pubblicano opinioni. Inoltre, un articolo della legge prevede anche, per i giornalisti che siano stati condannati due volte per diffamazione, la condanna all'esilio. È un duro colpo alla libertà di stampa.[2] La reazione è decisa: nascono a Londra numerosi giornali clandestini, venduti per mezzo di strilloni (costantemente a rischio di arresto). Tra essi si distingue «Il Guardiano del poveruomo» (The poor man's Guardian), che diviene talmente popolare da rivaleggiare col «Times» per il numero di copie vendute. Si calcola che nella capitale, i diciassette quotidiani esistenti nel 1829 abbiano una tiratura di 40.000 copie al giorno.

Dopo la salita al potere dei Whig, a partire dal 1830, le limitazioni di tipo economico vengono via via soppresse. Il Parlamento considerò attentamente la situazione: con tasse elevate, la stragrande maggioranza dei giornali era diventata clandestina. Tutti evitavano le imposte. Era meglio abbassare gabelle e balzelli: in questo modo tutti i giornali sarebbero usciti dall'illegalità, avrebbero pagato qualcosa e lo Stato ci avrebbe guadagnato. E così avviene: nel 1836 la Camera dei Comuni abbassa il diritto di bollo a un penny per ciascun mezzo foglio stampato[3]; su ogni annuncio pubblicitario il diritto è fissato a 24 soldi; inoltre il prezzo dei giornali scende da 7 a 5 pence.

Dopo la quasi totale abolizione delle gabelle sulla stampa nascono nuovi giornali: il «Daily News» (1842-1930), quotidiano di stampo liberale, e la «Pall Mall Gazette» (1865-1923). Nel 1855 l'imposta di bollo venne definitivamente abolita.[4]

In questo periodo si sviluppa anche la stampa serale, che passa dalla periodicità trisettimanale a quella quotidiana, e assume un tono più scandalistico discostandosi dai quotidiani del mattino. A favorire questi giornali è la possibilità di dare per primi le notizie dello giorno in cui esce il giornale, nonostante la mancanza di tempo possa provocare errori e approssimazioni.

Verso la fine dell'Ottocento vede la nascita un altro importante quotidiano inglese: il «Daily Mail» (1896), frutto dell’ingegno di Alfred Harmsworth. The Daily News è un giornale popolare, a basso prezzo, che si concentra maggiormente sulla attualità e sulla cronaca giudiziaria, mettendo da parte la critica politica.

Tirature dei più grandi giornali inglesi
[4]
Anno The Times The Advertiser Daily News The Herald The Chronicle The Post The Standard
1837 3.065.000 1.380.000 1.928.000 1.940.000 735.000 2.998.000
1838 3.065.000 1.565.200 1.925.00 2.750.000 875.000 3.339.000
1839 4.300.000 1.535.000 1.820.000 2.028.000 1.006.000 3.161.000
1840 5.060.000 1.550.000 1.956.000 2.075.500 1.125.000 3.318.800
1841 5.650.000 1.470.000 1.630.000 2.079.000 1.165.200 3.319.000
1842 6.305.000 1.445.000 1.559.500 1.918.500 1.195.000 3.274.000
1843 6.250.000 1.543.000 1.516.000 1.784.000 1.900.000 2.966.100
1844 6.900.000 1.415.000 1.608.000 1.628.000 1.002.000 2.640.000
1845 8.100.000 1.440.000 2.018.000 1.554.000 1.200.500 2.796.500
1846 8.950.000 1.480.000 3.520.500 1.752.500 1.356.000 1.450.000 2.648.000
1847 9.205.300 1.500.000 3.477.000 1.510.000 1.233.000 990.100 2.258.500
1848 11.025.000 1.538.000 3.530.600 1.335.000 1.150.300 964.500 2.265.800
1849 11.300.000 1.528.200 1.375.000 1.147.000 937.500 905.000 2.042.000
1850 11.900.000 1.549.800 1.152.000 1.139.000 912.500 828.000 1.911.500

Il XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Oggi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Orazio Buonvino, Il giornalismo contemporaneo, Milano-Napoli, R. Sandron, 1906.
  2. ^ Giovanni Benzoni, Salvatore Scaglione, Fare giornalismo, Thema Editore, Bologna, 1993, pag. 99.
  3. ^ Se il provvedimento avesse colpito ciascun "foglio stampato", sarebbe stato facilmente aggirato.
  4. ^ a b Orazio Buonvino, Il giornalismo contemporaneo, Milano-Napoli, R. Sandron, 1906.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Orazio Buonvino, Il giornalismo contemporaneo, Milano-Napoli, R. Sandron, 1906.
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