Sante Monachesi

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Sante Monachesi

Sante Monachesi (Macerata, 10 gennaio 1910Roma, 28 febbraio 1991) è stato un artista, pittore e scultore italiano, fondatore nel 1932 del "Movimento Futurista nelle Marche".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Negli anni trenta abbraccia il futurismo con figurazioni spiraliche e diagonali in pittura e scultura, sperimentando gli allumini a luce mobile.

Figura di spicco dell'aeropittura nel 1936 partecipa alla Biennale di Venezia e nel 1937 all'Esposizione Universale di Parigi.

Nel secondo dopoguerra si dedica a una pittura espressionista e fauve, come rappresentante anche della Scuola romana, facendo parte del gruppo della "Balduina" con Ferdinando Bellorini e David Grazioso, ma è soprattutto nella produzione plastica che la sua ricerca si apre all'innovazione. Sperimenta nuovi materiali e in concomitanza con lo sbarco dell'uomo sulla luna fonda il Movimento Agrà, una corrente del futurismo che alla luce di questi esaltanti successi della tecnologia umana esalti l'assenza di gravità, l'a-gravitazionalità che sottraendo i corpi dal peso terreno si propone di liberare l'uomo e l'arte da ogni condizionamento.

Paesaggio - [olio su tela] (1955)

Le sue modellazioni in metacrilato colorato sono vere e proprie action-sculptures: "l'artista plasma il foglio di perspex trasparente e fluorescente e riesce a catturare e liberare il vuoto della forma piena che circoscrive" (Floriano de Santis 1990). Perspex e evelpiume introducono due materiali nuovi, la gommapiuma ed il polimetilacrilato ignorati fino al 1959 dal linguaggio figurativo contemporaneo.

Nascono quindi le "sculture nomadi" in cui l'artista lega e scioglie il foglio di gommapiuma, creando continuamente nuove forme. La definizione "forme primarie della materia e del cosmo" data da Franco Passoni qualifica felicemente la mostra tenutasi a Jesolo nel 1978 "Legare e Sciogliere".

L'evelpiuma e l'universo Agrà di Sante Monachesi", una manifestazione fra le più originali dell'epoca organizzata con il contributo dello psichiatra Franco Basaglia e in piena sintonia con le sue nuove terapie. Per l'occasione le evelpiume, pendenti leggere dal soffitto, vennero esposte insieme alle opere dei pazienti dell'ospedale psichiatrico di Trieste, mentre un laboratorio creativo era a disposizione dei visitatori come vera e propria macchina liberatoria.

Da un Evelpiuma (1970)

Del suo lavoro hanno scritto molti critici e intellettuali tra i quali l'antropologo Franco Cagnetta e il poeta Emilio Villa.

Suo allievo è stato anche l'artista Nicola Maria Martino.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]