Ranunculus fluitans

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Ranuncolo fluitante
Ranunculus fluitans.jpg
Ranunculus fluitans
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Magnoliidae
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Genere Ranunculus
Specie R. fluitans
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
Ordine Ranunculales
Famiglia Ranunculaceae
Nomenclatura binomiale
Ranunculus fluitans
Lam., 1779
Sinonimi

Batrachium fluitans
Ranunculus fluviatilis
Ranunculus peucedanoides

Nomi comuni

(DE) Flutender Wasserhahnenfuß
(FR) Renoncule flottante
(EN) River Water-crowfoot

Il Ranuncolo fluitante (nome scientifico Ranunculus fluitans Lam., 1779) è una pianta acquatica della famiglia delle Ranunculaceae, comune nelle acque velocemente fluenti.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Ranunculus), passando per il latino, deriva dal greco Batrachion[1] , e significa ranaPlinio scrittore e naturalista latino, che c'informa di questa etimologia) in quanto molte specie di questo genere prediligono le zone umide, ombrose e paludose, habitat naturale degli anfibi. Il nome specifico (fluitans = galleggiante) derivato dal latino si riferisce al particolare habitus che presenta questa pianta nell'acqua[2].
Il binomio scientifico attualmente accettato (Ranunculus fluitans) è stato proposto dal naturalista, biologo e chimico francese Jean-Baptiste de Lamarck (1744 – 1829) in una pubblicazione del 1779.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

È una pianta erbacea palustre a portamento in parte sommerso. La lunghezza media varia da 1 a 60 dm. Da un punto di vista biologico è definita idrofita radicante (I rad), ossia è una pianta acquatica pianta perenne (o annuale) le cui gemme si trovano sommerse o natanti con un apparato radicale che le ancora al fondale. In certi casi queste piante possono essere definite anche terofite in quanto superano la stagione avversa sotto forma di seme.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono immerse nel fondale.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

Il fusto è allungato fino a 6 metri (normalmente 1 - 2 metri). La consistenza è flaccida. Lunghezza degli internodi: 35 cm.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie di questa pianta sono tutte del tipo lacinie capillari flaccide e relativamente lunghe (a maturità sono più lunghe dei rispettivi internodi). Se sollevate dall'acqua si dispongono come un pennello, mentre in acqua (a causa e seguendo la corrente) si dispongono tutte in modo parallelo. Le lacinie non sono disposte su un unico piano. I segmenti fogliari possono dividersi fino 4 livelli. Lunghezza del picciolo: 10 – 15 cm. Lunghezza delle lacinie: 2 – 5 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza si compone di fiori solitari terminali disposti alle ascelle delle foglie superiori. I peduncoli alla fruttificazione sono più lunghi dei piccioli corrispondenti. Lunghezza dei peduncoli: 4 – 10 cm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore

I fiori sono ermafroditi, emiciclici e attinomorfi. I fiori sono di tipo molto arcaico anche se il perianzio[3](o anche più esattamente il perigonio[4]) di questo fiore è derivato dal perianzio di tipo diploclamidato (tipico dei fiori più evoluti), formato cioè da due verticilli ben distinti e specifici: sepali e petali. Il ricettacolo (supporto per il perianzio) è glabro. Diametro dei fiori: 15 – 25 mm.

  • Formula fiorale: per queste piante viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 5, C 5, A molti, G 1-molti (supero), achenio[5]
  • Corolla: la corolla è composta da 5 petali di colore bianco (giallastri alla base) a forma obovata. Alla base dal lato interno è presente una fossetta nettarifera circolare gialla (= petali nettariferi di derivazione staminale) a forma ovale. In effetti anche i petali della corolla non sono dei veri e propri petali: potrebbero essere definiti come elementi del perianzio a funzione vessillifera[7]. Dimensione dei petali: lunghezza 7 – 15 mm.
  • Androceo: gli stami, inseriti a spirale nella parte bassa sotto l'ovario, sono in numero indefinito (da 20 a 35) e comunque più brevi dei sepali e dei petali; la parte apicale del filamento è lievemente dilatata sulla quale sono sistemate le antere bi-logge, di colore giallo a deiscenza laterale. Al momento dell'apertura del fiore le antere sono ripiegate verso l'interno, ma subito dopo, tramite una torsione, le antere si proiettano verso l'esterno per scaricare così il polline lontano dal proprio gineceo evitando così l'autoimpollinazione. Il polline è tricolpato (caratteristica tipica delle Dicotiledoni).
  • Gineceo: l'ovario è formato da diversi carpelli (da 12 a 60 e più) liberi uniovulari; sono inseriti a spirale sul ricettacolo; gli ovuli sono eretti e ascendenti. I pistilli sono apocarpici (derivati appunto dai carpelli liberi) con la parte basale (il carpello) verde chiaro quasi trasparente.
  • Fioritura: da maggio a giugno.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto (un poliachenio) è formato da diversi acheni aggregati. Gli acheni sono inizialmente pubescenti e senza ala, appiattiti, compressi e con un brevissimo becco apicale. Ogni achenio contiene un solo seme. Insieme formano una testa sferica posta all'apice del peduncolo fiorale.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

La riproduzione di questa pianta avviene per via sessuata grazie all'impollinazione degli insetti pronubi (soprattutto api) in quanto è una pianta provvista di nettare (impollinazione entomogama). La dispersione dei semi è soprattutto idrocoria.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

  • Habitat: l'habitat tipico sono i corsi d'acqua correnti-turbolenti e sempre a rapido corso. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro e terreno con medi valori nutrizionali e permanentemente bagnato (e sommerso).
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 600 m s.l.m.; frequentano quindi il piano vegetazionale collinare.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale[8]:

Formazione: delle comunità acquatiche natanti o sommerse
Classe: Potametea pectinati
Ordine: Potametalia pectinati
Alleanza: Batrachion fluitantis

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere Ranunculus è un gruppo molto numeroso di piante comprendente oltre 400 specie originarie delle zone temperate e fredde del globo, delle quali quasi un centinaio appartengono alla flora spontanea italiana. La famiglia delle Ranunculaceae invece comprende oltre 2500 specie distribuite su 58 generi[4].
Le specie spontanee della nostra flora sono suddivise in tre sezioni (suddivisione a carattere pratico in uso presso gli orticoltori organizzata in base al colore della corolla): XanthoranunculusBatrachiumLeucoranunculus. La specie Ranunculus fluitans appartiene alla sezione di mezzo (Batrachium) caratterizzata dall'avere i peduncoli fruttiferi arcuati, acheni rugosi, piante sommerse con petali più o meno bianchi e fossetta nettarifera non squamata[1].
Un'altra suddivisione, che prende in considerazione caratteristiche morfologiche ed anatomiche più consistenti (ma fondamentalmente simili), è quella che divide il genere in due sottogeneri (o subgeneri)[9], assegnando il Ranunculus fluitans al subgenere Batrachium, caratterizzato da piante con fusti molli (privi di tessuti di sostegno – a parte i peduncoli fiorali), peduncoli dell'infiorescenza ricurvi alla fruttificazione (l'altro subgenere Ranunculus è dedicato alle specie terrestri).
Il numero cromosomico di R. fluitans è: 2n = 16[10].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

L'ambiente acquatico condiziona morfologicamente la crescita di queste piante, si ha così una grande varietà fenotipica. La crescita in ambienti diversi (acque più o meno profonde, temperature diverse e altro) determinano delle condizioni morfologiche dipendenti dall'ambiente stesso per cui il riconoscimento della specie può risultare difficile. Di questa specie è descritta[11] una varietà terrestre (su fanghi umidi) con ciclo biologico annuale la cui altezza è di 3 – 6 cm, le foglie sono lunghe 15 – 45 mm con segmenti leggermente spatolati.

Varietà[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e forme (alcuni botanici considerano queste entità sinonimi della specie principale):

  • Ranunculus fluitans subsp. flabellifolius (Rouy & Foucaud) P. Fourn. (1928)
  • Ranunculus fluitans var. fluviatilis Dusén in Dusén (1897)
  • Ranunculus fluitans forma minor <smal>Dusén in Dusén (1897)

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Del ranuncolo fluitante sono stati descritti alcuni ibridi[12][13]:

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Batrachium fluitans (Lam.) Wimm.
  • Ranunculus fluviatilis Wiggers (1780)
  • Ranunculus peucedanoides Desf. (1798)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Nella flora alpina si possono indicare cinque specie di ranuncolo acquatico (oltre a quello di questa voce), tra le più comuni, abbastanza simili tra di loro:

  • Ranunculus aquatilis L. (1753) - Ranuncolo acquatico: in Italia è il più comune dei ranuncoli acquatici.
  • Ranunculus circinatus Sibth. (1794) - Ranuncolo circinnato: è una pianta abbastanza comune; il fusto ha un portamento reptante ed è radicante ai nodi.
  • Ranunculus peltatus Schrank (1789) - Ranuncolo peltato: vive nelle Alpi orientali, probabilmente è presente in Carnia (ma anche sul versante tirrenico della Penisola); si distingue per i fusti tubilosi.
  • Ranunculus penicillatus (Dumort.) Bab. (1874) - Ranuncolo pennello: si trova nelle Alpi centrali; spesso è privo di foglie laminate, mentre quelle capillari sono molto lunghe (fino a 20 cm).
  • Ranunculus trichophyllus Chaix (1785) - Ranuncolo a foglie capillari: è comune su tutte le Alpi; è completamente privo di foglie a lamina; le lacinie sono rigide e divergenti.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Queste piante contengono l'anemonina; una sostanza particolarmente tossica per animali e uomini. Infatti gli erbivori brucano le foglie di queste piante con molta difficoltà e solamente dopo una buona essiccazione (erba affienata) che fa evaporare le sostanze più pericolose. Anche le api evitano di bottinare il nettare dei ranuncoli. Sulla pelle umana queste piante possono creare delle vesciche (dermatite); mentre sulla bocca possono provocare intenso dolore e bruciore alle mucose[14].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Motta, op. cit., vol. 3 - p. 511
  2. ^ Botanical names. URL consultato il 05-06-2010.
  3. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 277
  4. ^ a b Strasburger, op. cit., vol. 2 - p. 817
  5. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 04-06-2010.
  6. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 279
  7. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 277/279
  8. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - p. 184
  9. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 303
  10. ^ Tropicos Database. URL consultato il 05-06-2010.
  11. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - p. 330
  12. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 05-06-2010.
  13. ^ Index synonymique de la flore de France. URL consultato il 05-06-2010.
  14. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - p. 514

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume 3, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 510.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 1, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 330, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume 1, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 184.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume 2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 817, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd-Campbell-Kellogg-Stevens-Donoghue, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, pag. 325, ISBN 978-88-299-1824-9.

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