Rainbow (gruppo musicale)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Rainbow
Ritchie Blackmore e Ronnie James Dio in concerto in Norvegia, nel 1977
Ritchie Blackmore e Ronnie James Dio in concerto in Norvegia, nel 1977
Paese d'origine Inghilterra Inghilterra
Genere Hard rock[1]
Heavy metal[1][2]
Album-oriented rock[1]
Periodo di attività 1974- 1984
1995 -1997
Album pubblicati 16
Studio 8
Live 4
Raccolte 4
Gruppi e artisti correlati Deep Purple
Elf
Dio
Rainbow (band) logo.png

I Rainbow furono un gruppo hard & heavy inglese fondato da Ritchie Blackmore, chitarrista dei Deep Purple, nel 1974. La band ha avuto una carriera molto tormentata, caratterizzata da moltissimi cambi di formazione. La formazione classica, quella presente negli album più famosi della band, era composta da: Ritchie Blackmore (chitarra), Ronnie James Dio (voce), Cozy Powell (percussioni), Jimmy Bain (basso) e Tony Carey (tastiere)[3].

La loro musica era un misto di hard rock/heavy metal e musica classica[4], in cui spiccavano le grandi doti virtuosistiche dei singoli musicisti ed in cui si inserivano i testi fantasy che hanno da sempre distinto il gruppo dalle altre band hard & heavy dell'epoca[4]. Proprio per questi elementi che caratterizzavano la loro musica, i Rainbow furono fra i maggiori ispiratori dei gruppi progressive metal e epic metal[4][5].

Dopo l'album di debutto che riscosse molto successo soprattutto in Europa, gran parte dei membri della band (esclusi i soli Dio e Blackmore) vennero sostituiti dai musicisti facenti parte della formazione classica.[4] I Rainbow raggiunsero la maturità con il successivo album Rising, che viene considerato il loro più grande successo[3][4][6]. Gli album successivi si distanziarono progressivamente dal sound originale della band verso delle sonorità più orecchiabili[3]. A causa di questi cambiamenti, nel 1979 Dio lasciò i Rainbow per entrare nei Black Sabbath[7]. Nel 1984 il gruppo si sciolse[8] e si riformò successivamente nel 1995, ma dopo aver pubblicato un album, si sciolse nuovamente[9]. Nel 1998 Blackmore, pur continuando a produrre album con una sua nuova band, progettò di riunire nuovamente i Rainbow con la formazione del periodo di Rising; l’improvvisa morte di Cozy Powell in un incidente d’auto rese vano questo tentativo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Anni settanta[modifica | modifica sorgente]

Dopo nove album in studio e due celeberrime incisioni live, nel 1975 Ritchie Blackmore decise di abbandonare i Deep Purple e di fondare un gruppo proprio, la cui formazione fu presa interamente dalla band americana Elf. Questa band aveva realizzato, tra il 1972 e il 1975, tre album hard rock[10] impreziositi dalla voce del cantante Ronald James Padavona, in arte Ronnie James Dio.

Il primo nucleo dei Rainbow contava Dio alla voce, Blackmore alla chitarra, Micky Lee Soule alle tastiere, Craig Gruber al basso e Gary Driscoll alla batteria, e nel 1975 incise per l'etichetta Oyster l'album Ritchie Blackmore's Rainbow. Tutti i brani dell'album portano la firma di Blackmore e Dio; spiccano Catch the Rainbow, The Temple of the King, e il monumentale riff di Man on the Silver Mountain[11]. Il brano Still I'm Sad, preso in prestito degli Yardbirds, diverrà uno dei climax dei concerti della band, dando libero spazio all'espressione di Dio.

L'album ebbe un buon successo commerciale, ma nonostante questo Blackmore decise di allontanare Soule, Gruber e Driscoll, sostituendoli con Tony Carey, Jimmy Bain e Cozy Powell. Il successivo album Rising, uscito per la Polydor nel 1976, in cui spiccano i brani Stargazer e A Light in the Black[11], viene da molti considerato l'apice del gruppo[12], e raggiunse l'undicesima posizione nelle classifiche di vendita inglesi. Nei Rainbow, Blackmore concretizza finalmente la sua idea di una musica epica, a tratti quasi progressive, che non era mai riuscito a imporre nei Deep Purple. I lunghi e virtuosi assoli di Blackmore, uniti a una sezione ritmica precisa e alla voce di Dio, saranno di grande ispirazione per le successive band hard & heavy britanniche (e non solo)[1], grazie anche agli immaginifici testi di ispirazione fantasy, scritti da Dio.

Sempre per decisione di Blackmore anche Bain e Carey furono allontanati e sostituiti dall'australiano Bob Daisley e dal canadese David Stone. Il tour precedente a questo cambio di formazione fu però immortalato dal live On Stage, giunto al settimo posto delle classifiche inglesi; la registrazione esalta le doti dei musicisti e in particolare di Dio, che tra le altre cose interpreta in modo stupefacente il classico dei Deep Purple Mistreated[13].

Nel 1977 fu pubblicato Long Live Rock 'n' Roll, caratterizzato da ottime canzoni come la title track, Gates of Babylon e Kill the King[14].

Nella metà del 1978 Blackmore tornò a rimaneggiare la formazione, questa volta scacciando tutti i membri della band eccetto Powell; al posto degli esclusi entrarono il cantante Graham Bonnet, il tastierista Don Airey e il bassista Roger Glover[1], ex compagno di Blackmore nei Deep Purple. Le fatiche della nuova formazione furono premiate con il sesto posto nelle classifiche inglesi del loro album Down to Earth, disco di transizione che univa brani epici in linea con quanto sentito in precedenza ad episodi più "radiofonici", anche se di altissima qualità, come i due singoli "All Night Long" e "Since You Been Gone"[15].

Anni ottanta[modifica | modifica sorgente]

Powell e Bonnet ebbero qualche diverbio con il "padre padrone" Blackmore e abbandonarono per unirsi alla band di Michael Schenker. Blackmore chiamò a sé Joe Lynn Turner alla voce, con il quale realizzò tre album in tre anni: 'Difficult to Cure (1980), Straight Between the Eyes (1981) e Bent Out of Shape (1982). In quel periodo gravitarono attorno alla band, sempre più instabile nella formazione, i tastieristi Don Airey e David Rosenthal e i batteristi Bobby Rondinelli e Chuck Burgi. Si tratta di album in cui si realizza definitivamente la svolta del gruppo, preannunciata nei due album precedenti, verso un sound più commerciale e in linea con le esigenze delle radio americane, definito poi AOR.

Dopo un lunghissimo ed acclamato tour Blackmore decide però di tornare all'hard rock e scioglie il gruppo nel 1983, per riformare la formazione Mk2 dei Deep Purple, con cui inciderà Perfect Strangers.

Anni novanta[modifica | modifica sorgente]

Alla fine del 1993 Blackmore, dopo essere uscito definitivamente dai Deep Purple, decise di rispolverare il nome Rainbow per un nuovo album: la nuova formazione comprendeva Paul Morris (tastiere), Greg Smith (basso), i batteristi John O'Reilly, Chuck Burgi e John Miceli e il cantante Doogie White, dotato di una voce per molti versi simile a quella di Dio. L'album fu intitolato Stranger in Us All (1994) e ne seguì un tour mondiale fino agli inizi del 1996. Dopo il tour Blackmore decise di congelare nuovamente i Rainbow per intraprendere un nuovo percorso con una nuova band, i Blackmore's Night, in compagnia della sua compagna Candice. Agli inizi del 1999 Blackmore, pur continuando a produrre album con la nuova band, progettò di riunire nuovamente i Rainbow, questa volta nella formazione dell'era di Rising; l’improvvisa morte di Cozy Powell, avvenuta il 5 aprile del 1999 in un incidente d’auto[16][17] vanificò questo tentativo.

Formazioni[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Formazione dei Rainbow.
Anno Formazione Album
1974-1975
1975–1976
1976
1976–1978
1978–1980
1980–1981
1981–1982
1983
1983–1993

Sciolti
(Blackmore e Glover ritornano nei Deep Purple dopo lo scioglimento dei Rainbow)

1993–1994
1994–1995
1995-1996

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia dei Rainbow.

Album studio[modifica | modifica sorgente]

Album live[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e (EN) Rainbow in Allmusic, All Media Network. URL consultato il 20 aprile 2013.
  2. ^ Walser, op. cit., p. 10.
  3. ^ a b c (EN) Biografia dei Rainbow su vh1.com, vh1.com. URL consultato il 5 agosto 2010.
  4. ^ a b c d e (EN) Greg Thomson, Biografia dei Rainbow su ProgArchives, progarchives.com. URL consultato il 5 agosto 2010.
  5. ^ Alberto Bernard, EPIC METAL: Le origini, Metallized.it.
  6. ^ Alessandro Mattedi, Rising - Rainbow, rockline.it. URL consultato il 5 agosto 2010.
  7. ^ (EN) Evan Serpick, Biografia dei Black Sabbath, rollingstone.com. URL consultato il 5 agosto 2010.
  8. ^ Storia dell'Hard Rock: l'età dell'oro (1980-1991), rockline.it. URL consultato il 5 agosto 2010.
  9. ^ (EN) Stranger in us all - recensione, answers.com. URL consultato il 5 agosto 2010.
  10. ^ Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal, Volume 1: The Seventies, Collector's Guide Publishing Inc., P. 98.
  11. ^ a b Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal, Volume 1: The Seventies, Collector's Guide Publishing Inc., P. 226.
  12. ^ Giuseppe Abbianante, Rising, Metallized.it.
  13. ^ Francesco Gallina, On Stage, Metallized.it.
  14. ^ Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal, Volume 1: The Seventies, Collector's Guide Publishing Inc., P. 227.
  15. ^ Martin Popoff, The Collector's Guide to Heavy Metal, Volume 1: The Seventies, Collector's Guide Publishing Inc., P. 228.
  16. ^ (EN) Steven McDonald, Cozy Powell - Biografia, answers.com. URL consultato il 5 agosto 2010.
  17. ^ Luca di Cocco, Biografia di Cozy Powell, Blackbloodysabbath.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Enciclopedie[modifica | modifica sorgente]

  • Riccardo Bertoncelli, Storia leggendaria della musica rock, Firenze, Giunti Editore, 1999, p. 256, ISBN 88-09-01407-3.
  • Alessandro Bonini, Emanuele Tamagnini, I Classici del Rock: i Protagonisti Che Hanno Contribuito a Rendere Immortale il Rock, Roma, Gremese editore, 2005, ISBN 978-88-8440-363-6.
  • (EN) Peter Buckley, Jonathan Buckley, The Rough Guide to Rock, Rough Guides, 2003, p. 1225, ISBN 1-84353-105-4.
  • (EN) Ian Christe, Sound of the beast: the complete headbanging history of heavy metal, Allison & Busby, 2004, p. 399, ISBN 0-7490-8351-4.
  • E. Cilia, F. Guglielmi, Rock. I 500 dischi fondamentali, Firenze, Giunti Editore, 2002, p. 226, ISBN 978-88-09-02750-3.
  • Federico Guglielmi, Cesare Rizzi, Grande Enciclopedia Rock, Firenze, Giunti editore, 2002, ISBN 88-09-02852-X.
  • Martin C. Strong, The great rock discography, Firenze, Giunti Editore, 1998, p. 1120, ISBN 88-09-21522-2.
  • (EN) Robert Walser, Running with the Devil: power, gender, and madness in heavy metal music, Wesleyan University Press, 1993, p. 193, ISBN 978-08-195-6260-9.
  • Rizzi, Cesare. Progressive & Underground '67 - '76. Firenze: Giunti Editore (2003), ISBN 88-09-03230-6.

Testi monografici[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Jerry Bloom, Black Knight: Ritchie Blackmore, Londra, Omnibus Press, 2008, ISBN 978-0-8256-3604-2.
  • (EN) Jerry Bloom, Long Live Rock 'n' Roll Story, Bedford, Wymer Publishing, 2009, ISBN 978-0-9557542-2-7.
  • (EN) Roy Davies, Rainbow Rising: The Story of Ritchie Blackmore's Rainbow, Helter Skelter, 2002, ISBN 978-1-900924-31-3.
  • (EN) Martin Popoff, Rainbow - English Castle Magic, Metal Blade, 2006.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]