Paysandisia archon

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Paysandisia archon
Paysandisia archon MHNT Dos Vif Fronton.jpg
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
(clade) Ecdysozoa
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
(clade) Amphiesmenoptera
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
(clade) Apoditrysia
Superfamiglia Cossoidea
Famiglia Castniidae
Sottofamiglia Castniinae
Tribù Gazerini
Genere Paysandisia
Houlbert, 1918
Specie P. archon
Nomenclatura binomiale
Paysandisia archon
(Burmeister, 1880)
Sinonimi

Castnia archon Burmeister, 1880
Castnia josepha Oberthür, 1914

Paysandisia archon (Burmeister, 1880) è un lepidottero della famiglia Castniidae di origine sudamericana, introdotto recentemente in Europa. È l'unica specie del genere Paysandisia Houlbert, 1918[1].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Maschio e femmina di P. archon descritta come Castnia josepha in Oberthür, 1914[2]
Paysandisia archon MHNT portrait.jpg

Adulto[modifica | modifica sorgente]

L'ala anteriore ha un colore compreso tra il grigio ed il verde olivastro sulla pagina superiore, abbastanza uniforme, benché tenda ad essere più scura nella regione dell'apex, nella costa e nel termen. Si scorge una banda mediana longitudinale di colore più scuro.[2][3][4] La pagina inferiore è grigiastra nella parte distale, mentre tende al marroncino nell'area prossimale.
L'ala posteriore ha, sulla pagina superiore, una colorazione di fondo rossa, sulla quale si stagliano due larghe bande nere trasversali, che vanno dal margine interno fin quasi a quello esterno, e sono percorse da sei celle bianche. Sulla pagina inferiore, il disegno ripete quello della pagina superiore, ma il colore di fondo è sostituito da un grigio spento, più chiaro verso il margine esterno e l'angolo anale, e le celle bianche hanno contorni meno netti e tendono a fondersi tra loro.

Larve di P. archon

Le antenne sono clavate ed uncinate alle estremità.
Il capo ed il torace sono bruno-grigiastri, mediamente pelosi.
L'addome ripete la tonalità di colore del torace, ma lievemente più scura, particolarmente nel maschio.[2]
Il dimorfismo sessuale è accentuato, dal momento che la femmina è molto più grande del maschio, e mostra un ovopositore appuntito, della lunghezza di 4-5 mm.
L'apertura alare del maschio raggiunge i 90 mm, quella della femmina è di 110 mm.[5][6]

Uova[modifica | modifica sorgente]

Le uova sono fusiformi, lunghe circa 5 mm e larghe 1,5 mm, di colore biancastro all'atto della deposizione, virando poi al grigio-rosato prima della schiusa; sono presenti 6/8 coste longitudinali (tipicamente 7). Vengono deposte, fino a 6 per volta, tra le fibre della corona fogliare della pianta ospite, in posizione riparata dai raggi diretti del sole, o in prossimità dei meristemi, o ancora alla base del rachide fogliare. Il periodo di ovodeposizione va da maggio fino a ottobre.
A seconda della temperatura, completano il proprio stadio di sviluppo tra 12 e 21 giorni.[5][6]

Raccolta di stadi giovanili di P. archon

Larva[modifica | modifica sorgente]

Il bruco, appena emerso dall'uovo, misura circa 7 mm, è di colore arancio-rosato chiaro, e rivestito di lunghe setole. Si sviluppa nell'arco di 10-18 mesi, a seconda del periodo di deposizione delle uova, creando lunghe gallerie parallele e alquanto rettilinee all'interno dei tessuti della pianta ospite, che aumentano di diametro all'aumentare delle dimensioni della larva, fino a provocare spesso la morte della pianta. A sviluppo conseguito, il bruco può raggiungere 80-90 mm di lunghezza e 15 mm di diametro; esso appare di colore bianco-crema, tozzo e con zampe e pseudozampe corte, il capo marroncino e in parte rientrante nel primo segmento toracico, e con il secondo segmento toracico più allargato.

Bozzolo di P. arcon

La larva, che non abbandona mai la pianta ospite per tutto il periodo di sviluppo, rappresenta lo stadio di resistenza con cui questa specie supera l'inverno. Infatti, se le uova si schiudono in primavera, la larva si accresce durante tutto l'anno, sverna una sola volta, e si impupa all'inizio della primavera successiva, dopo circa 10-11 mesi; se invece le uova arrivano a schiudersi nella tarda estate o in autunno, allora la specie sverna una prima volta come larva immatura, si accresce per tutto il successivo anno solare, sverna poi una seconda volta come larva matura, e giunge all'impupamento nella primavera del terzo anno solare, impiegando in tutto circa 18 mesi.[5][6]

Crisalide di P. archon

Pupa[modifica | modifica sorgente]

Al termine dello sviluppo larvale, prima dell'impupamento, l'animale tende ad emergere dalla propria galleria, portandosi in prossimità della superficie del rachide fogliare, così che l'adulto sia facilitato nello sfarfallamento. Il bozzolo, ovoidale e di colore marrone scuro, misura 50-60 mm di lunghezza e circa 25 di diametro; esso viene approntato creando uno strato esterno più coriaceo, costituito da fibre vegetali di risulta della pianta ospite, ed uno strato interno di fibre sericee, secrete dalla larva, mescolate con escrementi dell'animale stesso.
La pupa che completa la metamorfosi in 40-70 giorni, a seconda della temperatura ambientale, misura circa 50 mm di lunghezza, è tozza e fusiforme, di colore bruno-giallastro, e rivela delle brevi spinule brune disposte a pettine su ogni segmento addominale.[5][6]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Argentina e Uruguay, citati rispettivamente da Burmeister[4] e Oberthür[2][3] come loci typici della specie

L'areale originario della specie comprendeva esclusivamente il Sudamerica, ed in particolare l'Argentina (locus typicus),[4] l'Uruguay occidentale,[2][3]il Paraguay ed il Brasile sud-orientale.
Tuttavia, grazie al fatto che alcune larve sono state trasportate dall'uomo all'interno di stipiti fogliari di palme come quelle del genere Trithrinax, attualmente la specie è diventata infestante anche per l'Europa mediterranea. In dettaglio, sono state effettuate segnalazioni in Spagna (Catalogna) e Francia meridionale (Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Linguadoca-Rossiglione, Midi-Pirenei) nel 2001,[7] nel Regno Unito (West Sussex) nel 2002 (presenza occasionale), e Isole Baleari nel 2003. È stato riportato anche un caso in Olanda (Provincia dell'Olanda meridionale) nel 2006. Per quanto riguarda l'Italia, sono stati segnalati esemplari a Salerno nel 2002, ad Ascoli Piceno nel 2003[8] ed in Toscana nel 2004, ma è probabile che il lepidottero sia presente anche altrove.[5][6][9]

Brahea armata (Palma blu del Messico)

L'habitat preferenziale è rappresentato, nei luoghi di origine, da palmeti tropicali o sub-tropicali, o comunque zone verdi a vegetazione mista, in cui siano presenti piante di palma.[1] In Europa, invece, la specie si sta diffondendo sulle fasce costiere, in corrispondenza dei filari di palme delle zone rivierasche nelle città di mare[5][6]

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Non sono mai stati segnalati problemi di danneggiamento al patrimonio forestale, da parte di Paysandisia archon, nell'areale di provenienza, cioè in Sudamerica, poiché in questi ecosistemi, la specie vive in equilibrio con un certo numero di predatori ed antagonisti naturali (nematodi, imenotteri, uccelli e così via). Inoltre, nell'ecozona neotropicale questo lepidottero parassita esclusivamente palme di specie selvatiche, e non coltivazioni per produzione. Il problema è sorto al suo arrivo in Europa, in quanto nel vecchio mondo non sono presenti fattori naturali che possano limitare la sua espansione; l'effetto che sta avendo nei paesi della riva settentrionale del Mediterraneo si traduce in un danno economico, oltre che estetico.[5][6]

Periodo di volo[modifica | modifica sorgente]

Gli adulti di Paysandisia archon volano di giorno in un periodo compreso tra maggio e novembre, con picchi di presenze tra giugno e luglio.[5][6]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Chamaerops humilis, la Palma nana
Livistona chinensis (Ventaglio cinese o Palma fontana)
Phoenix canariensis in un giardino di Madeira
Phoenix dactylifera (Palma da datteri)
Washingtonia filifera (Palma californiana)

I bruchi sono polifagi e parassitano una discreta varietà di generi e specie appartenenti alla famiglia Arecaceae Bercht. & J.Presl, 1820.
In Argentina si è accertata la presenza di P. archon su:[5][6]

Nell'Europa mediterranea si è invece accertata la presenza di questo fitofago su:[5][6]

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Non sono state descritte sottospecie.[1][2][3][4]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Sono stati riportati due sinonimi:

  • Castnia archon Burmeister, 1880 - Descr. phys. Rép. Arg. 5, Atlas (2): 41-60, pl. 14-24 - Locus typicus: Argentina[4]
  • Castnia josepha Oberthür, 1914 - Etud. Lépid. Comp. 9 (2) : 63, pl. 257, f. 2164-2165 - Locus typicus: Uruguay[2]

Sintomi e danni alla pianta nutrice[modifica | modifica sorgente]

Si è riscontrato che, molto spesso, la pianta ospite non rivela chiari sintoni dell'attacco da parte della larva di P. archon, ma evidenzia uno stato generale di sofferenza, con foglie ingiallite o secche, spesso ritorte o comunque deformate rispetto alla norma. Una manifestazione tipica della presenza di questo fitofago è l'evidente e ripetuta rosura dello stipite della pianta. Ad esempio, effettuando delle sezioni trasversali del rachide fogliare delle specie di Phoenix, è possibile rintracciare un foro circolare, a testimonianza della galleria scavata dalla larva. Le foglie delle palme risultano perforate o comunque danneggiate su entrambe le pagine. Si è anche riscontrato un'anormale sviluppo ascellare delle foglie parassitate. In taluni casi possono anche essere rinvenute parecchie exuviae del parassita, dimostrazione delle mute già completate. Poiché in alcuni casi parecchie larve coesistono e si accrescono all'interno di un singolo stipite fogliare, la pianta riceve un danno notevole, fino anche a giungere alla morte.[5][6][10]

Metodi di lotta e prevenzione[modifica | modifica sorgente]

Non essendo ancora disponibili sul mercato, al momento, prodotti fitosanitari registrati da impiegare contro questo parassita, gli interventi possono essere effettuati solo tramite i PPO (prodotti per ornamentali). Tuttavia è in fase di studio la possibilità di impiegare specie parassitarie che possano essere efficaci al fine di contrastare il fenomeno, come ad esempio il Nematode Steinernema carpocapsae, utile anche contro il Punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus). Un metodo grossolano ma efficace di lotta consiste nell'eradicazione della pianta colpita, seguita da trattamento termico, oppure a triturazione meccanica che porti a frammenti non superiori ai 2 cm di dimensione. Alcuni enti locali hanno emanato delibere che invitano chiunque riscontri la presenza di questo parassita a comunicarlo al Servizio Fitopatologico Regionale.[5][6]

Normativa di riferimento[modifica | modifica sorgente]

  • Direttiva 2009/7/CE della Commissione, del 10 febbraio 2009, che modifica gli allegati I, II, IV e V della direttiva 2000/29/CE del Consiglio concernente: “misure di protezione contro l’introduzione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunità”, inserendo la Paysandisia archon nell’allegato II, parte A, sezione II, lettera a) punto 10;
  • Decreto del MIPAAF del 07/09/2009 di recepimento della Direttiva 2009/7/CE della Commissione del 10 febbraio 2009, che modifica gli allegati I, II, IV e V del Decreto Legislativo 19 agosto 2005, n. 214, inserendo dell’allegato II, parte A, sezione II: “organismi nocivi di cui deve essere vietata l'introduzione e la diffusione in tutti gli stati membri se presenti su determinati vegetali o prodotti vegetali”, alla lettera a) punto 10, la Paysandisia archon.[6]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Houlbert, Constant Vincent, Révision monographique de la sous-famille Castniinae Etud. Lépid. Comp. 15: 730pp : 1-730, pl. 437-462, 1918.
  2. ^ a b c d e f g Oberthür, Charles, Études de Lépidoptérologie comparée. Fascicule IX: 63, pl. 257, f. 2164-2165, Rennes, Imprimerie Oberthür, maggio 1914.
  3. ^ a b c d Oberthür, Charles, Études de Lépidoptérologie comparée. Fascicule XV: 64, 75, 311, Rennes, Imprimerie Oberthür, marzo 1918.
  4. ^ a b c d e Burmeister, Karl Hermann Konrad, Description physique de la République Argentine d'après des observations personelles et étrangeres Descr. phys. Rép. Arg. 5, Atlas (2): 41-60, pl. 14-24, 1880.
  5. ^ a b c d e f g h i j k l Assam Marche - Servizio Fitosanitario Regionale. URL consultato il 4 giugno 2011.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l m Regione Lazio - Direzione Regionale Agricoltura - Area Servizi Tecnici e Scientifici - Servizio Fitosanitario Regionale - Paysandisia archon (Burmeister 1880) - Il Castnide delle palme. URL consultato il 4 giugno 2011.
  7. ^ Mérit, Xavier et Véronique, Une nouvelle espèce pour la France, Paysandisia archon (Burmeister, 1879), un ravageur de palmiers (Lepidoptera, Castniidae) in Bulletin des Lépidoptéristes Parisiens - Faune de France, vol. 11, nº 22, settembre 2002, pp. 41-43. URL consultato il 5 giugno 2011.
  8. ^ Riolo P., Nardi S., Carboni M., Riga F., Piunti A., Ferracini C., Alma A., Isidoro N., Paysandisia archon (Lepidoptera, Castniidae ): prima segnalazione di danni del pericoloso minatore delle palme sulla riviera adriatica. in Informatore Fitopatologico, nº 10, 2004, pp. 28-31.
  9. ^ Porcelli F., Monfreda R., Ricci M.S:, Stingi N., Cavallo C., Pellizzari G., Paysandisia archon (Burmeister, 1880) escapes from nurseries and colonizes large palms in South Italy. EPPO activities on plant quarantine, giugno 2006.
  10. ^ Pavesi M, Sottostima delle minacce alla biodiversità da parte di specie aliene invasive di insetti in Atti del convegno "Le Specie Aliene del Mediterraneo" 20 e 21 marzo 2010.

Bibliografia correlata[modifica | modifica sorgente]

  • ACT Government, Golden Sun Moth (Synemon plana): an endangered species. Action plan N° 7. Environment ACT, Canberra, 1998, p. 20.
  • Aguilar, L.L., A new lepidopteran family for the European fauna. SHILAP Rev. Lepid. 29: 86–88, 2001.
  • Bourquin, F., Notas biologicas de la Castnia archon Burm. Rev. Soc. Ent. Argentina 24: 295, 1933.
  • Bourquin, F., Mariposas argentinas. Bs. As., Argentina, El Ateneo, 1945, p. 113.
  • Chapin, E., Deux nouveaux ravageurs de palmiers du sud-ouest de l'Europe : Paysandisia archon et Pseudarenipses insularum. Le Palmier, n°33, 2003.
  • Drescher, J & Dufay, A., Un nouveau ravageur des palmiers dans le sud de la France. PHM-Revue horticole 429: 48–50, 2001.
  • Edwards, E.D., The Golden Sun Moth, Synemon plana. An endangered species, vol. 2, ANIC News, 1993, pp. 7-8.
  • Gibbons, M., Trithrinax, trials and tribulations. Palms 45: 74–79, 2001.
  • González & Stünning, The Castniidae at the Zoologishes Forschungmuseum Alexander Koenig, Bonn (Lepidoptera: Castniidae) Ent. Zs. 117 (2): 89-93, 2007.
  • Huguenot, R., Paysandisia archon ravageur de palmiers ornementaux in Le Palmier n°30, Tolosa, 2002.
  • Lamas, G., Bibliografía de los Castniidae (Lepidoptera) americanos. Revta peruana Ent. 35: 13-23, 1993.
  • Lamas, G., A critical review of J. Y. Miller's Checklis of the Neotropical Castniidae (Lepidoptera) Revta peruana Ent. 37: 73-87, 1995a.
  • Lamas, G., Tipos de Castniidae en el Naturhisto-risches Museum de Viena (Insecta: Lepidoptera). SHILAP Revta. lepid., 23 : 247-249, 1995b.
  • Lenzini, José, Les palmiers menacés par un papillon argentin. Le Monde, édition du 3 mars 2003, 2003.
  • Lepesme, P., Les insectes des palmiers, P. Lechevalier, 1947, p. 903.
  • Leraut, Patrice, Moths of Europe. Vol. 1. – Verrières le Buisson . 396 S., 78 Taf., N.A.P. Editions, 2006, ISBN 2-913-68807-1.
  • Miller, J.Y., The taxonomy, phylogeny, and zoo-geography of the neotropical moth subfamily Castniidae (Lepidoptera: Castnioidea: Castniinae). Ph. D. dissertation, University of Florida, Gainesville, 1986, XXV + 600 pp, 1986.
  • Peltier, Jean-Benoît, Une glu salvatrice contre le ravageur des palmiers Paysandisia archon, 2007.
  • Porcelli, F., Percoco A, Stingi N, Cavallo C, Ricci M.S., Presenza di Paysandisia archon (Burmeister, 1880) (Lepidoptera, Castniidae) e suoi danni in Puglia. Atti XX° CNIE - Congresso Nazionale Italiano Entomologia, Perugia-Assisi 13-18 giugno 2005, 2005.
  • Sarto y Monteys, V., The discovery, description and taxonomy of Paysandisia archon (Burmeister, 1880), a castniid species recently found in southwestern Europe (Castniidae). Nota lepidopterologica, 25: 3-15, 2002.
  • Sarto y Monteys, V., Aguilar L., Saiz Ardanaz M., Ventura D. and Marti M., Comparative morphology of the egg of the castniid palm borer, Paysandisia archon (Burmeister, 1880) (Lepidoptera : Castniidae) Systematics and Biodiversity 3 (2) : 1–23, 2005.
  • Sarto y Monteys, V. and Aguilar, L., The Castniid palm borer, Paysandisia archon (Burmeister, 1880), in Europe: Comparative biology, pest status and possible control methods (Lepidoptera: Castniidae) Nachr. entomol. Ver. Apollo, N. F. 26 (1/2) : 61–94, 2005.

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