Parco dei Mostri

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Parco dei Mostri
Sacro Bosco di Bomarzo
Bomarzo Monster.jpg
Un mostro del parco: L'orco
Localizzazione
Stato Italia Italia
Località Bomarzo
Informazioni generali
Tipo Complesso monumentale, parco
Inaugurazione 1954
Apertura Tutti i giorni con orario continuato dalle 8:00 al tramonto
Ingressi Strada della Croce
Note Ingresso a pagamento
parcodeimostri.com
« A Bomarzo la finzione scenica è travolgente; l'osservatore non può contemplare perché vi è immerso, in un ingranaggio di sensazioni (...), capace di confondere le idee, di sopraffare emotivamente, di coinvolgere in un mondo onirico, assurdo, ludico e edonistico (...) »
(Bruno Zevi, Barocco Illuminismo, Roma, 1995)

Il cosiddetto Parco dei Mostri o Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, è un complesso monumentale situato alle pendici di un vero e proprio anfiteatro naturale.

Storia del parco[modifica | modifica wikitesto]

L'architetto e antiquario Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini (detto Vicino Orsini) progettò e sovraintese alla realizzazione, nel 1547, del parco, elevando a sistema, nelle figure mitologiche ivi rappresentate, il genere del grotesque. Alcuni studiosi, erroneamente, facevano risalire la "regia" a Michelangelo (E. Guidoni), mentre altri, in particolare per il Tempio citavano il nome di Jacopo Barozzi detto "il Vignola". La realizzazione delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino.[1] L'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese (non l'omonima concubina del papa Alessandro VI). Vi sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica. Salvador Dalì ha parlato del Parco dei Mostri come di un'invenzione storica unica [2].

Iscrizioni sui monumenti stupiscono e confondono il visitatore. Forse questa era l'intenzione del principe:

« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »

Ci sono anche implicazioni morali:

« Animus quiescendo fit prudentior ergo. »

O forse il complesso fu fatto semplicemente "per arte" in un doppio senso della parola:

« Tu ch'entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte. »

Scienziati storici e filologi hanno fatto parecchi tentativi di spiegare il labirinto di simboli, e hanno trovato temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Petrarca, dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso (in quest'ultimo compare ad esempio un dragone d'acciaio con una stanza all'interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo). Sono rimasti, però, talmente tanti misteri che uno schema interpretativo universale, alla fine, forse non potrebbe essere trovato; su un pilastro, però, compare la possibile iscrizione-chiave "Sol per sfogare il core". John Shearman, che cita più volte il parco nel suo Mannerism, parla di "incredibili, piacevoli e soprattutto manifeste finzioni - prodotti d'evasione artistica e letteraria".[3] Nel 1585, dopo la morte dell'ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vicino Orsini.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ convegno internazionale "Il Sacro Bosco di Bomarzo", tenutosi a Bomarzo in settembre del 2007, dove è stato indicato come il più probabile autore lo scultore e architetto fiorentino Sito del convegno "Il Sacro Bosco di Bomarzo"
  2. ^ Manuel Mujica Lainez, Bomarzo, Rizzoli, Milano 1965, presentazione del volume, prima fascetta della sovracoperta
  3. ^ John Shearman. Mannerism. Harmondsworth, 1967. Edizione italiana Manierismo. SPES, 1983, p. 119.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Manuel Mujica Lainez, Bomarzo, Rizzoli, Milano, 1965.
  • Horst Bredekamp, Vicino Orsini e il Sacro Bosco di Bomarzo. Un principe artista ed anarchico, Roma, Edizioni dell'Elefante, 1985.
  • Maurizio Calvesi, Gli incantesimi di Bomarzo. Il Sacro Bosco tra arte e letteratura, Milano, Bompiani, 2000.
  • Enrico Guidoni, Il sacro bosco di Bomarzo nella cultura europea, Ghaleb, 2006.
  • Bruno J. Richtsfeld: Der "Heilige Wald" von Bomarzo und sein "Höllenmaul". In: Metamorphosen. Arbeiten von Werner Engelmann und ethnographische Objekte im Vergleich. Herausgegeben von Werner Engelmann und Bruno J. Richtsfeld. München 1989, S. 18 - 36.
  • Sabine Frommel, Andrea Alessi (a cura di), Bomarzo: Il Sacro Bosco, Milano, ElectaArchitettura, 2009.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

  • La villa dei mostri (1950), documentario di Michelangelo Antonioni
  • Bomarzo: Parco dei mostri (1993), documentario
  • Bomarzo, paradigma di una rivoluzione (2006), documentario

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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