Moto Laverda

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati di Laverda, vedi Laverda.
Moto Laverda
Logo
Stato Italia Italia
Tipo Società per Azioni
Fondazione 1949 a Breganze
Fondata da Francesco Laverda
Chiusura 2006
Sede principale Breganze
Gruppo Piaggio
Settore Casa motociclistica
Prodotti Motociclette
Sito web www.laverda.com

La Moto Laverda (pronuncia Làverda /ˈlaverda/[1]) è una casa motociclistica italiana fondata a Breganze nel 1949.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Uno dei primi modelli Laverda

L'idea di costruire motocicli venne a Francesco Laverda, dottore in fisica e direttore tecnico della già importante azienda di famiglia.

Vista la grande richiesta di veicoli per il trasporto personale, creatasi nel secondo dopoguerra, nel 1947 decise di realizzare un motociclo adatto alle esigenze dell'epoca. Il lavoro di progettazione e sviluppo venne effettuato, nei ritagli di tempo libero, in coppia con il tecnico Luciano Zen, riuscendo costruire il prototipo funzionante. Si trattava di una motoleggera con telaio in lamiera stampata e motore a 4 tempi che rispondeva pienamente alle qualità di economia costruttiva e di gestione, prefigurate dall'ideatore.

Francesco Laverda dovette superare l'iniziale ostilità dei fratelli, i quali guardavano con diffidenza alla possibilità di impegnare l'azienda in un campo produttivo tanto diverso dalle macchine agricole, per finalmente fondare la "S.A.S Dottor Francesco Laverda & Fratelli", il 13 ottobre 1949.

Il primo modello fu la Laverda 75, presentata nel 1950 e prodotta a partire dall'anno seguente. La produzione si è limitata a motocicli di piccola cilindrata fino a circa metà degli anni sessanta.

Nel 1961 viene presentata la 200 Twin, moto con motore di 200 cc bicilindrico frontemarcia. Verranno prodotti circa 4500 esemplari di questa moto.

Nel 1964 Massimo Laverda, figlio del fondatore, decide di sviluppare moto di grossa cilindrata e presenta due anni dopo la Laverda 650 cc, cui seguirà l'anno successivo la 750 cc che otterrà un notevole successo commerciale.

Una Laverda 750SF
La Laverda GT 750

È del 1970 la Laverda SF 750 che verrà prodotta fino al 1975 insieme alla versione Competizione denominata 750 SFC, plurivittoriosa nelle gare riservate alle moto di serie e nelle gare di durata.

All'inizio degli anni 70 nasce anche una serie di maximoto di cilindrata 1000 cm³ o 1200 cm³ che giungerà fino alla fine degli anni ottanta. Da segnalare le serie Jota (soprattutto nelle raffinate versioni bicolore) e 3CL a tre cilindri.

Indimenticabile la Laverda 6 cilindri: due soli esemplari prodotti, ma che in gara ha dimostrato prestazioni eccezionali. Motore a V longitudinale, 6 cilindri, progetto modulare (per ricavarne V2 e V4) realizzato da Giulio Alfieri, e portato in gara sperimentalmente da Nico Cereghini.

Il modello RGS1000 (1981) mostrava un'estetica avveniristica per il periodo, con soluzioni originali come le pedane regolabili (dispositivi brevettato), ed il tappo del serbatoio nel cupolone). In seguito sono state derivate le versioni RGA e Jota. Il motore (qui in versione con fasatura a 120 gradi) non poteva reggere la concorrenza in termini prestazionali.

Le versioni sportive delle moto Laverda sono state sempre contraddistinte dal colore arancio, divenuto nel tempo un marchio di fabbrica.

Le cilindrate inferiori di 350 cm³ e 500 cm³ non vengono comunque abbandonate ed affiancano i modelli di più elevata cilindrata. Vengono addirittura prodotte due ruote di piccole cilindrate che ottengono un lusinghiero successo di vendite come la serie delle Laverda LZ.

Un motociclo Laverda

Negli anni novanta Laverda non trova più spazi sul mercato e scompare. Nell'ottobre 1993 nasce la I.Mo.La. SpA (International Moto Laverda), che vede impegnate, in tempi diversi, tre famiglie imprenditoriali venete in tre settori diversi: Paolo e Valentino Brazzale, settore alimentare; Nadir e Roberto Spezzapria titolari della Forgital, settore meccanico, e Francesco Tognon, promotore dell'iniziativa, settore abbigliamento. Abbandonata la sede storica, la produzione viene riavviata in un piccolo opificio di 5.000 m², sito nel comune di Zanè, mantenendo a Breganze solo la sezione ricambi. Nei primi due anni le nuove moto vennero vendute esclusivamente sui mercati esteri, tornando alla distribuzione sul mercato italiano nel 1995. Il primo bilancio mostrava un fatturato di 200 milioni di lire, ma nel '95 salì a 9 miliardi, nel '96 a 18 miliardi e nel 1997 32 miliardi, con 1500 moto vendute all'estero[2]. Il 1998 è l'anno del ritorno nel mercato italiano, con modelli come la Ghost e la Strike in cilindrata 668cm³, dotate rispettivamente di telaio a traliccio e telaio scatolato, la Strike e il modello S nella cilindrata 750 entrambe con telaio scatolato, a queste si aggiungevano delle versioni ancor più esclusive come la "Legend" la "Cafè racer" e la "Black strike", oltre al modello "Formula", il più sportivo in tutta la gamma che partecipò anche a qualche gara in Inghilterra nella Superstock con il team Alto Performance Racing.

Nonostante la componentistica di altissimo livello: freni Brembo, cerchi forgiati Marchesini, sospensioni Paioli, non riusciranno però a fare breccia nei cuori degli appassionati portando ad una nuova chiusura della produzione, schiacciata da quella nipponica e da quella sempre più emergente della Ducati.

Acquisita nel 2000 dall'Aprilia, è stata travolta dalle difficoltà finanziarie di quest'ultima. Attualmente, come tutto il gruppo Aprilia che comprende anche Moto Guzzi, è di proprietà del Gruppo Piaggio.

Per porter trovare i capitali necessari a risanare la Piaggio stessa, la Moto Guzzi e l'Aprilia hanno costretto la proprietà a sacrificare questo storico Marchio, che quindi nel 2006 ha dovuto sospendere ogni attività.

Nel 2000 è stata presentata la Lynx 650, una naked con telaio misto tubi a traliccio in acciaio e piastre in alluminio (telaio ripreso e sviluppato successivamente per la Aprilia Shiver 750), con motore di derivazione Suzuki SV 650[3]. Purtroppo questo modello non è mai entrato in produzione.

Al Motorshow 2002 è stata presentata la SFC1000 (dotata del motore bicilindrico a V di Aprilia)[4], per poi essere ripresentata in versione definitiva al Salone di Milano nel settembre del 2003. Era pronta per entrare in produzione in una prestigiosa serie limitata di 549 veicoli (come la prima serie SFC) e successivamente in una seconda serie più economica[5], ma poi il gruppo Aprilia nel 2004 è stato ceduto al gruppo Piaggio che ne ha bloccato la messa in produzione. Negli ultimi anni Laverda commercializzava una serie di scooter e quad di importazione.

Massimo Laverda, uomo fondamentale per il marchio e per i suoi successi, è morto il 26 ottobre 2005 per arresto cardiaco.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

L'ultima gamma[modifica | modifica sorgente]

Motociclette

  • Lynx 650 (presentato prototipo ma mai entrata in produzione)
  • SFC1000 (presentato prototipo ma mai entrata in produzione)

Quad

  • Quasar
  • Quasar 4x4
  • MiniQuasar

Scooter

  • Phoenix

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bruno Migliorini, Carlo Tagliavini; Pietro Fiorelli, Il DOP - Dizionario d'ortografia e di pronunzia, 2ª ed., Roma, ERI, 1981.
  2. ^ Laverda si rimette in moto
  3. ^ Presentazione prototipo della Lynx 650 su Motocorse
  4. ^ Presentazione su Motorsport del prototipo della SFC1000, dicembre 2002
  5. ^ Presentazione su Motocorse della versione definitiva della SFC1000, settembre 2003

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Storia di una passione. Moto Laverda 1947-1997 di Tamiello Bruno - Palma Paolo - ISBN 88-86650-07-8

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]