Lot del Lothian

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Nelle leggende arturiane Lot (o Loth) era sovrano del Lothian, delle isole Orcadi e, a volte, di Norvegia. Era zio di re Artù e anche uno dei suoi primi nemici. Il personaggio letterario deriverebbe da uno storicamente esistito: Lot Luwddoc del Gododdin, area che in seguito sarà chiamata Lothian in suo onore.

Secondo la tradizione, dopo che Uther Pendragon ebbe sposato Igraine, diede in moglie la figlia più anziana, Morgause (chiamata anche Anna) a Lot. Dalla loro unione nacquero Gawain (sir Gawain), Agravain, Gaheris, Gareth e, nella letteratura più antica, Mordred. Agli inizi del suo regno, Artù si trovò a fronteggiare l'opposizione di Lot e di altri sovrani. Alla fine, Artù sconfisse i ribelli e si impossessò dei loro domini. In alcune storie, il giovane Artù e Lot si sarebbero riappacificati dopo la battaglia decisiva e il sovrano del Lothian sarebbe divenuto un entusiasta sostenitore e un fedelissimo alleato del nipote. Nella Morte di Artù di Thomas Malory Lot fu ucciso da re Pellinore, dando così inizio ad una faida tra i loro discendenti.

Nell'Historia Regum Britanniae Goffredo di Monmouth Lot sarebbe stato fratello di Urien Rheged e di Auguselo di Scozia. Il suo nome deriverebbe dal suo regno, il Lothian, come quello di molti altri personaggi di Goffredo (ad esempio Corineo di Cornovaglia).

Thorfinn Skull-Splitter, un re di Norvegia e delle Orkney (X secolo), ebbe un figlio chiamato Ljot. Ed è da ciò che potrebbe essere derivata la figura di un re di Lothian, Orkney e Norvegia. Secondo la tradizione locale di Caithness, una pietra detta la pietra di Lud fu eretta per indicare la tomba di Ljot, figlio di Thofinn Skull-Splitter, dopo che era morto per le ferite riportate nella battaglia di Caithness.

Lot è stato fatto discendere dal re della tribù britannica dei catuvellauni, Carataco. Secondo alcuni Lot potrebbe essere un'incarnazione dell'eroe Lludd Llaw Eraint, sebbene, al di là dei nomi, esiste una scarsa somiglianza fra i due personaggi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Celtic Myths and Legends, Charles Squire (1912)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]