Lesione da pressione

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Lesione da decubito
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM (EN) 707.0
ICD-10 (EN) L89

La lesione da compressione (o ulcera da decubito) è una lesione tissutale, con evoluzione necrotica, che interessa l’epidermide, il derma e gli strati sottocutanei, fino a raggiungere, nei casi più gravi, la muscolatura e le ossa. Piuttosto comunemente è detta anche "piaga".

Indice

[modifica] Eziologia

Una lesione da decubito è la conseguenza diretta di una elevata o prolungata compressione, o di forze di taglio (o stiramento), causanti uno stress meccanico ai tessuti e la strozzatura di vasi sanguigni. Essa è dovuta alla persistente pressione che, superando i 40 mm di mercurio, provoca una strozzatura dei vasi sanguigni, con conseguente necrosi tessutale; per questo è classificata anche come lesione da pressione.

Le lesioni da decubito spesso sono delle conseguenze dovute a una inadeguata assistenza in ambito domiciliare per mancanza di conoscenze da parte dei badanti o in ambito ospedaliero. Non attivare immediate tecniche di prevenzione con utilizzo di moderni ausili antidecubito può provocare gravissime lesioni.

[modifica] Fattori intrinseci delle lesioni da pressione

  • Alterato controllo vasomotorio (rallentamento del circolo, alterazione del connettivo...);
  • Riduzione della sensibilità cutanea;
  • Atrofia della massa muscolare (esporre tuberosità ischiatica a rischio lesione);
  • Cachessia;
  • Malnutrizione;
  • Immobilità;
  • Infezioni generiche o localizzate;
  • Scadenti condizioni generali, anche dei problemi di gestione del paziente;
  • Disturbi psichici;
  • Disturbi della personalità.

[modifica] Fattori estrinseci (aggiungono causa esterna a causa interna)

  • Compressione prolungata (forze verticali);
  • Sfregamento cutaneo: forze orizzontali che rendono a disepitelizzare la zona;
  • Piano di appoggio inadeguato: lenzuoli, tutori;
  • Forze di taglio;
  • Aumento della temperatura a livello locale, ad esempio per l'utilizzo improprio di pannoloni e traverse monouso;
  • Carenza igieniche, scarsa igiene dopo l'evacuazione.

[modifica] Stadiazione

I sistemi di classificazione o stadiazione delle lesioni da pressione identificano per stadi le lesioni basandosi sulle condizioni degli strati del tessuto interessato. Le classificazioni per stadi non hanno il compito di descrivere globalmente la lesione, ma di quest'ultima ne forniscono una descrizione anatomica, relativamente semplice, della sua profondità. È sempre opportuno, qualora si classifica, valuta e documenta una lesione  utilizzare un sistema concordato, in quanto esistono vari sistemi di classificazione; tra i più usati è quello proposto dal National Pressure Ulcer Advisory Panel (nato durante la Consensus Conference del 1991:

  • Stadio I: eritema fisso (che non scompare alla digito-compressione) della cute integra; altri segni indicativi dell'imminente insorgenza della lesione possono essere lo scolorimento cutaneo, il calore o l'indurimento.
  • Stadio II: ferita a spessore parziale che coinvolge l'epidermide e/o il derma. La lesione è superficiale e clinicamente si presenta come una abrasione, una vescicola o una lieve cavità;
  • Stadio III: ferita a tutto spessore che implica danno o necrosi del tessuto sottocutaneo che si può estendere fino alla sottostante fascia muscolare senza però attraversarla; la lesione si presenta clinicamente come una cavità profonda che può sottominare o meno il tessuto contiguo.
  • Stadio IV: ferita a tutto spessore con estesa distruzione dei tessuti, necrosi e danno ai muscoli, ossa e strutture di supporto (tendini, capsule articolari). La presenza di sottominature del tessuto e di tratti cavitari può essere associata a lesioni da decubito di stadio 4.

[modifica] Complicanze

NON INFETTIVE:

[modifica] Prevenzione generale

  • Cambiare la posizione (se dovuto a ipomobilità),
  • Identificare il rischio: uso di protocolli
  • Controllo farmacoterapia (sedazione),
  • Rimuovere i carichi localizzati,
  • Stabilire apporto corretto nutrizionale,
  • Igiene (incontinenza, sudore),
  • Riabilitazione precoce,
  • Educazione dei Care Givers,

[modifica] Protocolli

Indice di Norton: valutazione di grossi parametri che predispongono il paziente ad alto/medio/basso rischio di lesioni da pressione. Si basa su:

  • condizioni generali,
  • stato mentale,
  • capacità di camminare,
  • capacità di muoversi nel letto,
  • incontinenza.

Si da un punteggio da 1 a 4. se la somma è < 14: paziente ad alto rischio di decubito.

La scala di valutazione per gli infermieri è di 4 gradi:

1º grado: eritema

2º grado: vescicole

3º grado: disepitelizzazione,

4º grado: flittene,

5º grado: escara,

6º grado: ulcera,

7º grado

L'indice di Norton è stato a sua volta modificato in indice di Norton secondo Stotts dove i vari parametri sono stati dettagliati per poter fare una valutazione più accurata in quanto la prima scala di Norton era soggetta a valutazioni più soggettive (ciò che per un operatore è buono non è detto che lo sia per un altro operatore che valuta il medesimo paziente)

[modifica] Prevenzione locale

  • Monitoraggio integrità cutanea,
  • Proteggere e curare la cute (mantenerla asciutta, pulita ed idratata),
  • Decompressione zone ad alto rischio (cambiare posizione ogni 2/3 ore),
  • Ridurre le forze di pressione/taglio (presidi antidecubito, archetto),
  • Assicurare ambiente igenicamente adeguato,
  • Effettuare trattamento fisioterapico,
  • Curare alimentazione ed idratazione.

[modifica] Kinesi e terapia fisica

1°STADIO

Igiene posturale

Mobilizzazione attiva/passiva

Rinforzo muscolare

Massaggio locale (può facilitare gli scambi ematici)

Ultrasuoni (onde meccaniche che fanno massaggio vibratorio sottocutaneo) anche in acqua

terapia farmacologica


2°STADIO

Igiene posturale

Mobilizzazione

Rinforzo muscolare dove possibile

Fototerapia (I.R/U.V.) creano aumento temperatura locale

Ossigenoterapia locale o in camere iperbariche

Terapia farmacologica


3°STADIO

Igiene posturale,

Mobilizzazione,

Rinforzo Muscolare

Terapia farmacologica e chirurgica


4°STADIO

Igiene posturale

Mobilizzazione

Terapia farmacologica e chirurgica

[modifica] Trattamento dell'infezione, colonizzazione, contaminazione.

Esistono modernissimi antisettici in grado di effettuare una riduzione della carica batterica in sede della lesione(medicazioni avanzate). Ad esempio i nanocristalli di argento, oppure il cadexomero iodico che agiscono rilasciando una quantità di ioni argento in base alla produzione di essudato della lesione. I vecchi antisettici non riescono a rimanere attivi più di 2 ore, mentre le moderne medicazioni riescono a rilasciare per molti giorni il principio antisettico, provocando un bilancio batterico, ed una preparazione del letto della lesione con sbrigliamento da corpi necrotici, fibrina, slough. Inoltre permettono di ridurre notevolmente la frequenza di cambio medicazione, evento stressante per i tessuti in riparazione. Attualmente da recenti ricerche scientifiche risulta che tali antisettici non creano resistenze. è assolutamente controindicato introdurre nelle lesioni infette antibiotici per uso orale, oppure intramuscolare.

[modifica] Trattamento delle lesioni da decubito

Una lesione da decubito istologicamente ha sempre una tendenza a cronicizzare più che a guarire spontaneamente, esistono trattamenti con modernissime biotecnologie, che sono in grado di riattivare i processi di riparazione tessutale, inibendo i processi di cronicizzazione. Fra i farmaci si utilizzano il becaplermin e il cadexomero iodico

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni


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