Leovigildo

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Leovigildo
Leovigildo
Statua di Leovigildo nella Plaza de Oriente[1], di Madrid (F. Corral, 1750-53)
Re dei Visigoti
In carica 573 - 586
Predecessore Liuva I
Successore Recaredo I
Nascita ca. 525
Morte Toledo, 586
Consorte Teodosia, prima moglie
Gasvinda, seconda moglie
Figli Ermenegildo
Recaredo

Leovigildo dei Visigoti, fu chiamato anche Liuvigild, Leuvigild, Leoviglild, Leogild, (525 circa – Toledo, 586), fu re dei visigoti dal 569[2] alla sua morte (586).

Era fratello dei suoi predecessori, i re dei visigoti Atanagildo e Liuva I.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 568 alla morte del re Atanagildo, fu eletto quale suo successore Liuva I, che governava la Settimania, cioè i territori dipendenti dal Regno dei Visigoti rimasti in Gallia. Liuva inviò nella capitale, Toledo, il fratello Leovigildo che sposò Gosvinta, la vedova di Atanagildo, e ottenne il trono. È possibile che Leovigildo agisse di propria iniziativa, impadronendosi così del potere, ma potrebbe aver concordato la mossa col fratello: i due, infatti, suddivisero il governo territoriale dei Visigoti in modo tale che Leovigildo sovrintendesse alla parte iberica; mentre Liuva si occupava oltre che del resto del territorio al di là dei Pirenei, la Settimania, posta sotto pressione dall’attacco dei Franchi, anche della provincia Tarraconense. Leovigildo intraprese una serie di campagne militari, che lo portò ad attaccare il re suebo Teodemaro, e le regioni indipendenti del nord ovest; conquistò Palencia, Zamora e León, ma non Astorga che gli resistette tenacemente. Nel 570 attaccò le province Bizantine, occupando in due anni il distretto di Malaga, Medina-Sidonia e Cordova.

La massima espansione bizantina della Provincia di Spagna.

██ Territorio bizantino conquistato da Atanagildo (565)

██ Territorio bizantino conquistato da Leovigildo (568-586)

██ Territorio bizantino alla morte di Leovigildo (586)

Col pallino rosso sono indicate le città che si suppone siano state sotto dominazione bizantina, con il quadrato rosso quelle città in cui è attestata la presenza bizantina.


Nel 573, mentre Leovigildo stava preparando un attacco agli Svevi, che sotto la guida del loro re Miro, stavano avanzando in territorio Bizantino, Liuva I morì lasciandolo come unico regnante dei Visigoti. Nominati i suoi due figli, Ermenegildo e Recaredo, duchi di Narbona e Toledo, avanzò verso gli Svevi e, occupando la valle del fiume Sabor, nella provincia di Zamora e la provincia di Braganza arrivò al confine del regno suebo di Galizia.

Nel frattempo, nel corso del 574 dovette fronteggiare diverse sedizioni di aristocratici, in Cantabria, nelle Asturie, e a Toledo riportò delle vittorie seguite da terribili punizioni.


Sebbene in costante conflitto con i Bizantini, Leovigildo ne imitò il metodo di amministrazione del territorio e il cerimoniale, arrivando addirittura ad ispirarsi al suo sistema di conio. Leovigildo riformò la legge dei Visigoti e creò la possibilità di una successione pacifica al trono facendosi coadiuvare alla reggenza dai suoi due figli, Ermenegildo e Recaredo.

Moneta di Leovigildo.

Il più anziano dei due fratelli, Ermenegildo, nel 579, si unì in matrimonio con una principessa franca, fervente cattolica, Ingunda, figlia di re Sigeberto I, sovrano d'Austrasia e di Brunilde, figlia del re Atanagildo. La seconda moglie di Leovigildo, Gosvinda, fervente ariana, che era stata la moglie di Atanagildo, era la mamma di Brunilde e quindi la nonna di Ingunda, cercò di convincere la nipote a convertirsi all’arianesimo, anche con le minacce. Per evitare che la situazione precipitasse e non avere problemi con i Franchi, Leovigildo, nel 580 mandò il figlio Ermenegildo a governare Siviglia, una delle province della frontiera coi bizantini; Ermenegildo, per le pressioni della moglie Ingunda ma anche per influsso del vescovo di Siviglia, Leandro, si convertì al Cattolicesimo e intorno a lui si coagulò la protesta cattolica. La notizia della conversione rinfocolò il malcontento ispano-romano della Betica, che si ribellò; i rivoltosi proclamarono re Ermenegildo, che accettò, probabilmente con l'appoggio dei vescovi cattolici, ma le gerarchie ecclesiastiche (Gregorio di Tours, Giovanni di Biclaro, e sant'Isidoro di Siviglia) ufficialmente condannarono la rivolta e definirono Ermenegildo un usurpatore. Leovigildo reagì con prudenza, mandando ambasciatori al figlio perché si sottomettesse e dando ordine alle sue truppe di non attaccare, ma eventualmente solo di difendersi, se attaccate dagli insorti. Ermenegildo però non cedette, anzi chiese l'aiuto di Svevi e Bizantini.

Regno visigoto alla morte di Leovigildo, indicando le sue campagne militari. In viola i territori governati dai Bizantini.

Nel 580 Leovigildo convocò, a Toledo, un sinodo di vescovi ariani che sancì che per aderire all'arianesimo bastava l'imposizione delle mani e non un secondo battesimo, allo scopo di ridurre sempre più le differenze fra cattolici e ariani. Nel frattempo Ermenegildo si era rafforzato, avendo ottenuto il favore anche di Mérida e Caceres, ed aveva, per due volte sconfitto le truppe lealiste.

Nel frattempo (580) i Baschi, influenzati dalla rivolta della provincia della Betica, si erano ribellati e, nel 581, Leovigildo li attaccò personalmente, li batté e fondò una città, Victoriacum, poi nel 582 raccolse un potente esercito che, appena pronto, si mise in marcia, conquistando Caceres e Mérida, e nel 583 marciò contro la Betica, dopo aver comprato, con 30000 monete d’oro la neutralità dei cattolici Bizantini; pose l’assedio a Siviglia e andò incontro al re dei Suebi Miro, che veniva in aiuto a Siviglia, sconfiggendolo e costringendolo a rientrare nei suoi domini. Ermenegildo, che aveva lasciato Siviglia per cercare aiuto inutilmente dai Bizantini si rifugiò a Cordoba dove, nel 584, venne catturato e dopo essersi prostrato ai piedi del padre, fu esiliato a Valencia, poi fu trasferito a Tarragona, dove venne assassinato il 13 aprile 585 dal duca Sigeberto, secondo la voce popolare, per ordine di suo padre. Il vescovo di Siviglia, Leandro fu costretto a riparare in Mauretania. Ermenegildo venne in seguito canonizzato da papa Sisto IV su richiesta del sovrano iberico Filippo II il Cattolico.

Approfittando della usurpazione della corona sveva, fatta da Andeca, che nel 584 si era proclamato re dei Suebi della Galizia, avendo detronizzato Eborico che aveva siglato un trattato con lui, Leovigildo, dichiarata guerra ad Andeca invase immediatamente il territorio suebo e, secondo quanto afferma il cronista Isidoro, «con la massima rapidità», sconfisse in due sole battaglie, a Portucale ed a Bracara l'esercito dell'ultimo sovrano suebo, Andeca, ed annesse il regno svevo di Galizia, che, nel 585, divenne una provincia del regno visigoto.

L'ultimo anno di regno di questo sovrano venne tormentato dal conflitto aperto con i Franchi lungo i confini settentrionali del territorio visigoto. Tuttavia quello di Leovigildo fu uno dei periodi di governo più saldi della storia dei Visigoti in Spagna, grazie anche all'ampliamento e all'abbellimento della nuova capitale, Toledo, da cui spesso si indica il regno iberico dei Visigoti come regno di Toledo.

Alla sua morte, nel 586, Leovigildo stava preparando l’attacco agli ultimi due distretti bizantini, il trono venne ereditato da suo figlio minore Recaredo I che nel 589 si convertì al Cattolicesimo eleggendolo a religione di stato.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica sorgente]

Leovigildo, in prime nozze, sposò la figlia del governatore bizantino della provincia Cartaginense, Teodosia dalla quale ebbe due figli:[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La statua di Leovigildo, che si trova nella Plaza de Oriente di Madrid; è una delle statue di monarchi Spagnoli commissionate per la decorazione del Palazzo Reale di Madrid durante il regno di Ferdinando VI. L'idea iniziale ara stata di adornare la cornice del palazzo; scolpite da Olivieri e Filippo de Castro, non furono mai poste nelle posizioni per cui erano state scolpite, ma furono piazzate in altri luoghi della città: piazza d'Oriente, parco del Retiro, porta di Toledo. Alcune furono posizionate in altre città.
  2. ^ La Chronica Regum Visigotthorum registra che il predecessore, Liuva I regnò per un solo anno (568-569)
  3. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 743–779
  • L.M. Hartmann e W.H. Hutton, L'Italia e l'Africa imperiali: amministrazione. Gregorio Magno in Storia del mondo medievale, vol. I, 1999, pp. 810–853

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
Liuva I 573586 Recaredo I

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