L'aquila della montagna

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L'aquila della montagna
Titolo originale The Mountain Eagle
Paese di produzione Gran Bretagna, Germania
Anno 1926
Durata 57 min
Colore B/N
Audio muto
Genere drammatico
Regia Alfred Hitchcock
Soggetto Charles Lapworth
Sceneggiatura Eliot Stannard
Produttore Michael Balcon
Fotografia Gaetano Ventimiglia
Scenografia Ludwig Reiber, Willy Reiber
Interpreti e personaggi

L'aquila della montagna (The Mountain Eagle) è un film muto prodotto e diretto nel 1926 da Alfred Hitchcock. È l'unico film di Hitchcock di cui non sia rimasta neppure una copia, ne esistono solo alcuni fotogrammi sparsi.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Kentucky. Stati Uniti. In un villaggio una giovane insegnante, Beatrice, è infastidita dalle attenzioni troppo insistenti di Pettigrew, direttore di un negozio. Rifiutato, egli l'accusa di fronte alla popolazione di insidiare il proprio figlio Edward, un invalido che frequenta i corsi serali. Beatrice fugge in montagna. Trova la protezione di un eremita, Fear O' God, il quale, innamoratosi, le propone di sposarlo e mettere così a tacere le insinuazioni. Celebra il matrimonio Pettigrew che è anche giudice di pace. Per vendicarsi, escogita un piano diabolico: accusa Fear O' God del rapimento e dell'uccisione di Edward, scomparso da casa. L'eremita è processato e condannato. Dopo un anno di prigione riesce ad evadere e si nasconde sulle montagne. Sarà costretto a ritornare in paese per curare la malattia del piccolo figlio. Edward fortunatamente torna a casa e l'innocenza di Fear O' God è così dimostrata.[1][2]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

È il secondo film di produzione anglo-tedesca affidato da Michael Balcon a Hitchcock per la Gainsborough-Emelka, subito dopo Il giardino del piacere.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il soggetto era stato scritto da Charles Lapworth, un collaboratore di Balcon.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese furono effettuate nell'autunno del 1925: gli interni negli studi Emelka di Monaco e gli esterni in Tirolo, nel piccolo villaggio di Obergurgl, valle dell'Urz, nelle Ötztaler Alpen.[3]

Luoghi memorabili[modifica | modifica wikitesto]

John Russell Taylor racconta che avendo scelto come paesaggio il Tirolo per rappresentare il Kentucky, Hitchcock cercava i luoghi adatti e un giorno vide in una vetrina un dipinto che rappresentava proprio il tipo di villaggio che desiderava. I coproduttori tedeschi rintracciarono l’autore del quadro e individuarono la località ma non gli dissero che per raggiungerlo ci volevano due ore di treno, cinque ore di strada malagevole in automobile e, con condizioni meteorologiche avverse, l’ultimo tratto, dal villaggio di Zweizimmern a Obergurgl, si doveva fare a piedi!

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima si ebbe a Londra il 23 maggio 1927.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film uscì nelle sale solo dopo Il giardino del piacere, girato prima, e dopo Il pensionante, girato successivamente.

"L'insuccesso commerciale e critico del film non stupì nessuno. Il suo autore dichiara spesso che la scomparsa delle copie di questa operetta è una delle cose più soddisfacenti che gli sia capitata nella sua lunga carriera."[4]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Hitchcock stesso dichiara a François Truffaut "È un brutto film"[5] e altrove lo definisce "una fantasia grottesca e bavarese"[6]

Pellicola Perduta[modifica | modifica wikitesto]

È l'unica opera di Hitchcock di cui non sia rimasta neppure una copia: solo alcuni fotogrammi, sei sono riportati nel libro di Truffaut già citato, prima edizione del 1966, Laffont, Parigi. L'originale era stato girato su pellicola al nitrato e il nitrato non ha resistito all'usura. La trama è stata ricostruita dagli storici grazie ad alcune scritture ritrovate.[7]

John Russel Taylor si dice convinto che "è difficile pensare che una copia prima o poi non salti fuori da qualche parte, magari archiviata con un altro titolo in una collezione privata o in qualche cineteca dell'Europa orientale."[8]

Note bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riccardo Rosetti, Tutti i film di Hitchcock, Savelli, Perugia 1980.
  2. ^ Giorgio Simonelli, Invito al cinema di Hitchcock, Mursia, Milano 1996.
  3. ^ Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, Lindau, Torino, 2006, pag. 119.
  4. ^ Noel Simsolo, Hitchcock, Seghers, Parigi, 1969, pag. 8.
  5. ^ François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Il Saggiatore, Milano 2009, pag. 37.
  6. ^ Noel Simsolo, op.cit., pag. 8.
  7. ^ Bruzzone-Caprara, I film di Alfred Hitchcock, Gremese, Roma 1992.
  8. ^ John Russel Taylor, Hitch, Garzanti, Milano 1980, pag. 75.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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