Impiegati

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Impiegati
Titolo originale Impiegati
Paese di produzione Italia
Anno 1985
Durata 98 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Pupi Avati
Soggetto Pupi Avati, Antonio Avati
Sceneggiatura Pupi Avati, Antonio Avati, Cesare Bornazzini
Produttore Antonio Avati
Casa di produzione Duea Film
Fotografia Pasquale Rachini
Montaggio Amedeo Salfa
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Giancarlo Basili, Leonardo Scarpa
Costumi Steno Tonelli
Interpreti e personaggi
« Stanno provando un po’ tutti a vedere se funziona essere diversi »
(Dario)

Impiegati è un film del 1985 diretto da Pupi Avati.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 38º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Proveniente da Modena, il neolaureato Luigi Stanzani arriva a Bologna per prendere servizio presso un importante istituto di credito. Luigi divide l'appartamento con Dario, figlio di un amico di famiglia, iscritto al DAMS. In banca lo aspetta una vita difficile. Timido e goffo com'è, Luigi non riesce a integrarsi con i colleghi, che gli appaiono come dei prevaricatori; il vicino di scrivania lo mette in guardia contro un gruppo di 'montati'; esce una sera con Marcella, ma la ragazza si dimentica subito di lui quando incontra gli altri; Enrico, uno dei più abili e svelti, lo induce addirittura a corteggiare sua moglie Annalisa per poi raccomandargli una pratica importante.

Anche Dario (riservato e schivo ma sensibile) frequenta il gruppo e attira l'attenzione di Annalisa, che se ne innamora. Ben presto, Enrico si trova in difficoltà con la banca per i suoi piccoli imbrogli ed è costretto a dimettersi; scopre inoltre la tresca della moglie e convince Dario a lasciarla. Ma il ragazzo, fragile e indifeso, muore poco dopo in un incidente stradale.

Con la scomparsa di Dario, il trasferimento del capufficio e la partenza di Enrico, la vita in banca riprende come prima. Luigi, da parte sua, continuerà a comportarsi come gli detta il cuore, senza preoccuparsi di piacere all'uno o all'altro, contento in fondo della sua natura di bravo ragazzo. Da ora, anche più forte grazie all'esperienza.

Commento[modifica | modifica wikitesto]

Film di grande successo, "Impiegati" può apparire oggi come una storia un po' datata, ma è utile per comprendere il clima dell'epoca nel mondo del lavoro e il modo in cui il regista bolognese si accosta al tema dei giovani. Il cinema di Pupi Avati è infatti un cinema abitato da giovani, che lo attraversano lungo tutta la filmografia, da un genere all'altro. Al momento della sua uscita in sala, Impiegati fu molto lodato dalla critica, che valorizzò molto la tecnica e il linguaggio del film parlando di "montaggio essenziale" e "taglio deciso" ma anche di "affettuosa partecipazione alla tragedia più tipica del nostro tempo: quella della mediocrità".[2] Il principale merito di Avati è qui quello di aver individuato per primo il fenomeno degli 'yuppies' e di averlo messo alla berlina.

Antonello Sarno nota una certa approssimazione nel tratteggio dei caratteri e una quotidianità bancaria piuttosto da macchietta, ma Impiegati colpisce per il suo sguardo negativo, per l'antipatia suscitata dai personaggi, tutti impiegati squallidi senza nessun altro obiettivo che quello di far soldi e primeggiare sugli altri a qualunque costo. Al loro confronto, gli anziani del film (ottimamente rappresentati dalla perfetta caratterizzazione di Gianni Musy, il direttore della filiale) risultano ridicoli se non patetici, non per colpe proprie, ma perché escono sconfitti dal paragone con i giovani rampanti. Solo Luigi, in qualche modo, riesce a trovare il coraggio di comprenderli e di conservare i vecchi valori.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (FR) Quinzaine 1985, quinzaine-realisateurs.com. URL consultato il 23 giugno 2011.
  2. ^ Vittorio Spiga, Il Resto del Carlino

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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