I 400 colpi

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I 400 colpi
I 400 colpi.JPG
Una scena del film
Titolo originale Les Quatre Cents Coups
Paese di produzione Francia
Anno 1959
Durata 99 min
Colore B/N
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico
Regia François Truffaut
Soggetto François Truffaut
Sceneggiatura François Truffaut, Marcel Moussy
Casa di produzione Les Films du Carrosse, S.E.D.I.F.
Fotografia Henri Decaë
Montaggio Marie-Josèphe Yoyotte
Musiche Jean Constantin
Scenografia Bernard Evein
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

I 400 colpi (Les Quatre Cents Coups) è un film del 1959 diretto da François Truffaut, al suo primo lungometraggio. Il titolo italiano, traduzione letterale dal francese, fa perdere il senso che ha nella lingua originale, in cui si riferisce all'espressione faire les quatre cents coups, corrispondente più o meno al modo di dire italiano "fare il diavolo a quattro".[1]

Venne proiettato in pubblico la prima volta il 4 maggio 1959 al 12º Festival di Cannes, dove vinse il Premio per la migliore regia e il premio dell'OCIC (Office Catholique International du Cinéma).[2]

È il primo di una serie con protagonista Antoine Doinel, alter ego del regista, interpretato da Jean-Pierre Léaud, ripreso, diverse fasi della vita, dall'adolescenza alla maturità. I film successivi del "ciclo di Doinel" [3] sono: Antoine e Colette (1962, episodio del film collettivo L'amore a vent'anni), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo... è solo questione di corna (1970), L'amore fugge (1978).

Il 25 settembre 2014, [4] è uscita nelle sale cinematografiche italiane la versione restaurata da Mk2 e distribuita dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con BIM. Viene così ricordato, a trent'anni dalla morte del regista, uno dei manifesti e dei pilastri della Nouvelle Vague. [5]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

I fatti si svolgono a Parigi alla fine degli anni cinquanta. Antoine Doinel è un ragazzino di dodici anni. I genitori non ne capiscono il bisogno affettivo e le inquietudini proprie dell'adolescenza. La madre è una donna non attenta al figlio. Molto spesso lo tratta male. Il padre (tale sotto il profilo legale), è un uomo abbastanza bonario ma superficiale e interessato solo alle gare di rally. La famiglia vive in un piccolo appartamento, dove Antoine non possiede una propria camera da letto: dorme infatti nell'ingresso, vicino alla porta di casa. A scuola Antoine manifesta la sua l'irrequietezza. Per questa ragione, lo scarso rendimento e gli scherzi, diventa, in diverse occasioni, il capro espiatorio di marachelle di altri. Antoine, anche se non consapevole, tenta di attirare l'attenzione degli adulti. Il solo conforto alla sua solitudine è la lettura e l'amicizia con il suo compagno di scuola Renè. È con lui che marina la scuola per andare al cinema, nei parchi parigini e al Luna Park.

Il comportamento di Antoine peggiora dopo aver visto la madre baciare uno uomo per strada. Si inventa, per giustificare l'ennesima assenza a scuola, la morte della madre. Umiliato davanti a tutti dopo che la menzogna viene scoperta, fugge di casa. Si rifugia nella stamperia dello zio di René, vagando poi di notte per le strade di Parigi. Rientrato a scuola, viene perdonato dalla madre che gli promette un regalo se saprà migliorare i suoi voti. Antoine, che ama leggere, svolge così un tema in cui riscrive una pagina letta dal romanzo La ricerca dell'assoluto di Balzac nella quale è descritta la morte del nonno. Il professore l'accusa di avere copiato e lo punisce.

Deluso e disperato Antoine fugge e va a vivere in casa di René. Escogita di rubare una macchina per scrivere nell'ufficio del padre, per pagare, per sé e per l'amico, una gita al mare che non ha mai visto.

Una volta realizzato il furto, i due ragazzi cercano, senza successo, di venderla ad un ricettatore. Antoine viene scoperto dal custode nell'atto di restituirla. Il padre lo denuncia ed il ragazzo passa, così, una notte in cella con un delinquente e alcune prostitute. La madre, per liberarsene, acconsente con durezza, "per dargli una lezione", a che venga rinchiuso in un riformatorio lontano da Parigi, vicino al mare. La disciplina è molto rigida, tanto che Antoine viene punito fisicamente con un sonoro ceffone per aver consumato anzitempo il suo pane. Viene poi interrogato da una psichiatra che lo interroga sulla sua vita intima e sui difficili rapporti con i genitori, cui Antoine risponde con sconcertante franchezza.

René va a trovarlo, ma per le regole dell'istituto, non può parlargli. La madre gli comunica in modo brusco la decisione di abbandonarlo a sé stesso. Durante una partita di pallone Antoine approfitta della disattenzione dei sorveglianti e fugge, facendo una lunga corsa sino al mare, mai visto prima. Si spinge sino alla battigia e si volta, dopo essere entrato con le scarpe nell'acqua. La scena finale vede un fermo immagine, in cui viene inquadrato lo sguardo del giovane Antoine verso lo spettatore. Uno sguardo di dolore, ma privo di retorica, con il suono delle onde del mare che si apre davanti al ragazzo come l'età adulta.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è dedicato alla memoria di André Bazin, morto la sera del giorno di inizio delle riprese e che fu una figura fondamentale per il regista e uomo Truffaut.

L'idea nacque al regista per un cortometraggio di venti minuti, ambientato durante l'occupazione nazista di Parigi che doveva intitolarsi "La fugue d'Antoine". La storia, secondo l'idea iniziale, sarebbe stata quella di un ragazzo che marina la scuola e non trovando il coraggio di tornare a casa passa la notte per le strade di Parigi. Il progetto si modificò e divenne, come il regista lo definì, "una specie di cronaca dei tredici anni" (Gillain 56). Venne abbandonata l'idea di ambientarlo durante l'occupazione, per motivi economici e non solo: lo stesso regista ha a suo tempo dichiarato, ".. anche estetici, perché si cade facilmente nel ridicolo rievocando la moda di quei tempi" (Gillan 57). Dovettero passare ventun anni per un suo film, L'ultimo metrò, ambientato nella Parigi occupata.

La sceneggiatura fu scritta dal regista con Marcel Moussy. Il film fu girato dal 10 novembre 1958 al 3 gennaio 1959 a Parigi con un budget di 35 milioni di vecchi franchi.

Influenze[modifica | modifica wikitesto]

Si può notare quella di Zero in condotta di Jean Vigo per la tematica e di Monica e il desiderio di Ingmar Bergman, nella scena finale della camera sul volto di Monika, e qui di Antoine.[6]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Così è stato definito da M.Morandini: «Uno dei film più teneri e lucidi sull’infanzia incompresa». [7]

Va notato come nel film «La critica alla famiglia, alla scuola assente, alle istituzioni preposte alla rieducazione dei ragazzi è incisiva, anarchica, feroce seppur irriverente. In quegli anni il mondo, a livello culturale, politico ed economico è in fermento, ma ad Antoine sembra essere escluso qualsiasi inserimento». [8]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La pellicola si apre con le immagini della Torre Eiffel. Nei suoi pressi abitò da ragazzo il regista, che nel tempo conservò una sorta di ammirazione per la sua figura.
  • In una scena del film, Antoine e René escono dal cinema e passano davanti ad alcune locandine e rubano la foto di una donna. La donna è Harriet Andersson in Monica e il desiderio d'Ingmar Bergman.
  • Nel film compaiono l'attore Jean-Claude Brialy, un uomo, che aiuta una giovane donna, l'attrice Jeanne Moreau, a trovare il cane.}[9]
  • Jacques Demy invece interpreta il ruolo di un poliziotto. [10]
  • Il critico John Douchet interpreta l'uomo che bacia la madre di Antoine.[11]
  • Lo stesso François Truffaut compare nel treno.[12]
  • Truffaut[senza fonte] e Philippe de Broca appaiono in un cameo. Nella scena al luna park sono due uomini nella giostra insieme ad Antoine.
  • Il British Film Institute lo ha inserito nella lista dei cinquanta film più adatti a un pubblico giovane.
  • L'attore protagonista «aveva 14 anni ma era sicuro di poterne dimostrare 12, "non sono molto alto", assicura. Stava in collegio ed era venuto apposta a Parigi per i provini all'insaputa dei genitori. "I tuoi genitori non saranno contenti" dice Truffaut "non importa, sono contento io" gli replica Jean Pierre Léaud» [5]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

25 settembre 2014 in Italia, edizione restaurata, a trent'anni dalla morte del regista.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raoul Boch, (con la collaborazione di Carla Salvioni), La boîte à images - Dizionario fraseologico delle locuzioni francesi, Bologna, Zanichelli, 1990. ISBN 88-08-07154-5, p. 130. Esso trae origine da un episodio leggendario dell'assedio di Montauban dell'estate del 1621
  2. ^ (EN) Awards 1959, festival-cannes.fr. URL consultato il 10 giugno 2011.
  3. ^ Il ciclo di Doinel, Cineteca di Bologna. URL consultato il 23 settembre 2014.
  4. ^ I 400 colpi, Cineteca di Bologna. URL consultato il 23 settembre 2014.
  5. ^ a b Chiara Ugolini, "I 400 colpi" torna in sala, così nacque il capolavoro di Truffaut in repubblica.it, 24 settembre 2014.
  6. ^ Les quatre cents coups in allocine.fr. URL consultato il 20 settembre 2014.
  7. ^ I quattrocento colpi di Franois Truffaut in cinefile.biz. URL consultato il 20 settembre 2014.
  8. ^ I 400 colpi in cinetecadibologna.it. URL consultato il 20 settembre 2014.
  9. ^ Les quatre cents coups in allocine.fr. URL consultato il 20 settembre 2014.
  10. ^ Les quatre cents coups in allocine.fr. URL consultato il 20 settembre 2014.
  11. ^ Les quatre cents coups in allocine.fr. URL consultato il 20 settembre 2014.
  12. ^ Les quatre cents coups in allocine.fr. URL consultato il 20 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Abbozzo di sceneggiatura e sceneggiatura definitiva sono pubblicate in François Truffaut, Le avventure di Antoine Doinel. Marsilio, 1992 (trad. it. di Les aventures d'Antoine Doinel. Mercure de France, 1970).
  • Paola Malanga. Tutto il cinema di Truffaut. Baldini & Castoldi, Milano 1996, pp. 243-256.
  • Anne Gillain (a cura di). Tutte le interviste di François Truffaut sul cinema. Gremese Editore, Roma 1990 (prima edizione francese 1988), pp. 56-69.
  • Alberto Barbera, Umberto Mosca. François Truffaut. Il Castoro, Milano, pp. 28-34.
  • Oreste De Fornari. I film di François Truffaut. Gremese, Roma, 1986, pp. 48-51.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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