Don Camillo e l'onorevole Peppone

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Don Camillo e l'onorevole Peppone
Peppone 24maggio.jpg
Peppone che sulle note de La canzone del Piave arringa la folla che l'ascolta attenta
Paese di produzione Italia
Anno 1955
Durata 97 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere commedia
Regia Carmine Gallone
Soggetto Giovanni Guareschi
Sceneggiatura Giovanni Guareschi, René Barjavel, Leo Benvenuti, Age & Scarpelli (non accreditati)
Produttore Angelo Rizzoli
Fotografia Anchise Brizzi
Montaggio Niccolò Lazzari
Musiche Alessandro Cicognini
Scenografia Virgilio Marchi
Costumi Pia Marchesini
Trucco Amato Garbini
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
« Ecco... ricomincia l'eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s'attarda, l'altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita »
(voce narrante - Emilio Cigoli - a fine film)

Don Camillo e l'onorevole Peppone è un film del 1955. Si tratta del terzo episodio della celebre saga che vede protagonisti Fernandel e Gino Cervi, il primo diretto da Carmine Gallone (che dirigerà anche il quarto), mentre i due precedenti erano stati diretti da Julien Duvivier.

Indice

Trama [modifica]

1948. Nel paese prosegue la rivalità tra don Camillo e Peppone, che continuano a farsi i soliti dispetti. Oltretutto ci sono le elezioni, la campagna elettorale, molto infuocata, e Peppone, inoltre, si candida come deputato, cosa che fa uscire dai gangheri don Camillo, che si ritrova sempre più spesso davanti all'altar maggiore per protestare con il Cristo. Tanti episodi divertenti, come il ritrovamento del carro armato, tenuto nascosto in vista della prossima "rivoluzione proletaria", l'esame di quinta elementare di Peppone, necessario per la candidatura a deputato (In questa scena, poi, Peppone dice l'area del cerchio al posto di quella della sfera, ma il maestro non se ne accorge), il furto dei polli di don Camillo, rappresaglia di uno scherzo di quest'ultimo: il parroco era entrato in possesso di giganteschi manifesti elettorali di Peppone col suo faccione (pensava che più grosso fosse il manifesto più voti avrebbe preso: un po' come la pubblicità di un noto aperitivo, più è vistosa, più il liquore viene bevuto...) e di nascosto li aveva "ritoccati" disegnando corna, barbetta e baffetti da diavolo sulla faccia del neo-candidato del PCI; la potenziale storia d'amore tra Peppone e la procace Clotilde, segretaria della Federazione, che farà imbestialire sua moglie, che prende la bicicletta e si mette in viaggio per tornare da sua madre... Sarà raggiunta dopo diversi chilometri dal marito e dal parroco che la inseguono col sidecar, ma al ritorno dovrà essere don Camillo a tornare al paese con la bicicletta della moglie del sindaco (questa volta la prende davvero la macchina del vaticano!...altra vecchia storia) e il comizio tenuto da Peppone dove dopo aver sentito la Canzone del Piave cambia completamente il tenore del discorso, da comunista a monarchico dicendo pure "per il bene del paese, del re e della patria". Alla fine, Peppone sarà costretto a scegliere se iniziare una carriera da deputato a Roma o restare nel suo paesino in veste di sindaco, e solo all'ultimo saprà prendere la sua decisione: dopo aver litigato con sua moglie che non voleva che partisse, prende il treno per Roma, dove ritrova una fredda Clotilde, delusa per la "defaillance" di Peppone di pochi giorni prima ("compagna vorrei parlarti"...sì...ma non certo di ciò che la fascinosa segretaria si aspettava...cioè un approccio), e alla prima fermata del treno, alla stazione di Boretto, ritrova Don Camillo, arrivatovi in bicicletta, che lo convince a tornare indietro, facendo leva sul fatto che al paese egli è il sindaco, un'autorità, è il capo locale del partito, mentre in aula a Roma sarebbe solo "una pallina da buttare nell'urna" secondo la volontà dei suoi dirigenti... in pratica più nessuno. Ne segue il ripensamento di Peppone, e un ritorno al paese in bicicletta, con scatti e controscatti, degni di Bartali e Coppi in fuga in una tappa del Giro d'Italia.

Produzione [modifica]

Fonti letterarie [modifica]

Alcuni episodi del film sono stati ideati ex novo, ma altri provengono dai racconti originali di Guareschi: Ponte-mina (1947), La festa (1947), L'altoparlante (1951), Il sogno del cappello verde (1951), Ancora il fantasma del cappello verde (1951), Carro armato (1952, poi reintitolato Il Panzer nella versione inclusa nel volume Don Camillo e il suo gregge, 1953), Esame Peppone (1952), Furto delle galline (1952) e Lettera al lettore (1955).

Ambientazione [modifica]

  • Dopo la parentesi rappresentata dal singolare secondo episodio, Il ritorno di don Camillo, girato in gran parte in interni o in luoghi decisamente lontani dalla Bassa Padana (Rocca di Cambio e Fiano Romano), con questo terzo capitolo si torna ad usare Brescello quale familiare sfondo dei battibecchi fra i due protagonisti. Ritornano dunque gli scorci, ormai noti ai fedelissimi della serie, del paese reggiano: Piazza Matteotti, la chiesa di Santa Maria Nascente, e così via. Anche la scuola dove Peppone riesce - con l'aiuto, ricattatorio, di Don Camillo - a prendere la licenza elementare, è brescellese.
  • La residenza di Don Camillo poi, è tutta posticcia: fu infatti "inventata" fra via Costituente e via San Marcellino, a Brescello, dove la produzione fece costruire (in 12 giorni) le suggestive colonnine che si vedono nel film, poi smontate a fine lavorazione (verranno però rimontate in occasione del film successivo!). Il pollaio, anch'esso posticcio, non faceva parte della casa-canonica ma si trovava in realtà nel giardino della casa di fronte (Fernandel entrò solo una volta veramente nella casa-canonica, affacciandosi alla finestra, mentre il resto delle riprese si svolse a Cinecittà).
  • Quando poi, nel finale, i due protagonisti tornano al paese in bicicletta, la sequenza nella finzione rispecchia piuttosto fedelmente la topografia dei luoghi: i due partono dalla stazione FFSS di Boretto e si avviano in bici lungo la strada provinciale 62r, ritornando così effettivamente verso Brescello, come dimostra anche la cupola della borettiana Basilica minore di San Marco che s'intravede sempre più lontana.

Seguito [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Pasquale Iaccio, Non solo Scipione. Il cinema di Carmine Gallone, Liguori, Napoli, 2003, ISBN 978-88-207-3313-1.
  • Riccardo F. Esposito, Don Camillo e Peppone. Cronache cinematografiche dalla Bassa Padana 1951-1965, Le Mani, Recco 2008, ISBN 978-88-8012-455-9.
  • Elisa Soncini, I rossi e il nero. Peppone, don Camillo e il ricordo del dopoguerra italiano, Lupetti, Milano 2009,ISBN 88-8391-199-7.

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