Categorie (Aristotele)

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Categorie
Titolo originale Κατηγορίαι
Altri titoli Le categorie
Aristotle Categoriae page 1.png
Una pagina delle Categorie, tratta dall'edizione ottocentesca di August Immanuel Bekker
Autore Aristotele
1ª ed. originale IV secolo a.C.
Genere trattato
Lingua originale greco antico

Le Categorie (Κατηγορίαι - IV secolo a.C.) sono una sezione dell'immensa produzione di Aristotele, raggruppata da Andronico di Rodi nel complesso chiamato Organon. Esse riguardano i modi e le qualità dell' Essere e la maniera in cui l'uomo lo vede e lo interpreta. Per lungo tempo da Kant fino al Novecento le Categorie furono considerate di dubbia autenticità ad Aristotele. M alla fine il filosofo francese Jules Ditrot confermò la paternità al filosofo greco.

Spiegazione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Logica aristotelica.

L'ontologia, in quanto metafisica (secondo la terminologia introdotta da Andronico di Rodi), è la "filosofia prima" aristotelica, che ha come suo primario oggetto di indagine l'essere in quanto tale, e solo in via subordinata l'ente (dal greco ὄντος, genitivo di ὤν, essente). "In quanto tale" significa a prescindere dai suoi aspetti accidentali, e quindi in maniera scientifica. Solo di ciò che permane come sostrato fisso e immutabile, infatti, si può avere una conoscenza sempre valida e universale, a differenza degli enti soggetti a generazione e corruzione, ragion per cui «del particolare non si dà scienza».[1]

Per conoscere gli enti occorrerà dunque fare sempre riferimento all'Essere; Aristotele intende per ente tutto ciò che esiste, nel senso che deve ad altro la propria sussistenza,[2] a differenza dell'Essere che invece è in sé e per sé: mentre l'Essere è uno, gli enti non sono tutti uguali. Per il filosofo essi hanno vari significati: l'ente è un "pòllachos legòmenon" (dal greco πόλλακος λεγόμενον), ossia si può «dire in molti modi». Ente sarà ad esempio un uomo, così come il suo colore della pelle.

Introducendo gli enti, Aristotele cerca di risolvere il problema ontologico di conciliare l'essere parmenideo col divenire di Eraclito, facendo dell'ente un sinolo indivisibile di materia e forma: come già accennato, infatti, la materia possiede un suo modo specifico di evolversi, ha in sé una possibilità che essa tende a mettere in atto. Ogni mutamento della natura è quindi un passaggio dalla potenza alla realtà, in virtù di un'entelechia, di una ragione interna che struttura e fa evolvere ogni organismo secondo leggi sue proprie. Cercando di superare il dualismo di Platone in seno all'essere, Aristotele sostiene così l'immanenza dell'universale. La sua soluzione tuttavia risente fortemente dell'impostazione platonica, perché, come già il suo predecessore, anche lui concepisce l'essere in forma gerarchica:[3] per cui da un lato vi è l'Essere eterno e immutabile, identificato con la vera realtà, che basta a se stesso in quanto perfettamente realizzato; dall'altro vi è l'essere in potenza, proprio degli enti, che per costoro è soltanto la possibilità di attuare se stessi, di realizzare la loro forma in atto, la loro essenza. Anche il non-essere quindi in qualche modo è, almeno come poter-essere. E il divenire consiste propriamente in questo perenne passaggio verso l'essere in atto.[4]

Nonostante le molteplici valenze che assumono gli enti, tutti richiamano inevitabilmente in un modo o nell'altro il concetto di sostanza, termine introdotto da Aristotele per indicare ciò che è in sé e per sé, e che per essere non ha bisogno di esistere. La sostanza è uno dei dieci predicamenti dell'essere, ossia di quelle dieci categorie entro cui classificare gli enti sulla base della loro differenza. Esse sono: sostanza, qualità, quantità, dove, quando, relazione, agire, subire, avere, giacere.

Le principali Categorie in Aristotele[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanza: è qualcosa di indefinito ma che fa parte di qualcosa che è presente per forza nel Cosmo, ossia quell'ente particolare che lo compone
  • Qualità: riguarda le cose che giovano alla sostanza, ossia ciò che è nel mondo; a cosa ad esempio è utile
  • Quantità: comprende gli attributi qualche e tutto per definire la sostanza in base alle proprie qualità e disuguaglianze. Ad esempio Aristotele formula le famose ipotesi riguardo l'uomo come essere pensante e animale. Prima fa l'esempio di Socrate come essere pensante e poi con un animale (il qualche), per poi arrivare alla definizione che tutti gli uomini sono esseri animali e pensanti.
  • Relazione: qui Aristotele fa ipotesi sul modo in cui la sostanza, e di seguito l'uomo e le cose del mondo siano in relazione l'una con l'altra in base ad un preciso equilibrio: quello della Natura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aristotele, Opere, Metafisica, Laterza, Bari 1973, p. 323.
  2. ^ "Esistere" va qui inteso nel senso etimologico, che sarà evidenziato tra gli altri da Heidegger, di «essere da» (da ex-sistentia), a differenza della sostanza che invece «è in sé e non in qualcos'altro» (Aristotele, Metafisica, 1046a, 26).
  3. ^ G. Reale, La metafisica aristotelica come prosecuzione delle istanze di fondo della metafisica platonica, in «Pensamiento», n. 35 (1979), pagg. 133-143.
  4. ^ Come si può notare, la difficoltà di Aristotele nel cercare di risolvere la questione dell'essere, una delle più difficili che la filosofia greca si trovò ad affrontare, si presenta rovesciata rispetto a Platone; costui aveva il problema di conciliare le idee con le realtà sensibili, Aristotele all'opposto di come salvaguardare l'essenza eterna e universale del singolo ente in seguito alla sua distruzione.