Neleo di Scepsi

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Neleo di Scepsi (Scepsi, ... – ...) è stato un filosofo greco antico. Vissuto nel III secolo a.C. era figlio del signore di Asso Corisco [1]. A Neleo Teofrasto, scolarca del Peripato, lasciò in eredità i libri acroamatici aristotelici [2] ,che egli a sua volta aveva ricevuto alla morte del maestro. [3]

Strabone narra [4], che i discendenti di Neleo nascosero questi appunti di Aristotele in una cantina per evitare che fossero raccolti nella biblioteca attalide [5].

Nel I secolo a.C. i testi acromatici furono rinvenuti danneggiati dall'umidità ed acquistati assieme alle opere di Teofrasto da Apellicone di Teo "φιλόβιβλος μᾶλλον ἢ φιλόσοφος" (bibliofilo più che filosofo)[6].

Alla morte di Apellicone Lucio Cornelio Silla, dopo aver conquistato Atene portò gli scritti aristotelici a Roma, dove furono studiati prima da Tirannione il Vecchio e poi da Andronico di Rodi, che li ordinò per la prima edizione.

Diversa la versione di Ateneo di Naucrati [7] secondo la quale Neleo vendette invece gli scritti acromatici a Tolomeo Filadelfo, fondatore della biblioteca di Alessandria [8].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Corisco assieme ad Erasto annoverato da Diogene Laerzio (III, 46) tra i discepoli di Platone che inviò loro e a Ermia una lettera prospettando ai tre un patto di amicizia e collaborazione fondato sulla necessità di integrare la formazione teorica dei filosofi con la saggezza umana del politico, e si propone come mediatore nel caso sorgano tra essi dei contrasti.
  2. ^ Secondo il testamento di Teofrasto riportato da Diogene Laerzio (V, 52)
  3. ^ Enciclopedia Italiana Treccani alla voce corrispondente
  4. ^ Strabone (XIII, 1, 54, p. 609)
  5. ^ Op.cit. ibidem
  6. ^ Strabone ibidem.
  7. ^ Ateneo, I, p. 3 a-b
  8. ^ Guido Calogero, Enciclopedia Italiana (1934)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • W. Jäger, Aristoteles, Berlino 1923, p. 116 e sgg.