Boris - Il film

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Boris - Il film
Boris - Il film.png
René e la sua troupe in una scena del film
Titolo originale Boris - Il film
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 2011
Durata 108 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85:1
Genere commedia
Regia Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Soggetto Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Sceneggiatura Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Produttore Mario Gianani, Lorenzo Mieli
Produttore esecutivo Olivia Sleiter
Casa di produzione Wildside Media, Rai Cinema
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Mauro Marchetti
Montaggio Massimiliano Feresin
Effetti speciali Massimo Di Palma
Musiche Giuliano Taviani, Carmelo Travia
Tema musicale Pensiero stupesce - Elio e le Storie Tese
Scenografia Michele Modaferri
Costumi Fiorenza Cipollone
Interpreti e personaggi
« Dopo Lo squalo un altro gigante del cinema. »
(Tagline del film[1])

Boris - Il film è un film del 2011, diretto e co-sceneggiato da Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo.

L'opera, tratta dalla serie televisiva Boris e interpretata in gran parte dallo stesso cast, mette in scena il dietro le quinte di una produzione cinematografica nell'Italia di fine anni duemila. Pur essendo, di fatto, la prosecuzione degli eventi già narrati nella serie TV originaria, la pellicola propone un nuovo contesto narrativo, ugualmente godibile anche dai neofiti dell'universo "borisiano".[2]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

René Ferretti è sul set della fiction televisiva Il giovane Ratzinger, interpretata da Stanis La Rochelle. Già di per sé disilluso dall'infima qualità dello sceneggiato, il regista prende a pretesto l'ennesima imposizione dall'alto di Lopez e della rete – una scena da girare al ralenti, in cui il futuro pontefice corre felice tra i campi – per abbandonare il progetto e lasciare il mondo della televisione. Nei mesi successivi René si ritira a vita privata, depresso e in crisi, ma proprio quando è convinto di essere ormai fuori dal giro che conta, l'amico Sergio, deciso a dare una svolta alla sua vita dopo aver superato un infarto, gli confida d'essere riuscito a ottenere i diritti del best seller d'inchiesta La casta: dopo anni passati a girare squallide fiction, i due vedono finalmente l'occasione di emanciparsi dal mondo del piccolo schermo per sfondare al cinema, girando un film d'autore, «alla Gomorra». Presentano quindi il progetto a Lopez, ormai triste e complessato dopo aver subìto la "retrocessione" alla sezione cinema, il quale, desideroso di riconquistare il suo vecchio ruolo dirigenziale, sembra convincere la rete a dare credito all'operazione.

René inizia vari contatti per stendere una sceneggiatura, ma alla fine è costretto a rivolgersi al suo solito trio di scrittori, i quali lo mettono di fronte al primo compromesso e lo convincono a girare una cosiddetta «impepata di cozze» – non una vera opera d'inchiesta, ma un film solo metaforico e allusivo. Il tutto si rivela lo stesso molto interessante, tanto che il regista ottiene i migliori collaboratori sulla piazza; perfino Marilita Loy, la più grande attrice italiana, accetta di prendere parte al progetto. René dà così il benservito al suo storico gruppo di lavoro, portandosi dietro solo Alessandro e Arianna ancora alle prese coi loro mai sopiti sentimenti, e si getta nella nuova avventura. I suoi sogni artistici s'infrangono già nei primi giorni di riprese, quando si rende conto d'essere alla mercé di professionisti che lo considerano solo un piccolo mestierante televisivo. Il clima sul set si fa ogni giorno sempre più teso – complice anche le continue irruzioni di Stanis, intestarditosi nel voler interpretare a tutti i costi Gianfranco Fini. Arrivato al limite della sopportazione, René caccia in malo modo tutti ma, per continuare nelle riprese, assai controvoglia, è costretto a richiamare la sua vecchia e scalcinata troupe. Nonostante i problemi e la confusione, il regista riesce comunque a portare a casa le scene, fronteggiando anche l'improvvisa insicurezza sul set di Marilita.

Le cose sembrano andare per il verso giusto, tanto che Sergio riesce persino a scritturare il giovane attore emergente Francesco Campo. Ciò nasconde però un lato sgradito: appartenendo alla stessa agenzia, assieme a lui è compresa nel "pacchetto" anche Corinna Negri, la «cagna maledetta» che tanto li aveva fatti penare ai tempi della TV. René cede anche stavolta, ricorrendo a mille stratagemmi pur di mascherare alla cinepresa la pessima recitazione della ragazza; i sacrifici sono tuttavia ripagati dalle magistrali interpretazioni di Campo che però, dipendente dall'eroina, muore improvvisamente nel bel mezzo delle riprese. Ai funerali dell'attore, René e Sergio scoprono che Lopez li ha in realtà presi in giro, poiché la rete non ha in alcun modo avallato il loro progetto: la notizia è fatale per Sergio, che è vittima di un nuovo infarto; con l'amico in fin di vita e la produzione bloccata, il regista affronta a muso duro il dirigente e lo costringe ad assumersi le sue responsabilità.

Lopez elabora quindi un'ardita soluzione per salvare il tutto, proponendo alla rete di trasformare quanto girato fin lì in un cine-panettone. Inaspettatamente, questa si mostra entusiasta all'idea, e dà subito il benestare alla cosa. René si arrende per l'ultima volta al sistema e, con l'aiuto del collega Glauco, reinventa la sua opera d'autore in un commerciale Natale con la casta – basato esclusivamente su una comicità greve e volgare, sullo sfoggio di belle donne e su battute di dubbio gusto. Alla prima, il film si rivela un autentico successo di pubblico; il solo René sembra essere l'unica persona letteralmente schifata dal risultato. Il regista capisce così che la gente del cinema è forse peggiore di quella della televisione, e decide di tornare nel suo vecchio mondo, riprendendo in mano Il giovane Ratzinger e girando quella sequenza al rallentatore, stavolta senza batter ciglio.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Regia[modifica | modifica wikitesto]

Luca Vendruscolo, regista e sceneggiatore del film assieme a Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre.

Boris - Il film riprende le vicende dell'eponima serie televisiva, spostandone l'attenzione dal mondo della televisione a quello del cinema.

I tre registi, Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, hanno cercato il modo migliore per far sì che anche il pubblico senza il retaggio della serie TV, potesse apprezzare ugualmente la pellicola. Come l'opera televisiva, anche il film vuole utilizzare il microcosmo di una produzione – in questo caso, cinematografica – come pretesto per analizzare, nella maniera più ampia e meno autoreferenziale possibile, l'Italia contemporanea. Il racconto della cosiddetta working class del bel paese non ha implicato un registro stilistico giocoforza serioso; similmente alla serie TV, è stata adottata una regia sui toni della commedia, a tratti perfino farsesca; d'ispirazione sono stati i precedenti lavori sul tema di Ken Loach.[2]

La pellicola cerca però anche di distaccarsi dalla serie madre, proponendo una storia volutamente diversa. Ciò è evidente in diversi aspetti, come la rinuncia alla classica colonna sonora della serie TV, rifuggendo inoltre da precedenti espedienti comici già trattati sul piccolo schermo. Come detto, nel film l'analisi passa dalla televisione al mondo della settima arte oltreché della corrente culturale a essa collegata, mettendone a nudo gli aspetti meno edificanti.[2]

Cast[modifica | modifica wikitesto]

Carolina Crescentini, premiata con il Nastro d'argento alla migliore attrice non protagonista per l'interpretazione di Corinna Negri (ex aequo col suo ruolo in 20 sigarette).

Il cast principale della pellicola è pressoché lo stesso della serie TV. Tra gli altri attori di Boris, Massimiliano Bruno (Nando Martellone), Karin Proia (Karin) ed Eugenia Costantini (Cristina) partecipano al film in ruoli minori, mentre Arnaldo Ninchi (Il Dottor Cane) e Angelica Leo (Fabiana) compaiono solo in dei fugaci camei. Le new entry del gruppo sono Claudio Gioè, interprete della star emergente Francesco Campo, e Rosanna Gentili, che nei panni di Marilita Loy propone una non troppo velata parodia di Margherita Buy.

Per quanto riguarda i camei dei fan di Boris, il compositore Nicola Piovani compare durante una partita a poker coi tre sceneggiatori, in cui perde il Premio Oscar alla migliore colonna sonora drammatica vinto nel 1999 per La vita è bella;[3] il rapper Frankie HI-NRG MC interviene brevemente durante il funerale di Francesco Campo, nel ruolo di un amico di quest'ultimo; l'attore e doppiatore Massimo Popolizio interpreta invece un decano del teatro italiano che pur di guadagnare è costretto a recitare in un improbabile cine-panettone natalizio.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

L'uscita del film, inizialmente prevista per il 20 novembre 2010, è stata in seguito posticipata al 1º aprile 2011.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Boris - Il film" poster, screenweek.it. URL consultato il 13 maggio 2011.
  2. ^ a b c  Intervista esclusiva a Luca Vendruscolo e Mattia Torre, registi con Giacomo Ciarrapico di Boris. retedeglispettatori.it. URL consultato in data 21 giugno 2014.
  3. ^ Boris Il Film e il mistero dell'Oscar in mano a Renè Ferretti in cineblog.it, 31 marzo 2011. URL consultato il 17 settembre 2011.
  4. ^ Nastri d’Argento 2011: trionfa Habemus Papam di Nanni Moretti in cineblog.it, 26 giugno 2011. URL consultato il 26 giugno 2011.
  5. ^ Nastri d'Argento 2011: tutte le candidature in cinegiornalisti.com, 29 maggio 2011. URL consultato il 29 maggio 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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