Blackburn Buccaneer

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Blackburn Buccaneer
Un Buccaneer S.2 con le ali ripiegate
Un Buccaneer S.2 con le ali ripiegate
Descrizione
Tipo Cacciabombardiere
Equipaggio 2
Costruttore Regno Unito Blackburn Aircraft Limited
Data primo volo 30 aprile 1958
Data entrata in servizio 1962
Data ritiro dal servizio 1994
Utilizzatore principale Regno Unito FAA
Altri utilizzatori Regno Unito RAF
Sudafrica SAAF
Esemplari 203
Dimensioni e pesi
Tavole prospettiche
Lunghezza 19,35 m (63 ft 5 in)
Apertura alare 13,41 m (44 ft 0 in)
Freccia alare 40 ° (alla radice)
Altezza 4,97 m (16 ft 3 in)
Superficie alare 47,82 (514,7 ft²)
Carico alare 587,6 kg/m² (120.5 lb/ft²)
Peso a vuoto 13 608 kg (30 000 lb)
Peso carico 28 123 kg (62 000 lb)
Propulsione
Motore 2 turbofan
Rolls-Royce Spey
RB.168 Mk.101
Spinta 5 035 kgf
(49,4 kN, 11 100 lbf)
Prestazioni
Velocità max 1 073 km/h (667 mph,
580 kt) a 60 m (200 ft)
Autonomia 3 700 km
(2 300 mi, 2 000 nm)
Tangenza 12 200 m (40 000 ft)
Armamento
Bombe nel vano bombe in fusoliera, fino a 5 400 kg (12 000 lb) di carico bellico (inclusa la possibilità di trasportare la bomba nucleare Red Beard)
Piloni 4, sub-alari, con la possibilità di trasportare varie combinazioni di bombe, missili e serbatoi ausiliari.
Note Dati riferiti alla versione S.2

Dati tratti da "The Observer's Book of Aircraft"[1].

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Il Blackburn Buccaneer era un aereo da attacco britannico in servizio con la Royal Air Force e la Fleet Air Arm dal 1962 al 1993.

Il bireattore Buccaneer è stato uno dei primi interdittori d'attacco ognitempo della storia, paragonabile all'A-6 Intruder, che aveva anch'esso l'impiego imbarcato come campo di applicazione.

I Buccaneer, 16 dei quali esportati in Sud Africa, vennero usati per decenni dalla RAF, che prese in carico anche quelli della Royal Navy, quando questa venne privata di aerei ad ala fissa. Il Buccaneer venne prodotto in oltre 200 esemplari, ed ebbe un grande vantaggio dai 4 piloni aggiuntivi per altri 5.400 kg di carico, inclusi 4 missili Martel-Sea Eagle o bombe laser-guidate, che aumentarono l'efficacia di un velivolo altrimenti reso assai obsoleto a causa della mancanza di aggiornamenti sostanziali.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

I requisiti del Buccaneer furono dettati negli anni cinquanta del XX secolo, quando in piena guerra fredda i sovietici progettarono una nuova classe di incrociatori, la Sverdlov, potente e protetta oltre gli standard americani ed inglesi dell'epoca. Si rese quindi necessario un nuovo aereo d'attacco, con una robusta cellula che fosse in grado di sopportare i voli a bassa quota ed una portanza tale da permettere l'atterraggio anche da ponti non lunghissimi, con capacità di attacco convenzionale e nucleare e una velocità di circa 550 nodi con autonomia di 4000 km ed equipaggio formato da pilota e navigatore / operatore.[2]

Data la riservatezza del progetto, nei documenti il velivolo venne inizialmente designato BNA (Blackburn Naval Aircraft) e successivamente BANA (Blackburn Advanced Naval Aircraft), dando di conseguenza origine all'appellativo di "Banana Jet" con cui divenne presto noto.

Il primo volo fu effettuato nell'aprile 1958, mentre le prove si svolsero durante il 1960. I primi modelli della versione S.1 erano equipaggiati con una coppia di turbogetti de Havilland Gyron Junior in grado di fornire 32 kN di spinta. [3] La potenza si rivelò subito insufficiente, dal momento che gli aerei non erano in grado di decollare con il carico completo di armamento e il pieno di carburante. Come soluzione temporanea si decise di far decollare i Buccaneer con il carico completo di munizioni, ma con il minimo di carburante, con successivo rifornimento in volo da parte dei Supermarine Scimitar. La soluzione definitiva si ebbe con la versione S.2 equipaggiata con le turboventole Rolls-Royce Spey in grado di fornire una spinta superiore del 40% con un consumo di carburante molto più ridotto. Fu necessario allargare gli alloggiamenti per il motore, il che richiese una conseguente piccola modifica all'aerodinamica delle ali.

Nel 1961 iniziò la conversione operativa degli equipaggi mentre nel 1962 iniziarono le consegne ai reparti operativi. Dopo il ritiro dalla RN per il disarmo delle portaerei deciso nel 1966, i Buccaneer operarono da basi a terra fino al 1991, anno del loro ritiro.

Il Buccaneer era robusto, non richiedeva il postbruciatore per volare a velocità altosubsoniche a differenza del Tornado ed era molto amato dai suoi equipaggi.

Impiego operativo[modifica | modifica wikitesto]

Ebbe un impiego operativo di combattimento al termine della sua carriera quando, dopo essere stato dotato di designatore laser, un certo numero di esemplari fu inviato nel 1991 in Arabia Saudita durante la prima guerra del Golfo per coadiuvare i Tornado IDS della RAF nell'utilizzo delle bombe a guida laser. [4]

Descrizione tecnica[modifica | modifica wikitesto]

Il Buccaneer aveva una fusoliera costruita secondo la regola delle aree, che pure non dovrebbe essere così importante per una macchina subsonica. Il velivolo inglese era biposto in tandem, con due motori turboventola Rolls-Royce Spey; aveva un particolare vano portabombe per 4 ordigni da 454 kg, che lo rendeva più veloce dei caccia supersonici a bassa quota, quando erano armati di un carico analogo.

Il Buccaneer era abilitato anche al trasporto delle bombe atomiche di produzione inglese, come la Red Beard (Barba Rossa), che venivano alloggiate in un apposito vano portabombe rotante sistemato all'interno della fusoliera.[5]

Tra le caratteristiche innovative, l'aerofreno di coda composto da due semiconi incernierati ed il tettuccio detonante, formato da un cordone di esplosivo che serviva per aprire un varco nella parte superiore del tettuccio stesso coadiuvando l'azione dei sedili eiettabili di tipo Martin-Baker Zero Zero (funzionanti da quota 0 e velocità 0); questo tettuccio fu poi adottato sui successivi velivoli Harrier, Jaguar, Hawk e Tornado. Per assicurare la capacità di rifornimento in volo, dopo varie prove con due tipi di sonda retrattile, che però davano problemi causati dalla turbolenza, venne adottata una semplice ma efficace sonda fissa che accompagnò il velivolo fino alla fine della sua vita operativa.

Versioni[modifica | modifica wikitesto]

Un Blackburn Buccaneer S.2B

Del velivolo furono prodotte le seguenti versioni:

  • NA.39 Prototipo e Pre-Produzione costruito in venti esemplari (dei quali solo sei dati in carico a reparti operativi).
  • Buccaneer S.1, dotati dei motori De Havilland; divisi tra la RNAS (Royal Naval Air Station) di Lossiemouth e le quattro portaerei HMS Victorious, HMS Hermes, HMS Ark Royal e HMS Eagle, tranne due usati per le prove ed uno distrutto prima della consegna.
  • Buccaneer S.2, 2C e 2D, dei quali le versioni C con parziali capacità e le D con capacità totali nell'uso del missile antinave Martel.
  • Buccaneer S.2 (conversioni) a 2A e 2B; nell'ottobre 1974, al momento del trasferimento dalla Fleet Air Arm alla RAF, gli esemplari di tipo 2C vengono ridesignati 2A, mentre i 2D vengono ridesignati in 2B. Ciò perché la Royal Navy radiò dal servizio le sue ultime portaerei con ponte abbastanza lungo da permettere l'operatività di velivoli non di tipo V/STOL, come il Sea Harrier che ha equipaggiato le portaerei della classe Invincible.

Utilizzatori[modifica | modifica wikitesto]

Regno Unito Regno Unito
Sudafrica Sudafrica

Esemplari attualmente esistenti[modifica | modifica wikitesto]

Nell'estate 2013 risultano essere rimasti quattro Buccaneer in grado di volare, tutti nella versione 2B: tre appartengono alla collezione "Thunder City" di Città del Capo e un altro al Buccaneer Aviation Group, che lo ha acquistato nell'ottobre 2011 dal Lincolnshire Aviation Heritage Centre restaurandolo all'aeroporto di Bruntingthorpe. Altri cinque aerei sono esposti in forma statica in Sudafrica e venti nel Regno Unito. Vi sono inoltre quattro ulteriori esemplari in fase di restauro, mentre non è noto lo stato del Buccaneer matricola G-HHAA, che nel 2006 aveva ottenuto un certificato di navigabilità civile.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ William Green, The Observer's Book of Aircraft, Londra, Frederick Warne & Co. Ltd., 1968.
  2. ^ The Spyflight Website: Blackburn Buccaneer
  3. ^ Green 1964, p. 430.
  4. ^ Jefford 2001, p. 72.
  5. ^ Rotating bomb door animation with WE.177
  6. ^ Aerei nella storia 2013, p. 2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Boot, Roy. From Spitfire to Eurofighter: 45 Years of Combat Aircraft Design. Shrewsbury, Shropshire, UK: Airlife Publishing Ltd., 1990. ISBN 1-85310-093-5.
  • Green, William. Aircraft Handbook. London: Macdonald & Co. (Publishers) Ltd., 1964.
  • Green, William. The Observer's Book of Aircraft. London: Frederick Warne & Co. Ltd., 1968.
  • Jefford, Wing Commander C.G., MBE,BA,RAF (Retd). RAF Squadrons, a Comprehensive Record of the Movement and Equipment of all RAF Squadrons and their Antecedents since 1912. Shrewsbury, Shropshire, UK: Airlife Publishing, 2001. ISBN 1-84037-141-2.
  • Il Buccaneer di Bruntingthorpe in Aerei nella storia, nº 90, giugno-luglio 2013, ISSN 1591-1071.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

(EN) Sito amatoriale sulla storia del Buccaneer