Antonio Elia

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Ancona - tomba di Antonio Elia al cimitero di Tavernelle
Fucilazione di Antonio Elia

Antonio Elia (Ancona, 1803Ancona, 25 luglio 1849) è stato un patriota italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Epitaffio sulla tomba di Antonio Elia nel cimitero di Tavernelle di Ancona.

Continuando la tradizione del nonno Andrea e del padre Sante Elia, Antonio diventa subito un abile navigatore, anche se essendo analfabeta non può diventare ufficiale. Il 14 settembre 1825 in navigazione verso Ancona e all’altezza di Durazzo, il giovane Antonio Elia si rese protagonista di un episodio coraggioso contro i pirati barbareschi, che avevano sequestrato l’imbarcazione dove era imbarcato come marinaio, un “pielego”, un grosso barcone a due alberi tipico del medio e alto Adriatico per il trasporto merci. I pirati avevano chiuso l’equipaggio nella stiva e lasciato al timone il comandante Dal Monte e il giovane Antonio Elia alle vele, poiché il comandante fingeva di seguire le indicazioni di puntare verso Valona, il capo dei pirati lo minacciò di morte, ma il comandante Dal Monte riuscì a prendere la pistola e sparare al barbaresco, contemporaneamente il giovane Elia estrasse da sotto il bompresso una mannaia e colpì due pirati, correndo subito ad aprire il boccaporto per liberare i compagni prigionieri, che quindi ripresero il controllo dell’imbarcazione, rendendo inoffensivi i pirati rimasti.

Con l'arrivo delle prime idee rivoluzionarie, Antonio si associa alla Carboneria prima, ed alla Giovine Italia poi. Si occupa spesso di portare lettere da e verso altri patrioti esuli all'estero. Partecipa a molte battaglie a fianco di Giuseppe Garibaldi. Durante l'assedio di Ancona del generale austriaco Franz von Wimpffen, Antonio e suo figlio Augusto Elia, si misero in luce per aver incitato il popolo alla difesa della libertà. Nonostante l'estrema resistenza della città, le truppe straniere entrarono in Ancona il 20 giugno 1849. Antonio viene arrestato per possesso di armi; i militari, con una perquisizione contrarie alle leggi dello stesso Wimpffen, trovano un coltello nelle fogne accanto alla sua casa. Dopo un sommario processo, viene fucilato nel carcere di Santa Palazia, mentre sua moglie Maddalena Pelosi fuori della porta del carcere implorava le guardie di rivedere il marito per l'ultima volta.

Il suo corpo fu sepolto segretamente in luogo rivelato al figlio solo nel 1875. Ora riposa nel cimitero delle Tavernelle, sotto un piccolo monumento. Nel 1926 viene intitolato a lui l'Istituto nautico anconetano.

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