Aldo Stellita

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Aldo Salvatore Stellita (Campobello di Mazara, 2 agosto 1947Udine, 9 luglio 1998) è stato un musicista e bassista italiano, tra i fondatori del gruppo Matia Bazar.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto a Genova, Stellita, arrivato alla soglia della laurea in Chimica, decide che la musica sarà la sua strada. Fonda con Piero Cassano e Carlo Marrale il gruppo progressive/melodico dei Jet, col quale incide l'album Fede, speranza, carità e partecipa al Festival di Sanremo 1973 con Anika-na-o. Nel 1975, con l'inserimento di Antonella Ruggiero e di Giancarlo Golzi, i Jet diventano Matia Bazar.

Con loro, Aldo Stellita inizia una ventennale carriera di successi, che porterà il gruppo dagli inizi giovanilistici e scanzonati di Per un'ora d'amore, Stasera che sera e Solo tu al techno pop di Vacanze romane, Souvenir e Ti sento.

Il sodalizio tra Stellita e la Ruggiero sarà anche sentimentale (come testimoniarono gli stessi protagonisti durante una puntata del Raffaella Carrà Show del 1988) e durerà dal 1981 fino al 1989 quando la cantante si allontanerà dal gruppo per iniziare la carriera solista e sposando, in seguito, il produttore storico della band Roberto Colombo.

Bassista e vera "mente" del gruppo (il ruolo di bassista dei Matia Bazar non è stato più occupato dopo la sua morte), Aldo Stellita ha portato la sua musica, le sue parole e la sua umanità in tutta Europa, Russia, Giappone, Sud America, Canada, Cuba.

La morte prematura[modifica | modifica wikitesto]

Muore a soli 51 anni a causa di un tumore la mattina del 9 luglio 1998[1]. Lascia la moglie Simonetta Carri ed il figlio Jodi nato nel 1994. È sepolto a San Giorgio di Nogaro (provincia di Udine).

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Con i Jet[modifica | modifica wikitesto]

Album
Singoli
  • 1973 - Anik-na-o

Con i Matia Bazar[modifica | modifica wikitesto]

Album

Singoli

Raccolte

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Matia Bazar, morto Stellita: Claudio gli dedica lo show in archivio storico, Corriere della Sera, 10 luglio 1998, p. 35. URL consultato l'11 dicembre 2014.
  2. ^ a b c d Non accreditata nella discografia delle compilation, Matia Bazar, sito ufficiale. URL consultato il 2 aprile 2014.
  3. ^ Biografia, Matia Bazar, sito ufficiale. URL consultato il 7 febbraio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]