Museo Rosenbach

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Museo Rosenbach
Paese d'origine Italia Italia
Genere Rock progressivo
Periodo di attività 1971-1973
1999-in attività
Album pubblicati 8
Studio 3
Live 3
Raccolte 2
Sito web

I Museo Rosenbach sono un gruppo musicale ligure di genere rock progressivo, nato a Bordighera nel 1971. Il nome è mutuato da un editore tedesco, Rosenbach, che letteralmente significa ruscello di rose.

Storia del gruppo[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni settanta[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine degli anni sessanta nel sanremese è attivo il gruppo La Quinta Strada, formato da Alberto Moreno (tastiere), Pit Corradi (chitarra solista), Giancarlo Golzi (batteria), Marco Biancheri (voce), e come bassista un toscano detto "Calore" che suona cover di motivi beat e blues anglosassoni. All'inizio del 1971, con l'arrivo di Enzo Merogno (chitarra) e Leonardo Lagorio (fiati) da Il Sistema[1], e il cantante Stefano "Lupo" Galifi, il gruppo cambia nome per iniziativa di Moreno in Inaugurazione del Museo Rosenbach. La band inizialmente prosegue con un repertorio basato su cover di grandi complessi progressive anglosassoni e brani originali, suonando come gruppo di supporto nei concerti di affermati artisti liguri, tra i quali Ricchi e Poveri e Delirium. Lagorio abbandona poco dopo per entrare nei Celeste.

Nel 1972 il gruppo viene contattato da Angelo Vaggi della Dischi Ricordi, che stava lanciando numerosi gruppi progressive (fra gli altri, il Banco del Mutuo Soccorso e la Reale Accademia di Musica). Il gruppo, che ha già il materiale per un disco, abbrevia il nome in Museo Rosenbach ed esegue un provino con il solo "Lupo" Galifi alla voce (pubblicato vent'anni dopo dalla Mellow Records). Con la Dischi Ricordi il Museo Rosenbach pubblica Zarathustra nel 1973, un album che viene spesso annoverato fra i migliori lavori del progressive italiano[2]. Il disco è interamente un lavoro di Moreno, e rappresenta un ottimo esempio di rock sinfonico ben suonato e con le tastiere in grande evidenza. I testi a tema secondo i canoni del concept album nascono da una ricerca filologica ancora una volta di Moreno, tradotta in liriche dal paroliere Mauro La Luce[3]. L'album nonostante l'impegno della Ricordi si rivela un insuccesso commerciale, soprattutto a causa dell'erronea valenza politica che gli viene attribuita: la copertina del vinile concepita dal grafico della casa discografica Cesare Montalbetti su sfondo nero, raffigura un inquietante volto umano grazie a un collage di vari oggetti, tra i quali compare il mezzo busto di Mussolini. L'orientamento del movimento progressive italiano del tempo, con la maggior parte dei gruppi dichiaratamente schierata a sinistra, non favorì certo la promozione del disco. È proprio per tentare di uscire da questa uniformità un po' conformista che si era fatta quella scelta: il gruppo era stato vittima della sua stessa provocazione. Si aggiunga poi che il tema dell'album ruota attorno all'opera Così parlò Zarathustra del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, generalmente frainteso come ispiratore di ideologie totalitarie. A poco valsero le smentite della Ricordi e degli stessi membri del gruppo, superficialmente tacciati di fascismo, il Museo venne emarginato dai contesti musicali dell'epoca, e censurato persino dalla Rai Tv. Il gruppo riesce a partecipare al Festival di Musica d'Avanguardia e di Nuove Tendenze di Napoli, ma poco dopo finisce per sciogliersi. Nel 1975 il batterista Giancarlo Golzi entra nei Matia Bazar con i quali riscuote un grande successo commerciale.

Tra gli anni '90 e il 2000[modifica | modifica wikitesto]

All'inizio degli anni novanta la Mellow Records, etichetta specializzata nel revival del genere progressive, ha ripubblicato Zarathustra e ha realizzato altri due CD, con registrazioni dal vivo dei primi anni e brani inediti. Nello stesso periodo il bassista e fondatore del Museo, Alberto Moreno, propone a Giancarlo Golzi un nuovo lavoro, costituito da materiale completamente inedito. Merogno, Corradi e Galifi non aderiscono a questa iniziativa. Nel 1999, con Marco Balbo alla chitarra, Marioluca Bariona alle tastiere e Andrea Biancheri al canto, il Museo produce Exit, un concept album particolare in cui si raccontano episodi apparentemente isolati, momenti personali di un’esistenza non epica come quella di Zarathustra ma quotidiana, vissuta da un uomo qualunque.

Nel 2002 il Museo accetta la proposta della rivista finlandese "Colossus" di partecipare alla traduzione in musica rock del poema nordico Kalevala. Con la stessa formazione di Exit e l’aggiunta di Andrea Pavan al basso, compone la breve suite "Fiore Di Vendetta" in cui si racconta una cupa vicenda di guerra tra fratelli.

Tra il 2010 e il 2013[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 2010 e il 2012 Moreno e Golzi decidono di far risuonare di nuovo on stage il mondo di Zarathustra e si rivolgono quindi a “Lupo” Galifi, il cantante “storico” del Museo. La formazione subisce un’altra trasformazione; nuovi musicisti arricchiscono il gruppo originale per rendere in concerto le stesse suggestioni evocate nell’album del 1973. Le chitarre diventano due e sono affidate a Max Borelli e a Sandro Libra, che esprimono con le loro personalità le sfumature e gli intrecci della partitura; alle tastiere c’è Fabio Meggetto che accompagna una solida capacità interpretativa con una competente elaborazione dei suoni “vintage”. Moreno decide di completare la sezione tastiere con interventi di mellotron e sintetizzatore per lasciare il ruolo di bassista ad Andy Senis che, oltre ad essere un eccellente strumentista, permette al Museo di esplorare nuove possibilità vocali.

Durante la preparazione del concerto si decide di valorizzare i tre brani che nel vinile erano il lato B per sottolineare, con un crescendo dinamico ed emotivo, le caratteristiche più apprezzate della lunga suite. Le composizioni del 1973 vengono rese fedelmente ma appare evidente la necessità di interpretare in modo “progressivo” il materiale originale dando spazio ai contributi creativi dei nuovi elementi. Il Museo sente la necessità di fissare questo momento e realizza, nell’ottobre 2012 , l’album “Live in studio”.

Nell'aprile 2013 la band presenta il nuovo concept album Barbarica in prima mondiale all' "Italian Prog Festival" di Tokyo.

Live In Tokyo[modifica | modifica wikitesto]

Dall'esibizione giapponese la band a marzo 2014 fa uscire il doppio album Live In Tokyo, contenente tutta l'esibizione live, più una bonus track. La tracklist ripercorre l'evoluzione del progetto di questa nuova formazione: da "Zarathustra", eseguito integralmente, a "Barbarica", unendo i due concept (a quarant'anni di distanza l'uno dall'altro) in un sound nuovo, live.

Ad aprile il Museo Rosenbach parte per il Messico, dove partecipa al Baja Prog Festival 2014 di Mexicali.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Formazione 1971-1973[modifica | modifica wikitesto]

Formazione 1998-2002[modifica | modifica wikitesto]

Formazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

33 giri[modifica | modifica wikitesto]

CD[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni a compilation[modifica | modifica wikitesto]

  • 2003 - Kalevala, Musea (contiene Fiore di vendetta)

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'etichetta Mellow nei primi anni novanta ha pubblicato alcune registrazioni de Il Sistema
  2. ^ Vedi per esempio la "Top 20" del progressive italiano presso ItalianProg
  3. ^ Museo Rosenbach: Zarathustra (1973) | John's Classic Rock

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gianluca Testani (a cura di), Enciclopedia Rock Italiano, Arcana Editrice, 2006.
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