Valiant Comics

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Valiant Entertainment LLC.
Logo
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Fondazione 1989 a Manhattan, New York
Fondata da
  • Jim Shooter, fondatore
  • Bob Layton, co-fondatore
  • Steve J. Massarsky, partner finanziario
  • Winston Fawlkes, partner finanziario
Sede principale 424 West 33rd Street New York, NY
Persone chiave
  • Peter Cuneo, presidente
  • Dinesh Shamdasani, direttore generale e responsabile creativo
  • Gavin Cuneo, direttore finanziario
  • Fred Pierce, editore
  • Warren Simons, readattore capo
Settore Editoriale
Prodotti
  • Fumetti seriali (comics in originale)
  • Raccolte in edizione cartonata (HC o Hardcover in originale)
  • Raccolte in edizione brossurata (TP o Trade Paperback in originale)
Sito web http://valiantuniverse.com/

La Valiant Entertainment (comunemente nota come Valiant Comics) è una casa editrice di fumetti statunitense fondata su iniziativa di Jim Shooter nel 1989[1]. Inizialmente prende il nome Voyager Communications e si propone di vendere fumetti prodotti su licenza[1]. Successivamente arriva a creare personaggi di genere supereroistico che vanno a formare un universo fumettistico denominato Valiant Universe[1].

La Valiant Entertainment è un gruppo editoriale che può contare su una libreria di oltre 1500 personaggi e che ha venduto oltre 80 milioni di fumetti dal 1990[2]. Il suo scopo non è solo quello di pubblicare fumetti su queste proprietà ma di svilupparne il merchandising, produrne film cinematografici, videogiochi e quant'altro possa offrire l'industria dell'intrattenimento[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Contesto e fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1987 Jim Shooter il redattore-capo della Marvel Comics viene licenziato dopo aver diretto la casa editrice dal 1980[3]. In questo periodo di tempo ha ottenuto ottimi risultati sia a livello creativo che commerciale ed è riuscito a dare un'impostazione di lavoro ai suoi collaboratori (editors e assistenti) che ha permesso all'universo Marvel di avere una coerenza narrativa senza precedenti[3]. Questo ha tra l'altro spinto la rivale DC Comics a rivedere la continuity del suo universo fumettistico e a cercare di riorganizzare l'intero parco testate. Questa risposta sfocia nella miniserie Crisi sulle Terre infinite del 1985 e l'annullamento del primo Multiverso DC. Questo però non basta a battere la Marvel nelle vendite e tra i successi di Shooter abbiamo il rilancio di personaggi storici ma in declino quali Daredevil (affidato a Frank Miller), Thor (con il celebre ciclo di Walter Simonson) e l'incredibile sviluppo delle serie mutanti degli X-Men, operazione già avviata prima del suo arrivo ma ora pienamente sfruttatta a livello commerciale e creativo[3]. Tra l'altro Jim punta su personaggi come Wolverine e Punisher, anticipando l'ondata di anti-eroi che arriverà negli anni novanta[3]. Hanno meno successo iniziative come il New Universe ma allo stesso tempo Guerre segrete (prima e seconda miniserie), da lui stesso scritte sono uno dei più grandi successi Marvel[3]. Ha anche il merito di lanciare l'etichetta Epic Comics, che pubblica fumetti per un pubblico più adulto e creator-owned (ciò i cui diritti rimangono agli autori), anticipando di diversi anni la Vertigo della DC[3]. Nonostante questo i suoi dissapori con la proprietà (pare dovuti al suo carattere decisionista) e alcuni scontri con certi autori su cui lui stesso aveva puntato (Miller e John Byrne su tutti), portano al suo allontanamento dalla Marvel[3]. Jim però vorrebbe mantenere il suo posto e se possibile aumentare i suoi poteri decisionali. Per questo nel 1988 l'ex editor-in-chief della Marvel e un gruppo di altri investitori cercarono di acquistare la Marvel Comics con un'offerta di 81 milioni di dollari, ma questa fu seconda a quella dell'imprenditore Ronald Perelman[1]. Nonostante la sconfitta, Jim si rende conto delle sue capacità di convincere potenziali investitori ad entratre nel mercato del fumetto[1]. Tra questi vi è Steven J. Massarsky, ex manager dell'Allman Brothers Band, che lo aiuta a recuperare fondi per creare una nuova casa editrice[1]. Gran parte del finanziamento arriva dalla Triumph Capital, un fondo di venture capital, che inserisce come responsabile finanziario Winston Folkes[1]. Nasce così nel 1989 la Voyager Communications Inc. e la sezione dedicata alla pubblicazione di fumetti, la Valiant Comics[1]. Inoltre Jim ingaggia Bob Layton, suo ex collaboratore alla Marvel[1], responsabile insieme allo scrittore David Micheline del rinnovamento di Iron Man. Inizialmente si discute su quali personaggi storici poter acquisire per poter lanciare la Valiant. Jim crede che per farsi notare sul mercato bisogna puntare su brand già conosciuti e dopo aver scartato l'ipotesi dell'acquisizione dei personaggi Harvey Comics, la scelta definitiva ricade sui supereroi della Golden Key, il cui successo risaliva alla Silver Age ma la cui serie Magnus the Robot Fighter era una delle preferite dallo stesso Shooter[1]. Avevano vissuto anche una certa celebrità personaggi quali Solar the Man of Atom e Turok[1].

Non sarà però con questi supereroi che parte l'avventura della Valiant Comics perché a livello dirigenziale viene deciso di sfruttare la crescente popolarità dei videogiochi della Nintendo[1]. La rivista ufficiale della casa giapponese, dal nome Nintendo Power vende milioni di copie al mese e viene quindi deciso di acquisire a carissimo prezzo i diritti per pubblicare fumetti su Supermario, Legend of Zelda, Metroid[1]. A questo si aggiunge l'esborso per i diritti della federazione di wrestling WWF (all'epoca seguitissima a livello televisivo)[1]. Il fumetto di debutto è Supermario Brothers Special Edition n.1 nel 1990 a cui fa seguito una serie regolare nel 1991 (Adventures of Supermario) e altre due miniserie[1]. L'iniziativa è però un disastro commerciale, i fumetti non vendono e ci si rende conto che gli appassionati di videogiochi non apprezzano le trasposizioni cartacee dei loro eroi, e probabilmente i lettori di fumetti e i giocatori di videogames non coincidono, o almeno è così agli inizi degli anni novanta[1].

Sviluppo e successo dell'universo Valiant (1991-1993)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il fallimento con i fumetti della Nintendo, La Voyager Communications rischia di essere chiusa dalla Triumph Capital che pretende un ritorno finanziario degli investimenti fatti[1]. A Shooter non resta che puntare sui supereroi della Gold Key e lancia una nuova serie su Magnus, Robot Fighter che esce con data di copertina maggio 1991[1]. Ai testi c'è lo stesso Shooter mentre i disegni sono realizzati da Art Nichols e Bob Layton. L'accoglienza è tiepida ma nel settembre dello stesso anno pubblica Solar, the Man of Atom. Sia Magnus che Solar si basano sui personaggi della Gold Key ma su Magnus, Robot Fighter n.5 (ottobre 1991) viene presentato il primo personaggio Valiant originale[1]. Si tratta di Rai, un samurai giapponese che vive nella società futura del 41° secolo. A fine anno (con data di copertina gennaio 1992) esce anche la prima serie regolare originale della Valiant: Harbinger[1]. Questa parla di un ragazzo dagli straordinari poteri che fugge dal suo mentore Tony Harada e dai piani malvagi della Harbinger Corporation[4]. In questo modo si cominciano a introdurre i primi elementi narrativi che andranno a comporre il Valiant Universe, a cui presto si aggiungono altre serie originali quali X-O Manowar (il cui protagonista è un barbaro dell'epoca imperiale romana in una armatura alla Iron Man) e Shadowman (supereroe mistico di New Orleans), Archer and Armstrong, Eternal Warrior (che viene creato dal duo Shooter-Perlin su Solar, Man of Atom n.10)[1]. Il tutto viene proposto con una cura particolare per la continuity, si vuole dare ai lettori la sensazione di trovarsi in un universo fumettistico coerente e i cui personaggi condividono la stessa realtà fittizia[1]. In questa fase ha un ruolo fondamentale l'esperienza editoriale di Shooter che ha assistito alla gestione caotica dei personaggi DC tra gli anni sessanta e settanta e durante il suo ruolo direttivo alla Marvel ha saputo dare al suo universo fumettistico una coesione e continuity che sono diventate un vanto per la Casa delle Idee. A questo bisogna aggiungere il progetto del New Universe (sempre realizzato alla Marvel), il quale ha visto il lancio di nuove serie e personaggi che agissero al di fuori del Marvel Universe, in una realtà più simile al mondo reale e le cui vicende (narrate nelle varie serie) avessero ripercussioni credibili a livello sociopolitico e il cui legame tra le storie fosse molto stretto e in una rigida continuità narrativa. Nonostante il nuovo universo di Shooter sia fallito a livello commerciale, rimane un punto di riferimento nella realizzazione di nuove realtà fumettistiche ed è diventato il banco di prova su cui Jim ha fatto esperienza per arrivare alla creazione dell'universo Valiant[1]. Per consolidare ulteriormente il Valiant Universe, Jim Shooter lancia a metà del 1992 un universe-wide crossover al pari di quanto è ormai solita fare la DC Comics dal 1985[5]. Un evento di questo tipo prevede un storia (in genere strutturata a partire da una miniserie) che si collega poi a tutti (o quasi) gli albi della casa editrice[5]. Questi albi di collegamento sono denominati tei-in[5]. In questo caso la storia inizia sulla prima parte di una miniserie in due numeri, l'albo di debutto è Unity n.0 (agosto 1992), le cui matite sono realizzate da una leggenda dei comics quale Barry Windsor-Smith. Questo numero viene presentato come il capitolo primo di una storia che poi si snoda su tutte le 8 serie Valiant in distribuzione e si chiude con Unity n.1 (ottobre 1992), presentato come il capitolo 18°[1]. Da sottolineare che il n.0 viene distribuito gratuitamente con una tiratura di 150 mila copie[1]. Si tratta di un azzardo commerciale e potrebbe danneggiare la casa editrice, ma questa operazione galvanizza invece i lettori, che comprano avidamente gli albi tei-in esaurendo le copie da distribuire alle fumetterie[1]. La Valiant acquistò popolarità velocemente, come attestato anche da riviste specializzate come Overstreet Comic Book Price Guide e Wizard. Da notare che la Valiant viene premiata come miglior nuova casa editrice del 1992 (per gli albi pubblicati dal 1991) e come miglior editore in assoluto nel 1993[6]. Questi riconoscimenti le sono dati da Diamond Comic Distributors, che all'epoca era il più grosso distributore per i fumetti statunitensi insieme alla Capital City Distribution. Ad oggi è diventato il distributore unico per il mercato dei comics. A metà del 1992 le vendite degli albi Valiant si attestano tra le 30 e 40 mila copie e il debito con la Triumph Capital rimane aperto, ma in aiuto della casa editrice arriva un'espansione del mercato fumettistico mai visto prima e che porterà ad un 1993 che rimarrà negli annali come l'anno record per le vendite dei fumetti statunitensi[1]. Non si tratta di una reale crescita della base dei lettori ma il tutto è veicolato da una bolla speculativa che porta le fumetterie ad ordinare albi in eccesso e ad improvvisati speculatori a comprare decine di copie di uno stesso albo nelle speranza di rivenderlo a prezzo maggiorato dopo pochi mesi. L'illusione dura poco e l'implosione sarà già evidente nel 1994, ma questo non toglie che i vertici della Valiant e il suo parco personaggi siano pronti a sfruttare al massimo il periodo favorevole[1]. La prima avvisaglia dell'ondata favorevole di acquisti diviene evidente quando il primo numero della serie Bloodshot arriva a vendere 742.000 copie. L'albo esce lo stesso giorno (il 12 novembre 1992) in cui viene distribuito l'albo della morte di Superman, cioè Superman (Vol.2) n.75, che è poi il fumetto più venduto di sempre[1]. Da notare che il novembre del 1992 rimane il mese record per le vendite di albi a fumetti di lingua inglese. Qualche mese prima su Magnus, Robot Fighter n.12 (maggio 1992), Shooter crea un teamp-up tra il protagonista della serie e Turok, il cacciatore di dinosauri creato decenni prima dalla Dell Comics e che adesso viene sapientemente introdotto nel nuovo universo Valiant. Questo personaggio si rivelerà essere uno dei character di maggior successo degli anni novanta. Infatti quando debutta la sua serie regolare a luglio 1993, il primo numero vende un milione e settecentocinquantamila copie e con il n.4 si stabilisce il record ufficioso di vendite per un albo Valiant con un totale di 2 milioni di copie andate in pre-ordine[1]. Questo rappresenta il picco di maggior successo ma anche l'inizio del declino. Da notare che Jim Shooter, artefice del rilancio di questi personaggi e ideatore di un universo fumettistico secondo solo a quello del duopolio DC-Marvel, è stato licenziato nell'estate del 1992 in seguito a contrasti con i suoi partner commerciali della Triumph Capital[7]. Bob Layton prese allora la maggior parte degli incarichi editoriali di Shooter, mentre Kevin VanHook divenne "production mamager" oltre che prendere le redini di scrittore per le serie di Solar e Eternal Warrior. Jim si trovò quindi estraneo alla compagnia che ha creato proprio nel momento del suo più grande trionfo. L'ultimo progetto partorito di Shooter (in collaborazione con Layton) è l'albo Rai n.0 che delinena ulteriormente la continuity del Valiant Universe nel corso della storia[1]. Oltre a contenere la prima apparizione del personaggio di Bloodshot, l'albo presenta il futuro dell'universo Valiant in maniera dettagliata, dalla morte dell'attuale Shadowman nel 1999 al futuro dell'anno 4001 in cui si svolge la nuova serie regolare Rai[1].

A partire dal 1992, i fumetti Valiant rendono la Voyager Communications una compagnia altamente remunerativa e gli investitori del Triumph Capital rientrano dell'investimento e ci guadagnano molti soldi[1]. Bisogna considerare che nel 1991 la Valiant detiene lo 0.64% di un mercato dei comics che raccoglie poco più di 300 milioni di dollari mentre nel 1993 ha quasi il 9.40% di un mercato che raccoglie la cifra record (per l'industria del fumetto) di 850 milioni di dollari[8]. Questo porta alla Voyager un incasso lordo che raggiunge gli 80 milioni di dollari. Già nell'estate del 1993 ci sono però le prime avvisaglie dell'imminente collasso del mercato con la media degli albi venduti che passa da 300000 copie a 75000[1]. Gli investitori del Triumph Capital capiscono che è il momento di vendere la Voyager Communications e uscire dall'editoria a fumetti quando il peak del mercato sembra raggiunto. Ottimizzando ulteriormente il loro investimento riescono a vendere la compagnia all'azienda di videogiochi Acclaim per 65 milioni di dollari.

Acclaim Entertainment (1994-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Nel giugno del 1994, la Voyager Communications viene venduta al colosso dei videogiochi Acclaim Entertainment per 65 milioni di dollari[9]. Prima di tentare l'acquisto della Valiant, la Acclaim aveva provato a comprare la Image ma i suoi fondatori si erano opposti per mantenerne l'indipendenza creativa[1]. Tra l'altro l'acquisto della Voyager Communications è pagato eccessivamente dalla Acclaim in quanto dei calcoli finanziari accurati non la stimavano più di 30/35 milioni di dollari[1]. Parallelamente al resto dell'industria fumettistica, le vendite della Valiant stanno crollando già dalla fine del 1993[10] e stando a quanto sostenuto dallo stesso Bob Layton (allora redattore capo per la Valiant Comics), l'ingerenza dei vertici della Acclaim contribuirà a peggiorare la situazione[1]. Il progetto dei nuovi proprietari è chiaramente quello di trasformare i personaggi a fumetti del Valiant universe in franchise per nuovi videogiochi[1]. Questo obiettivo viene anche raggiunto in quanto le trasposizioni videoludiche dei personaggi Valiant arrivano a vendere 8 milioni di copie e sono da menzionare i videogiochi di successo tratti da Shadowman e Turok[6]. Bisogna anche però sottolineare che diverse scelte editoriali non risulteranno altrettanto vincenti e le conseguenze porteranno alla chiusura delle pubblicazioni Valiant entro la fine del decennio.

Nel 1994, Bob Layton lancia il crossover The Chaos Effect, miniserie di quattro numeri che cerca di ricreare interesse sull'universo Valiant[1]. Si tratta di un tentativo fallimentare e questo porta il progressivo distacco e coinvolgimento di Layton (uno dei fondatori della Valiant) dalla gestione creativa del gruppo[1]. Nel 1995 la Acclaim cerca di rilanciare le serie attraverso l'evento definito Birthquake[1]. Si tratta di un'operazione nella quale i titoli più deboli nelle vendite quali Harbinger, Rai, Secret Weapons vengono cancellati e i restanti (circa una decina) sono assegnati ad autori e artisti di fama ed esperienza[11]. Tra questi vi sono Dan Jurgens (all'epoca top-seller assoluto grazie al suo ciclo su Superman), Ron Marz e Bart Sears (a cui viene affidato X-O Manowar), Tim Truman e Rags Morales (su Turok) e John Ostrander (su Eternal Warrior)[11]. L'operazione è alquanto dispendiosa: a questi autori/artisti viene garantito una cifra fissa per albo di 20 mila dollari (sia per i testi che per le matite, arrivando quindi a sborsare 40 mila dollari per numero), senza garanzia di un ritorno commerciale[11]. Le vendite però continuano a crollare con diverse serie che faticano a tenersi sopra la 5000 copie, Timewalker, Shadowman, Visitor chiudono pochi mesi dopo[1]. Nell'arco di soli due anni l'interesse per gli albi Valiant sembra svanito e nonostante la crisi stia toccando l'intero mercato fumettistico bisogna sottolineare che la Valiant (ora Acclaim Comics) è tra quelle più duramente colpite. Nel 1996, si assiste alla chiusura di tutte le serie mensili dei personaggi Valiant e difatto termina quello che viene definito il primo universo Valiant (o prima ondata dei fumetti Valiant) e per cui si utilizza l'acronimo VH1[1]. Il passo successivo è quello di un reboot dei personaggi di maggior successo, una nuova continuity e il lancio di qualche nuova serie[1]. Si ha quindi la nascita di un secondo universo Valiant il cui punto di riferimento creativo è l'autore Fabian Nicieza. Questi collabora con Steve Massarsky (la cui credibilità è scesa dopo il fallimento del suo intercomapny cross-over Deathmate) e Jon Hartz per lanciare il VH2, cioè la seconda ondata dei fumetti Valiant, ormai completamente assorbiti nel brand Acclaim[1]. La scelta di Nicieza viene fondata sulla sua reputazione di scrittore top-seller di albi alla Marvel Comics. Difatti nei primi anni novanta, ai testi delle serie mutanti e di New Warriors, vendeva centinaia di migliaia di copie per albo. Il problema è che in quel periodo (1991-1993), le vendite erano cresciute a dismisura per chiunque fosse nel settore, Nicieza non si è distinto da altri autori e non ha l'esperienza di Redattore come Jim Shooter o lo stesso Bob Layton[1]. Nonostante questo gli viene affidato il compito di rifondare l'universo Valiant e dargli una nuova continuity. Questi decide di puntare sia su titoli già conosciuti quali Bloodshot, Magnus, Ninjak, Shadowman, X-O Manowar, e sia su nuove serie quali Trinity Angels, Troublemakers, Quantum & Woody[1]. Questa nuova linea debutta tra la fine del 1996 e il 1997 ma già i primi numeri partono male, con meno di 12 mila di copie vendute per albo e la situazione andrà scemando nel corso dei mesi successivi[1]. Bisogna sottolineare che gli autori scelti sono tra quelli più validi degli anni novanta. Per X-O Manowar viene scelto il duo Mark Waid e Bryan Augustyn, responsabili di un ciclo di storie di successo sulla serie di Flash post-Crisis. Garth Ennis, l'acclamato scrittore di Preacher per la Vertigo (distintosi anche su Hellblazer e Hitman) viene messo ai testi di Shadowman e Kurt Busiek (pluripremiato per Marvels) deve ricreare Ninjak. Nonostante le premesse siano buone il progetto fallisce e una delle colpe risiede in mancanza di disciplina e guida a livello redazionale, punti forti del periodo Shooter[1]. Per esempio Ennis lascia il suo incarico (inspegabilmente) dopo soli 4 numeri e senza aver dato una sferzata al personaggio di Shadowman[1]. Mark Waid stravolge completamente un personaggio vincente e ormai iconico (per la Valiant) trasformandolo in un mash up di Iron Man e Capitan America con un'armatura che si attiva grazie alla paura[1]. Waid si vanta persino di non aver mai letto un albo di X-O Manowar uscito in precedenza e quindi ignora completamente il background del personaggio[1]. Si tratta di un atteggiamento insolito per un autore sempre attento e rispettoso del passato narrativo ed editoriale dei personaggi a cui lavora. Più tardi arriva a giustificare il suo approccio con il fatto di aver avuto gravi problemi familiari, i quali non gli hanno permesso di dare piena attenzione all'opera[1]. A questo si aggiunge una versione di Ninjak da parte di Buisiek che toglie forza e spessore ad un personaggio che Joe Quesada aveva contribuito a rendere memorabile e influente nel mondo dei comics di quel decennio[1]. Indubbiamente viene a mancare un'autorità a livello redazionale che sapesse gestire a livello creativo e comportamentele gli autori coinvolti. Nel 1998 la Acclaim Publishing si trova costretta a chiudere tutte le serie e cercare l'ennesimo rilancio. Lo staff redazionale viene ridotto da 24 a 7 persone e la sede della Acclaim Publishing viene ricollocata a Glen Cove in Long Island, centro direttivo della casa madre Acclaim Entertainment[1]. Nicieza, dopo il fallimento della nuova linea a fumetti si dimette adducendo la scusa che la nuova sede editoriale si trovava a 3 ore di viaggio da casa sua[1]. Siamo a metà del 1999 e il nuovo redattore capo è Walter Black che si trova a gestire una situazione molto difficile con l'obbligo di riportare in auge l'interesse per i supereroi Valiant. Si decide di puntare su delle miniserie e di ritornare alle origini per quanto riguarda l'impostazione dei personaggi. A tal fine viene anche richianato il fondatore stesso del Valiant Universe cioè Jim Shooter. A quest'ultimo viene affidata la miniserie Unity 2000 che si proponeva di integrare il vecchio universo Valiant (denominato VH1) e il nuovo universo Acclaim (il VH2). In questa pubblicazione Jim ci racconta tra l'altro la morte del primo Shadowman (alias Jack Boniface) per mano di Master Darque, esattamente come predetto che sarebbe accaduto nel 1999 in Rai n.0 (pubblicato nel 1992) . La serie è però interrotta dopo soli 3 numeri (sui 6 previsti). Gli ultimi numeri della Acclaim Comics sono Shadowman n.6 e Armorines n.4 dopo i quali La compagnia chiude tutte le pubblicazioni per concentrarsi sul suo business primario.

Nel 2004 la Acclaim andò in bancarotta e chiuse i suoi uffici; nel 2005 vendette all'asta i diritti dei personaggi originali della Valiant come parte del procedimento della bancarotta. Dopo un processo complicato che coinvolse numerose parti, la Valiant Entertainment acquisì i diritti dei personaggi. Nel 2008 lanciò inoltre il suo sito ufficiale[12] e ha cominciato a ristampare versioni ricolorate di alcune serie della Valiant Comics: Harbinger: The Beginning (contiene Harbinger nn. 1-7), X-O Manowar: Birth (X-O Manowar nn. 1-7) e Archer & Armstrong: First Impressions (Archer & Armstrong nn. 1-7).

Il rilancio del Valiant Universe (2012-2015)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la Valiant Entertainment abbia acquisito i diritti dei personaggi Valiant nel 2005 è solo nel 2011 che annuncia di volerli sfruttare per lanciare nuove serie a fumetti[13]. Le prime quattro nuove serie del rilanciato del Valiant Universe avviene nell'estate del 2012 con una campagnia promozionale che viene denominata The Summer of Valiant[13]. Questi primi albi partecipano all'iniziativa Free Comic Book Day, giorno in cui vengono distribuiti fumetti gratuitamente dai comic-shopo aderenti[13]. La supervisione creativa del progetto è affidata al direttore creativo Dinesh Shamdasani, il direttore esecutivo Warren Simons e l'editore Fred Pierce[13]. Quest'ultmo è l'unico membro del nuovo menagment che era presente anche nell'organigramma della Valiant durante i suoi successi degli anni novanti e rappresenta quindi un ponte con il passato della casa editrice. Il programma prevede la pubblicazioni delle quattro nuove serie tra giugno e agosto e si tratta di X-O Manowar, Harbinger, Bloodshot e Archer e Amstrong[13]. Simons specifica da subito che si tratta di albi con storie che possono essere da subito fruibili per i nuovi lettori e non siamo quindi di fronte a della sequel delle serie anni novanta ma piuttosto ad un reboot[13]. Il tutto viene fatto però nel rispetto della storia originale dei characters e costruendo dall'inizio una continuity che sia coesiva e strutturata così come quella voluta da Jim Shooter alla fondazione del primo Valiant Universe[13]. Come sottolineato da Shamdasani, la scelta è ricaduta su queste serie in quanto X-O Manowar è stata quella più veduta (con 8 milioni di albi totali dal 1992), Harbinger è quella più richiesta dai vecchi fan e forse una delle più innovative degli anni novanta, Bloodshot rappresenta l'opportunità di raccontare un grande storia d'azione riflettendo sulle conseguenze delle operazioni segrete dei governi, Archer e Armstrong permette di dare uno sguardo alla storia dell'universo Valiant del passato in quanto Amstrong è un immortale[13].

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Valiant Universe[modifica | modifica wikitesto]

Acclaim Universe[modifica | modifica wikitesto]

  • Armed and Dangerous
  • Armorines
  • Bad Eggs
  • Bloodshot
  • Concrete Jungle
  • Darque Passages
  • Deadside
  • Doctor Tomorrow
  • Eternal Warriors
  • Grackle
  • Gravediggers
  • Harbinger
  • Magnus
  • Solar
  • N.I.O.
  • Ninjak
  • Quantum & Woody
  • Shadowman
  • Trinity Angels
  • Troublemakers
  • Unity 2000
  • X-O Manowar

Intercompany Crossover[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni novanta cominciano ad imperversare sul mercato fumettistico numerosi crossover tra personaggi di diverse case editrici (denominati intercompany crossover). Si tratta di una buona strategia di marketing che invoglia i lettori ad interessarsi a fumetti e personaggi che magari esulano dalle abituali letture e portano all'attenzione nuovi editori. Allo stesso tempo vi è la possibilità da parte degli autori sfruttare un nuovo contesto narrativo o crerae situazioni non realizzabili con personaggi di uno stesso universo fumettistico. Ne è un esempio lo storico crossover tra Marvel e DC negli anni settanta che porta all'incontro/scontro tra Superman e Spider-Man, le icone dell'epoca delle due case editrici. Negli anni novanta gli intercompany crossover interessano ormai l'intero mercato fumettistico e vengono ampiamente sfruttati anche da editori indipendenti quali la Valiant. Il primo viene realizzato con la Dark Horse che detiene i diritti per produrre fumetti sul personaggio cinemetografico Predator. Questo viene sfruttato per numerosi crossover nel corso degli anni novanta quali Batman versus Predator, Judge Dredd versus Predator, Tarzan versus Predator a cui vanno aggiunte varie miniserie Aliens vs. Predator che creano un franchise anche a livello cinematografico. La Valiant quindi mette contro il predatore alieno il primo dei suoi personaggi (in ordine di pubblicazione) e cioè Magnus, Robot Fighter. Quest'ultimo è protagonista anche del crossover con un'icona del fumetto indipendente quale il Nexus di Mike Barone e Steve Rude che all'epoca veniva distribuito dalla Dark Horse.

Nel 1993 viene progettato il più ambizioso crossover tra editori mai concepito con i personaggi Valiant, cioè Deathmate che vede l'incontro dell'universo Valiant con quello Image[14]. Il progetto nasce da un'idea di Steve Massarsky e Jim Lee, e trova però contrari Bob Layton (allora redattore e direttore creativo della Valiant) e due dei sei fondatori Image quali Todd McFarlane e Jim Valentino[14]. Questi non partecipano all'opera (e neanche Whilce Portacio) e quindi tra i soci Image aderiscono Rob Liefeld, Marc Silvestri, Jim Lee e gli associati ai loro studios[14]. Il crossover viene concepito come una miniserie in 6 parti costituita da un prologo e 4 capitoli centrali, due realizzati dalla Valiant e due dalla Image[14]. Bisogna sottolineare che il 1993 è l'anno dove le due compagnie raggiungono il picco delle vendite, raccogliendo insieme il 24% del mercato (se si calcola il ricavato totale del mercato espresso in dollari)[8]. Questo le porta ad avere un peso superiore alla stessa DC Comics (che raccoglie il 19%)[8]. L'attesa per Deathmate è molto alta e gli ordinativi (soprattutto per il Prologo) sono molto buoni, ma il problema nasce quando vi sono dei rallentamenti nella fase di realizzazione degli albi Image[14]. Layton colpevolizza l'incapacità della Image di rispettare le scadenze e di aver già messo in difficoltà numerose fumetterie. Queste, se dopo aver ordinato molte copie di un albo, se lo ritrovano con ritardi di consegna di diversi mesi, rischiano che a quel punto non vi sia più interesse ad acquisirlo da parte degli appassionati[14]. Questo fenomeno si amplifica con Deathmate in quanto il mercato comincia a collassare nel 1994 e le tavole commissionate alla Image non sono compiute. Layton ricorda di aver obbligato con la forza Rob Liefeld in una camera di albergo a finire le sue pagine di Deathmate: Prologue per poi inchiostrarle lui stesso e poter comporre quindi l'albo[14]. La situazione non migliora però con gli albi successivi, con l'uscita di Deathmate: Red ormai nel 1994 quando molti di quei comic-shop che ne avevano ordinato decine di migliaia di copie erano falliti. Bob Layton arriva a definire Deathmate l'inizio della fine del successo della Valiant e della sua stessa carriera[14].

L'ultimo crossover con altri editori avviene nel 1996 durante la gestione dei personaggi Valiant da parte della Acclaim Entertainment. Si tratta di una miniserie in due parti realizzata con la Marvel Comics e che vede l'incontro dei due supereroi in armatura X-O Manowar e Iron Man. L'operazione serve da lancio ad un videogioco della Acclaim che vede protagonisti i due personaggi[15]. Il titolo è Iron Man/X-O Manowar in Heavy Metal, sia per il fumetto che per il videogioco[15]. Quest'ultimo viene distribuito il 26 maggio 1997 ed è compatibile con le console Playstation, Sega Saturn, Game Boy e PC[15]. Le critiche nei confronti del videogame sono negative e non incontra il successo sperato[15].

Di seguito l'elenco di queste pubblicazioni:

  • Predator versus Magnus, Robot Fighter nn.1-2, John Ostrander - Jim Shooter (testi) e Lee Weeks (disegni), miniserie di 2 numeri, in collaborazione con Dark Horse Comics, novembre 1992
  • Deathmate nn.1-6, AA.VV. (testi e disegni), miniserie di 6 numeri composta da un primo albo che funge da prologo e un ultimo che ne è l'epilogo mentre i 4 albi centrali sono denominati Black (della Image) - Yellow (della Valiant) - Blue (della Valiant) - Red (della Image), in collaborazione con Image Comics, settembre 1993 - febbraio 1994
  • Magnus, Robot Fighter & Nexus nn.1-2, Mike Baron (testi), Steve Rude (disegni), Gary Martin (chine), miniserie di due numeri, in collaborazione con Dark Horse Comics, dicembre 1993 - aprile 1994
  • X-O Manowar/Iron Man in Heavy Metal n.1 e Iron Man/X-O Manowar in Heavy Metal n.1, miniserie in due parti, il primo albo è realizzato dalla Acclaim Comics (Fabian Nicieza ai testi e Andy Smith ai disegni) e il secondo dalla Marvel Comics (Fabian Nicieza ai testi e Tom Grindberg alle matite), settembre 1996

Adattamenti in altri Media[modifica | modifica wikitesto]

Durante gli anni novanta la Valiant/Acclaim non è riuscita a stringere accordi per il concreto sviluppo di opere cinematografiche o televisive basate sui suoi personaggi, ma bisogna anche sottolineare che la chiusura della Acclaim Comics ( e quindi la scomparsa dei Valiant Heroes dal mercato) avviene nel 1999. Siamo quindi agli albori dell'inizio dell'epoca più florida per i cinecomic. Con il rilancio del 2012 la situazione è però cambiata e, anche se i personaggi Valiant non godono più dei successi degli anni novanta, l'interesse per lo sviluppo di film o serie televisive sui supereroi è molto alto[16]. Considerando che i personaggi Marvel sono controllati dal gruppo Walt Disney e quelli DC dal gruppo Warner Bros., i supereroi Valiant sono diventati appetibili per creare opere indipendenti rispetto al duopolio Marvel-DC[17]. Difatti il 9 marzo 2015, con un comunicato congiunto, la Valiant Entertainment e il guppo cinese DMG Entertainment (leader mondiale dell'intrattenimento cinemetografico e televisivo) siglano un accordo per la realizzazione di un universo cinematico formato dai supereroi Valiant, con attenzione anche a possibili serie televisive e alla diffusione del brand Valiant in Asia[17]. Il comunicato sottolinea che il mercato cinematografico cinese è quello in più forte espansione nel mondo e nel 2014 ha raccolto 4.8 milardi di dollari di incassi al box office[17]. Il pubblico cinese è particolarmente entusiasta del genere supereroistico e per questo la DMG ha collaborato in passato con i Marvel Studios, co-producendo e co-finanziando Iron Man 3, che è risultato essere (al 2013) il sesto più alto incasso di un film al box office cinese[17]. Adesso la DMG ha però la possibilità di sviluppare nuovi franchise cinematografici grazie all'accordo con la Valiant e con 3 progetti in fase di sviluppo[17].

Le opere in gestazione sono:

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'arrivo in Italia dei comic Valiant avviene quattro anni dopo il debutto della casa editrice negli USA. L'operazione avviene grazie alla Play Press che si trova orfana dei personaggi Marvel Comics che dal 1994 vengono distribuiti direttamente da Marvel Italia. Il tentativo non gode di molto successo e le serie sono presto chiuse. Per tornare a vedere un'edizione Italiana dei Valiant Comics bisogna aspettare il 2013, a cura della Panini Comics che difatto è l'erede della Marvel Italia ed unica licenziataria dei suoi fumetti su nostro territorio.

Il periodo Play Press (1994-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994-1995 sono state pubblicate alcune serie in lingua italiana dalla casa editrice Play Press[18]:

Nel 1994 la Play Press è in cerca di un nuovo universo fumettistico con cui coinvolgere vecchi e nuovi lettori dopo la perdita dei titoli Marvel a discapito della nuova (per allora) Marvel Italia e la forte offerta dei titoli Image Comics da parte della Star Comics. Puntare sull'universo Valiant sembra una scelta ovvia ma anche obbligata visto l'incredibile successo ottenuto tra il 1992 e il 1994 in patria. In Italia però il mercato sembra saturo e i nuovi personaggi creati o reimmaginati da Shooter, Layton e Barry Windsor Smith (tra gli altri) non attecchiscono nelle edicole e fumetterie. Bisogna sottolineare che anche negli Stati Uniti il mercato sta crollando e la Valiant ne risentirà anche in misura maggiore che non le Big 2 Marvel-DC o della sopracitata Image. Tra l'altro proprio nel 1994 (anno di debutto italiano) la Valiant viene stravolta dalla sua acquisizione da parte della Acclaim che cercherà di sfruttarne i personaggi in ottica di uno sviluppo videoludico. Questa nuova strategia non contribuirà a rinvigorire a livello creativo il Valiant Universe e la scelta di chiuderne le pubblicazioni in Italia a metà anni novanta sembra quindi scontata. Bisognerà aspettare quasi vent'anni perché un altro editore non rilanci in maniera organica questo universo fumettistico.

Il ritorno con Panini Comics (2013-2015)[modifica | modifica wikitesto]

Copertina di X-O Manowar 3 - Il pianeta della morte (edizione Panini Comics)

Sulla rivista Anteprima del giugno 2013, Marco Marcello Lupoi annuncia il ritorno dei fumetti Valiant in Italia[19]. L'operazione è curata dalla Panini Comics che (tra i vari brand) è l'unica licenziataria degli albi Marvel in Italia[19]. Lupoi sottolinea che si tratta di una scelta coraggiosa in quanto non è mai facile proporre un nuovo universo fumettistico con collane che dovranno tener conto della continuity e vari cross-over[19]. Si tratta della quarta volta in cui l'editore tenta una proposta di questo tipo in quasi vent'anni: la prima è stata nel 1994 con la proposta del Marvel Universe, la seconda nel 1996 con quello della Malibu Comics e poi nel 1998 con quello della Top Cow Productions di Marc Silvestri (etichetta della Image Comics)[19]. Le serie proposte sono quelle della nuova linea editoriale lanciata nell'estate del 2012 dalla Valiant Entertainment e che costituiscono un reboot (o reimagining come lo chiama Lupoi) del Valiant Universe originale, che poi era quello brevemente visto in Italia a metà anni novanta con le edizioni Play Press[19].

Le serie Valiant vengono proposte in volumi brossurati che raccolgono 4/5 albi l'uno con un numero di pagine che varia da 112 a 128 e un prezzo di €9,90[20]. Il primo ad uscire è a settembre 2013 e presenta i primi quattro numeri della serie X-O Manowar (quella con cui è stato inaugurato il nuovo Valiant Universe nel 2012)[20]. Nello stesso mese esce anche Harbinger - L'ascesa di Omega (con i primi 5 albi della serie originale)[20], a dicembre tocca a Bloodshot 1 - A ferro e fuoco (con i primi 4 albi) e a gennaio 2014 Archer & Armstrong 1 - Il codice Michelangelo (con i primi 4 albi)[21]. Per le prime due pubblicazioni è possibile ricevere una T-Shirt in allegato, pagando un prezzo maggiorato. Da notare che la t-shirt allegata ad Harbinger presenta una illustrazione frontale dell'artista/autore canadese Jeff Lemire[20][21].

Il ritorno delle serie Valiant in Italia non trova il successo sperato e le pubblicazioni vengono sospese a metà del 2015[22]. La Panini, dopo la tiepida accoglienza dei volumi da libreria, ha provato a passare alla distribuzione in edicola con albi più snelli ed economici[22]. Si tratta delle serie antologiche Valiant Presenta e Valiant Deluxe Presenta[22]. Come sottolinea lo stesso editore modenese la risposta dei lettori è stata inferiore alle aspettative e quindi sospende le pubblicazioni della Valiant Entertainment[22].

Edizione Star Comics (dal 2016)[modifica | modifica wikitesto]

A Lucca Comics and Games 2015, la casa editrice perugina Star Comics annuncia che ha acquistito i diritti della Valiant per l'Italia e a partire dal 2016 si occuperà della pubblicazione dei fumetti dell'Universo Valiant in Italia, subentrando al precedente editore, Panini Comics[23]. La Star decide di riprendere le storie già pubblicate da Panini nei 4 numeri di Valiant Presenta e nel secondo numero di Valiant Deluxe presenta[24]. Questi albi sono già usciti in edicola ma adesso sono riproposti in formato paperback da libreria. Questa fase (denominata synchronitation) vede la distribuzione a febbraio 2016 di X-O Manowar Vol.5 (contenente X-O Manowar nn.19-22 della serie Valiant Entertainment), di Unity Vol.1 e Harbinger Vol.4[24]. A partire da marzo inizia poi la proposta di materiale inedito nel formato paperback con un numero variabile di pagine ( da 106 a 112 pp.) e i volumi distribuiti sono X-O Manowar Vol.6, Harbinger Vol.6 e Shadowman Vol.3[25][24].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd (EN) L'ascesa e la caduta della Valiant Comics, sequart.org. URL consultato il 14 luglio 2015.
  2. ^ a b (EN) Valiant about us, valiantentertainment.com. URL consultato il 14 luglio 2015.
  3. ^ a b c d e f g Peter Sanderson in A brief history of Marvel Comics, in AA.VV., Marvel Comics Checklist & Price Guide - 1961 to Present, Krause Publications, Inc., Iola(WI), 1993, pp.11-27
  4. ^ Jim Shooter (testi) - David Lapham (matite) - John Dixon (chine), Harbinger n.1, Valiant Comics, New York, gennaio 1992
  5. ^ a b c Julian Darius in Crossovers, in Classic on Infinite Earths: The Justice League and DC Crossover Canon, Sequart Organization, Edwardsville (Illinois), aprile 2015, pp.168-172
  6. ^ a b Valiant Returns, in AA.VV., Previews n.282, Diamond Comic Distributors, Timonium MD, marzo 2012, pp. 326-331.
  7. ^ NewsWatch: Voyager Fires Jim Shooter, The Comics Journal n. 151 (luglio 1992), p. 15
  8. ^ a b c (EN) 1993 Comic Book Sales Figures, comichron.com. URL consultato il 7 agosto 2015.
  9. ^ Newswatch: Acclaim Buys Voyager for $65 Million, The Comics Journal n. 168 (maggio 1994), p. 31
  10. ^ News Watch: Acclaim Entertainment Tanks Hard in Fourth Quarter of 1996, The Comics Journal n. 192 (dicembre 1996), p. 29
  11. ^ a b c (EN) Valiant Efforts Part 3, exiledingeeksville.com. URL consultato il 17 settembre 2015.
  12. ^ Sito ufficiale della Valiant Entertainment
  13. ^ a b c d e f g h Keith Davidsen in Valiant Comics: a New Unity, in AA.VV., Bleeding Cool Magazine n.0, Avatar Press, Inc., Rantoul (IL), giugno 2012, pp.3-8
  14. ^ a b c d e f g h George Khoury in Deathmate: The Image/Valiant Crossover, in Image Comics: The Road to Indipendence, Twomorrows Publishing, Raleigh (Carolina del Nord), giugno 2007, pp. 244-245.
  15. ^ a b c d (EN) Iron Man/XO-Manowar in Heavy Metal, ign.com. URL consultato il 30 agosto 2015.
  16. ^ Stefano Feltri, Sfida tra giganti in, AA.VV., Anteprima n.290, Panini Spa - Divisione Pan Distribuzione, Modena, ottobre 2015, fs.10-11
  17. ^ a b c d e f g h (EN) Valiant gets funding to develop Marvel-Style Valiant comics movie universe. URL consultato il 16 ottobre 2015.
  18. ^ Foreign Valiant Comics Editions
  19. ^ a b c d e Marco Marcello Lupoi in Valiant Time!, in AA.VV., Anteprima n.262, Panini Spa - Divisione Pan Distribuzione, Modena, giugno 2013, p.18
  20. ^ a b c d Anteprima n.262, Panini Spa - Divisione Pan Distribuzione, Modena, giugno 2013, pp.48-49
  21. ^ a b Anteprima n.263, Panini Spa - Divisione Pan Distribuzione, Modena, luglio 2013, pp.56-57
  22. ^ a b c d Panini sospende le pubblicazioni Valiant Comics. URL consultato il 26 ottobre 2015.
  23. ^ La Star Comics pubblicherà le serie della Valiant. URL consultato il 25 dicembre 2015.
  24. ^ a b c Edizioni Star Comics in, AA.VV. Anteprima n.292, Panini Spa - Divisione Pan Distribuzione, Modena, dicembre 2015, pp.116-117
  25. ^ I dettagli sui primi albi Valiant della Star Comics. URL consultato il 25 dicembre 2015.

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