Continuity

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Continuity, in italiano continuità[senza fonte], è un termine inglese con cui si definisce nelle opere di finzione, la coerenza e la non contraddittorietà nello svolgimento e sviluppo di eventi, situazioni e vite dei personaggi. Il termine è utilizzato per tutti i media, in particolare fumetti e telefilm.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Televisione e film[modifica | modifica wikitesto]

Nei film e nei prodotti televisivi è molto più difficile mantenere una continuity, poiché la si può verificare solo una volta che tutto è stato girato. Per questo motivo le produzioni generalmente hanno un supervisore che controlla i dettagli e le azioni, che spesso non sono girate nello stesso ordine in cui si svolgono gli eventi (non è raro che, per esempio, la prima sequenza ad essere girata sia il finale). Questa persona si occupa, per mezzo di fotografie, appunti e, in piccola parte, della sua memoria, di verificare che tutti gli oggetti e le persone rimangano nelle stesse posizioni tra un'inquadratura e un'altra, che i vestiti e le ambientazioni siano identiche. Per ottenere tale scopo vengono utilizzati anche precisi segni di scena, che indicano le posizioni da cui riprendere a girare per mantenere la continuity.

Serie televisive[modifica | modifica wikitesto]

Il maggior problema di lunghe serie televisive è il gran numero di informazioni che vengono date durante un episodio di una serie o addirittura di un'altra serie; alcuni telefilm infatti hanno numerosi e accaniti fan, che prendono nota di ogni dettaglio di ogni episodio e, confrontandolo con un altro, trovano una contraddizione. L'esempio classico di questo caso è Star Trek, per cui è stato addirittura coniato l'acronimo YATI, Yet Another Trek Inconsistency (Un'altra incongruenza di Star Trek).

Fumetti[modifica | modifica wikitesto]

Nei fumetti la continuity è l'unità di tempo, luogo e azione in cui si svolgono gli eventi; il termine serve a creare una linea spazio-temporale consistente in cui l'azione si svolge. È stata coniata anche l'espressione "Fuori continuity", che indica la non appartenenza (prodotta volutamente, o per descrizione di eventi incoerenti tra loro) di un numero o di un albo alla successione degli eventi principale che si stava narrando; esempi principali di questo termine sono state le cosiddette "storie immaginarie" di Superman negli anni '50 e, più di recente, le storie What if...? Marvel Comics e gli Elseworlds DC Comics. Un uso particolare, sempre più diffuso, di continuity è la cosiddetta "retcon": si tratta di storie o episodi che riscrivono lo svolgimento di eventi passati, modificandone spesso gli effetti anche sul presente.

Questo uso di consequenzialità permette le contaminazioni tra serie differenti note come crossover.

In Italia il primo fumetto in cui maggiormente si è avvertito l'uso, di forte ispirazione statunitense, della continuity è Nathan Never, a cui hanno fatto seguito altre serie con analoga coesione narrativa, come Dampyr e Martin Mystere.

Un tipico esempio di fumetto in cui la continuity è stata violata, almeno nei primi tempi, è Tex: nel numero 17 della serie gigante (quella attualmente in edicola) Tex, già vedovo, discute con il figlio dell'imminente scoppio della Guerra di secessione americana, mentre nei numeri 113-114 (e in altri successivi) Tex, rievocando il suo passato con i pards (tra cui suo figlio adolescente), ricorda quando, non ancora sposato, fu implicato direttamente in tale guerra.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]