Strage di Farneta

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Strage di Farneta
Certosa di Farneta 1.jpg
Il cimitero della Certosa di Farneta dove riposano 11 delle 12 vittime della strage
Stato Italia Italia
Luogo pendici del Montemagno (il 7 settembre), dintorni di Massa (il 10 settembre)
Data 7 e 10 settembre 1944
Tipo Fucilazione
Morti 12 monaci certosini, più 32 uomini catturati nella Certosa
Responsabili 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS"
Motivazione I monaci della Certosa di Farneta avevano dato asilo ad un centinaio di perseguitati politici, partigiani ed ebrei

Con strage di Farneta si intende la fucilazione di dodici monaci certosini ad opera di soldati tedeschi delle SS appartenenti alla 16. SS-Panzergrenadier-Division "Reichsführer-SS" nei giorni 7 e 10 settembre 1944 in seguito al rastrellamento effettuato nella Certosa di Farneta di Lucca nella notte tra il 1 e il 2 settembre dello stesso anno.

I primi due monaci furono uccisi il 7 settembre, mentre gli altri 10 furono trucidati tre giorni più tardi nella più ampia operazione di massacro di prigionieri denominata Strage delle Fosse del Frigido, avvenuta nei giorni 10 e 16 settembre 1944.

Per le SS i monaci certosini erano colpevoli di aver dato asilo ad un centinaio di perseguitati politici, partigiani ed ebrei.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il rastrellamento[modifica | modifica wikitesto]

Le SS irruppero nei locali della Certosa di Farneta alle 23.15 circa dell'ora legale nella notte tra il 1 e il 2 settembre del 1944[1], sorprendendo i padri certosi mentre si recavano in chiesa per la recita del Mattutino.

Il rastrellamento di tutti i locali della Certosa risultò problematico e di lunga durata: i monaci vennero così rinchiusi nel parlatorio, stretti come sardine e minacciati di morte. Verso le otto del mattino alcuni padri riuscirono a celebrare la Messa.[2] Quasi tutti i monaci vennero costretti a svestirsi dell'abito religioso per indossare abiti civili.

Il trasferimento a Nocchi[modifica | modifica wikitesto]

Dalla Certosa di Farneta partirono tre autocarri coperti in tre momenti diversi della giornata sui quali vennero caricate tutte le persone catturate tranne un fratello ungherese, Augustin Sztrilich[3]: tutti e tre ebbero come destinazione un frantoio a Nocchi di Camaiore, dove tutti i prigionieri della Certosa vennero rinchiusi con altri provenienti dalle zone limitrofe.

La prigionia nel frantoio durò quattro giorni, dal mezzogiorno del 2 settembre all'alba del 6[4], durante i quali i padri ricevettero un solo pasto giornaliero, subendo varie angherie. Inoltre, per tre volte fu eseguita la decimazione dei prigionieri in risposta alle rappresaglie subite dai tedeschi: la fucilazione con più vittime avvenne il 4 settembre poco lontano da Nocchi, a Poppetti, quando furono uccise ben 35 persone, una ventina delle quali provenienti dalla Certosa.

Nuovi trasferimenti: il 6 settembre[modifica | modifica wikitesto]

All'alba del 6 settembre le SS divisero i prigionieri in tre gruppi.

Il primo, composto da una quindicina di padri certosini, tra i quali ritroviamo il padre maestro e il vescovo – novizio, ossia coloro i quali furono considerati i veri e propri responsabili, fu trasferito con dei camion vicino a Camaiore e rinchiusi in un locale angusto fino alla mattina del 7 settembre.

Il secondo gruppo, composto da tutti gli altri padri, dopo un tragitto a piedi di 4 km e un trasferimento su camion, fu condotto al Sommelager di Carrara dove avvenne una nuova selezione: due padri e sei fratelli considerati inadatti al lavoro furono trasferiti al forte Malaspina di Massa.

Il terzo gruppo formato dai più giovani e validi fu deportato in Germania.

Le prime due vittime[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 settembre furono fucilati i primi due monaci certosini: il priore Martino Binz e il vescovo venezuelano Bernardo Montes de Oca, durante un trasferimento a piedi dalla prigione di Camaiore al Forte Malaspina di Massa, alle pendici del Montemagno: i loro corpi furono cosparsi di benzina e dati alle fiamme per poi essere coperti da un po' di terra [5]. Il resto del gruppo raggiunse il Forte dove si ricongiunse con gli altri padri certosini che si trovavano già lì dal giorno precedente.

La strage del 10 settembre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Strage delle Fosse del Frigido.

I due monaci rimasti del gruppetto dei responsabili insieme agli altri otto selezionati a Carrara e considerati inadatti al lavoro furono uccisi nella giornata del 10 settembre con altre 27 persone, sette delle quali provenienti dal rastrellamento della Certosa: furono mitragliati due – tre per volta e in orari diversi della giornata, nell'ambito di quella operazione di eliminazione dei prigionieri voluta dai tedeschi ormai in ritirata, denominata strage delle Fosse del Frigido, che ebbe luogo proprio il 10 e 16 settembre.

I primi a trovare la morte furono i padri Costa ed Egger lungo la strada che da Massa va a Ponte Forno. Verso mezzogiorno toccò ai fratelli laici Michele Nota e Giorgio Maritano. I monaci Adriano Compagnon e Adriano Clerc morirono verso le 13. Alle 17 fu fucilato il fratello laico Raffaele Cantero. Poco dopo le 18, lungo la strada che da Massa porta a Torano furono uccisi padre Benedetto Lapuente e i fratelli laici Bruno d'Amico e Alberto Rosbad.

La sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

I corpi dei dieci certosini fucilati il 10 settembre in un primo momento furono tumulati nei cimiteri di Mirteto e Turano per poi essere trasferiti il 22 e 23 maggio 1945 presso la Certosa di Farneta.

Le ossa dei padri Martino Binz e di Bernardo Salvatore Montes de Oca furono ritrovate solamente il 7 febbraio del 1947: padre Binz sarà sepolto a Farneta due giorni dopo; i resti di Montes de Oca invece saranno trasportati in Venezuela.

Le vittime[modifica | modifica wikitesto]

Una delle vittime, Padre Gabriele-Maria Costa decorata con la medaglia d'oro al valor militare
  • Martino Binz (Fillistorf, Svizzera, 10 ottobre 1878 - Pendici del Montemagno, 7 settembre 1944)
  • Gabriele-Maria Costa, nato Antonio Alberto Luigi Costa (Massa Lombarda, 16 settembre 1898 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Pio-Maria Egger, nato Frank Joan Egger (Tablat, Svizzera, 21 maggio 1905 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Bernardo Salvatore Montes de Oca, nato André Salvatore Montes de Oca (Carosa, Venezuela, 21 ottobre 1895 - Pendici del Montemagno, 7 settembre 1944)
  • Benedetto-Maria Lapuente, nato Pierre Paul Lapuente (Murieta, Spagna, 18 ottobre 1874 - Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Adriano Compagnon, nato Henri Joseph Marie Compagnon (Versailles 23 gennaio 1874 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Alberto Rosbach, nato Emile Rosbach (Neidt, Germania, 12 ottobre 1870 - Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Adriano Clerc, nato Antoine Henri Adrien Clerc (Estavayer-le-Gibloux, Svizzera, 19 giugno 1870 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Michele Nota, nato Michele Maurizio Nota (Lusernetta, 12 gennaio 1888 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Giorgio Maritano (Casalette, 12 dicembre 1882 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Bruno D'Amico, nato Alessandro D'Amico (Palermo, 22 maggio 1884 - Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Raffaele Cantero, nato Angelo Cantero (Saragozza, 1º marzo 1897 - Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Dei dodici monaci certosini, sei padri e sei conversi, uccisi nella Strage di Farneta, undici hanno ricevuto, il 5 settembre 2001, la Medaglia d'Oro al Merito Civile, concessa dal Presidente della Repubblica Italiana, Carlo Azeglio Ciampi, mentre a padre Antonio Costa è stata conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Medaglia d'oro al Merito Civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito Civile
«Comunità conventuale sempre occupata nel soccorso dei più deboli, durante l'ultimo conflitto mondiale, con spirito cristiano ed encomiabile virtù civile, si prodigava offrendo aiuto ai perseguitati politici, agli ebrei e a quanti sfuggivano ai rastrellamenti. Subiva la feroce rappresaglia da parte dei soldati tedeschi che pure aveva accolto, sacrificando la vita di numerosi suoi certosini, separati dai confratelli, deportati e dispersi. Nobile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà.»
— 1943/1944 - Lucca
Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Dopo aver reso alla lotta di liberazione servizi veramente eminenti costituendo, ed in se stesso impersonando, un importante centro di raccolta, vaglio e trasmissione informazioni e dando, con cristiana pietà, asilo nel Monastero di Farneta a molti perseguitati dalla furia tedesca, cadeva, per delazione, nelle mani delle SS. germaniche. Duramente interrogato e sottoposto a tortura manteneva nobile ed esemplare contegno, molti salvando col silenzio e dando, con la sua eroica morte, nobile esempio di fedeltà alla Religione ed alla Patria.

[6]
— Certosa di Lucca, settembre 1943 - settembre 1944.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Accattoli, La strage di Farneta, p. 33
  2. ^ Ivi p.38
  3. ^ Ivi p. 99
  4. ^ Ivi p. 51
  5. ^ Ivi p. 55
  6. ^ Quirinale Scheda - 27 dicembre 2008

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Accattoli, La strage di Farneta. Storia sconosciuta dei dodici Certosini fucilati dai tedeschi nel 1944, Soveria Mannelli, Rubbettino Editore s.r.l., 2013
  • Astorre, La Certosa dello Spirito Santo , la tragedia narrata da un testimone e superstite , Azienda Tipolitografica Artigiana , Pitigliano , 1975.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]