Six Degrees of Inner Turbulence

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la canzone contenuta nell'omonimo album, vedi Six Degrees of Inner Turbulence (brano musicale).
Six Degrees of Inner Turbulence
ArtistaDream Theater
Tipo albumStudio
Pubblicazione29 gennaio 2002
Durata96:19
Dischi2
Tracce6
GenereProgressive metal
EtichettaElektra
ProduttoreMike Portnoy, John Petrucci
Registrazione12 marzo–agosto 2001, BearTracks Studios, New York (New York)
Formati2 CD, 2 LP, download digitale
Dream Theater - cronologia
Album successivo
(2003)

Six Degrees of Inner Turbulence è il sesto album in studio del gruppo musicale statunitense Dream Theater, pubblicato il 29 gennaio 2002 dalla Elektra Records.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta del primo doppio album del gruppo. Il primo disco contiene cinque brani, mentre il secondo contiene la title track, una lunga suite di 42 minuti suddivisa in otto movimenti (ognuno dei quali corrisponde a una traccia del CD). Il titolo dell'album è un riferimento alla teoria dei sei gradi di separazione.

Il disco si apre con lo stesso fruscio che chiudeva Metropolis Pt. 2: Scenes from a Memory, mentre la coda orchestrale che conclude l'ultimo brano aprirà il successivo Train of Thought. Questa soluzione verrà impiegata dal gruppo anche per Octavarium.

I brani[modifica | modifica wikitesto]

The Glass Prison riprende il tema dell'alcolismo, già trattato in The Mirror (brano presente in Awake del 1994). Con questo brano, Mike Portnoy inaugura quella che in futuro verrà conosciuta come la "suite dei dodici passi", ovvero una serie di brani con cui il batterista racconta la sua esperienza con l'alcolismo. Tale suite si dipanerà per un totale di cinque brani, ognuno dei quali rappresenta alcuni dei "dodici passi" in cui è suddiviso il metodo di recupero degli alcolisti anonimi.

La successiva Blind Faith tratta della religione e del modo in cui l'uomo dovrebbe ricorrere a essa anche durante i momenti di sconforto, anziché fuggirne.

La terza traccia Misunderstood parla di Gesù quando era sulla terra. Il frontman James LaBrie spiegò il significato della canzone in un'intervista:[senza fonte]

«La canzone ha effettivamente a che fare con Gesù Cristo quando era sulla terra. Le persone lo osservano per capire se egli è davvero un leader, cercano di comprendere la sua grandezza. Ma anche lui ha le sue insicurezze, dubita di sé stesso, e si rivolge al Dio Padre perché lo illumini, gli faccia capire la ragione per la quale egli è sceso tra noi. Perché c'è stato un momento in cui Gesù si è sentito incompreso e in cui temeva di non aver capito. Io credo che ci sia un Creatore, che ci sia un Dio, che ci sia un mistero che va oltre la comprensione degli uomini. Noi viviamo nella nostra dimensione... questa dimensione, ma sono sicuro che ci sia molto di più di quello che succede qui da noi. Sono certo che c'è un Creatore, qualcosa di superiore, con un piano grandioso in preparazione. Non nella nostra dimensione, ma su un altro livello".[senza fonte]»

The Great Debate tratta della possibilità dell'uso delle cellule staminali per la cura delle malattie e la rigenerazione degli organi. Il brano non prende una posizione a favore o contraria alla questione, ma tenta di presentare il problema in modo neutrale e mettere a confronto le due tesi. Per questo, all'inizio del brano, vengono fatti ascoltare vari campionamenti tratti da dichiarazioni ufficiali, separatamente sui due canali stereo, a seconda della tesi sostenuta. Il titolo originario del brano avrebbe dovuto essere Conflicts at Ground Zero, ma a causa degli attentati dell'11 settembre 2001 (avvenuti quattro mesi prima dell'uscita del disco) John Petrucci e Mike Portnoy decisero di cambiare il titolo non appena si accorsero che il termine "ground zero" identificava a livello mondiale il luogo dove sorgeva il World Trade Center.

La quinta canzone, Disappear, è una ballata che tratta del momento in cui un uomo si separa per sempre dalla sua donna, strappata alla vita da una malattia.

L'ultima traccia è l'omonima Six Degrees of Inner Turbulence, la quale tratta il tema della follia, presentandone sei diverse incarnazioni attraverso la descrizione di altrettanti personaggi.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Musiche di John Myung, John Petrucci, Mike Portnoy e Jordan Rudess.

CD 1
  1. The Glass Prison – 13:52 (testo: Mike Portnoy)
    • I. Reflection
    • II. Restoration
    • III. Revelation
  2. Blind Faith – 10:21 (testo: James LaBrie)
  3. Misunderstood – 9:32 (testo: John Petrucci)
  4. The Great Debate – 13:45 (testo: John Petrucci)
  5. Disappear – 6:45 (testo: James LaBrie)
CD 2
  1. Six Degrees of Inner Turbulence – 42:04
    • I. Overture – 6:50
    • II. About to Crash – 5:51 (testo: John Petrucci)
    • III. War Inside My Head – 2:08 (testo: Mike Portnoy)
    • IV. The Test That Stumped Them All – 5:03 (testo: Mike Portnoy)
    • V. Goodnight Kiss – 6:17 (testo: Mike Portnoy)
    • VI. Solitary Shell – 5:48 (testo: John Petrucci)
    • VII. About to Crash (Reprise) – 4:05 (testo: John Petrucci)
    • VIII. Losing Time / Grand Finale – 6:01 (testo: John Petrucci)

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gruppo
Altri musicisti
  • Howard Portnoy – gong nel finale di The Great Debate
Produzione
  • Prodotto da Mike Portnoy e John Petrucci
  • Doug Oberkircher – ingegneria
  • J.P. Sheganowski – assistenza ingegneria
  • Kevin Shirely – missaggio
  • Claudius Mittendorfer – assistenza missaggio
  • George Marino – mastering
  • Eugene "UE" Nastasi – assistenza mastering

Classifiche[modifica | modifica wikitesto]

Classifica (2002) Posizione
massima
Austria[1] 73
Belgio (Fiandre)[1] 35
Danimarca[1] 33
Finlandia[1] 2
Francia[1] 17
Germania[1] 12
Italia[1] 5
Norvegia[1] 16
Paesi Bassi[1] 14
Svezia[1] 12
Svizzera[1] 52

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k (NL) Dream Theater - Six Degrees Of Inner Turbulence, Ultratop. URL consultato il 29 gennaio 2017.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]