Queen II

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Queen II
ArtistaQueen
Tipo albumStudio
Pubblicazione8 marzo 1974 (UK)
9 aprile 1974 (USA)
Durata40:52
Dischi1
Tracce11
GenereHard rock[1]
Art rock[1]
Arena rock[1]
Rock progressivo[1]
Rock psichedelico
Heavy metal[1]
EtichettaEMI (UK)
Hollywood Records (USA)
ProduttoreRoy Thomas Baker
Queen
Robin Geoffrey Cable (Nevermore e Funny How Love Is)
RegistrazioneTrident Studios, Londra, agosto 1973
Noten. 5 (UK)[2]
n. 19 (Norvegia)
n. 26 (Giappone)
n. 49 (USA)[2]
Certificazioni
Dischi d'oroRegno Unito Regno Unito[3]
(vendite: 100 000+)
Dischi di platinoPolonia Polonia[4]
(vendite: 20 000+)
Queen - cronologia
Album precedente
(1973)
Album successivo
(1974)
Singoli
  1. Seven Seas of Rhye
    Pubblicato: 23 febbraio 1974

Queen II è il secondo album in studio del gruppo musicale britannico Queen, pubblicato l'8 marzo 1974 nel Regno Unito dalla EMI e il 9 aprile dello stesso anno negli Stati Uniti d'America dalla Hollywood Records.

L'album, prodotto da Roy Thomas Baker e inciso ai Trident Studios di Londra nell'agosto 1973, è conosciuto soprattutto per aver riscritto la storia del rock,[5] in quanto costituisce una delle prime opere nelle quali l'heavy metal si mescola insieme all'art rock, un sottogenere del rock psichedelico[1], riconducibile allo stile musicale dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin, e che perciò deve la sua futura popolarità tra le band britanniche degli Anni Settanta proprio a Queen II.[6] Al momento del suo inserimento nella prestigiosa Rock and Roll Hall of Fame è stato definito un eterno pilastro dell'hard rock.[6][7]

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

«Led Zeppelin e The Who probabilmente sono da qualche parte in Queen II, perché sono tra i nostri gruppi favoriti, ma quello che stiamo cercando di fare diversamente da queste band [è] questo tipo di suono stratificato. [...] Volevo anche costruire delle strutture dietro le linee melodiche principali. Stiamo tentando di spingere al limite le tecniche di studio abitualmente utilizzate da un gruppo rock.»
Brian May, a proposito di Queen II.[8]

Dopo che l'omonimo album di debutto Queen era stato registrato e mixato alla fine del novembre 1972, i Queen si prepararono ad andare in tour per promuoverlo. Vari problemi di management costrinsero l'album a uscire su etichetta indipendente Trident/EMI, ma solo nel luglio 1973. Durante questo periodo i Queen scrissero nuovo materiale e cominciarono a registrarlo in studio. Parte del materiale, tuttavia, risaliva a molto tempo prima. See What a Fool I've Been era stata lasciata composta ai tempi degli Smile, ma era rimasta inutilizzata. Father to Son, Ogre Battle, White Queen (As It Began) e Procession risalivano tutte al 1972, mentre altre canzoni addirittura al 1969. La band aspettò a inciderle in studio fino a quando non avesse avuto più libertà e maggiore esperienza tecnica. Stone Cold Crazy, scritta da Mercury, veniva presentata in concerto da anni, ma non venne incisa fino al terzo album, Sheer Heart Attack. Anche alcune parti di The Prophet’s Song furono incise in studio durante le sessioni di Queen II, ma il brano non venne completato fino al quarto album, A Night at the Opera.[9]

I Queen pretesero che i Trident Studios li lasciassero registrare senza limiti di orario, come invece avevano dovuto fare in occasione del primo disco. Il gruppo chiese a David Bowie se voleva produrre l'album, ma lui declinò l'offerta perché impegnato nelle registrazioni di Pin Ups e Diamond Dogs.[9] A Robin Geoffrey Cable, con il quale Mercury aveva lavorato durante le sessioni per I Can Hear Music, fu chiesto di occuparsi della produzione delle tracce Nevermore e Funny How Love Is, e collaborò con Roy Thomas Baker sull'ambiziosa e complessa March of the Black Queen.

Per quello che viene generalmente considerato un album complesso (con stratificazioni di voci, armonie e strumentazione), le sessioni di registrazione occuparono un tempo abbastanza breve — solo l'agosto 1973. Fu incisa una versione completa di Seven Seas of Rhye, destinata specificamente ad essere pubblicata come primo singolo estratto dall'album. Dopo il fallimento commerciale di Keep Yourself Alive, i Queen decisero di pubblicare un singolo "dove succedesse tutto e subito" (senza un'introduzione strumentale troppo lunga). Così, i Queen e Baker si assicurarono che Rhye fosse abbastanza commerciale.

L'album è stato inciso a Londra nei Trident Studios nell'agosto del 1973, ed è stato pubblicato in ritardo rispetto alle previsioni data la crisi del petrolio[2].

Invece dell'indicazione canonica Lato A e Lato B, i lati dell'album sono stati indicati con la dicitura Lato Bianco e Lato Nero. Il primo lato dell'album è formato da canzoni composte dal chitarrista Brian May (come Father to Son o White Queen), mentre il secondo contiene canzoni composte da Freddie Mercury, tra le quali spiccano la ballata Nevermore, The March of the Black Queen o Seven Seas of Rhye, primo brano dei Queen ad entrare nella top ten nazionale. I due lati sono intervallati da un brano di Roger Taylor, The Loser In The End.

La distinzione fra Lato Nero e Lato Bianco è dovuta ai differenti caratteri dei compositori. Il bianco e nero stanno a significare come viene vista la figura della regina dai due musicisti. Freddie Mercury, ad esempio, nel brano The March of the Black Queen la immagina vestita di nero che avanza portando scompiglio e paura. Brian May invece, dotato di un carattere più tranquillo di Mercury, la descrive come una dolce regina bianca nel brano White Queen.

Una volta fatta questa distinzione è possibile capire il vero significato dell'album, ovvero una feroce riproduzione musicale della fragilità di Brian May e della sontuosità di Freddie Mercury, ma soprattutto l'eterno duello tra le forze del bene e quelle del male[senza fonte].

Le due facciate sono indicate con due corrispondenti foto della band vestita interamente di bianco o di nero. Le fotografie usate per questo album sono probabilmente tra le più celebri tra quelle che ritraggono la band, ed infatti i Queen le hanno usate spesso per tutta la loro carriera, soprattutto nel videoclip di Bohemian Rhapsody.

Copertina e grafica[modifica | modifica wikitesto]

L'ispirazione per la foto di copertina venne al gruppo da questa immagine di Marlene Dietrich in Shanghai Express

Il fotografo Mick Rock fu incaricato di creare la grafica dell'album.[10] La band voleva, nelle parole di Rock, "catturare la caratteristica sensibilità glam decadente" dei suoi lavori precedenti con artisti quali David Bowie, Iggy Pop e Lou Reed. Sempre secondo Rock, il gruppo era alla ricerca di un'immagine d'impatto che potesse catturare l'attenzione della gente grazie alla copertina, specialmente dopo che il loro primo album non era riuscito a farlo. «Realizzarono che se erano in grado di catturare lo sguardo delle persone, allora potevano anche farle interessare alla musica».[11]

L'unica indicazione che Rock ricevette dalla band fu che per l'album volevano un rimando alla tematica del bianco (inteso come il Bene) contrapposto al nero (il Male).[12] L'iconica immagine in chiaroscuro dei Queen in copertina si ispira a una fotografia simile di Marlene Dietrich tratta da un film del 1932 intitolato Shanghai Express, scovata da Rock a casa di un amico appassionato di cinema e sottoposta all'attenzione della band[13][11]. «E naturalmente nessuno era più "glam" della divina signora Dietrich», chiosò Rock.[9] «Si trattò di uno di quei lampi di improvvisazione che a volte capitano», spiegò Rock. «C'era il sentore che [imitando la posa della Dietrich] la copertina potesse essere troppo pretenziosa»,[9] ma il fotografo li convinse del contrario. «Li fece sembrare un affare molto più grande di quanto fossero in quel momento, ma era un vero riflesso della loro musica».[11] Aggiunse Freddie, «Non aveva nessun significato in particolare, ma eravamo affascinati da questo tipo di cose, e il guardaroba che utilizzavamo all'epoca lo descriveva perfettamente bene».[9]

L'immagine sarebbe stata successivamente riproposta e animata per il filmato promozionale di Bohemian Rhapsody.[10]

Pubblicazione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il completamento dell'album alla fine di agosto 1973, i Queen aggiunsero immediatamente Ogre Battle, Procession e Father to Son alla scaletta dei loro concerti e si misero in tour. Ancora una volta, però, la Trident posticipò l'uscita del disco perché il primo album Queen era stato da poco pubblicato in Gran Bretagna e doveva ancora uscire negli USA. Anche altre coincidenze sfavorevoli contribuirono al ritardo nella pubblicazione di Queen II: La crisi energetica del petrolio del 1973 bloccò lo stampaggio dei vinili per vari mesi, inoltre, le prime copie dell'album indicavano erroneamente John Deacon come "Deacon John", e la band insistette affinché i crediti venissero corretti.[14]

Queen II arrivò nei negozi inglesi l'8 marzo 1974. L'album arrivò in quinta posizione in Gran Bretagna. Negli Stati Uniti si fermò alla posizione numero 49, ottenendo comunque un risultato migliore rispetto all'album di debutto Queen, che era arrivato al numero 83. L'unico singolo estratto da Queen II, Seven Seas of Rhye (pubblicato nel febbraio 1974) raggiunse la decima posizione nella Official Singles Chart, dando alla band il primo successo da classifica.

L'album è stato ristampato prima nel 1991 negli USA dall'Hollywood Records con l'aggiunta di tre bonus track, in seguito nel 1994 dalla Parlophone (senza alcuna traccia bonus) ed infine nel 2011 rimasterizzato in formato digitale dalla Island/Universal e distribuito in due edizioni: standard edition, contenente l'album originale, e deluxe edition a 2 CD, contenente l'album originale ed un EP bonus.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

White side

Testi e musiche di Brian May, eccetto The Loser in the End (composta da Roger Taylor).

  1. Procession – 1:12
  2. Father to Son – 6:14
  3. White Queen (As It Began) – 4:36
  4. Some Day One Day – 4:23
  5. The Loser in the End – 4:01
Black side

Testi e musiche di Freddie Mercury.

  1. Ogre Battle – 4:08
  2. The Fairy Feller's Master-Stroke – 2:41
  3. Nevermore – 1:27
  4. The March of the Black Queen – 6:33
  5. Funny How Love Is – 2:47
  6. Seven Seas of Rhye – 2:50
Tracce bonus nella riedizione CD del 1991 della Hollywood Records
  1. See What A Fool I've Been (B-side Version, February 1974) – 4:38 (testo: Brian May)
  2. Ogre Battle (1991 Remix) – 3:27 (testo: Freddie Mercury)
  3. Seven Seas of Rhye (1991 Remix) – 6:35 (testo: Freddie Mercury)
EP bonus nella riedizione CD del 2011 della Island/Universal
  1. See What a Fool I've Been (BBC Session, July 1973 - Remix 2011) – 4:22 (testo: Brian May)
  2. White Queen (As It Began) (Live At Hammersmith Odeon, December 1975) – 5:32 (testo: Brian May)
  3. Seven Seas of Rhye (Instrumental Mix) – 3:09 (testo: Freddie Mercury)
  4. Nevermore (BBC Session, April 1974) – 1:27 (testo: Freddie Mercury)
  5. See What a Fool I've Been (B-side Version, February 1974) – 4:31 (testo: Brian May)

Descrizione dei brani[modifica | modifica wikitesto]

Procession[modifica | modifica wikitesto]

Procession, "maestoso, regale e funereo" brano strumentale, venne composto da Brian May, grande appassionato di musica classica con in mente le partiture orchestrali di Mahler.[15] La registrazione è in multitraccia. Le parti sovrapposte furono registrate sulla Red Special tramite l'amplificatore Deacy Amp, progettato e costruito artigianalmente da John Deacon.[16] Il brano divenne la "sigla" d'apertura di tutte le esibizioni dei Queen nel periodo dal settembre 1973 al maggio 1975, per poi essere ripreso occasionalmente nel 1977 per i concerti alla Earls Court Arena.[17]

Father to Son[modifica | modifica wikitesto]

Father to Son è un brano scritto da Brian May, composto da diverse sezioni, una delle quali, quella principale, in stile hard rock ed altre più calme. Le poche note di pianoforte udibili nella canzone sono state suonate da May (Freddie Mercury subentrò in lavori più complicati).[senza fonte] Il pezzo venne spesso suonato dal vivo durante i concerti del periodo 1972-74, spesso come vero e proprio brano d'apertura dopo l'introduzione pre-registrata di Procession.[18] Fu eliminata dalla scaletta nel 1976.

White Queen (As It Began)[modifica | modifica wikitesto]

White Queen (As It Began) venne composta da Brian May durante i suoi studi di astronomia all'Imperial College di Londra. Tutte le parti vocali sono cantate da Mercury, incluse alcune armonie in multitraccia che emulano un coro angelico. Il testo riguarda l'amore non corrisposto del chitarrista per una ragazza, alla quale non riusciva a confessare i propri sentimenti. A tal proposito, in un'intervista successiva May dichiarò: «Mi ricordo che ero totalmente innamorato di questa ragazza che frequentava biologia, e non ci avevo mai nemmeno parlato una volta... Io [ero] terrorizzato dall'idea di chiedere a questa ragazza di uscire, e poi lei divenne una mia grande amica, una cosa molto strana... ».[19]

Contrariamente a quanto creduto da molti, questo brano non è mai stato eseguito dalla prima band di May, gli Smile.

Some Day One Day[modifica | modifica wikitesto]

Some Day One Day è il primo brano cantato interamente da May su un album dei Queen[20] ed è ispirato, attraverso l'evocazione di atmosfere medievali, dall'idea di un posto in cui tutte le relazioni fossero perfette. Questo tema venne rivisitato dal chitarrista alcuni anni dopo, nell'album solista Another World.

In questo brano Brian May suona la chitarra acustica e quella elettrica. L'ultimo assolo di chitarra, durante il fade-out, è costituito di tre parti soliste. Questo tipo di arrangiamento complesso è tipico di May, ma solitamente le chitarre eseguono parti in armonia, mentre in questo caso suonano parti tutte differenti tra loro.[20]

The Loser in the End[modifica | modifica wikitesto]

The Loser in the End è l'unico contributo di Roger Taylor nell'album, come autore e voce principale.[21] Nonostante Queen II non possa essere considerato un vero e proprio concept album, questo brano sembra "staccato" da tutte le altre tracce, che sono invece tra loro connesse per il tema trattato o per il tono. Si tratta di una sorta di ode, tutt'altro che sentita, a tutte le figure materne nel mondo,[21] arrangiata in chiave hard rock con tanto di complicata parte di batteria ed organo in sottofondo. La critica non ne fu entusiasta e Record Mirror arrivò a definirla, in una recensione dell'epoca, "il peggiore scarto mai inciso su vinile, una specie di incrocio tra She's Leaving Home e i Black Sabbath".[21] Mai eseguita in concerto dalla band, la canzone è presente come lato B nella versione giapponese del singolo Seven Seas of Rhye, al posto di See What A Fool I've Been.[21]

Ogre Battle[modifica | modifica wikitesto]

Freddie Mercury compose Ogre Battle sulla chitarra nel 1972. La band rinunciò ad inserire questa traccia nel primo album (Queen), preferendo aspettare fino a quando non avrebbe avuto più libertà in studio per poterla registrare per bene.[22]

Come suggerito dal titolo, Ogre Battle è la storia di una battaglia tra orchi. I rumori dello scontro sono prodotti dalla chitarra di Brian May e da altri effetti sonori. Il riff di chitarra assieme alla batteria conferiscono al brano il suono tipico dell'heavy metal anni settanta. Le urla da orco nel mezzo della traccia sono di Mercury, mentre le armonie corali alla fine sono cantate da Taylor. L'introduzione ripropone le ultime battute suonate al contrario.

Questo brano è musicalmente complesso, essendo costruito su una struttura aciclica ed insolite modulazioni. Su richiesta di Mercury, il produttore Roy Thomas Baker introdusse durante le sessioni di registrazione molti effetti progressivi, come rulli di tamburo invertiti, grida selvagge e gong con pesante riverbero.[22]

Ogre Battle veniva spesso eseguita durante i live, ma con un ritmo più lento rispetto alla versione studio e senza gli effetti sonori iniziali creati con la dissolvenza incrociata delle chitarre suonate al contrario.

The Fairy Feller's Master-Stroke[modifica | modifica wikitesto]

Il dipinto The Fairy Feller's Master-Stroke di Richard Dadd.

Mercury scrisse The Fairy Feller's Master-Stroke dopo aver visto l'omonimo dipinto di Richard Dadd[23]: sembra che, ogni volta che i Queen avessero del tempo libero, Mercury li portasse ad ammirare il quadro alla Tate Gallery di Londra, dov'è ancora oggi esposto.[24]

Anche The Fairy Feller's Master-Stroke, come la maggior parte dei brani dell'album, è basato su leggende medievali. Il testo segue la claustrofobica atmosfera del dipinto Il colpo maestro del taglialegna delle fate e ne racconta ogni singola scena facendo riferimento diretto ai personaggi, ad esempio Queen Mab, Waggoner Will, il Tatterdemalion (lo Straccione) e altri, descrivendoli come nel poema di Dadd.

Il complesso arrangiamento del brano è basato su una traccia base di pianoforte, basso e batteria, completata da clavicembalo e parti vocali e chitarristiche sovrapposte.[25]Per la registrazione della versione studio Mercury suonò il clavicembalo e il pianoforte, mentre Roy Thomas Baker suonò le nacchere. Taylor definì The Fairy Feller's Master-Stroke il "più grande esperimento stereo" dei Queen, riferendosi al massiccio uso del panning durante il missaggio. Questo brano è similare per forza evocativa, trovate "buffe" ma ad effetto e complessità barocca, ai primi Yes. I Queen trassero ispirazione dalle prime band prog ma senza mai "emulare" nessuno e creando le loro canzoni in maniera spontanea e perfezionista.

Data la sua complessità, il brano venne suonato raramente in concerto, ne esiste una versione dal vivo inclusa nella versione estesa dell'album Live at the Rainbow '74.

Nevermore[modifica | modifica wikitesto]

Ballata per pianoforte scritta e cantata da Mercury; si collega al brano precedente ed è la più corta dell'album (escludendo l'intro Procession). Il brano venne suonato dai Queen negli studi della BBC il 3 aprile 1974 in un arrangiamento differente con basso e batteria, assenti nella versione definitiva.[22] Tale versione è stata inclusa nella compilation On Air del 2016.

The March of the Black Queen[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: The March of the Black Queen.

La canzone viene contrapposta a White Queen (As It Began) e richiama alla conversione alle forze del male, ma anche a motivi orientali, che hanno sempre affascinato Mercury. La regina nera viene descritta come portatrice di paura e assolutamente non conforme ai soliti canoni regali; allo stesso tempo, vengono trattati molteplici temi, anche a causa della diversa metrica usata nella canzone. Il testo fu interamente scritto e interpretato da Freddie Mercury, ad eccezione dell'impianto corale supportato da Brian May e Roger Taylor e ad un piccolo pezzo del brano cantato da Roger Taylor al minuto 4:37. Il testo, comunque, non è facilmente comprensibile e si può prestare a varie interpretazioni, dato che Freddie Mercury non spiegò mai il significato delle sue canzoni (ancora oggi i critici musicali si pongono domande sul significato di Bohemian Rhapsody).

La traccia è musicalmente complessa, non ha un ritornello e presenta bruschi cambi di ritmo e sonorità (passando dalla ballata al rock) ed effetti progressive (come grida selvagge, suoni di campane e di nacchere), oltre ad arpeggi al pianoforte e riff di chitarra elettrica ottenuti grazie alla Red Special; inoltre la canzone è polimetrica, in quanto possiede contemporaneamente i tempi 8/8 e 12/8. Brian May affermerà a più di 30 anni di distanza che, durante le registrazione di questa canzone, i Queen buttarono le basi per la registrazione di Bohemian Rhapsody; i cori iniziali furono infatti registrati con la medesima tecnica della parte operistica della canzone contenuta nell'album A Night at the Opera.

La canzone, che rappresenta la traccia più lunga dell'intero album (essendo della durata di 6 minuti e 33 secondi), non fu mai eseguita dal vivo nella versione completa, in quanto troppo complessa da riprodurre sul palco; tuttavia nei concerti dei primi anni settanta, specialmente nei medley, ne furono riproposte varie parti.[26]

Funny How Love Is[modifica | modifica wikitesto]

La canzone, che come molte altre dell'album, inizia senza soluzione di continuità con il brano precedente, si discosta dalle sonorità e dai temi dell'album (il principale è la contrapposizione tra bene e male), essendo una semplice ed entusiasta ode all'amore libero.[27] In questo brano si fa largo uso di piatti e del pianoforte, mentre la voce del frontman dei Queen, Freddie Mercury, è registrata in modo da essere in "secondo piano", meglio adattandosi alla musica rinunciando al naturale tono potente in favore di un suono più ovattato.

Seven Seas of Rhye[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Seven Seas of Rhye.

Questo brano era inizialmente pensato per il primo album ma successivamente ne fu eseguita solo una versione strumentale. Il tema è quello dominante di tutto l'album, ovvero lo scontro fra le forze del bene e del male. La decisione di estrarre il brano come singolo era dovuto alle critiche relative al primo singolo Keep Yourself Alive, che presentava un lungo intro: nell'introduzione di Seven Seas of Rhye, infatti, avviene tutto e subito. Il brano regala al gruppo londinese la prima hit, arrivando alla posizione numero 10 in Inghilterra.[28]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Queen
Altri musicisti

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Recensioni professionali
Recensione Giudizio
AllMusic 4/5 stelle
Chicago Tribune 2/4 stelle[29]
Creem C−
Rolling Stone 2.5/5 stelle[30]
Record Collector 4/5 stelle
Q 4/5 stelle[31]
Pitchfork 7.9/10 stelle[32]
Piero Scaruffi 6/10 stelle[33]

La rivista Disc scrisse: "Il materiale, le performance, la registrazione e persino l'artwork hanno standard elevati." NME dichiarò che il disco metteva in mostra "tutta la loro potenza, il loro talento di compositori, e tutte le qualità che li rendono unici", mentre Sounds scrisse: "Semplicemente intitolato Queen II, questo album li cattura nel loro momento migliore". Rolling Stone, che aveva recensito in maniera molto positiva l'album di debutto della band, assegnò al disco due stellette e mezzo su cinque. Se il recensore della rivista mostrò poco entusiasmo per il "Lato nero", applaudì invece il "Lato bianco", scrivendo che conteneva alcune delle migliori canzoni del gruppo".

Melody Maker scrisse: "È noto che i Queen hanno goduto di un certo successo negli Stati Uniti, attualmente è in forse se riusciranno davvero a sfondare qui. Se lo fanno, allora dovrò mangiarmi il cappello o qualcosa del genere. Forse i Queen ci provano troppo, non c'è profondità di suono o sentimento in questo album". Anche Record Mirror fu molto negativo: "Ecco qui, la feccia del glam rock. Debole e sovraprodotto, se questa band è la nostra più brillante speranza per il futuro, allora stiamo commettendo un suicidio rock and roll".[34]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f (EN) Queen II, su AllMusic, All Media Network. URL consultato il 19 gennaio 2013.
  2. ^ a b c (EN) Queen Proves There's Life After Freddie, ohmynews.com, 25 gennaio 2006. URL consultato il 16 aprile 2006.
  3. ^ (EN) BRIT Certified, British Phonographic Industry. Digitare "Queen" in "Keywords", dunque premere "Search".
  4. ^ (PL) Przyznane w 2009 roku, ZPAV. URL consultato il 4 agosto 2014.
  5. ^ Georg Purvis, Queen: Complete Works, Titan Books Ltd, 2011, ISBN 978-0-85768-551-3.
  6. ^ a b Queen: First Five Albums Reissued – 14 March Queen Online. Retrieved 14 August 2011
  7. ^ Queen Biography, Rock and Roll Hall of Fame. URL consultato il 16 ottobre 2015.
    «Their massively overdubbed second album, Queen II (1974), exploited cutting-edge studio technology and remains a pillar of grandiose, assaultive hard rock».
  8. ^ Mark Hodkinson (2004) Queen: The Early Years Omnibus Press, 2004.
  9. ^ a b c d e Georg Purvis. "Queen: The Complete Works." Titan Books. ISBN 9781789090499
  10. ^ a b Fiona Pryor, Photographer lives the Rock dream, in BBC News, 10 maggio 2007. URL consultato il 27 agosto 2011.
  11. ^ a b c Hamrogue, Sasha; Bottomley, C. "Mick Rock: Shooting Up Archiviato l'8 agosto 2007 in Internet Archive.". VH1. 22 luglio 2004.
  12. ^ IOANNIS "Classic Rock Art – Queen II". IOANNIS – More than meets, the I. Dangerous Age Graphics. maggio 2008.
  13. ^ Primi, Michele. Queen - Atlanti musicali Giunti, 2006, Giunti Editore, pag. 16, ISBN 88-09-04308-1
  14. ^ Queen Biography for 1974, su queenzone.com. URL consultato il 7 ottobre 2014 (archiviato dall'url originale il 28 maggio 2016).
  15. ^ Primi, Michele. Queen - Atlanti musicali Giunti, 2006, Giunti Editore, pag. 18, ISBN 88-09-04308-1
  16. ^ Purvis, Georg. Queen - Le canzoni, gli album, i concerti, la carriera: l'enciclopedia definitiva, 2013, Roma, Arcana Editrice, pag. 231, ISBN 978-88-6231-327-8.
  17. ^ Purvis, p. 231
  18. ^ Purvis, p. 151
  19. ^ Brian May Documentary 2012, su youtube.com. URL consultato il 19 marzo 2014.
  20. ^ a b Purvis, p. 249
  21. ^ a b c d Purvis, p. 203
  22. ^ a b c Purvis, p. 223
  23. ^ 1001 album da non perdere, a cura di Robert Dimery, Atlante S.r.l, Monteveglio (Bo), 2006, pag. 321, ISBN 88-7455-020-0
  24. ^ Primi, Michele. Queen - Atlanti musicali Giunti, 2006, Giunti Editore, pag. 19, ISBN 88-09-04308-1
  25. ^ Purvis, p. 150
  26. ^ Purvis, p. 209
  27. ^ Purvis, p. 158
  28. ^ Roberts, David (2006). British Hit Singles & Albums. London: Guinness World Records Limited
  29. ^ Greg Kot, An 18-record, 80 Million-copy Odyssey, in Chicago Tribune, 19 aprile 1992. URL consultato il 19 aprile 2016.
  30. ^ Barnes, Ken. "Queen II review". Rolling Stone. 20 giugno 1974.
  31. ^ Queen II CD Album, CD Universe. URL consultato il 19 aprile 2016.
  32. ^ Leone, Dominique. Queen reviews. Pitchfork. 24 marzo 2011.
  33. ^ The History of Rock Music
  34. ^ Gioco di parole con il titolo della canzone Rock 'n' Roll Suicide di David Bowie.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georg Purvis, Queen - Le canzoni, gli album, i concerti, la carriera: l'enciclopedia definitiva, Roma, Arcana Editrice, 2013, ISBN 978-88-6231-327-8.
  • Michele Primi, Queen - Atlanti musicali Giunti, Firenze, Giunti Editore, 2006, ISBN 88-09-04308-1.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]