Monumento a Leonardo da Vinci

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Leonardo da Vinci
Lombardia Milano2 tango7174.jpg
AutorePietro Magni
Data1872
Materialemarmo di Carrara
UbicazionePiazza della Scala, Milano
Coordinate45°28′01.13″N 9°11′24.06″E / 45.46698°N 9.190017°E45.46698; 9.190017Coordinate: 45°28′01.13″N 9°11′24.06″E / 45.46698°N 9.190017°E45.46698; 9.190017

Il monumento a Leonardo da Vinci è un monumento commemorativo posto in piazza della Scala di Milano e inaugurato nel 1872.

Fu realizzato dallo scultore Pietro Magni (1816-1877) che ebbe notevoli problemi per il finanziamento dell'opera dal 1859, dopo il passaggio di Milano dal Regno Lombardo-Veneto al Regno di Sardegna e al Regno d'Italia.

Le sculture raffigurano Leonardo da Vinci e quattro suoi allievi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Un primo progetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1834 si trovano riferimenti a un «nobile e coltissimo nostro concittadino» milanese che intendeva realizzare a proprie spese un monumento in bronzo a Leonardo.[1] L'anonimo aveva anche ottenuto l'autorizzazione del governo austriaco per posizionare il monumento nel cortile di Brera,[2] decorando l'accesso al doppio scalone. All'epoca per lo scalone richiniano erano in preparazione anche i monumenti a Cesare Beccaria e a Giuseppe Parini.

« Ma il monumento più sfarzoso che si sta ora facendone i modelli, da fondersi in bronzo, sarà quello del gran Leonardo da Vinci, che a proprie spese fa innalzare un nostro generosissimo Cavaliere, non solo amante di belle arti, ma che professa per diletto la scultura egli stesso. Il disegno non vuole che sia veduto nè giudicato se non ad opera finita, promettendo di darla in tre anni compita. Così tutto fu accettato dalla Superiorità, che ad essa sola ne avrà presentato il disegno, e gli venne accordata la permissione del suo collocamento, in quello spazio di ripiano, che divide i due scaloni al piano terreno e viene così a rimanere di fronte al gran portone, di mezzo della facciata, onde si scoprirà anche dalla via la sua veduta. Si sa però, riguardo al disegno, che è grande e copioso di figure, per descrizione interpellata da alcuni, e che sarà di molto dispendio. »

(Lettera del pittore Paolo Landriani, 1834[3])

« [...] egli stesso compì il disegno del divisato monumento, ed egli stesso diè mano a formare i modelli.

Il monumento rappresenterà Leonardo, che quasi svegliandosi dalle profonde sue meditazioni sui propri libri, è da dignitosa maraviglia compreso all'apparire dell'Immortalità che gli porge una corona d'alloro. Le figure essere debbono in bronzo sovra solida e maestosa base di granito, nel cui mezzo si scorgerà in bassorilievo parimente di bronzo la famosa Cena degli Apostoli, da Leonardo dipinto nel refettorio del convento delle Grazie nella città nostra. Le figure saranno dell'altezza circa di braccia cinque milanesi, pari a metri 2,975, e la base sarà di braccia tre e quattro once, pari a metri 1,983.[1] »

Questo progetto non fu però completato.

Il concorso del 1857[modifica | modifica wikitesto]

Pietro Magni

Nel 1856 tra i concorsi dell'Accademia di Belle Arti di Milano venne richiesto il progetto di un monumento a Leonardo in forma di fonte da porre sempre nel cortile di Brera.

« Un ricco monumento onorario a Leonardo da Vinci, composto di marmi e bronzi, che serva nel tempo stesso di fonte di acqua potabile, da collocare nel palazzo di Brera di prospetto alla porta maggiore, ed impostato dove sta l'attuale tromba. Il progetto potrà essere tanto in disegno che in rilievo. Il disegno sarà della precisa misura di metri 0,54 per metri 0,81; il modello sarà alto metri 1,08 e verrà segnato quanto vi sia di marmo e quanto di bronzo.

Premio = Una medaglia d'oro del valore intrinseco di venti zecchini.[4] »

L'8 febbraio 1857 l'imperatore Francesco Giuseppe stabilì la realizzazione di un vero e proprio monumento.[5] Venne perciò stabilito un nuovo programma il 1º ottobre 1857, con scadenza il 31 ottobre 1858.[6]

« Il lavoro consisterà di una statua di marmo sopra un decoroso piedestallo monumentale, in cui potranno essere allogate figure isolate, bassorilievi, ornamenti ecc. allusivi al sommo artefice rappresentato. L'altezza della statua, supposta in piedi, sarà di metri tre e centimetri sessanta, compreso il plinto, e verrà eseguita in marmo statuario di lavoro, di seconda qualità, detto ravazzone. Il piedestallo sarà combinato in modo che presenti la maggiore solidità possibile e sia proporzionale di misura alla statua. Per la collocazione del monumento è assegnata la piazza di S. Fedele.[5] »

Il 22 dicembre 1858 la commissione stabilì all'unanimità la scelta del modello «Pensa nel marmo» presentato dallo scultore Pietro Magni; si fece però anche presente che sarebbe stata necessaria una spesa maggiore delle 60.000 lire austriache previste dal bando di concorso.[7] Venne anche stabilito di destinare il monumento alla piazza della Scala.[8]

Realizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Bozzetto originario del monumento
Il progetto modificato, come appariva nel 1864

Il Magni si mise all'opera, ma l'esito della Seconda guerra d'indipendenza lo costrinse a rivolgersi prima a Urbano Rattazzi, all'epoca ministro dell'interno, e poi a Cavour, presidente del Consiglio dei ministri.[9] Infatti il governo riteneva di non avere alcun obbligo nei confronti del Magni poiché il concorso non era stato approvato dalle autorità e l'importo di spesa previsto per la sua opera era maggiore di quello stabilito dal concorso. Cavour incaricò comunque Massimo d'Azeglio, governatore di Milano, di esaminare la situazione nello studio dello scultore e prendere una decisione.[10]

Il d'Azeglio non solo confermò il progetto ma suggerì anche delle modifiche essenziali che fecero aumentare il costo del monumento.

« e si fu specialmente dietro le savie osservazioni e suggerimenti di V. E. che sorse il pensiero di staccare dal monumento le dette 4 statue dei scolari e di collocarle sopra piedestalli separati in giro al monumento, ottenendosi così una linea euritmica assai più omogenea. Inoltre avendosi sostituito al primitivo modello di base rotonda, l'altro a base ottangolare di puro stile bramantesco con aggiunto ivi i diversi ornati, e con introdurvi 4 grandi bassorilievi di bronzo rappresentanti scene della vita e delle opere del sommo artista si ottenne, come assai opportunamente aveva pure suggerito l'E. V. di dare al monumento tutta quella maestà e grandiosità che gli era necessaria, sia per l'importanza del soggetto sia per l'ampiezza della piazza a cui è destinato. »

(Pietro Magni a Massimo d'Azeglio, 20 giugno 1860[11])

Il Magni partì per Bologna come alfiere della Guardia Nazionale e al suo ritorno nel 1861 trovò come nuovo governatore Giuseppe Pasolini; per cercare di ottenere conferma dell'incarico di realizzare il monumento, egli contattò perciò l'Accademia, il d'Azeglio (ritiratosi dalla politica), il governatore Pasolini, il sindaco di Milano Antonio Beretta e il presidente del Consiglio dei ministri Bettino Ricasoli.[12]

Per la realizzazione del monumento venne stimato un valore di circa 100.000 lire (corrispondenti alle 60.000 lire austriache del concorso più altre 47.000 lire italiane).[13] Nel 1862 le autorità richiesero modifiche al progetto per ridurre la spesa a lire 90.200 e il Comune di Milano si impegnò per un contributo di 20.000 lire.[14]

Il Magni portò avanti il monumento sobbarcandosi spese per i materiali; nel 1867 però non aveva ricevuto pagamenti e la pratica ministeriale non aveva fatto progressi. Decise allora di approfittare dell'inaugurazione della galleria a fianco della piazza della Scala, prevista per il 15 settembre; posizionò a proprie spese un modello del monumento per l'intero mese di settembre, sperando che le autorità, vedendolo, avrebbero finalmente permesso il completamento dell'opera.[15]

Nel 1868 gli fu comunicato che il govereno intendeva riconoscergli solamente l'importo originario del concorso, pari a circa 52.000 lire italiane; anche contando le 20.000 per cui si era impegnato il comune di Milano, egli avrebbe subito una perdita netta di almeno 15.000 lire per spese vive.[16]

Come ultima speranza, nel 1879 il Magni scrisse al Filippo Antonio Gualterio, ministro della Real Casa, per cercare di ottenere un intervento del sovrano, ma inutilmente.[17] Nello stesso periodo gli venne presentata una diffida dal Regio Demanio perché in ritardo con il pagamento dell'affitto dei locali che utilizzava per il suo studio; all'inizio del 1870 gli vennero sequestrati tutti i modelli e tutti i lavori per essere messi all'asta.[18] Giovanni Battista Brambilla li acquisto tutti per restituirli allo scultore.

« Ieri mattina, scrive la Lombardia di Milano del 16, si resero gli estremi onori al ricco negoziante G. B. Brambilla, morto ieri l'altro nella grave età di 77 anni. Il Brambilla, che fu arguto poeta vernacolo, era anche intelligente amatore delle arti belle, e tanto nella sua casa di piazza della Scala, quanto nella sua villa sul Lario, non mancavano capolavori di pittura e di scultura. Egli fu tra gli altri il protettore dello scultore Pietro Magni, il quale in grazia alla costanza ed ai sacrifici pocuniari del suo mecenate, potè vedere inaugurato in piazza della Scala il monumento a Leonardo da Vinci. »

(Necrologio di G.B. Brambilla nel 1881[19])

Vista l'impossibilità di ottenere quanto dovuto, il Magni nell'agosto 1870 presentò un atto di diffida giudiziale al Ministero della pubblica istruzione.[20] Infine con il contratto stipulato il 23 marzo 1871 riuscì in totale ad ottenere 72.000 lire.[21]

« Ove si consideri quanto venne assegnato ad altri monumenti e per non parlar di molti a quello Carlo Alberto in Torino (L. 700.000) ed a quello Cavour in Milano (oltre a L. 100.000 comprese le spese sostenute dal Municipio) diventa affatto superfluo ogni commento.[21] »

Secondo Ettore Verga, l'ostilità generale verso la realizzazione del monumento non era dovuta allo scultore Magni, ma all'origine stessa del monumento.[22]

« Il monarca austriaco ha voluto anche fregiare di un monumento la piazza della Scala. Il signor ingegnere Elia Lombardini, allora capo d'ufficio delle pubbliche costruzioni ed erudito, è ovvio che avrà inspirato il concetto del Leonardo da Vinci che fu gradito al Governo austriaco perchè non destava nei popoli idee di autonomia e di indipendenza. Giacché Leonardo non è milanese, fu una nullità politica, fu amico dei sovrani dispotici, ligio cortigiano del Moro e nelle sventure di questo Principe si pose al soldo dello straniero che invadeva e tiranneggiava il nostro paese. Per queste virtù, gradite agli Austriaci, lo esaltarono ed ordinarono il Monumento da erigersi a spese dello Stato. Ma sorse nell'anno 1859 la bella aurora dell'indipendenza e libertà; nell'enfasi di un nuovo ordine di cose si avvicinava l'epoca di inaugurare il Monumento, che è la sventurata statua a capo prono e chino che non osa alzare la fronte a guardare quel popolo al quale fu generoso di larghe promesse per smungere la favolosa paga di 500 scudi annui e nei giorni della sventura nulla fece. Comprese allora il signor Elia Lombardini che poco gradito sarebbe stato questo monumento del dispotismo ai patrioti che non vedevano e non vivevano che per il mondo politico al quale volevano che fossero rivolti tutti i pensieri. Onde era d'uopo di rinvenire nel Leonardo una scoperta di virtù occulte per rendere tollerabile la statua. Nulla trovando, il signor Lombardini prese il partito di proclamare che Leonardo «fu il vero creatore della scienza idraulica».[23] »

(Siro Valerio[24])

Inaugurazione[modifica | modifica wikitesto]

Inaugurazione del monumento

Il monumento fu inaugurato il 4 settembre 1872 alla presenza del principe Umberto in concomitanza con l'apertura a Milano del primo congresso degli ingegneri e degli architetti.[25] Era in corso anche l'Esposizione nazionale di Belle Arti.

« Il 4 settembre avvenne in Milano la solenne inaugurazione del monumento a Leonardo da Vinci, eretto sulla piazza del teatro alla Scala, la quale presentava in quel giorno un maraviglioso spettacolo. Nel mezzo sorgeva il monumento tutto velato da cortine, con in giro pennoni bianchi e rossi. Nel largo spazio fra questo ed il teatro era stato eretto un elegante padiglione bianco ed oro, adorno di panneggiamenti bianchi ed azzurri e di cestellini di fiori. Le finestre ed i balconi delle case circostanti alla piazza erano adorne di bandiere e di arazzi. La cerimonia fu molto semplice e bella. Alle tre ore pomeridiano il principe Umberto, il sindaco, gli assessori tutti i membri del Congresso Artistico e i membri di quello degli Ingegneri ed Architetti italiani con altri invitati andarono a prender posto nel padiglione. Caddero allora le tele che coprivano il monumento, che apparve d'improvviso in tutto il suo splendore, in mezzo agli applausi fragorosi del popolo affollato, e alle armonie della musica della banda Nazionale.

Dopo il discorso del Sindaco, fu letto il processo verbale con il quale il mo numento veniva consegnato alla città di Milano, e, dopo la consegna, la banda riprese a suonare la marcia reale, gli invitati mossero in giro intorno al mo numento, seguiti dalle bandiere delle corporazioni operaje, e con questo ebbe fine la cerimonia.[26] »

« La sera di quel giorno un'immensa folla assiepava la piazza del Duomo e del Palazzo Reale. Alle ore otto un razzo che partì dalla maggiore aguglia avvisò che l'illuminazione stava per cominciare: e subito dopo, quasi per incanto, tutto l'esterno del grandioso ed artistico tempio s'illuminò d'un vivace rosso di Bengala. Le colombe, che fra quei santi di pietra hanno lor nido, spaventate fuggivano qua e là biancheggianti per l'aere infocato. Da questa piazza la folla si rovesciò nella galleria Vittorio Emanuele: questa pure, con tutte le lampade accese e le stelle, che pendevano dalla tettoja di vetro scintillanti di luce, abbagliava col suo splendido aspetto. Ad una finestra del teatro alla Scala era stato disposto un apparecchio per la luce elèttrica: e variando i vetri si vedeva il monumento di Leonardo in quello stesso dì scoperto, illuminato a diversi colori, che prestavano al marmo uno strano effetto.[27] »

Nelle raffigurazioni realizzate in occasione dell'inaugurazione i quattro piedistalli con le statue degli allievi non erano più separati (come previsto in precedenti versioni), ma uniti al basamento ottagonale centrale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

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Il monumento è formato da cinque statue poste su un basamento in granito rosso di Baveno, alto 7,08 metri.[28] Il corpo centrale del basamento ha forma ottagonale con lati diseguali. Il suo centro è posto in asse con la galleria Vittorio Emanuele II.

Al centro si trova la statua in marmo di Leonardo da Vinci, alta 4,40 metri.[28] È ritratto in atteggiamento pensoso con le mani raccolte al petto. Il nome «LEONARDO» è inciso sul fronte ai piedi della statua; sul retro è invece indicato «PIETRO MAGNI FECE».

Ad un livello inferiore, dai lati corti del basamento ottagonale sporgono quattro piedistalli sui quali trovano posto le altre quattro sculture in marmo, alte 2,60 metri. Rappresentano quattro allievi di Leonardo: Giovanni Antonio Boltraffio, Marco d'Oggiono, Cesare da Sesto e Gian Giacomo Caprotti (con il nome di Andrea Salaino).

Sui lati maggiori del basamento ottagonale quattro bassorilievi in marmo ritraggono quattro aspetti della vita di Leonardo a Milano.

Al di sotto dei bassorielievi, tra i quattro piedistalli, sono poste quattro iscrizioni dettate dal professor Gilberto Govi e incise in bronzo dorato.[29]

  • Fronte
    • AL / RINNOVATORE / DELLE ARTI E DELLE SCIENZE
  • A destra
    • NATO IN VINCI DI VALDARNO / NEL MCCCCLII / MORTO IN CLOUX PRESSO AMBOISE / NEL MDXIX
  • Retro
    • LUNGAMENTO OSPITE INVIDIATO / IN MILANO, DOVE EBBE / AMICI, DISCEPOLI, GLORIA
  • A sinistra
    • IL GIORNO IV DI SETTEMBRE / DEL MDCCCLXXII / QUESTO MONUMENTO / FU POSTO

Modifiche[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 maggio 1919, in occasione delle celebrazioni per il quarto centenario dalla morte di Leonardo, venne aggiunta ai piedi del basamento una corona in bronzo decorata con nodi vinciani.[30][31]

« nel iv centenario di gloria / il 2 maggio 1919 / inaugurandosi nel nome / di / LEONARDO / i lavori del porto di milano / il comune pose »

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Rovani

Ci furono critiche negative al monumento di vario genere; ad esempio, per non aver incluso Francesco Melzi tra le statue degli allievi[32] oppure per aver raffigurato gli allievi anziché personificazioni di meccanica, musica, geometria e filosofia.[33]

« In piazza della Scala si è posto mano alle fondamenta del monumento al Vinci. Io avrei amato meglio vederlo collocato nel cortiletto di Brera non già davanti ad un teatro d'opera come un cantante o un maestro di musica. Il modello che abbiamo visto sul posto se non vien modificato e mutato di sana pianta era pur brutto! Il Magni che non sa leggere né scrivere si è reso celebre colla sua Leggitrice che poi ripeté molte dozzine di volte. Un monumento a Leonardo richiedeva il bronzo ed il granito ed un artista che intendesse un poco meglio l'arte sua. »

(Girolamo d'Adda, 19 dicembre 1871[34])

« Il monumento non è certo l'opera migliore dovuta allo scalpello del Magni. »

(L'Illustrazione popolare[35])

« Giuro a tutti che il monumento a Leonardo è un orrore. »

(Giosuè Carducci[36])

« Il monumento al Vinci eretto in piazza della Scala dal Magni è infelicissima cosa - Le quattro figure degli allievi pajono quattro marionette. Stanno lì, con le mani pendenti - come mani di piombo. »

(Carlo Dossi, Note Azzurre)

Un litro in quattro[modifica | modifica wikitesto]

Il soprannome del monumento un litro in quattro (on liter in quatter in milanese), diffuso alla fine dell'Ottocento, era dovuto alla rassomiglianza tra le cinque statue del monumento a una bottiglia di vino con quattro bicchieri intorno.[37]

Diverse fonti dell'epoca attribuiscono allo scapigliato Giuseppe Rovani la creazione di tale soprannome.[38]

« Nel settembre del 1872 si inaugurava in piazza della Scala il monumento di quest'ultimo a Leonardo Da Vinci. Tutti sanno che la statua di Leonardo s'erge alta al centro. Ai quattro lati del piano inferiore sorgono quattro de' suoi più valorosi allievi. L'artista ne udì intorno all'opera sua di tutti i colori. Rovani non aveva ancora aperto bocca, e Magni lo andava stuzzicando perché parlasse. Finalmente, in una certa sera, seduto con quattro amici al desco di non so più quale osteria, l'artista dello scalpello torna all'assalto contro l'artista della penna affinché una buona volta si sbottoni. Rovani si fa pregare alquanto, poi afferra il litro di vino che troneggiava innanzi a loro, e lo colloca proprio in mezzo, fra i quattro bevitori, sè compreso, sclamando:

— Il tuo monumento eccolo qui: è un litro in quattro!

Le risate andarono alle stelle. Ma Pietro Magni non digerì bene il frizzo. Se ne rammentava e se ne doleva ancora molti anni appresso.[39] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Monumento a Leonardo da Vinci, in Biblioteca Italiana ossia Giornale di letteratura scienze ed arti, 1834, p. 362.
  2. ^ Appunti, in Raccolta vinciana, vol. 8, 1912-1913, p. 182.
  3. ^ M.G. Borghi, Note storiche riguardanti l'Archivio dell'Accademia di Belle Arti di Brera, in Rendiconti. Classe di lettere e scienze morali e storiche, vol. 79, p. 142.
  4. ^ Concorsi per l'anno 1857, in Atti dell'I.R. Accademia di Belle Arti in Milano, 1856, pp. 51-52.
  5. ^ a b Per un monumento a Leonardo da Vinci, in Atti dell'I.R. Accademia di Belle Arti in Milano, 1857, pp. 73-75.
  6. ^ Il monumento, p. 7
  7. ^ Il monumento, pp. 7-8.
  8. ^ Il monumento, p. 13.
  9. ^ Il monumento, pp. 8-11.
  10. ^ Il monumento, pp. 11-12.
  11. ^ Il monumento, p. 14.
  12. ^ Il monumento, pp. 15-18.
  13. ^ Il monumento, p. 22.
  14. ^ Il monumento, pp. 24-25.
  15. ^ Il monumento, pp. 29-33.
  16. ^ Il monumento, pp. 34-35.
  17. ^ Il monumento, pp. 35-39.
  18. ^ Il monumento, pp. 39-43.
  19. ^ Decessi, in Gazzetta ufficiale, 18 febbraio 1881, p. 691.
  20. ^ Il monumento, p. 47.
  21. ^ a b Il monumento, p. 52.
  22. ^ Verga, pp. 98-101.
  23. ^ Cfr. Elia Lombardini, Dell'origine e del progresso della scienza idraulica nel Milanese ed in altre parti d'Italia, Milano, 1872, p. iii.
  24. ^ S. Valerio, L'acqua potabile in Milano e l'origine dell'idraulica; con cenni storici sopra Archimede, Guindellino e Leonardo da Vinci, Milano, 1881.
  25. ^ Primo congresso degli ingegneri ed architetti in Milano. Atti, Milano, 1875, p. 41.
  26. ^ Inaugurazione del monumento a Leonardo da Vinci, in Emporio pittoresco, 15-21 settembre 1872, p. 122.
  27. ^ Le feste di Milano, in Emporio pittoresco, nº 421, 22-28 settembre 1872, p. 137.
  28. ^ a b Milano tecnica dal 1859 al 1884, vol. 1, Milano, 1885, p. 302.
  29. ^ Il Trentino, 31 agosto 1872, p. 4.
  30. ^ Cronaca del centenario vinciano 1919, in Raccolta vinciana, vol. 11, 1920-1922, p. 222.
  31. ^ E. Verga, Appunti e notizie, in Archivio Storico Lombardo, 1919, pp. 333-334.
  32. ^ G. Riccardi, Intorno a Leonardo. Studio storico, Milano, 1872, pp. 3-4.
  33. ^ B. Soster, Dei principii tradizionali delle arti figurative e dei falsi criteri d'oggidì intorno alle arti medesime, Milano, 1873, p. 249.
  34. ^ F.P. Di Teodoro, Francesco Uzielli, II: Il Codice Atlantico, in Achademia Leonardi Vinci, vol. 6, 1993, p. 165.
  35. ^ Monumento a Leonardo da Vinci, in L'Illustrazione popolare, 22 settembre 1872, p. 326.
  36. ^ Edizione nazionale delle opere di Giosuè Carducci. Lettere, vol. 7, p. 329.
  37. ^ Monumento a Leonardo da Vinci, su Turismo Milano.
  38. ^ Milano nuova: strenna del Pio Istituto dei Rachitici di Milano, Milano, 1890, p. 9.
  39. ^ F. Giarelli, Vent'anni di giornalismo (1868-1888), Codogno, 1896, p. 45.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]