Carlo Dossi

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Carlo Alberto Pisani Dossi
Carlo dossi.jpg
Ritratto di Carlo Dossi di Tranquillo Cremona (1867)
Conte
Stemma
In carica 1872 –
1910
Predecessore Giuseppe Pisani Dossi
Successore Franco Pisani Dossi
Trattamento Sua Eccellenza
Altri titoli Patrizio di Alessandria
Don
Nascita Zenevredo, 27 marzo 1849
Morte Cardina, 17 novembre 1910
Sepoltura Cimitero di Corbetta
Dinastia Pisani Dossi
Padre Giuseppe Pisani Dossi
Madre Ida Quinterio
Consorte Carlotta Borsani
Figli Franco Alvise Giuseppe Tomaso Fabio
Elena
Bianca
Religione nessuna (ateo)[1]
Motto Pax Candida Fortis
Firma FirmaCarloDossi.jpg

Il conte Carlo Alberto Pisani Dossi, in arte Carlo Dossi (Zenevredo, 27 marzo 1849Cardina, 17 novembre 1910), è stato uno scrittore, diplomatico e archeologo italiano.

Tra i più importanti esponenti della scapigliatura milanese, fu particolarmente legato ad altri scrittori del genere come Emilio Praga e Luigi Conconi ed è ancora oggi apprezzato per la schiettezza dei suoi scritti, il linguaggio ricercato ma comprensibile a tutti, la spiccata ironia e la critica che mosse al suo tempo anche in ambito politico e sociale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lapide commemorativa sulla casa che Carlo Dossi abitò a Milano, in Via Brera

Carlo Alberto Pisani Dossi nacque nel 1849 a Zenevredo, un piccolo paese in provincia di Pavia dove i Pisani-Dossi possedevano delle proprietà da diverse generazioni. Suo padre Giuseppe, appartenente all'aristocrazia locale, era laureato in ingegneria, mentre sua madre Ida Quinterio apparteneva invece alla nobiltà lodigiana. Egli stesso, nelle proprie opere, vanterà più volte una parentela con Cesare Beccaria. Iniziò a scrivere all'età di sette anni.[2]

Abbandonò Zenevredo per trasferirsi a Milano, in un'abitazione ancora oggi presente in Via Brera, per iscriversi alla scuola media e poi il liceo classico. In seguito si trasferì all'Università di Pavia dove frequentò la facoltà di giurisprudenza. Tornato a Milano, partecipò ancora giovanissimo al movimento della Scapigliatura, scrivendo articoli sui periodici locali e pubblicando con Luigi Perelli la rivista Palestra Letteraria, Artistica e Scientifica (1867), a cui collaborarono scrittori come Francesco Domenico Guerrazzi, Giuseppe Rovani e perfino Giosuè Carducci. Tra il 1868 e il 1870 frequentò gli ambienti della scapigliatura milanese: lo scultore Giuseppe Grandi, i pittori Luigi Conconi, Daniele Ranzoni e soprattutto Tranquillo Cremona, che dipinse per lui un ritratto oggi conservato nella villa di Corbetta.

La quattrocentesca Villa Pisani-Dossi a Corbetta dove lo scrittore scapigliato visse dal 1892 alla sua morte

Legato il suo nome a quello di Francesco Crispi di cui fu anche segretario particolare, divenne ben presto «Ciambellano del cifrario» al Ministero degli Esteri nel 1870, occupandosi di tematiche di rilievo per l'epoca come il problema dell'emigrazione e i tentativi di riconciliazione tra stato e chiesa (collaborando per questo con Luigi Tosti). Poco dopo divenne plenipotenziario in Eritrea (colonia italiana a cui sembra abbia dato il nome sostituendolo al precedente di "Nuova Etiopia"[3]). Nel 1891, alla prima caduta di Crispi, fu inviato a Bogotà, in Colombia, come console generale e ministro plenipotenziario, partecipando attivamente ai preparativi locali per le celebrazioni del IV centenario della scoperta dell'America. Poco prima di partire, il 14 gennaio 1892, sposò a Roma la facoltosa ereditiera corbettese Carlotta Borsani, nipote del Vicepresidente della Camera dei Deputati, Giuseppe Mussi; il matrimonio venne celebrato dal cardinale e amico Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst con testimoni Francesco Crispi ed il deputato Pietro Antonelli. La coppia ebbe in tutto tre figli: Franco Alvise Giuseppe Tomaso Fabio (1894-1968), Elena e Bianca. Durante il secondo e ultimo ministero Crispi (1893-1896) venne confermato capo di gabinetto del Ministero degli Esteri italiano.

Il Dosso Pisani dove il letterato scapigliato morì nel 1910

Dopo la sconfitta di Crispi alle elezioni del 1895, Dossi venne destinato ad Atene col rango di ambasciatore, capitale dove riceverà tra gli altri la visita di Gabriele D'Annunzio. Alla fine di aprile del 1896 tornò in Italia e i suoi viaggi verso la Grecia diminuirono progressivamente seguendo la parabola politica di Crispi. Nel 1901 si stabilì definitivamente a Corbetta, dove dedicò ogni suo sforzo alla sua passione per l'archeologia, creando il Museo Pisani Dossi in cui custodì i reperti raccolti in Colombia, in Grecia ed a Roma, oltre a materiale precolombiano e ad oggetti trovati in scavi eseguiti nelle zone di Corbetta, Albairate, Santo Stefano Ticino, Sedriano, Cisliano e lungo le sponde del Ticino.

Nel corso della sua vita intrattenne rapporti di stretta amicizia con personalità di spicco della sua epoca che spesso si ospitava nella sua villa di Corbetta o a Como: tra questi ricordiamo il cardinale von Hohenlohe-Schillingsfürst, i politici Cesare Correnti e Carlo Cattaneo, scrittori del calibro di Giuseppe Rovani, Cletto Arrighi e Gian Pietro Lucini, artisti come Tranquillo Cremona, Giuseppe Grandi e Daniele Ranzoni, gli scienziati Paolo Gorini, Cesare Lombroso, l'archeologo Giacomo Boni. Agli inizi del Novecento subì l'asportazione di un occhio che egli stesso descrisse come un fedele amico che lo aveva servito per cinquant'anni e che ripose insieme ai reperti archeologici per cui la sua vista si era consumata all'interno del suo museo personale.[4]

Nel 1897 iniziò il grandioso progetto per la costruzione di una propria abitazione di campagna presso Cardina (Como) in località Monte Olimpino: la struttura, dal carattere imponente, nell'ottica del Dossi doveva essere un vero e proprio eremo dove ritirarsi per trascorrere momenti di tranquillità lontano da tutto e da tutti, venne costruita uno sperone di roccia con una magnifica vista sul lago ed ancora oggi il nome de Il Dosso in suo onore. Il progetto venne realizzato dell'architetto Luigi Conconi con la collaborazione dell'architetto Perrone ed il complesso venne completato solo nel 1907.[5]

Carlo Dossi morì di ictus cerebrale proprio in questa villa il 17 novembre 1910. La salma venne trasferita a Corbetta il 19 novembre successivo ed esposta alla pubblica venerazione. Attualmente, la salma riposa nella cappella di famiglia da lui fatta costruire dall'architetto Perrone nel cimitero di Corbetta.[6]

È stato inserito nella lista dei 150 più illustri funzionari dello Stato.[7]

Opera letteraria[modifica | modifica wikitesto]

« Filosofia, dammi se non il sorriso, l'indifferenza almeno del saggio. Menti, ma consolami. »
(da Gocce d'inchiostro)
Carlo Dossi (al centro) tra Emilio Praga e Luigi Conconi a destra

Le sue opere principali, che sfuggono alle classificazioni letterarie convenzionali, furono scritte in un arco di tempo relativamente breve, tra il 1868 e il 1887. L'altrieri. Nero su bianco (1868) e Vita di Alberto Pisani (1870) partono dal dato autobiografico per sconvolgerlo con innesti romanzeschi e meta-letterari. La colonia felice (1874) è un esempio di romanzo utopista-allegorico nello stile dell'epoca; riscosse grande successo editoriale, accendendo un dibattito pubblico sulla carcerazione, anche se Dossi in seguito sconfessò le idee filantropiche esposte nella storia.[8] Ritratti umani dal calamajo di un mèdico (1874), Ritratti umani. Campionario (1885) e soprattutto La desinenza in A (1878-1884) descrivono invece con umorismo e la consueta inventiva formale la società aristocratica dell'età umbertina.

Altrettanto interessante è il diario privato, pubblicato postumo con il titolo Note azzurre (in edizione incompleta nel 1912 e integrale nel 1964, a cura di Dante Isella). Tra le opere minori vanno citate la commedia dialettale Ona famiglia de cilapponi (1873), scritta in collaborazione con Gigi Pirelli, la raccolta di saggi sull'arte Fricassea critica d'arte, storia e letteratura (1906) e il saggio letterario incompiuto Rovaniana (postumo, 1944), dedicato all'amico e ispiratore Giuseppe Rovani.

Sia la produzione letteraria sia quella saggistica sono segnate dal gusto dell'autore per il pastiche linguistico e dall'uso deformante delle descrizioni grottesche. I romanzi hanno spesso una struttura narrativa non convenzionale, con frequenti divagazioni, citazioni e ripetizioni, alla maniera degli autori più apprezzati da Dossi, Jean Paul e Laurence Sterne. La forma lessicale e sintattica è complessa, con bruschi salti dall'aulico al popolare, vocaboli latini, neologismi, espressioni e termini gergali, tecnici e dialettali[9]. La forzatura del linguaggio oltre il suo uso corrente ha spinto Gianfranco Contini a definire Dossi l'iniziatore di quella "linea lombarda" di sperimentalismo che avrà poi il massimo rappresentante in Carlo Emilio Gadda. Dossi non arriva però alla violenza espressionista di Gadda: cerca piuttosto di costruire una lingua personale, lontana da quella logora dell'uso comune, dove elementi di diversa provenienza coesistono in una forma armonica con fini di volta in volta ironici o nostalgici, senza contrasti stilistici. Dossi rappresenta a pieno l'ambiguità della scapigliatura, divisa tra l'influenza romantica e le inquietudini decadenti[10].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
«Su proposta del Ministero degli Affari Esteri»
— 27 marzo 1895
Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia
«Su proposta del Ministero degli Affari Esteri»
— 27 marzo 1895

Araldica[modifica | modifica wikitesto]

Stemma Descrizione Blasonatura
Heraldic Crown of Spanish Count.svg
CoA.Pisani-Dossi.png
Carlo Alberto Pisani Dossi
Conte
Di rosso al leone rampante d'oro armato e coronato dello stesso. In capo d'azzurro alla colomba svolazzante tenente un ramoscello d'ulivo in becco.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

[11]

Carlo Alberto Pisani-Dossi Padre:
Giuseppe Pisani-Dossi
(m. 1872)
Nonno paterno:
Carlo Pisani-Dossi
(1780-1852)
Bisnonno paterno:
Gelasio Vincenzo Pisani-Dossi
Trisnonno paterno:
Carlo Pisani-Dossi
Trisnonna paterna:
Matilde Oleario di Bellagente
Bisnonna paterna:
Maria Rosalia di Hölly von Niedermensdorff
(1755-?)
Trisnonno paterno:
Giuseppe Federico di Hölly von Niedermensdorff
Trisnonna paterna:
Maria Lucia Gaetana Beccaria
Nonna paterna:
Luigia Milesi
(1786-1867)[12]
Bisnonno paterno:
Giovanni Battista Milesi
(m. 12 dicembre 1804)
Trisnonno paterno:
Pietro Milesi
Trisnonna paterna:
Bisnonna paterna:
Elena Viscontini
(m. 1827)
Trisnonno paterno:
Giovan Battista Viscontini
Trisnonna paterna:
Bianca Ferrario
Madre:
Ida Quinterio
(m. 1882)
Nonno materno:
Felice Quinterio
Bisnonno materno:
Carlo Quinterio
(m. 1822)
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Bisnonna materna:
Giuseppa Ghezzi
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Nonna materna:
Maddalena Pelosi
Bisnonno materno:
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Bisnonna materna:
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • L'altrieri. Nero su bianco (1868)
  • Vita di Alberto Pisani (1870)
  • Elvira, elegia (1872)
  • Il regno dei cieli (1873)
  • Ona famiglia de cialapponi (1873) - con Gigi Perelli
  • Ritratti umani, dal calamajo di un mèdico (1873)
  • La colonia felice (1874)
  • La desinenza in A (1878)
  • Gocce d'inchiostro (1880)
  • Ritratti umani. Campionario (1885)
  • Amori (1887)
  • Fricassea critica d'arte, letteratura e storia (1906)
  • Rovaniana (1944) - postumo e incompiuto
  • Note azzurre (parzialmente nel 1912 e in versione integrale nel 1964) - postumo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carlo Linati, Dossi, Mursia, Milano, 1944, p. 452.
  2. ^ Come lui stesso ebbe a dichiarare anni dopo nelle sue Note Azzurre
  3. ^ F. Lioce, Dalla colonia facile alla colonia Eritrea. Cultura e ideologia in Carlo Dossi, Loffredo, Napoli, 2014
  4. ^ L. Prada, Carlo Dossi - Medici e Medicine, ed. "L'Incisione", Corbetta, 1989
  5. ^ Vedi qui
  6. ^ Lo stesso Dossi scrive nelle sue Note azzurre, n. 5785
    « Non posso prevedere se, prima di morire, avrò potuto compiere la capella gentilizia pe' miei morti nel cimitero di Corbetta per la quale, a tutt'oggi, ho acquistato l'arca, e ho fatto preparare il disegno dall'architetto Luigi Perrone, marito di mia nipote Ida Pisani Dossi, ma in ogni caso, raccomando il suo compimento a mia moglie e a' miei figli. Deve poter raccogliere, oltre le mie spoglie e quelle di mia moglie, le spoglie di mia madre che riposano a Campo Verano di Roma in tomba perpetua (V. per le carte nella Cart. B. dell'archivio di famiglia, e le spoglie devono essere richiamate di Roma, avvertendo che mia madre desiderava che fossero cremate) e così le spoglie di mio padre, già in vaso di cristallo nel crematojo di Milano, quelle di mia cognata moglie di mio fratello Guido, seppellite nel cimitero di Fornovo, quelle del detto mio fratello in bara di piombo nel cimitero di Ancona (V. cart. D dell'archivio di famiglia). Se mi avanzasse del tempo, si potrebbe tentare ricerche per i resti di mia nonna (Luigia Milesi Pisani Dossi) seppellita in un cimitero di Milano (morì nella parrocchia di San Francesco di Paola nel [lacuna]) e di mio nonno (Carlo Pisani Dossi) che morì a Milano in via Zecca Vecchia n. 6, casa Borsani, nel 1852: così anche i resti di Gelasio Pisani Dossi padre di don Carlo che dovrebbero trovarsi non so se a Broni o Stradella dove morì e degli altri antichi parenti (Vedi nelle cart dell'archivio di famiglia dalla Cart. A) »
  7. ^ Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ministero per la Pubblica Amministrazione e per l'Innovazione
  8. ^ Dossi Carlo, La colonia felice, su Biblioteca Italiana Zanichelli, Zanichelli Dizionari più, 30 gennaio 2011. URL consultato il 5 maggio 2014.
  9. ^ Le Muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, p. 253.
  10. ^ Guido Baldi, Silvia Giusso, Mario Razetti, Giuseppe Zaccaria, Dal testo alla storia, dalla storia al testo. Vol. 3: Dal neoclassicismo al Verismo, Paravia, Milano, 2001, Tomo 1, p. 766.
  11. ^ Come indicata nelle "Note Azzurre" n. 2871,2872,5504,5689 e 5572
  12. ^ Sorella maggiore della celebre pittrice e patriota milanese Bianca Milesi nonché cugina della patriota Metilde Viscontini

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dante Isella, La lingua e lo stile di Dossi, Milano-Napoli, 1958
  • Antonio Carannante, Scrittori a Roma: Carlo Dossi (1849-1910), in Strenna dei Romanisti, 21 aprile 2011, pp. 125–135.

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