Luigi Conconi

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Foto di gruppo di 'scapigliati': Emilio Praga, Carlo Dossi e Luigi Conconi.
La rosa, 1910 ca. (Fondazione Cariplo)

Luigi Conconi (Milano, 30 maggio 1852Milano, 23 gennaio 1917) è stato un pittore e architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Fu uno degli esponenti di spicco della Scapigliatura milanese.[1]

Il suo studio artistico era contraddistinto da un'atmosfera surrealista, con tanto di pipistrelli imbalsamati e gatti mummificati.[1]

Personaggio schivo e riservato, iniziò il suo percorso di formazione culturale studiando architettura a Brera, anche se i suoi primi lavori li eseguì in acquaforte, riscuotendo un buon successo al Salon di Parigi nel 1877 con Cortile di Palazzo Marino.[1]

Conconi ottenne altri consensi come acquafortista tre anni dopo, con La casa del mago, caratterizzata da elementi romantici, che quando venne, esposta a Brera turbò pubblico e critica.[2]

Negli anni seguenti incominciò a dipingere ad olio assieme a Tranquillo Cremona e a Daniele Ranzoni e si mise in evidenza con Ragazzi in giardino, del 1879.

L'anno successivo presentò una sua mostra personale a Brera, dove ottenne un certo riscontro grazie al quadro Le streghe, di vaga ispirazione francese (Gustave Moreau e Odilon Redon).

Conconi fondò nel 1882, con Alberto Pisani Dossi, Carlo Borghi e Luca Beltrami, il settimanale Guerin Meschino, al quale collaborò per anni, riscuotendo successi come illustratore e disegnatore umoristico.[2]

Fino alla sua fase matura, Conconi, restò comunque soprattutto un seguace di Cremona nei suoi temi più consueti, quali ritratti, quadri in costume, mentre si rivelò originale nei quadri di genere, nella paesaggistica e nelle costruzioni fantastiche e immaginifiche.[1]

Fu anche architetto ma progettò poco: le sue opere sono l'edificio di via Dante 8 a Milano (1891), la Villa Pisani Dossi sopra Como, la tomba di Felice Cavallotti a Dagnente (1897-1898), l'Edicola Segre nel Riparto Israeliti del Cimitero Monumentale di Milano (1900); inoltre presentò progetti per il monumento delle Cinque giornate a Milano (1880), per quello a Vittorio Emanuele II a Roma (1881), per il monumento a Dante a Trento (1891), per il monumento al principe Amedeo a Torino (1892).[3]

Conconi si dedicò anche alla politica, diventando membro del Consiglio comunale, dal 1899 al 1904, come rappresentante della maggioranza radicale, partecipando anche a numerose commissioni organizzative e giudicatrici: tra le altre si ricordano quelle per l'Esposizione di arte decorativa a Torino del 1902 e l'Esposizione internazionale di Roma e Torino del 1911.[2]

Luigi Conconi fu figlio di Pietro, di famiglia nobile originaria di Malnate nel Varesotto, e di Amelia Gamba; fu nipote di Mauro Conconi, pittore romantico.[2]

Conconi morì a Milano, dopo una lunga malattia, il 23 gennaio 1917.

Cremato, le sue ceneri si trovano al cimitero Monumentale di Milano.[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d le muse, III, Novara, De Agostini, 1964, p. 388.
  2. ^ a b c d Luigi Conconi, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 16 giugno 2018.
  3. ^ G. Ginex, O. Selvafolta, Il cimitero monumentale di Milano. Guida storico-artistica, pag. 190
  4. ^ Comune di Milano, App di ricerca defunti Not 2 4get.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Laura Casone, Luigi Conconi, catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo, 2010, CC-BY-SA.
  • R. Giolli, Luigi Conconi architetto e pittore, Milano, 1921.
  • S. Pagani, Pittura lombarda della Scapigliatura, Milano, 1955.
  • C. Maltese, Storia dell'arte in Italia, 1785-1945, Torino, 1960.
  • E. Piceni e M. Monteverdi, Pittura lombarda dell'800, Milano, 1969.

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