Odilon Redon

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Autoritratto (1867), Parigi, Museo d'Orsay.

Bertrand Redon, meglio conosciuto come Odilon Redon (Bordeaux, 20 aprile 1840Parigi, 6 luglio 1916), è stato un pittore e incisore francese. È considerato il maggiore rappresentante del simbolismo in pittura.[1]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Odilon Redon, Testa di martire 1877, carboncino, Museo Kröller-Müller, Otterlo, Paesi Bassi
Odilon Redon, Armatura, carboncino e matita, 1896, 50.7 x 36.8 cm. Metropolitan Museum of Art, Manhattan

Dopo aver trascorso un'infanzia segnata dalla salute cagionevole nella proprietà familiare di Peyrelebade, nel 1855 cominciò i suoi studi di disegno, attratto in modo particolare dalle opere di Eugène Delacroix, e nel 1860 cominciò a esporre al Salon des Amis des Arts di Bordeaux. Scoprì il mondo che emerge dalle visioni attraverso il microscopio studiando con il botanista Armand Clavaud, che gli trasmise la passione per i fiori e parimenti lo inizia alle teorie di Charles Darwin e all'opera di Baudelaire, Poe e Flaubert Nel 1864 si trasferì a Parigi dove entrò in contatto con Gustave Moreau: fu in questo periodo che Redon si avvicinò alle tematiche simboliste, arrivando alla conclusione che la vera dimensione dell'arte è il sogno, che permette all'artista l'esplorazione di un fantastico mondo interiore. In contrapposizione al contemporaneo impressionismo, Redon rifiutò, nelle sue prime creazioni, l'uso del colore, privilegiando i disegni e le litografie, che espose al Salon dal 1867 al 1889. Le opere in bianco e nero di questo periodo, che ci parlano di un mondo inquietante in cui affiorano mostri, demoni, figure alate e teste mozzate, sono chiamate noirs.

Il suo primo album di litografie Nel sogno (1879), inaugura la serie detta appunto dei noirs, cui seguiranno A Edgar Poe (1882), Le origini (1883), Omaggio a Goya (1885), La notte (1886), le tre serie per La tentazione di sant’Antonio di Flaubert (1888, 1889, 1896), L’Apocalisse di san Giovanni (1899, commissionatogli da Ambroise Vollard), I fiori del male (1890), Sogni (1890, dedicato all’amico e maestro Armand Clavaud, suicidatosi quell’anno).[2] I suoi artisti preferiti (Francisco Goya, Edgar Allan Poe, Charles Baudelaire) e le sue amicizie (Paul Gauguin, Stéphane Mallarmé, André Gide) collocano Redon nell'ambito di quel simbolismo del quale fu un precursore e uno dei più autentici rappresentanti in campo figurativo. Nella sua produzione s'intrecciano miti classici e orientali a temi tipici del suo tempo, pieni di ambiguità basata sullo strano, sul bizzarro, sul chimerico e sul grottesco che non mancò di suscitare l'interesse dei surrealisti; ma fu soprattutto l'amicizia col poeta Stéphane Mallarmé che permise a Redon di ampliare e approfondire in chiave decadente i temi dei suoi dipinti.

Il 1º maggio 1880, a 40 anni, sposò Camille Faulte, una creola originaria dell'Ile-Bourbon (in seguito sarà ribattezzata isola di Réunion), alla quale fu estremamente legato, e che lo aiuterà curando i rapporti con la stampa e i mercanti d'arte. Ebbero due figli: il primo, Jean, nel 1886, morto pochi mesi dopo la nascita, ed il secondo, Arï, nato nel 1889.

Nel 1886 espose all'ultima mostra degli impressionisti, ormai tale solo di nome.

Nel 1889 conobbe il gruppo dei pittori Nabis: dopo la partenza di Paul Gauguin per la Polinesia, i nabis cercarono il loro nuovo maestro in Redon, considerandolo uno dei precursori del simbolismo.

Odilon Redon, Pegaso e le Muse, 1900, olio su tela, Parigi, Collezione privata

A partire dal 1889 mise in secondo piano i disegni e le litografie per dedicarsi maggiormente alla pittura, usando gli oli, i pastelli e gli acquerelli, per far scaturire l'irrazionale e il mistero dai più semplici soggetti, spesso da un semplice mazzo di fiori. Legato a questo tema vi fu la profonda amicizia col botanico Armand Clavaud e col pittore Henri Fantin-Latour; ma mentre l'approccio di quest'ultimo è fondamentalmente realistico, Redon filtra la realtà attraverso la memoria e l'immaginazione, dando alla sua composizione una valenza evocatrice che va al di là dell'aspetto esteriore dei fiori.

Negli anni successivi Redon ritornò regolarmente su questo tema e dal 1900 inserì le nature morte floreali, da sole o sullo sfondo di altri quadri, in tutte le esposizioni a cui prese parte. Questi dipinti, che testimoniano la sua predilezione per il sogno e la fantasia, furono i primi ad avere una certa popolarità al di fuori degli ambienti delle avanguardie simboliste.

In questi anni partecipò alle mostre del gruppo di artisti noto come Les XX - che si era formato a Bruxelles, dopo la dissoluzione del gruppo di artisti d'avanguardia La Chrysalide - e a numerose esposizioni in Francia e all'estero, tra cui l'importante retrospettiva del 1904 al Salon d'Automne, dove gli viene interamente dedicata una sala, con sessantadue sue opere. Nel 1922 viene pubblicata a Parigi da Henri Floury À soi-même (A se stesso), una raccolta autobiografica di scritti di Odilon Redon.

Redon morì a Parigi il 6 luglio 1916.

Stile e contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Odilon Redon, ci fu forse una visione prima sperimentata nel fiore, litografia, 1883, da Le origini. National Gallery of Art, Washington D.C.
Odilon Redon, Gli alberi, 1890, carboncino su carta. Houston Museum of Fine Arts
Odilon Redon, Pannello decorativo, 1902. Rijksmuseum (Amsterdam)
Odilon Redon, Farfalle, 1910, olio su tela. Museum of Modern Art, New York
Odilon Redon, Il Carro di Apollo, 1907, olio su tela. Pola Museum of Art, Hakone
  • Il sogno

Nel Simbolismo vi è una parola-chiave, che compare insistentemente: sogno. Per Redon esso è l'intima realtà, che come un sogno appare confusa, ma solo perché non ancora espressa: ed è proprio l'esprimerla che la definirà.

In Confidenze d'artista, prima parte di A se stesso, scrive:

«Ho creato un'arte secondo il mio parere, con gli occhi aperti sulle meraviglie del mondo visibile (...) È la natura che ci impone di obbedire ai doni che ci ha dato. I miei mi hanno indotto al sogno. Ho subito i tormenti dell'immaginazione e le sorprese che essa dava sotto la matita; ma queste sorprese le ho condotte e guidate secondo le leggi organiche dell'arte che conosco e sento, con il solo scopo di ottenere nello spettatore, con un improvvisa fascinazione, ogni possibile richiamo dell'incerto ed ogni evocazione, ai confini del pensiero.»

Il suo primo album litografico, Nel sogno (Dans le rêve), del 1879, tirato in venticinque esemplari, [3]comprende una serie di immagini fantastiche e ispirate alle opere di Moreau, con l'influenza di Poe e Baudelaire ed esplicitamente antirealista.

  • L'angoscia

Molte componenti dell'arte di Redon manifestano l'espressione della sua angoscia. Dai motivi, dai temi, dalle immagini di quest'espressione sprigiona un tono di tristezza, che ne caratterizza il lavoro artistico. La poetica dell'angoscia, il macabro e lo spaventoso di Poe e di Baudelaire sono il carattere di un'esperienza che lascia nell'anima un'eco strana ed infelice, un profondissimo umore malinconico. Ed è proprio dalla letteratura che giunge il maggior contributo alla notorietà di Redon, grazie allo scrittore Joris-Karl Huysmans che nel suo romanzo Controcorrente (À rebours) sottolinea il gusto decadente per il raro, il ricercato ed il perverso del protagonista Des Esseintes e l'opera redoniana viene assunta a corrispettivo dell'estetismo e della sensibilità decadente. Il protagonista infatti, nella sua raffinata ed eccentrica abitazione, dove accoglie soltanto «una pittura sottile, squisita, immersa in un sogno remoto, in una corruzione antica» possiede dei carboncini di Redon, opere «al di fuori di tutto, che oltrepassano i limiti della pittura, rinnovando un fantastico del tutto speciale, un fantastico di malattia e di delirio[3]».

  • La gioia

Dopo un cambiamento psicologico legato alla nascita del suo secondo figlio, Redon scoprì le infinite suggestioni del colore e non riuscirà a tornare al carboncino:

«Volevo realizzare un disegno a carboncino, come quelli fatti in passato. Si è dimostrato impossibile; ho chiuso con il carboncino. Alla fine dei conti solo una materia nuova ci permette di rinnovarci...Io ho sposato il colore.»

(Lettera a Maurice Fabre, 1902)

Mentre il colore comincia a fare la sua apparizione nei dipinti anche i temi iconografici si rinnovano in un tripudio di fiori, farfalle, barche, motivi mitologici e letterari.

Le sue opere continueranno a sprigionare un'atmosfera di mistero ed i suoi fiori a fluttuare in un'atmosfera irreale.[4]

Considerazioni di Redon sulla propria arte[modifica | modifica wikitesto]

Scrive Redon nella parte finale di A se stesso «Ecco le parole definitive che mi spiegano e riassumono. L'opera d'arte ha tre fonti, tre cause.»

  • La tradizione

Gli uomini di genio ci hanno lasciato opere d'arte, vita morale ed intellettuale dell'umanità, attraverso cui riconosciamo la nostra nobiltà e grandezza, perciò gli insegnanti, esigenti alleati della bellezza e dell'ideale, hanno la missione di dover conservare questa sacra eredità.

  • La realtà

La natura è un mezzo per esprimere e comunicare sentimenti, che senza di essa non potrebbero apparire nella luce pura della sua più alta espressione, ma astratti.

  • L'invenzione personale

L'intuizione originale cerca sostegno nel passato e nel presente, per dare all'opera un temperamento in evoluzione, che si rinnovi con i nuovi mezzi espressivi che scaturiscono dal progresso.

Un'opera d'arte per essere compresa necessita del giusto tempo ed «è raro che la gloria si sviluppi liberamente attorno al genio, soprattutto nella nostra epoca, in cui ogni artista cerca in solitudine la propria strada, senza altro iniziatore al proprio sogno che se stesso.» (1887)[3]

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Omaggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Redon viene citato da Leonardo Sciascia nel romanzo Todo modo.
  • Redon viene citato da Joris-Karl Huysmans nel romanzo Controcorrente.
  • Redon viene citato da Gilly Macmillan nel romanzo thriller "9 giorni" ed. Newton Compton.
  • Redon viene citato da Roberto Bolano nel romanzo "2666".
  • Radon viene citato da Simenon nel romanzo "L'angioletto" ed. Adelphi.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Autoritratto, (1867)
  • Demone alato che porta una maschera (1876)
  • Testa di martire (1877)
  • Sulla coppa (1879, da Dans le rêve, tavola n. 10)
  • Autoritratto, (1880)
  • Paesaggio a Peyrelebade, (1880, Collezione Ari Redon)
  • Testa d’Orfeo sulla lira, (1880)
  • L'occhio, come un pallone bizzarro, si dirige verso l'infinito (1882, dalla serie A Edgar Poe)
  • ci fu forse una visione prima sperimentata nel fiore, (1883, da Les origines)
  • Il soffio che guida gli esseri è anche nelle sfere (1882, da A Edgar Poe, tavola n. 5),
  • Sognando vidi nel cielo una visione di mistero (1885)
  • Beatrice, (1885)
  • Occhi chiusi (varie versioni, 1889-1894)
  • La notte (1894, dipinto)
  • Il ciclope (circa 1900)
  • Pegaso e le Muse, (1900)
  • L'albero rosso non arrossato per il sole (1905)
  • Ritratto di Violette Heymann (1909-1910, pastello)
  • Evocazione di farfalle (1910-1912)
  • La nascita di Venere (1912, pannello ad olio)
  • Il carro di Apollo (varie versioni, 1905-1914)

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Elenco dei musei che espongono opere dell'artista:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Odilon Redon nell'Enciclopedia Treccani, su treccani.it.
  2. ^ Odilon Redon - Art e Dossier, su artedossier.it.
  3. ^ a b c Odilon Redon, A se stesso, in Carte d'artisti, Milano, Abscondita, 2004.
  4. ^ Lacambre, Geneviève., Capodieci, Luisa. e Lobstein, Dominique., Il simbolismo da Moreau a Gauguin a Klimt, Ferrara arte, [©2007], ISBN 8889793066, OCLC 164437694. URL consultato il 20 giugno 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Valsecchi, I paesaggisti dell'800, Milano, Electa-Bompiani, 1972, p. 328, tav. 117, SBN IT\ICCU\SBL\0437189.
  • Odilon Redon, A se stesso, in Carte d'artisti, Milano, Abscondita, 2004.

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