Gustave Moreau

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Gustave Moreau, Autoritratto (1850); olio su tela, 41×32 cm, Musée National Gustave-Moreau, Parigi

Gustave Moreau (Parigi, 6 aprile 1826Parigi, 18 aprile 1898) è stato un pittore francese. Fu precursore del simbolismo e del surrealismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gustave Moreau, L'apparizione (1876 circa); acquerello, 106×72 cm, Musée d'Orsay, Parigi

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Gustave Moreau nacque il 6 aprile 1826 a Parigi da Louis Moreau e Pauline Desmontiers. Il primo, architetto di influenze neoclassiche, offrì al giovane figlio un'ampia biblioteca costituita da opere di gran pregio, dove il giovane Gustave esplorò i capolavori della letteratura occidentale (tra i quali Ovidio e Dante Alighieri), i grandi trattati dell'architettura (Vitruvio e Leon Battista Alberti) e i trattati pittorici di Leonardo da Vinci e Winckelmann.[1] La madre invece, devota al suo unico figlio, gli trasmise la passione per la musica.

Dopo essersi avviato negli studi superiori con scarsi risultati nel Collegio Rollin, ottenne nel 1844 il baccalaureato dopo essersi preparato privatamente. Vari studiosi intravedono già nell'adolescenza di Gustave i segni di una personalità schiva e restia alle interazioni sociali, manifestando i primi sentori di un carattere fragile e ombroso che sfocerà poi nella sua produzione pittorica. Era infatti già emersa la passione per il disegno, sviluppata poi nella bottega di François Picot. Quest'ultimo lo introdusse alla pittura storica e soprattutto italiana, spingendolo ad eseguire minuziose copie degli artisti cisalpini esposti al Museo del Louvre. Ammesso nel 1846 alla Scuola delle Belle Arti, non riuscì mai a conseguire il Grand Prix de Rome, cosa che lo portò nel 1849 ad abbandonare l'istituto rifiutando per sempre la canonica e convenzionale arte accademica.

Si appassionò dunque alle opere di Theodore Chasseriau,[2][3] artista dotato nel disegno e a sua volta seguace dei due grandi artisti romantici francesi, Ingres e Delacroix; proprio quest'ultimo segnò un'altra tappa nella bildung artistica di Moreau, essendo ispirate a Delacroix le opere di Gustave dal 1850 fino al viaggio in Italia. La maturazione artistica, poetica e personale dell'artista non però era ancora giunta a compimento. Egli visse una gioventù degna di un ricco erede, partecipando ed esibendosi canoramente nei salotti parigini, assistendo alle esibizioni ippiche tanto apprezzate dell'élite del tempo, ma sottraendosi alle luci della ribalta e a quella necessità di anticonformismo rispetto alla plebe tipica del dandismo di Baudelaire, Byron, Poe.

Per completare la propria maturazione artistica Moreau intraprese dunque nel 1857 il proprio grand tour, recandosi in Italia, ricopiando opere in tutta Roma, visitando Firenze e poi Venezia, dove rimase affascinato dai dipinti di Vittore Carpaccio dai quali poi trarrà spunto per le proprie Chimere. In questo viaggio strinse una solida amicizia con un giovane Edgar Degas e Pierre Puvis de Chavannes.

Successo[modifica | modifica wikitesto]

Gustave Moreau, La chimera (1867); olio su pannello, 27.3×33 cm, collezione privata

Rientrato a Parigi il successo non tardò ad arrivare. Nel Salon del 1864 espose Edipo e la Sfinge, opera che riscosse riscontri positivi nella critica, per poi consacrarsi negli anni successivi perfezionando il proprio stile. Il segno si fa così più netto e preciso ed il colore inizia a risplendere in bagliori di smalto mentre il chiaroscuro sfuma in ombre dorate: vengono riprese così le teorie coloristiche di Delacroix e gli studi chimici di Michel Eugène Chevreul. Nel 1870 iniziò a produrre una serie di quadri rappresentati Salomè, la principessa giudaica che incantò il re Erode con il proprio danzare, culminanti nell'Apparizione. Con tali opere Moreau si guadagnò l'appellativo di «pittore delle Salomè».[4]

Da questo momento le sue composizioni si fanno sempre più complesse, inglobando elementi eterogenei per creare un clima mistico e allo stesso tempo sensuale. Il mito e la storia si fondono in modo suggestivo, in cui il naturalismo quasi scientifico del dettaglio appare marginale rispetto alla stupefacente fantasia dell'insieme. Esempi di queste trasfigurazioni fantastiche sono le illustrazioni per le favole di Jean de La Fontaine (eseguite tra il 1881 e il 1885) e grandi dipinti come le Chimere (definite dallo stesso autore un decamerone satanico)[5] o Giove e Semele, quadro dal gusto esotico e dai colori vivaci.

A partire dal 1886 Moreau si dedicò con assiduità agli schizzi ad olio e agli acquerelli, in cui risaltano, ora espresse con grande libertà stilistica, le sue già notevoli qualità di colorista, ormai libero da vincoli formali e compositivi, dando ora maggior sfogo alla sua fantasia. Nel 1892[6] fu invece nominato professore all'Accademia di belle arti di Parigi: il pittore si dedicò con molta soddisfazione alla didattica e seppe tenere viva una vera e propria religione tra lui e i suoi allievi, dei quali molti saranno futuri esponenti del movimento dei fauves (speciale menzione meritano in particolare Henri Matisse, Pierre-Albert Marquet e Georges Rouault).

Moreau morì infine a Parigi il 18 aprile 1898: le sue spoglie oggi riposano nel cimitero di Montmartre, che diventerà poi il tradizionale cimitero degli artisti parigini.[7] La maggior parte delle sue opere (1100 quadri, perlopiù incompiuti, e settemila disegni) sono conservate in quella che fu la sua dimora parigina ed è, dal gennaio del 1903, il Museo Gustave Moreau.[6][8]

Stile e contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Gustave Moreau, Edipo e la Sfinge (1864); olio su tela, 206×105 cm, Metropolitan Museum of Art, New York

Moreau è interessato più a rendere un'idea per mezzo dell'immagine che a visualizzare un'immagine fine a sé stessa; in questo la sua pittura anticipa l'immaginazione degli artisti legati al Simbolismo, che vedranno in lui un precursore del loro movimento. I simbolisti rappresentano un ramo della cultura decadente formatasi in quella frangia di intellettuali contrari alla superficialità ed al materialismo imposti dalla cultura e dalla mentalità della classe dominante della seconda metà dell'Ottocento, la borghesia. Il decadente, e in particolare il simbolista, abbandona il culto materiale per dedicarsi allo spirito ed agli aspetti più profondi dell'animo umano, rigettando la volgarità delle masse.

I dipinti di Moreau appaiono come un insieme di eruditi simboli, i quali rendono ardua l'interpretazione del quadro, permettendo d'altro canto al fruitore di parteciparne. Il termine simbolo deriva dal verbo greco symballo, che significa letteralmente «mettere insieme»: nell'antica Grecia, per siglare un accordo o per consolidare un'alleanza, i due contraenti del patto dividevano a metà una pezzo di terracotta, tenendone la propria parte come memoria fisica dell'accordo.[9] L'osservatore dell'opera simbolista contrae dunque un patto con l'artista: una parte dell'opera è definita dai simboli inseriti dall'autore (sta all'erudito coglierli), una parte è lasciata all'interpretazione personale. Requisito minimo per comprendere il messaggio di Moreau è la conoscenza del mito: esso svela l'indicibile e l'inesprimibile, oltrepassando le differenze religiose e fornendo un messaggio universale. Ciò permette a Moreau di scandagliare l'animo umano, la sua spiritualità e i suoi coni d'ombra più segreti e laceranti: sono proprio questi i temi principali della produzione dell'artista.[1]

Particolare attenzione merita inoltre la concezione della donna. Moreau fu colpito nella sua vita da due principali figure femminili: innanzitutto la madre, modello della donna angelica, portatrice di un amore puro e positivo. L'altro paradigma femminile è quello di Salomè, incarnante la donna che tramite la sensualità porta l'uomo alla perdizione (concezione probabilmente derivata da un amore tormentato e spesso non corrisposto). Da un punto di vista puramente tecnico infine Moreau risultava molto meticoloso e perfezionista (ne sono una prova le migliaia di schizzi conservati nel museo che gli è stato tributato). Produceva schizzi a matita (anche dal vero), terminando poi le opere con colori ad olio. Sotto il punto di vista cromatico le opere di Moreau presentano colori vivi e forti, in linea con le teorie di Chevreul e ricordando lo stile di Delacroix.

Particolarmente affascinante è anche il sincretismo presente nelle tele di Moreau: egli attinse indistintamente dalla cultura cristiana e biblica, dal mito classico, dalla pittura occidentale storica, ma anche dall'architettura e dall'arte di matrice orientale. Assai significativa, in tal senso, è stata l'influenza esercitata sulla sua arte dal Preraffaellismo: «le sue opere più notevoli» osserva l'Enciclopedia Treccani «sono per diversi aspetti affini a quelle dei preraffaelliti inglesi, ma nascono per lo più da un'ispirazione pagana e sono piene di sottile sensualità».[6]

Nel corso della sua vita Moreau ripeté più volte i temi dei suoi dipinti, spesso in maniera quasi ossessiva: talvolta riproponeva un dipinto con variazioni più o meno significative molto tempo dopo la prima stesura, altre volte invece lasciava alcune opere momentaneamente incomplete per terminarle a distanza di anni. La sua opera, importante per l'estetica del decadentismo e del simbolismo, ha svolto una notevole funzione ispiratrice nei confronti del surrealismo, riconosciuta esplicitamente da molti esponenti di quel movimento, tra cui André Breton,[10] Salvador Dalí e Max Ernst.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Gustave Moreau, L'unicorno (1885)

Di seguito si riportano le opere più significative di Gustave Moreau:

  • Autoritratto all'età di ventiquattro anni (1850)
  • Amleto (1850);
  • Il Cantico dei cantici (o La sulamita; 1853);
  • Due moderne amazzoni (1852 circa);
  • Tepidarium (1853);
  • Cavaliere scozzese (1852-1854);
  • Fantino che si presenta alla partenza (1854 circa);
  • Gli ateniesi abbandonati al Minotauro nel labirito di Creta (1854);
  • Gli ateniesi abbandonati al Minotauro nel labirito di Creta (1855);
  • Ritratto di Théodore Chassériau (1856 circa);
  • L'accademia di Francia vista dalla Villa Borghese (1858);
  • Studio di adolescente (1858);
  • Ritratto di Edgar Degas (1859);
  • Edipo e la Sfinge (1860);
  • Tirteo (1860);
  • Orfeo (o Ragazza tracia con la testa di Orfeo); (1864);
  • Giasone e Medea (1865);
  • Orfeo (o Ragazza tracia con la testa di Orfeo); (1865);
  • Il ragazzo e la Morte (1865 circa);
  • Giove ed Europa (1868);
  • Prometeo (1868);
  • San Giorgio (1869);
  • Afrodite (1870);
  • Autoritratto (1870 circa);
  • Salomè danza davanti a Erode (1876);
  • L'apparizione (1876);
  • Salomè danza davanti a Erode (o Salomè tatuata; 1876);
  • Salomè con la testa di Battista (o Salomè nel giardino; 1878);
  • Mosè esposto sul Nilo (1878);
  • Galatea (1880);
  • Elena alla porta Scea, (1880 circa);
  • Il leone innamorato (1881);
  • Il pavone che si lagna con Giunone (1881 circa);
  • Sansone e Dalila (1882);
  • Tirteo (1860-1882);
  • Le figlio di Tespio (1853-1883);
  • Le chimere (1884);
  • Il liocorno (1885 circa);
  • I liocorni (1885 circa);
  • La vita dell'umanità (1879-1886);
  • San Giorgio (1889);
  • Salomè (1890 circa);
  • Fiore mistico (1890 circa);
  • Poeta persiano (1890 circa);
  • La Parca e l'angelo della Morte (1890);
  • Abbozzo astratto (1890 circa);
  • Orfeo sulla tomba di Euridice (1890-1891);
  • Trionfo di Alessandro Magno (1885-1892 circa);
  • Giove e Semele (1895);
  • Gli argonauti (1891-1897);
  • Le lire morte (1897);
  • I pretendenti (1852-1898).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Valentina Certo, Colori vivi e chiaroscuri dorati: l’arte di Gustave Moreau, precursore del Simbolismo, Art Special Day, 6 aprile 2017.
  2. ^ Jean-Baptiste Nouvion, Chassériau, Correspondance oubliée, Les Amis de Chassériau, Parigi, 2015.
  3. ^ Jean Selz, Gustave Moreau, Flammarion, 1978, p. 94.
  4. ^ Selenia De Michele, Gustave Moreau: il pittore delle Salomè, RestaurArs, 5 luglio 2016.
  5. ^ (EN) THE CHIMERAS [LES CHIMÈRES], Parigi, Museo Moreau.
  6. ^ a b c Moreau, Gustave, in Enciclopedie on line, Treccani.
  7. ^ (FR) MOREAU Gustave (1826-1898), Amis et Passionnés du Père-Lachaise.
  8. ^ ACTIVITÉS, Musée national Gustave Moreau.
  9. ^ Vittorino Cadario, DALLA SOCIOLOGIA DELLA RELIGIONE ALLA SOCIOLOGIA «RELIGIOSA»: UNA LETTURA TEORETICA DI DURKHEIM, Università Cattolica del Sacro Cuore, 2004, pp. 385-405.
  10. ^ André Breton, prefazione di Ragnar Von Holten, L'Art fantastique de Gustave Moreau, Parigi, Pauvert, 1960.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Dizionario Bénézit.
  • Enciclopedia Larousse.
  • Paul Flat, Le Musée Gustave Moreau. L’artiste, son œuvre, son influence, Parigi, 1899.
  • George Desvalliéres, L’Œuvre de Gustave Moreau, Parigi, 1911.
  • Jean Revol, Gustave Moreau, "La Nouvelle Revue française", .n°106, ottobre 1961.
  • Paul Bittler e Pierre-Louis Mathieu, Musée Gustave Moreau. Catalogue des dessins de Gustave Moreau, Parigi, 1983.
  • Geneviève Lacambre, Gustave Moreau : Maître Sorcier, Gallimard e Réunion des musées nationaux, 1997. ISBN 2-07-053388-3
  • Peter Cooke, « La pensée esthétique de Gustave Moreau à travers ses écrits », in Dossiers de l’art, n°51, 1998.
  • Pierre-Louis Mathieu, Gustave Moreau : monographie et nouveau catalogue de l'œuvre achevé, Edizioni ACR, Parigi, 1998.
  • Pierre-Louis Mathieu, Gustave Moreau, L'assembleur de rêves, Edizioni ACR , Parigi, 1998.
  • Gustave Moreau, 1826-1898, catalogo dell'esposizione alle gallerie nazionali del Grand Palais, Parigi, 29 settembre 1998 - 4 gennaio 1999, Chicago, The Art Institute, 13 febbraio - 25 aprile 1999 e New York, The Metropolitan Museum of Art, 24 maggio - 22 agosto 1999, Réunion des musées nationaux et du Grand Palais des Champs-Élysées, 1998.
  • « Centenaire de la mort de Gustave Moreau (1898); colloque du 23 octobre 1998 », Fondazione Singer-Polignac & Soc. J.-K. Huysmans, Parigis, 2001.
  • Gustave Moreau, Écrits sur l'art, edizione di Peter Cooke, Bibliotca artistica e letteraria, Fontfroide, 2002.
  • Marie-Cécile Forest e Daniel Marchesseau (dir.), Gustave Moreau - Mythes et chimères : aquarelles et dessins secrets du musée Gustave-Moreau, catalogo d'esposizione, Musée de la vie romantique, Parigi, 2003.
  • Peter Cooke, Gustave Moreau et les arts jumeaux : peinture et littérature au dix-neuvième siècle, Berna, 2003.
  • Paysages de rêve de Gustave Moreau, catalogo d'esposizion al monastero reale di Brou, Bourg-en-Bresse, poi nei musei di belle arti di Reims e Versailles, Art Lys, 2004.
  • Marie-Anne Sarda (ed.), Paysages de rêve de Gustave Moreau, Parigi, 2004, ISBN 2-85495-2189
  • Pierre-Louis Mathieu, Le Musée Gustave Moreau, Réunion des musées nationaux, Parigi, 2005.
  • Gilbert Bou, Gustave Moreau à Decazeville, Rodez, 2010, ISBN 978-2-8126-0136-1
  • Marie-Cécile Forest (dir.), L'Homme aux figures de cire, Parigi, 2010, ISBN 978-2-7572-0323-1
  • Bijoy M. Trentin, « Gustave Moreau et les mythes : un regard Camp », in Fabrice Flahutez e Thierry Dufrêne (dir.), « Art et mythe », 20/21. secoli : quaderni del Centre Pierre Francastel, Universita di Parigi Ovest, Nanterre la Défense, 2011, pp. 37-46 ISBN 9782840160915

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